Piano Strutturale
Art. 16 Struttura idro-geomorfologica
1 Descrizione
La struttura idro-geomorfologica comprende i caratteri geologici, morfologici, pedologici, idrologici e idraulici del territorio ed è rappresentata nell'elaborato ST1.
L'ambito si estende tra i bacini idrografici dell'Albegna e del Fiora, in senso normale alla costa, con una ben definita stratificazione fisiografica. A nord-est, il territorio dell'ambito si appoggia alle propaggini dei rilievi montani dell'ambito Monte Amiata, dai caratteri prevalenti di Montagna calcarea, con aree minori di Montagna silicoclastica. I fianchi di questo massiccio hanno prevalente carattere di Collina a versanti dolci sulle Unità Liguri, con una certa concentrazione di insediamenti al passaggio Montagna-Collina. Esistono aree minori della variante a versanti ripidi e di Collina calcarea. Immediatamente a sud, in sinistra idrografica del Fiora, si estende il paesaggio tipico di questo ambito, il sistema di altopiani dissecati formato da una serie di coltri di flusso piroclastico ("tufi"), legate agli apparati del vicino Lazio. Si tratta di un paesaggio unico per la Toscana; per analogia di caratteri delle forme e funzionali, questo paesaggio viene assimilato al sistema morfogenetico della Collina su depositi neo-quaternari a livelli resistenti. Le principali differenze rispetto al "sistema tipo" sono rappresentate dalla ridotta ampiezza e maggiore frequenza delle valli, che hanno versanti brevi e ripidi, e dai suoli. I suoli sono infatti Andosuoli, tipici suoli su substrati piroclastici dalle caratteristiche ottimali di fertilità e capacità di ritenuta idrica, senza per questo avere alcuna limitazione di drenaggio. Rispetto ai suoli simili dei sistemi montani e di Dorsale del Monte Amiata, questi suoli giacciono su pendenze accessibili alla coltura, e hanno quindi sostenuto lo sviluppo di sistemi rurali molto articolati. Il risultato è un paesaggio dalla struttura forte, costruita dagli estesi ripiani sommitali, intensamente coltivati, dai centri abitati posti su speroni dei ripiani più alti, dalle valli strette e ombrose, dove spesso si trovano le "città dei morti" etrusche e le "vie cave" tagliate nel tufo scendono dagli altopiani verso i fondovalle. Tra le montagne, il Fiora e i rilievi costieri si stende un paesaggio collinare molto complesso, formato da una serie di rilievi isolati, dalla forma prevalente di massiccio, ma anche di breve catena o piccolo altopiano. La varietà geologica è sorprendente, e praticamente ogni rilievo fa storia a se. Questa situazione è il risultato dei movimenti di subsidenza differenziale, di origine miocenica e ancora attivi, e di processi di erosione selettiva. Tutti questi processi sono stati modificati, nel Quaternario, dalle spinte endogene provenienti dalle due provincie magmatiche, la Toscana e la Laziale. Importanti aree di Collina sui terreni silicei del basamento sorgono dai confini con il Lazio fino a nord di Capalbio. La Collina calcarea è molto estesa e rappresenta la "trama di fondo" della parte meridionale dell'ambito. Importanti aree di Collina su depositi neo-quaternari deformati sorgono tra Fiora e Albegna e sul versante destro della Val di Paglia. Nonostante che questi tre sistemi rappresentino quasi due estremi dell'età delle formazioni geologiche toscane, le forme sono molto simili, con versanti ripidi solcati da fitte vallecole, drenaggio a immagine del rilievo e densa copertura boscosa. Per contrasto, i sistemi di rilievo di Collina a versanti dolci, sia sulle Unità Toscane che sulle Unità Liguri presentano gli aspetti specifici già noti in altri ambiti maremmani, formando paesaggi dolcemente ondulati, dominati dai seminativi. Gli aspetti visivi sono talvolta simili a quelli della Collina dei bacini neo-quaternari, in particolare per l'ampiezza degli orizzonti. Alcune aree di Collina su depositi neo-quaternari a livelli resistenti, legate alla presenza dei travertini della zona di Saturnia e di conglomerati lungo la valle dell'Albegna, rappresentano il raccordo fisiografico e visivo con le aree di Collina dei bacini neo-quaternari, qui in posizione fisiografica nettamente ribassata. Le aree dei bacini veri e propri sono piccole e frazionate, altro aspetto specifico degli ambiti maremmani, ma coprono aree estese. Il sistema morfogenetico più frequente è la Collina dei bacini neo-quaternari a litologie alternate, importante anche in destra idrografica del Paglia. Aree importanti di Collina dei bacini neo-quaternari a sabbie dominanti sono presenti nel medio bacino dell'Albegna, mentre la Collina dei bacini neo-quaternari a argille dominanti è ben rappresentata più a monte nello stesso bacino. I sistemi di Margine e Margine inferiore sono molto ben rappresentati, in relazione alla valle dell'Albegna, alle valli minori e alle pianure costiere, testimoniando l'intensa dinamica quaternaria del paesaggio. I Fondovalle sono numerosi ma non molto ampi. Quelli dei fiumi maggiori, Albegna e Fiora, hanno i caratteri tipici degli alvei naturalmente anastomizzati confinati da interventi antropici, con i relativi rischi idraulici. Nella parte finale, l'Albegna si allarga in ampi Bacini di esondazione.
2 Invariante I del PIT/PPR "I caratteri idro-geomorfologici dei bacini idrografici e dei sistemi morfogenetici"
Descrizione strutturale e valori paesaggistici
L'Invariante I è definita dall'insieme dei caratteri geologici, morfologici, pedologici, idrologici e idraulici del territorio ed è rappresentata nell'elaborato ST1.
Nell'ambito sono presenti importanti acquiferi. Le vulcaniti alimentano il corpo idrico sotterraneo significativo 23FI010 "Acquifero delle Vulcaniti di Pitigliano". Come per altri ambiti della Maremma, il paesaggio dell'ambito ha ereditato dalla complessa storia geologica una struttura ricca di complessità e varietà, che crea un sistema di spazi molto articolato e di particolare impatto visivo. L'ambito è ricco di testimonianze di intervento antropico di lunga durata, che ha lasciato valori paesaggistici diversificati. In pianura, il reticolo idrografico è arricchito dalla rete di canali storici, corsi d'acqua arginati, idrovore, cateratte, caselli idraulici, ponti, mulini. Di notevole importanza archeologica e paesaggistica è il territorio della "Citta del Tufo", corrispondente al paesaggio dei depositi piroclastici, nei cui profondi canyon e rupi tufacee sono diffusi e reticolati insediamenti urbani ed emergenze storiche, architettoniche e archeologiche (la Rupe di Pitigliano, i rilievi tufacei di Castell'Ottieri, Fosso Lupo, Pianetti di Sorano e Sovana). Qui ritroviamo la rete delle vie cave etrusche e le vaste necropoli scavate nei depositi piroclastici. Lungo i corsi d'acqua che scorrono nelle profonde gole sono presenti incisioni, salti, cascate (Cascata di Ripa di Meleta, forre e marmitte lungo il T. Stridolone, al confine con il Lazio). Resti delle passate attività minerarie sono presenti nei pressi di San Martino sul Fiora e del Tafone, con miniere di antimonio e altre miniere di mercurio, rame, zinco, piombo. L'ambito esprime grandi valori naturalistici, per l'unicità e l'eccellenza degli elementi presenti e per la grande varietà di contesti di elevata naturalità e per la geodiversità, espresse dalla presenza di numerose aree naturali protette e geositi censiti.
Lungo i principali corsi d'acqua (F. Fiora e F. Albegna) sono presenti forre incise in rocce calcaree o piroclastiche, e forme carsiche di particolare valore paesaggistico. Lungo il medio corso dell'Albegna sono presenti grandi masse calcaree profondamente incise, con doline, grotte, inghiottitoi e profonde forre. Spettacolari i canyon della riserva naturale regionale del Bosco Rocconi. Lungo il T. Meleta, sono presenti incisioni, salti, cascate (Ripa di Meleta) e marmitte dei giganti in continua evoluzione. Il medio corso del Fiume Fiora presenta lunghi tratti ad alveo naturale. Lungo il Lente, nei pressi di Pitigliano, si trovano varie cascate, anche di origine antropica. Per le sue caratteristiche naturali la Foce del Fiume Osa è considerata geosito. Sono presenti sorgenti termali (Bagni di Saturnia; C. Pantano; La Peschiera, nei pressi di Saturnia; impianti termali di Valle Orientina; Bagni di Filetta), molte delle quali considerate geositi, e manifestazioni di gas e acqua (Sorano, Santa Maria dell'Aquila; Lago Scuro). Le terme erano sfruttate fin da tempi antichi come testimoniano i ritrovamenti archeologici. Spesso a queste manifestazioni sono associati depositi di travertino: di particolare bellezza le cascatelle di Saturnia e le vasche naturali lungo il torrente Stellata (cascate del Gorello), un tempo sfruttate da un mulino e ora di fruizione pubblica. Nei pressi di Sorano si rileva la presenza di una cascata e della sorgente idrotermale dei Bagni di Filetta, mentre emissioni di gas e di acque termominerali calde sono presenti lungo l'alveo del Fosso Procchio, affluente del T. Meleta. Tra i siti di interesse paleontologico si ricordano i geositi di interesse paleontologico del Poggio Stavecchia (invertebrati) e gli affioramenti di "farina fossile" lungo la Valle Nocchia e la Valle dell'Orsina. Siti di interesse pedologico sono presenti in località Riomaggiore e Crucignano (paleosuoli), mentre nella zona di San Quirico è possibile osservare un fronte lavico.
Obiettivi generali
Il P.S.I. persegue l'insieme degli obiettivi generali per l'Invariante I del PIT/PPR ed è conforme alle indicazioni per le azioni contenute nell'"Abaco delle Invarianti".
Il P.S.I. persegue l'insieme degli obiettivi generali per l'invariante I che sono così definiti dalla Disciplina del PIT/PPR:
- a) la stabilità e sicurezza dei bacini idrografici, evitando alterazioni negative dei regimi di deflusso e trasporto solido e minimizzando le interferenze tra fiumi, insediamenti e infrastrutture;
- b) il contenimento dell'erosione del suolo entro i limiti imposti dalle dinamiche naturali, promuovendo il presidio delle aree agricole abbandonate e promuovendo un'agricoltura economicamente e ambientalmente sostenibile orientata all'utilizzo di tecniche colturali che non accentuino l'erosione;
- c) la salvaguardia delle risorse idriche, attraverso la prevenzione di quelle alterazioni del paesaggio suscettibili di impatto negativo sulla qualità e quantità delle medesime;
- d) la protezione di elementi geomorfologici che connotano il paesaggio, quali i crinali montani e collinari, unitamente alle aree di margine e ai bacini neogenici, evitando interventi che ne modifichino la forma fisica e la funzionalità strutturale;
- e) il miglioramento della compatibilità ambientale, idrogeologica e paesaggistica delle attività estrattive e degli interventi di ripristino.
Sistemi morfogenetici
La Scheda d'ambito n. 20 - Bassa Maremma e ripiani tufacei del PIT/PPR definisce la Struttura idro-geomorfologica del territorio del P.S.I. ed individua nel territorio dei 3 Comuni i seguenti Sistemi morfogenetici dell'Invariante I del PIT/PPR, con le relative "Indicazioni per le azioni":
• fondovalle (FON)
Indicazioni per le azioni: limitare il consumo di suolo per ridurre l'esposizione al rischio idraulico e salvaguardare i caratteri qualitativi e quantitativi delle risorse idriche.
• bacini di esondazione (BES)
Indicazioni per le azioni: limitare il consumo di suolo per ridurre l'esposizione al rischio idraulico e mantenere la permeabilità dei suoli; mantenere e ove possibile ripristinare le reti di smaltimento delle acque superficiali; regolamentare gli scarichi e l'uso di sostanze chimiche ad effetto eutrofizzante dove il sistema di drenaggio coinvolga aree umide di valore naturalistico.
• alta pianura (ALP)
Indicazioni per le azioni: limitare il consumo di suolo per ridurre l'esposizione al rischio idraulico e salvaguardare i caratteri qualitativi e quantitativi delle risorse idriche.
• margine (MAR)
Indicazioni per le azioni: limitare il consumo di suolo per salvaguardare i caratteri qualitativi e quantitativi delle risorse idriche; evitare estesi rimodellamenti delle morfologie; favorire una gestione agricola che tenga conto dello scarso potenziale naturale dei suoli e della necessità di tutela delle falde acquifere; limitare i rimodellamenti della topografia associati agli impianti di colture intensive.
• margine inferiore (MARi)
Indicazioni per le azioni: Contenere i rischi di erosione sulle superfici in pendenza e i rischi di compattazione del suolo su tutte le altre superfici.
• collina dei bacini neo-quaternari, litologie alternate (CBAt)
Indicazioni per le azioni: evitare gli interventi di trasformazione che comportino alterazioni della natura del suolo e del deflusso superficiale al fine della prevenzione del rischio geomorfologico; mitigare gli effetti dell'espansione delle colture arboree di pregio su suoli argillosi e il riversamento di deflussi e acque di drenaggio su suoli argillosi adiacenti; favorire gestioni agro-silvo-pastorali che prevengano e riducano gli impatti sull'idrologia, l'erosione del suolo e la forma del rilievo stesso; evitare ulteriori modellamenti meccanici delle forme di erosione intensa.
• collina dei bacini neo-quaternari, argille dominanti (CBAg)
Indicazioni per le azioni: evitare interventi di trasformazione che comportino alterazioni della natura del suolo e del deflusso superficiale, al fine della prevenzione del rischio geomorfologico e della non compromissione delle forme caratteristiche del sistema; favorire gestioni agro-silvo-pastorali che prevengano e riducano gli impatti sull'idrologia, l'erosione del suolo e la forma del rilievo stesso; evitare ulteriori modellamenti meccanici delle forme di erosione intensa.
• collina dei bacini neo-quaternari, sabbie dominanti (CBSa)
Indicazioni per le azioni: coniugare la grande attitudine alle colture di pregio del sistema con la protezione del suolo e delle falde acquifere; favorire tecniche di impianto e gestione delle colture indirizzate alla prevenzione dell'erosione del suolo e dell'aumento dei deflussi superficiali.
• collina sui depositi neo-quaternari con livelli resistenti (CBLr)
Indicazioni per le azioni: mantenere la struttura degli insediamenti congrua alla struttura geomorfologica, in particolare privilegiando l'insediamento sommitale e il mantenimento dei rapporti strutturali tra insediamento sommitale e campagna sui versanti; coniugare l'attitudine alle colture di pregio con la protezione del suolo e delle falde acquifere; favorire tecniche di impianto e gestione delle colture indirizzate alla prevenzione dell'erosione del suolo e dell'aumento dei deflussi superficiali.
• collina su terreni silicei del basamento (CSB)
Indicazioni per le azioni: tutelare le coperture forestali con un'utilizzazione sostenibile, per prevenire maggiori deflussi superficiali e incrementare il valore ecologico.
• collina calcarea (Cca)
Indicazioni per le azioni: evitare gli interventi di trasformazione che comportino aumento del deflusso superficiale e alterazione della stabilità dei versanti, al fine della prevenzione del rischio geomorfologico; evitare che interventi relativi alla viabilità minore destabilizzino i versanti.
• collina a versanti dolci sulle Unità Liguri (CLVd)
Indicazioni per le azioni: evitare interventi di trasformazione e di recupero che comportino alterazioni del deflusso superficiale e della stabilità dei versanti, al fine della prevenzione del rischio geomorfologico; favorire interventi di recupero delle opere di sistemazione idraulico-agraria, con particolare riferimento alle aree caratterizzate da abbandono rurale.
• Collina a versanti ripidi sulle Unità Liguri (CLVr)
Indicazioni per le azioni: evitare interventi di trasformazione che comportino alterazioni del deflusso superficiale, al fine della prevenzione del rischio geomorfologico; evitare che la viabilità minore destabilizzi i versanti
• Collina su terreni neogenici deformati (CND)
Indicazioni per le azioni: mitigare gli effetti dell'espansione delle colture arboree di pregio e delle utilizzazioni altamente specializzate, limitando i processi erosivi e il riversamento di deflussi e acque di drenaggio su suoli argillosi adiacenti; limitare i rimodellamenti dei versanti associati agli impianti di colture intensive.
• Collina a versanti dolci sulle Unità Toscane (CTVd)
Indicazioni per le azioni: limitare gli interventi che riducono l'infiltrazione dell'acqua, in particolare l'impermeabilizzazione del suolo, e che comportano la riduzione prolungata della copertura forestale; evitare che la viabilità minore destabilizzi i versanti
• Collina a versanti ripidi sulle Unità Toscane (CTVr)
Indicazioni per le azioni: limitare gli interventi che riducono l'infiltrazione dell'acqua, in particolare l'impermeabilizzazione del suolo, e che comportano la riduzione prolungata della copertura forestale; evitare che la viabilità minore destabilizzi i versanti
• montagna silicoclastica (MOS)
Indicazioni per le azioni: evitare gli interventi di trasformazione che comportino aumento del deflusso superficiale e alterazione della stabilità dei versanti, al fine della prevenzione del rischio geomorfologico; evitare che interventi relativi alla viabilità minore destabilizzino i versanti.
Sono inoltre presenti geositi puntuali, sorgenti geotermali e depressioni tettonico-carsiche.
• montagna calcarea (MOC)
Indicazioni per le azioni: conservare i caratteri geomorfologici del sistema che sostiene paesaggi di elevata naturalità e valore paesaggistico, sia epigei che ipogei; salvaguardare i caratteri qualitativi e quantitativi delle risorse idriche, limitando l'impermeabilizzazione del suolo e l'espansione degli insediamenti e delle attività estrattive; perseguire il miglioramento della compatibilità ambientale, idrogeologica e paesaggistica nell'attività estrattiva e nei relativi piani di ripristino
Criticità
Le criticità individuate dal PIT/PPR, scheda d'Ambito 20, che riguardano il territorio dei tre Comuni e di cui il P.S.I. persegue il non aggravamento e - ove possibile - la riduzione, sono le seguenti.
Il territorio dell'ambito risente delle dinamiche geomorfologiche anche nella presenza di alcune criticità. I sistemi idraulici della costa e delle pianure non hanno raggiunto un equilibrio stabile, e sono tra i più sensibili della Toscana. Ne è testimonianza la precaria situazione idraulica della piana dell'Albegna, legata alla struttura e alla dinamica naturale del bacino ma anche alla necessità di adeguamento di alcune opere. Le infrastrutture viarie e ferroviarie hanno mostrato un'insufficienza dal punto di vista del drenaggio, mentre il sistema degli argini, costruiti secondo un andamento meandriforme e molto aderenti all'alveo di magra, non è adeguato agli eventi di piena possibili.
Le rupi della "Città del Tufo" sono strutturalmente sensibili, essendo naturalmente soggette ad evolversi per crolli, con i conseguenti rischi per le testimonianze storiche e soprattutto per gli elementi lineari del paesaggio. L'ambito è ricco di aree soggette ad elevato rischio di erosione del suolo; il fenomeno è contenuto dalla bassa intensità di insediamento e attività agricole, ma la sensibilità dei versanti è dimostrata dalla risposta agli eventi meteorici intensi, che aumenta la criticità idraulica a valle. I sistemi forestali dell'ambito sono poco estesi e hanno visto un elevato sfruttamento; i sistemi modellati sui terreni del basamento e sulle formazioni calcaree hanno scarsa fertilità e scarsa capacità di recupero dalle ceduazioni e dagli incendi. Le risorse idriche sono carenti, con effetti condizionanti sull'attività agricola e una costante dipendenza dal limitrofo ambito del Monte Amiata. Un problema significativo è la presenza, nella valle della Fiora, di serbatoi di elementi tossici, anche e forse soprattutto di origine naturale, legati al drenaggio del Monte Amiata. La presenza di cave attive e dismesse rappresenta un elemento di criticità estetico-percettiva e comporta una perdita di qualità del paesaggio, imputabile anche al mancato ripristino di alcuni siti dismessi. Sono presenti anche siti ex siti minerari, come la miniera del Tafone, ora utilizzata come discarica di RSU. I grandi progetti infrastrutturali presentano naturalmente specifici rischi in relazione alle criticità del territorio, in particolare rispetto ai rischi idraulici che ne potrebbero venire seriamente aggravati. Il territorio dei comuni di Pitigliano e Sorano è interessato prevalentemente da Rischio di impoverimento e/o contaminazione di acquiferi sensibili e rischio di erosione del suolo, come una parte cospicua del territorio di Manciano, il quale risulta più interessato da fenomeni di Alta produzione di deflussi e instabilità dei versanti, aggravate dagli abbandoni dei sistemi rurali, ricorrenti anche nella parte nord-occidentale del territorio di Sorano.
Indirizzi per le politiche riferibili ai Sistemi morfogenetici dell'Ambito di paesaggio 20 del PIT/PPR
Aree riferibili ai sistemi della Montagna, Collina, Collina dei bacini neo-quaternari e del Margine
- a). Contrastare l'abbandono dei paesaggi agro-pastorali:
- - promuovendo la riattivazione di economie agrosilvopastorali;
- - mitigando gli effetti dell'intensificazione delle attività agricole, con particolare riferimento a quelle di grande dimensione con ridisegno integrale della maglia agraria;
- - evitando l'alterazione delle formazioni ripariali;
- - promuovendo interventi che prevedano adeguate dotazioni ecologiche (siepi, filari alberati) in grado di migliorare i livelli di permeabilità ecologica e la continuità della rete di infrastrutturazione paesaggistica ed ecologica;
- - garantendo la funzionalità del sistema di regimazione idraulico-agraria e di contenimento dei versanti, mediante la conservazione e manutenzione delle opere esistenti o la realizzazione di nuove sistemazioni di pari efficienza idraulica.
- b). Avviare azioni volte a contrastare i fenomeni di spopolamento delle aree più interne e la contrazione delle economie a esse connesse, anche promuovendo politiche di integrazione tra il patrimonio costiero e quello dell'entroterra e recuperando e valorizzando le reciproche relazioni territoriali storiche;
- c). Al fine di preservare i caratteri identitari del territorio rurale, promuovere azioni e programmi volti a tutelare la leggibilità della relazione tra sistema insediativo storico e paesaggio agrario:
- - preservando l'integrità morfologica dei centri storici che si sviluppano in posizione dominante sulle colline dell'Albegna e dell'Ombrone e le relazioni figurative con il contesto;
- - favorendo il mantenimento delle fasce di oliveti o di altre colture poste nel loro intorno paesistico e lungo la viabilità di crinale.
- d). Garantire la sicurezza idraulica delle aree di pianura con sistemi di gestione delle acque di piena;
- e). Al fine di tutelare il paesaggio agrario della pianura e i relativi valori, garantire azioni volte a:
- - limitare ulteriori processi di frammentazione e marginalizzazione del territorio rurale a opera di infrastrutture e urbanizzazioni;
- - mantenere, ove possibile, l'articolazione e la complessità dei tessuti colturali con struttura a mosaico;
- - mantenere, ove possibile, la struttura della maglia agraria storica delle aree di bonifica e garantire la efficienza del sistema di regimazione e scolo delle acque.
- f). Al fine di tutelare la risorsa idrica, l'equilibrio idraulico del territorio e la stabilità delle aree umide, garantire azioni volte a:
- - evitare l'impermeabilizzazione o l'inquinamento delle aree di ricarica, in particolare della Collina sulle Unità Toscane, del Margine e della Pianura pensile;
- - contenere i prelievi idrici, anche attraverso l'utilizzo di sistemi irrigui a elevata efficienza;
- g). Al fine di tutelare dal punto di vista paesaggistico e ambientale gli ambienti fluviali e torrentizi, avviare azioni volte:
- - al miglioramento della qualità ecosistemica complessiva e del loro grado di continuità ecologica trasversale e longitudinale;
- - alla individuazione e tutela di idonee fasce di mobilità fluviale;
- h). Favorire il ripristino dei siti estrattivi abbandonati e avviare programmi volti al miglioramento della compatibilità ambientale di quelli attivi.
Aree riferibili ai sistemi della Pianura e fondovalle
Nelle aree riferibili a sistemi o elementi distribuiti in tutto il territorio dell'ambito
3 Indagini geologiche ed idrauliche di supporto al P.S.I. - Riferimenti normativi
Nessun intervento nei territori comunali di Manciano, Pitigliano e Sorano è ammissibile se non garantisce la difesa del suolo sotto il profilo geologico (idrogeologico, geomorfologico, idraulico e sismico), il ripristino delle condizioni di integrità, la sicurezza degli abitanti e delle attività insediate, nel rispetto delle norme e prescrizioni in materia geologica contenute nelle Indagini Geologiche ed Idrauliche che costituiscono parte integrante del presente P.S.I., nonché nei piani ed atti sovraordinati.
Le norme relative alla tutela dell'integrità fisica del territorio e del suolo prevalgono su ogni altra norma del presente P.S.I. e garantiscono la fattibilità degli interventi ammessi e previsti dai P.O.C.
3.1 Pericolosità geologica, sismica e idraulica del territorio
Le tavole "Carta della Pericolosità geologica", "Carta delle aree a pericolosità idraulica", "Carta e sezioni per MOPS" contengono la valutazione, per aree omogenee, del grado di pericolosità del territorio rispettivamente da frana, da alluvione e da sisma, per le cause che la determinano.
Tutti gli interventi di trasformazione e di cambio d'uso del suolo previsti dalla strumentazione urbanistica operativa e di dettaglio saranno attuati nel rispetto delle limitazioni imposte dalle condizioni di pericolosità geologica, idraulica e sismica del territorio, articolate in classi di pericolosità.
Le disposizioni contenute nel Piano Assetto Idrogeologico sono comunque sovraordinate alle presenti norme e ne costituiscono integrazione. La parte del PAI relativa alla pericolosità idraulica è stata abrogata e sostituita integralmente dal PGRA. Il PAI si applica esclusivamente per la parte relativa alla pericolosità da frana e da dissesti di natura geomorfologica.
3.1.1 Pericolosità geologica
La "Carta della Pericolosità geologica" individua zone omogenee del territorio all'interno delle quali si evidenziano i fattori geologici e geomorfologici, strutturali e dinamici, che si configurano come condizioni predisponenti il dissesto idrogeologico, secondo la seguente classificazione ai sensi del DPGR 5/R:
* Pericolosità geologica molto elevata (G.4): aree in cui sono presenti fenomeni franosi attivi e relative aree di evoluzione, ed aree in cui sono presenti intensi fenomeni geomorfologici attivi di tipo erosivo.
* Pericolosità geologica elevata (G.3): aree in cui sono presenti fenomeni franosi quiescenti e relative aree di evoluzione; aree con potenziale instabilità connessa a giacitura, ad acclività, a litologia, alla presenza di acque superficiali e sotterranee e relativi processi di morfodinamica fluviale, nonché a processi di degrado di carattere antropico; aree interessate da fenomeni di soliflusso, fenomeni erosivi; aree caratterizzate da terreni con scadenti caratteristiche geomeccaniche; corpi detritici su versanti con pendenze superiori a 15 gradi.
* Pericolosità geologica media (G.2): aree in cui sono presenti fenomeni geomorfologici inattivi; aree con elementi geomorfologici, litologici e giaciturali dalla cui valutazione risulta una bassa propensione al dissesto; corpi detritici su versanti con pendenze inferiori a 15 gradi.
* Pericolosità geologica bassa (G.1): aree in cui i processi geomorfologici e le caratteristiche litologiche, giaciturali non costituiscono fattori predisponenti al verificarsi di processi morfoevolutivi.
Inoltre la carta della pericolosità geologica, tiene conto della Disciplina del PAI adottata, considerando le seguenti classificazioni:
* pericolosità molto elevata (P4) - aree instabili interessate da fenomeni di dissesto attivi di tipo gravitativo, erosivo e/o dovuti all'azione delle acque incanalate negli alvei naturali /artificiali o lungo le pendici;
* pericolosità elevata (P3) - aree potenzialmente instabili, suddivise in due sottoclassi:
o (P3a) - aree non interessate da fenomeni di dissesto attivi ma in cui sono presenti indicatori geomorfologici diretti, quali aree interessate da instabilità in passato e/o segni precursori o premonitori di movimenti gravitativi, sulla base dei quali non è possibile escludere la riattivazione dei dissesti;
o (P3b) - aree interessate da possibili instabilità di tipo gravitativo, erosivo e/o dovuti all'azione delle acque incanalate negli alvei naturali /artificiali o lungo le pendici, per effetto di condizioni geomorfologiche e fisiche sfavorevoli che determinano elevata propensione al dissesto.
* pericolosità media (P2) - aree stabilizzate, aree stabili interessate tuttavia da litologie e condizioni strutturali e geomorfologiche che determinano propensione media al dissesto e che possono dar luogo a modifica della loro condizione di stabilità;
* pericolosità moderata (P1) - aree stabili con condizioni litologiche, strutturali e geomorfologiche aventi caratteri per lo più favorevoli alla stabilità con bassa propensione al dissesto.
3.1.2 Pericolosità idraulica
La "Carta della pericolosità idraulica" (tavole A13 e A14) individua zone omogenee del territorio soggette ad allagamenti per eventi di piena con diversi tempi di ritorno secondo la seguente classificazione, ai sensi del DPGR 5/R/2020:
* Aree a pericolosità per alluvioni frequenti (P3), come definite dall'articolo 2, comma 1, lettera d) della l.r.41/2018
* Aree a pericolosità per alluvioni poco frequenti (P2), come definite dall'articolo 2, comma 1, lettera e) della l.r.41/2018
* Aree a pericolosità da alluvioni rare o di estrema intensità (P1), come classificate negli atti di pianificazione di bacino in attuazione del d.lgs.49/2010
in corrispondenza con le classi individuate all'art.6 della Disciplina di Piano del Piano di Gestione del Rischio di Alluvioni (PGRA)dell'Autorità di bacino distrettuale dell'Appennino Settentrionale, approvato con Delibera del Comitato Istituzionale n. 235 del 03.03.2016, secondo cui la classificazione è la seguente:
- - Pericolosità da alluvione elevata (P3): aree inondabili da eventi con tempo di ritorno minore/uguale a 30 anni.
- - Pericolosità da alluvione media (P2): aree inondabili da eventi con tempo di ritorno maggiore di 30 anni e minore/uguale a 200 anni.
- - Pericolosità da alluvione bassa (P1): aree inondabili da eventi con tempo di ritorno superiore a 200 anni e comunque corrispondenti al fondovalle alluvionale.
3.1.3 Pericolosità sismica locale
Lo studio di Microzonazione Simica di livello II consente di valutare le condizioni di pericolosità sismica dei centri urbani secondo le seguenti graduazioni di pericolosità, da DPGR 5/R:
Pericolosità sismica locale molto elevata (S.4):
• aree interessate da deformazioni legate alla presenza di faglie attive e capaci, in grado di creare deformazione in superficie;
• terreni suscettibili di liquefazione dinamica accertati mediante indagini geognostiche oppure notizie storiche o studi preesistenti;
• aree interessate da instabilità di versante attive e relativa area di evoluzione, tali da subire un'accentuazione del movimento in occasione di eventi sismici
Pericolosità sismica locale elevata (S.3):
• aree con terreni di fondazione particolarmente scadenti che possono dar luogo a cedimenti rilevanti;
• aree potenzialmente suscettibili di liquefazione dinamica, caratterizzate da terreni per i quali, sulla base delle informazioni disponibili, non è possibile escludere a priori il rischio di liquefazione;
• zone di contatto tra litotipi con caratteristiche fisico-meccaniche significativamente diverse;
• zone stabili suscettibili di amplificazioni locali, connesse con un alto contrasto di impedenza sismica atteso entro alcune decine di metri dal piano di campagna;
• zone stabili suscettibili di amplificazioni locali con fattore di amplificazione (Fx) > 1.4;
• aree interessate da instabilità di versante quiescente, relative aree di evoluzione, nonchè aree potenzialmente franose, di seguito, denominate "APF", e, come tali, suscettibili di riattivazione del movimento in occasione di eventi sismici
Pericolosità sismica locale media (S.2):
• zone stabili suscettibili di amplificazioni locali connessi con contrasti di impedenza sismica attesa oltre alcune decine di metri dal piano campagna e con frequenza fondamentale del terreno indicativamente inferiore a 1hz;
• zone stabili suscettibili di amplificazioni locali con fattore di amplificazione (Fx) < 1.4;
• zone stabili suscettibili di amplificazione topografica (pendii con inclinazione superiore a 15 gradi);
• zone stabili suscettibili di amplificazioni locali, non rientranti tra quelli previsti nelle classi di pericolosità sismica S.3
Pericolosità sismica locale bassa (S.1):
• zone stabili caratterizzate dalla presenza di litotipi assimilabili al substrato rigido in affioramento con morfologia pianeggiante o poco inclinata (pendii con inclinazione inferiore a 15 gradi), dove non si ritengono probabili fenomeni di amplificazione o instabilità indotta dalla sollecitazione sismica.
3.2 Direttive per la formazione dei Piani Operativi Comunali e Intercomunali (POC-POI)
Nel disciplinare l'attività urbanistica ed edilizia nel territorio comunale, il Piano Operativo definisce le condizioni di fattibilità per la gestione degli insediamenti esistenti e per le trasformazioni degli assetti insediativi, infrastrutturali ed edilizi, in coerenza con il quadro conoscitivo e con i contenuti statutari e strategici del piano strutturale. Le condizioni di fattibilità sono definite in funzione delle situazioni di pericolosità e di rischio e specificano gli studi e le indagini da effettuare a livello attuativo ed edilizio e le eventuali opere da realizzare per la mitigazione del rischio. La mitigazione del rischio è perseguita attraverso azioni combinate per la riduzione della pericolosità e della vulnerabilità degli elementi esposti.
Le condizioni di fattibilità, per tutti e tre i comuni, sono individuate secondo i criteri di seguito elencati:
• Criteri generali di fattibilità in relazione agli aspetti geologici (Punto 3.2 DPGR 5/R)
• Criteri generali di fattibilità in relazione al rischio da alluvioni (Punto 3.3 DPGR 5/R)
• Criteri generali di fattibilità in relazione a problematiche idrogeologiche (Punto 3.5 DPGR 5/R)
• Criteri generali di fattibilità in relazione agli aspetti sismici (Punto 3.6 DPGR 5/R)
In caso di previsioni del Piano Operativo, ricadenti all'esterno del perimetro del territorio urbanizzato TU, studi di Microzonazione Sismica (MS) sono da realizzare nelle aree per le quali siano previsti:
• nuovi edifici strategici o rilevanti, o relativi ampliamenti, ricadenti nella classe di indagine 4, come individuata nel regolamento di attuazione dell'articolo 181 della l.r.65/2014;
• nuovi edifici o relativi ampliamenti con volumetria complessiva o altezza massima ascrivibile alla classe d'indagine 3 o 4 come individuate nel regolamento di attuazione dell'articolo 181 della l.r.65/2014, all'interno di un'area edificabile che coinvolgano una superficie territoriale superiore a 10.000 metri quadrati.
4 Aree estrattive e minerarie - Siti da riqualificare
Rappresentazione e norme di riferimento
Le aree estrattive e minerarie - ovvero i Giacimenti e i Giacimenti Potenziali del Piano Regionale Cave - sono rappresentate nell'elaborato ST1 e ST6. I singoli giacimenti, come pure quelli potenziali, saranno oggetto di definizione a scala di maggior dettaglio, in conformità al recepimento del Piano Regionale Cave.
Eventuali scostamenti del perimetro dei giacimenti siano ammessi nella misura massima del 10% della superficie complessiva. Tali scostamenti dovranno essere motivati sulla base di esigenze ambientali, giacimentologiche, tecnico-operative e non dovranno interessare aree con grado di criticità molto alta di cui all'elaborato PR06D- matrice di valutazione - del Piano Regionale Cave.
Le cave presenti negli strumenti urbanistici comunali vigenti sono inserite nella "Carta geomorfologica" (QC - Indagini geologiche).
Le attività estrattive e minerarie sono regolamentate da normative regionali e statali quali L.R. 35/2015, D.Lgs.152/2006, D.Lgs. 117/2008 ecc. oltre che da prescrizioni definite dagli enti interessati dai progetti (ARPAT, Regione, Provincia, ASL, Sovrintendenza e Comune di interesse) nel procedimento di autorizzazione.
Valutazione paesaggistica delle attività estrattive
Le attività estrattive sono inoltre soggette all'All. 4 del PIT/PPR "Linee guida per la valutazione paesaggistica delle attività estrattive" ed in particolare alle seguenti disposizioni:
I progetti delle nuove attività estrattive e delle loro varianti di carattere sostanziale di cui all'art. 17 c. 2 della "Disciplina del Piano", devono contenere approfondimenti conoscitivi necessari alla verifica di compatibilità con i valori (statutari/patrimoniali) espressi dal territorio riconosciuti dalle elaborazioni del Piano.
Ai fini della valutazione paesaggistica delle attività estrattive svolta nell'ambito del procedimento autorizzativo devono essere:
- a) verificata la corretta individuazione del contesto paesaggistico dell'intervento, quale area potenzialmente interessata dagli effetti indotti dalle trasformazioni proposte, sia dal punto di vista funzionale che percettivo, in riferimento alle peculiarità territoriali e alle tipologie di intervento. All'interno di tale contesto deve essere valutata la completezza e l'adeguatezza dello "Studio delle componenti del paesaggio". Inoltre deve essere verificata l'accuratezza della rappresentazione dello stato attuale dei luoghi rispetto all'area di intervento e al contesto paesaggistico attraverso l'esame degli elaborati cartografici conoscitivi e dei rilievi fotografici degli skyline esistenti, ripresi dai punti di maggiore intervisibilità che evidenzino la morfologia del territorio e il margine paesaggistico naturale, nonché l'evoluzione del contesto paesaggistico in riferimento all'attività estrattiva.
- b) verificata la corretta individuazione degli effetti paesaggistici (modificazioni morfologiche, modificazione dello skyline naturale, della funzionalità ecologica, dell'assetto percettivo, scenico o panoramico, ecc) determinati dagli interventi proposti in tutte le fasi dell'attività (realizzazione/modifica di strade di accesso, cantiere, estrazione, movimentazione, stoccaggio e trasporto del materiale estratto, riqualificazione paesaggistica...) sulle componenti del paesaggio, anche attraverso la lettura di rappresentazioni fotografiche, rendering, cartografie bidimensionali e tridimensionali.
- c) valutata la corretta individuazione degli effetti cumulativi sul paesaggio determinati dagli interventi proposti e dalla presenza di più attività estrattive contigue o vicine, nonché di infrastrutture, impianti di trasformazione e manufatti ad esse connessi. Verificare che le simulazioni prodotte siano estese ad un adeguato intorno dell'area.
- d) valutate le motivazioni delle soluzioni progettuali proposte in riferimento a:
- - le caratteristiche valoriali o di degrado del contesto desunti dallo "studio delle componenti del paesaggio". In particolare verificare che, per l'attività estrattiva di materiali non pregiati, siano privilegiate scelte localizzative non ricadenti nelle aree di prevalente interesse naturalistico (con particolare riferimento ai nodi primari e secondari forestali della Rete Ecologica Regionale e alle aree interne ai sistemi di Aree protette e Natura 2000 di cui alla direttiva 12.2) e nelle formazioni boschive che "caratterizzano figurativamente" il territorio;
- - gli obiettivi di conservazione/riqualificazione e alle misure di tutela individuati dal Piano Paesaggistico e dagli strumenti e atti della pianificazione paesaggistica.
- e) valutata la sostenibilità paesaggistica del progetto delle attività estrattive in considerazione della migliore integrazione paesaggistica del ripristino finale.
- f) valutata la coerenza del progetto di recupero/risistemazione e di riqualificazione paesaggistica con le caratteristiche valoriali o di degrado descritti nello "Studio delle Componenti del Paesaggio" e con le misure di tutela e gli obiettivi del Piano Paesaggistico, degli strumenti e atti della pianificazione paesaggistica.
Lo studio delle "Componenti del paesaggio" comprende:
I - struttura idro-geomorfologica (torrenti, corsi d'acqua, sorgenti, geositi, emergenze geomorfologiche, crinali, vette, skyline ecc.);
II - struttura ecosistemica (vegetazione, flora, fauna, emergenze naturalistiche quali gli habitat e le specie di interesse comunitario/regionale);
III - struttura antropica espressione del patrimonio storico-culturale del paesaggio estrattivo (antichi siti di escavazione, beni di rilevante testimonianza storica, culturale, connessi con l'attività estrattiva quali cave storiche, vie di lizza, viabilità storiche, pareti con "tagliate" effettuate manualmente, edifici e manufatti che rappresentano testimonianze di archeologia industriale legate alle attività estrattive);
IV - elementi della percezione e fruizione (studio dell'intervisibilità);
V - principali caratteri di degrado eventualmente presenti e criticità paesaggistiche.
5 Geositi
Il P.S.I. attribuisce al patrimonio geologico e speleologico di pregio ambientale e paesaggistico localizzato nei geositi, valore di risorsa identitaria del territorio provinciale, riconoscendone altresì il valore strategico ai fini della fruizione collettiva e considerandolo quale invariante strutturale ai sensi dell'articolo 5 della L.R. 65/2014. Il P.S.I. recepisce il quadro conoscitivo (in elaborato ST1) e la disciplina del PTCP della Provincia di Grosseto. I geositi sono distinti dal PTCP in:
- - Geositi di Interesse Regionale (GIR) istituiti dalla Regione Toscana con Deliberazione C.R.T. n.26 del 26/03/2014 e confermati ai sensi dell'art. 119, c.3 Lrt 30/2015. I GIR rappresentano valori riconosciuti del patrimonio naturalistico ambientale regionale e per gli stessi si applicano le discipline contenute negli atti regionali di istituzione, quanto previsto all'art.95, c. 4 della Lrt 30/2015;
- - Geositi di Interesse Locale (GIL), diversi dai GIR sopra indicati, ottenuti dal censimento con approfondimenti di tutti i precedenti rilevamenti e tenuto conto del quadro delle conoscenze contenute nel P.I.T., della catalogazione dell'Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA), dai dati forniti da gli Enti Parco e dagli Enti locali.
Per ciascuno dei geositi il PTCP GR ha predisposto "scheda tecnico/descrittiva"; le diverse categorie dei geositi fanno riferimento a:
− geologia: sezioni stratigrafiche, sezioni con particolari strutture sedimentarie, cave e miniere, strutture tettoniche e metamorfiche;
− petrografia e mineralogia: depositi minerali con o senza importanza economica, depositi minerali rari, litotipi di particolare interesse scientifico ed economico;
− geomorfologia: forme caratterizzanti la storia morfoevolutiva di una certa area, forme di particolare importanza paesaggistica (monumenti geologici, grotte, doline, inghiottitoi, cavità artificiali);
− idrogeologia: sorgenti particolarmente importanti per il chimismo o la circolazione sotterranea delle acque, cascate etc.;
− paleontologia: depositi fossiliferi di vertebrati, invertebrati o vegetali;
− pedologia: principali tipi di paleosuoli.
I geositi sono tutelati, a fini di conservazione e recupero, con specifico riferimento al contesto naturale e ambientale. Per gli stessi è necessario il mantenimento dei caratteri identitari che li qualificano ed il rispetto delle indicazioni volte alla tutela ed alla valorizzazione per scopi di carattere culturale, didattico/scientifico, socio-economico e di sviluppo del geoturismo sostenibile.
Per i geositi segnalati per il loro particolare valore scenico e paesaggistico si eviterà l'occultamento rispetto ai principali coni di intercettazione visiva e saranno evitati interventi radicali di trasformazione della morfologia e dei principali caratteri identitari dello stesso geosito.
Nel caso specifico delle aree calanchive occorre una gestione che rispetti le loro dinamiche naturali di formazione e rielaborazione morfologica, ad eccezione dei casi dove i processi di erosione minacciano attività, insediamenti ed infrastrutture.
La tutela dei geositi appartenenti alla categoria "idrogeologia", come cascate o sorgenti, è orientata alla conservazione qualitativa e quantitativa della risorsa acqua. I comuni potranno individuare aree di tutela assoluta o di protezione ove limitare usi impattanti, come nuovi prelievi, impermeabilizzazioni, scarichi di rifiuti etc.
Nei geositi sono fatti salvi:
- - gli interventi per l'accessibilità necessaria alla valorizzazione didattico-scientifica e turistica del sito;
- - gli interventi mirati alla difesa del suolo e alla messa in sicurezza dei luoghi;
- - i progetti di bonifica ambientale, laddove i geositi riguardino antiche aree minerarie dismesse, che in ogni caso dovranno, per quanto possibile, orientarsi ai principi di tutela e valorizzazione del geosito.
In caso di interventi di trasformazione che interessino i geositi, i P.O.C. dovranno effettuare valutazioni di compatibilità facendo riferimento ai contenuti di ciascuna "Scheda tecnico/descrittiva" contenuta nel PTCP di Grosseto ed in particolare agli "Indirizzi per la tutela e la valorizzazione" specificati per ogni sito.
Nel territorio dell'Unione dei Comuni delle Colline del Fiora sono presenti i seguenti geositi:
Geositi di Interesse Regionale (GIR)
GIR 14 Arenarie di Manciano
GIR 15 farina fossile della Valle Orsina
GIR 16 Le vie cave
Geositi di Interesse Locale (GIL)
GIL 65 I Calanchi di San Giovanni
GIL 66 Castell'Ottieri
GIL 67 Sorgenti del Lente
GIL 68 Vitozza
GIL 69 successione di Sorano
GIL 71 San Rocco
GIL 72 Monterosso di Sovana
GIL 74 Necropoli di Sovana
GIL 75 La mano d'Orlando
GIL 76 Fosso del Lupo
GIL 78 Rupe di Pitigliano
GIL 79 la cascata di Fosso Procchio e del Landini
GIL 80 Torrente Meleta
GIL 81 Pozzo dell'Orchio
GIL 82 Strada di Riomaggiore
GIL 84 I travertini di Scarceta
GIL 86 Poggio Foco
GIL 87 Cascatelle di Saturnia
6. Zone di Protezione Ambientale (ZPA) delle acque termo-minerali
Le "Zone di Protezione Ambientale" della concessione di utilizzo delle acque termo-minerali presenti nel territorio dell'Unione dei Comuni Colline del Fiora, individuate nell'elaborato ST1 del P.S.I. in conformità al PTCP vigente di Grosseto, sono soggette alla seguente disciplina (vedi scheda 3B.4 del PTCP GR e succ.mm.ii.) ed alle eventuali ulteriori norme e prescrizioni definite dal PTCP di Grosseto ai fini della tutela degli acquiferi di acque minerali, di sorgente e termali.
Le ZPA presenti nel territorio dell'Unione dei Comuni Colline del Fiora sono le seguenti:
* ZPA Terme di Saturnia - Manciano (interessa anche il territorio dei comuni di Semproniano e Roccalbegna)
* ZPA Clodia - Manciano
* ZPA Antiche Terme (Sorano) - Sorgente Orientina - Tosteto (Pitigliano)
Indirizzi e regole d'uso per la pianificazione delle trasformazioni
Nei casi di previsione di nuovi prelievi della risorsa, per gli usi previsti dalla Lrt 38/2004, occorre favorire l'equilibrio tra le varie forme e modalità di utilizzazione della risorsa, valutando le eventuali interferenze con le concessioni in essere ed altri usi in atto e la possibilità di rigenerazione della risorsa, sia per quanto attiene gli aspetti qualitativi e quantitativi. Nelle zone di protezione ambientale occorre minimizzare lo sviluppo di centri di pericolo di inquinamento e un'eccessiva antropizzazione ed infrastrutturazione nelle aree ad elevata vulnerabilità idrogeologica, favorendo gli interventi connessi alle concessioni in essere e quelli finalizzati alla valorizzazione ambientale e paesaggistica delle stesse aree. Per perseguire tali finalità si formulano indicazioni e criteri di giudizio, da correlare al diverso grado di vulnerabilità idrogeologica caratteristica della zona di protezione ambientale, per gli interventi di trasformazione territoriale:
- a) contenere la pressione insediativa e infrastrutturale, valutando la possibilità di applicare condizioni di trasformabilità per gli insediamenti civili (residenziali, turistico-ricettivi, per servizi e attrezzature ecc.), produttivi (artigianali e industriali, commerciali, direzionali ecc.), agro-forestali e zootecnici (quali ad esempio: orientare le nuove localizzazioni verso aree meno permeabili, adottare misure di tutela dall'inquinamento, ecc..);
- b) contenere il consumo di suolo e favorire il riutilizzo del patrimonio abitativo esistente;
- c) favorire la permeabilità dei suoli ed incentivare il mantenimento della naturalità dei luoghi anche attraverso la conservazione e l'implementazione delle superfici boscate;
- d) assicurare l'efficacia dei sistemi depurativi e limitare gli scarichi nel sottosuolo affinché le modalità di effettuazione degli scarichi, in particolare gli scarichi non in pubblica fognatura, garantiscano che compatibilmente con la tutela della risorsa.
I comuni eseguono la verifica di compatibilità ai contenuti nella disciplina provinciale per tutti gli interventi di trasformazione che comportano aumento del carico urbanistico ed uso del suolo, previsti dai Piani Operativi e loro Varianti, nell'ambito della VAS, della VIncA e delle indagini geologiche.
I comuni sulla base degli esiti della verifica di cui sopra, definiscono, per le successive fasi di progettazione/autorizzazione le condizioni di fattibilità degli interventi di trasformazione territoriale e per gli altri usi del territorio.
Per le valutazioni e le verifiche di cui i comuni faranno riferimento agli studi di 'Vulnerabilità idrogeologica', o ad essa riferibili, contenuti nelle concessioni rilasciate dall'Ente competente ai fini dell'uso di acque minerali, di sorgente e termali, nonché gli aggiornamenti contenuti negli atti di governo del territorio dei comuni ed ogni altra elaborazione prodotta in tema di vulnerabilità idrogeologica. Per la definizione delle Aree di Valorizzazione Ambientale di cui all'art.19 della LRT 38/2004, i comuni faranno riferimento ai contenuti della disciplina provinciale.
