Piano Strutturale
Art. 17 Struttura eco-sistemica
1 Descrizione
La struttura ecosistemica comprende le risorse naturali aria, acqua, suolo ed ecosistemi della fauna e della flora. L'Ambito paesaggistico della Bassa Maremma e ripiani tufacei è assai vasto ed eterogeneo con una estrema diversificazione e ricchezza paesaggistica ed ecosistemica.
La struttura ecosistemica è rappresentata negli elaborati QC3 e ST2.
Ambito assai vasto ed eterogeneo con una estrema diversificazione e ricchezza paesaggistica ed ecosistemica. L'ambito comprende un esteso sistema costiero, con coste sabbiose e rocciose e con importanti lagune, le valli dei fiumi Albegna e Fiora, le vaste matrici forestali e agro-pastorali dei rilievi collinari e montani e il caratteristico sistema di tavolati e gole tufacee di Pitigliano e Sorano. Il sistema costiero comprende importanti complessi dunali, in parte caratterizzati da elevati carichi turistici, in stretto rapporto con lagune costiere di valore internazionale. Vasti paesaggi agropastorali tradizionali interessano il sistema collinare e montano interno, alternati a caratteristici poggi e rilievi calcarei con macchie e boschi di sclerofille e latifoglie e in continuazione con le zone tufacee di Pitigliano e Sorano, quest'ultime attraversate da un denso reticolo idrografico e da numerose gole e forre. Tutto l'ambito è attraversato da un ricco reticolo idrografico, con la presenza di ecosistemi fluviali di alto valore naturalistico, soprattutto nella loro componente di medio corso, con alvei larghi e ampi terrazzi alluvionali ghiaiosi e a dinamica naturale.
L'ambito si caratterizza per dinamiche di trasformazione diversificate e contrastanti, tese a un aumento dei livelli di artificializzazione nelle aree costiere e a fenomeni di abbandono in alcuni settori collinari e montani. In tale contesto l'ambito presenta comunque alti valori naturalistici diffusi e alcune delle principali eccellenze ecosistemiche della Toscana: dagli ambienti costieri alle aree umide, dagli ecosistemi fluviali, ai paesaggi agro-silvo-pastorali tradizionali.
Intense risultano anche le dinamiche in atto nel paesaggio forestale, con rilevanti prelievi legnosi su gran parte dei complessi forestali. I boschi dell'ambito, così come di gran parte della Toscana centro meridionale, hanno subito nel passato una intensa utilizzazione, rilevante fino agli anni '60 del secolo scorso. Dopo un abbandono diffuso verificatosi nel dopoguerra, nell'ultimo ventennio tali attività sono riprese con maggiore intensità, soprattutto nelle proprietà private, per effetto concomitante della maggior richiesta sul mercato di biomassa a scopo energetico, della maggior quantità di legname presente e, infine, della disponibilità di manodopera a basso costo. Al fronte del prelievo nelle proprietà private, si contrappone una gestione più conservativa nell'ambito del patrimonio agricolo-forestale regionale e nel sistema delle Aree protette.
I paesaggi agro-pastorali dell'interno hanno visto, negli ultimi decenni, una sostanziale permanenza, anche se interessati da opposti processi di parziale abbandono, soprattutto nelle zone montane più interne, di intensificazione delle attività agricole, nelle pianure e basse colline, e lo sviluppo di economie alternative legate al turismo termale e golfistico (zona di Saturnia) o all'industria energetica (diffusione del fotovoltaico nelle campagne di Montemerano). Il territorio dell'ambito ha visto anche un notevole sviluppo del settore estrattivo legato alle pietre ornamentali, in particolare al tufo e ai travertini, e al materiale alluvionale dei terrazzi ghiaiosi dell'Albegna, del Fiora e del Paglia.
Sono elementi della struttura eco-sistemica da proteggere e tutelare le specie e gli habitat protetti individuati dal "Repertorio Naturalistico Toscano RE.NA.TO." e gli habitat segnalati dal progetto denominato "HASCITu - Habitat in the Sites of Community Importance in Tuscany" finalizzato all'individuazione delle perimetrazioni degli habitat meritevoli di conservazione, ai sensi della Direttiva 92/43 Habitat nei Siti di Importanza Comunitaria, ad oggi già ZSC - Zone Speciali di Conservazione.
2 Invariante II del PIT/PPR "I caratteri ecosistemici del paesaggio"
Descrizione e obiettivi generali
Il P.S.I. persegue l'insieme degli obiettivi generali per l'Invariante II del PIT/PPR 3, è conforme alle indicazioni per le azioni contenute nell'"Abaco delle Invarianti" e applica le direttive correlate agli obiettivi di qualità d'ambito nella Scheda d'Ambito di Paesaggio 20 "Bassa Maremma e ripiani tufacei".
L'Invariante II è definita dall'insieme degli elementi di valore ecologico e naturalistico presenti negli ambiti naturali, semi-naturali e antropici ed è rappresentata nell'elaborato ST2.
Il P.S.I. persegue l'insieme degli obiettivi generali per l'invariante II che sono così definiti dalla Disciplina del PIT/PPR:
- a) il miglioramento dei livelli di permeabilità ecologica delle pianure alluvionali interne;
- b) il miglioramento della qualità ecosistemica complessiva delle matrici degli ecosistemi forestali e degli ambienti fluviali;
- c) il mantenimento e lo sviluppo delle funzioni ecosistemiche dei paesaggi rurali;
- d) la tutela degli ecosistemi naturali e degli habitat di interesse regionale e/o comunitario;
- e) la strutturazione delle reti ecologiche alla scala locale.
Elementi Strutturali della Rete Ecologica
La Scheda d'Ambito 20 "Bassa Maremma e ripiani tufacei" del PIT/PPR individua nel territorio dei 3 Comuni i seguenti Elementi Strutturali della Rete Ecologica, componenti l'Invariante II del PIT/PPR:
Rete degli ecosistemi forestali
• nodo forestale primario
• nodo forestale secondario
• matrice forestale ad elevata connettività
• nuclei di connessione ed elementi forestali isolati
• aree forestali in evoluzione a bassa connettività
• corridoi ripariali
Rete degli ecosistemi agro-pastorali
• nodo degli agrosistemi
• matrice agro-ecosistemica colljnare
• matrice agro-ecosistemica di pianura
• agro-ecosistema frammentato attivo
• agro-ecosistema frammentato in abbandono con ricolonizzazione arborea/arbustiva
• matrice agro-ecosistemica di pianura urbanizzata
• agro-ecosistema intensivo
Ecosistemi palustri e fluviali
• corridoi fluviali
• zone umide
Ecosistemi rupestri e calanchivi
• ambienti rocciosi o calanchivi
Superficie artificiale
• area urbanizzata
Elementi funzionali della rete ecologica
• direttrice di connettività extraregionale da mantenere
• direttrice di connettività da riqualificare
• corridoio ecologico-fluviale da riqualificare
• aree critiche per processi di artificializzazione
Valori
Ecosistemi forestali: Il paesaggio forestale dell'ambito è prevalentemente dominato dalla componente di matrice forestale, con la caratteristica presenza di boschi di latifoglie termofile (cerrete, querceti di roverella o di farnetto) e di mosaici di boschi di sclerofille (leccete) e macchie, situati sui diversi poggi calcarei del territorio. Si tratta di formazioni in gran parte attribuibili al target regionale delle Foreste e macchie alte di sclerofille e latifoglie, con presenza di sclerofille nei versanti meridionali (spesso fortemente degratate) e di latifoglie nei versanti settentrionali o negli impluvi. Alla componente di matrice contribuiscono i boschi delle colline di Manciano, a prevalente copertura di latifoglie (cerrete), e con maggiori livelli di maturità e qualità, i boschi del M.te Elmo. Per l'area risulta fortemente caratteristica la presenza di boschi di cerro e farnetto Quercus frainetto, presente in Toscana solo nella Maremma meridionale, il cui valore è testimoniato anche dalla sua individuazione nell'ambito delle Fitocenosi del repertorio naturalistico toscano. Formazioni presenti in vari nuclei isolati nei poggi al confine meridionale dell'ambito, ma anche con un interessante nucleo con faggio presso Manciano.
Nell'ambito della rete ecologica il territorio in oggetto presenta anche un importante sistema di nodi forestali secondari lineari, costituiti dai boschi di forra delle gole tufacee di Pitigliano e di Sorano, con importanti faggete abissali, nuclei di Tilio-Acerion (habitat di interesse comunitario), formazioni arboree ripariali, boschi rupestri di sclerofille e habitat forestali mesofili (con faggio, olmo montano, aceri, tigli e castagni) sviluppati lungo i corsi del Fiume Lente (già individuato come Fitocenosi rupestre delle gole tufacee di Sorano e Pitigliano) e dei Fossi della Calesina, Iesa, Arsa e La Nova, oltre a boschi di latifoglie termofile (cerrete) e sclerofille (sugherete) presenti sui ripiani tufacei. Nella parte settentrionale dell'ambito, poco a sud del M.te Civitella, nell'alta Valle del Torrente Stridolone, si localizzano importanti boschi mesofili di latifoglie a dominanza di faggete (versanti del Poggio dei Faggi Segnati e di Montevitozzo), quale nodo primario della rete ecologica (in continuazione con quello esteso del M.te Civitella e Monte Penna esterno all'ambito) e target dei Boschi mesofili di latifoglie e abetine della Strategia regionale per la biodiversità.
Ulteriori elementi della rete forestale sono costituiti dai corridoi fluviali forestali (con gli importanti boschi ripariali dei fiumi Albegna, Fiora e relativi affluenti), dal sistema delle macchie e garighe (aree forestali in evoluzione), dai nuclei di connessione e dagli elementi forestali isolati immersi nelle matrici agricole con importanti funzioni di mantenimento di direttrici di connettività ecologica tra le matrici forestali più estese, in particolare tra i boschi delle colline di Manciano e quelli di Sorano. Nell'ambito degli elementi forestali isolati un particolare interesse rivestono i relittuali boschi planiziali, quali i boschi planiziali di Montauto (nell'omonima Riserva provinciale) presso il basso corso del Fiume Fiora. Ulteriori emergenze naturalistiche legate agli elementi forestali isolati della rete ecologica sono rappresentate dai piccoli nuclei boscati dei poggi calcarei di Bagno Santo, lungo il Fiume Fiora a nord di Saturnia, con boschi chiusi e a elevata naturalità di specie forestali orientali quali albero di giuda Cercis siliquastrum, bagolaro Celtis australis, terebinto Pistacia terebinthus e acero trilobo Acer monspessulanum.
Ecosistemi agropastorali: L'ambito presenta ambienti agricoli di alto valore naturalistico contribuendo alla elevata ricchezza di nodi degli ecosistemi agropastorali della Toscana meridionale. Un vasto sistema di nodi si estende tra Manciano e Capalbio, a costituire un paesaggio agricolo, in cui sono immersi i diversi poggi boscati, dominato da seminativi e pascoli particolarmente ricchi di elementi vegetali lineari e puntuali (siepi, filari alberati, grandi alberi camporili di farnetto, ecc.). Più a sud-est, al confine con il Lazio, il paesaggio agricolo è dominato da colture estensive cerealicole, con minori dotazioni ecologiche (ad eccezione della vegetazione lungo il reticolo idrografico), ma a costituire importanti habitat pseudosteppici di elevato valore avifaunistico (unica area toscana di nidificazione della calandra Melanocorypha calandra, in passato ritenuta estinta in Toscana). Più a nord, tra Manciano e Montemerano, i nodi degli agroecosistemi si arricchiscono della presenza di oliveti collinari e di colture promiscue. Ulteriori nodi sono presenti nel bacino dell'Albegna e del Fiora: a nord di Saturnia, tra Sovana e Castell'Azzara, presso Pitigliano. Nella zona dei complessi montuosi calcarei del Monte Vitozzo e M.te Elmo, ai confini settentrionali dell'ambito, i nodi degli ecosistemi agropastorali sono in gran parte costituiti da importanti praterie secondarie e prati pascolo rocciosi ricchi di habitat e specie vegetali e animali di interesse conservazionistico, attribuibili al target regionale degli Ambienti aperti montani e alto collinari, con praterie primarie e secondarie.
Le rimanenti aree agricole collinari assumono nella rete un importante ruolo di matrice (matrice agroecosistemica collinare), con valori funzionali e naturalistici comunque molto significativi. Le pianure agricole della bassa valle risultano dominate dalla matrice agroecosistemica di pianura caratterizzata da minore valenza funzionale nell'ambito della rete, rispetto alla matrice collinare, per la minore dotazione di elementi strutturali lineari o puntuali (filari alberati, siepi, boschetti, ecc.) e dalla maggiore specializzazione delle coltivazioni.
Ecosistemi fluviali e aree umide: La rete ecologica regionale individua il reticolo idrografico, la vegetazione ripariale, le aree umide e gli ecosistemi palustri come elementi di una complessiva rete ecologica di elevato valore naturalistico e funzionale a cui si associano due target della strategia regionale. Gli ecosistemi fluviali e torrentizi interessano gli elementi fluviali principali (Fiumi Albegna e Fiora) e un ricco reticolo idrografico minore di alto valore naturalistico. Tra le principali emergenze fluviali sono da segnalare il corso del Fiume Albegna e del Fiora, i densi reticoli idrografici dei torrenti Lente e Stridolone, a costituire un insieme di elevato valore conservazionistico, caratterizzato da importanti habitat ripariali e da popolamenti faunistici legati agli ambienti fluviali ben conservati (in particolare fauna ittica e gambero di fiume), e con la diffusa presenza di alvei larghi e naturaliformi con terrazzi alluvionali ghiaiosi ove si localizza l'importante habitat di interesse regionale degli Alvei ciottolosi della Toscana meridionale con cenosi di suffrutici a dominanza di Santolina etrusca e Helichrysum italicum . Lungo il Fiume Albegna l'importanza di tali formazioni è testimoniata dalla individuazione di una Fitocenosi del repertorio naturalistico toscano: le Garighe alveali del basso corso dell'Albegna (Elicriso-Santolineti).
Ecosistemi arbustivi e macchie: Relativamente al ruolo funzionale degli arbusteti e delle macchie, queste tipologie sono state inserite nell'ambito della rete degli ecosistemi forestali (macchie, quali stadi di degradazione forestale) e degli ecosistemi agropastorali (arbusteti di ricolonizzazione spesso in mosaico con praterie). Per il suo valore naturalistico tale sistema è inserito nel target regionale delle Macchie basse, stadi di degradazione arbustiva, garighe e prati xerici e temporanei, particolarmente diffuso nell'ambito. Caratteristici habitat di gariga (in particolare con l'endemica Santolina etrusca) si localizzano anche nei terrazzi alluvionali ghiaiosi ampiamente presenti e già descritti nell'ambito degli ecosistemi fluviali, mentre sono da segnalare anche le rare formazioni alto arbustive a dominanza di marruca Paliurus spina-christi dei rilievi calcarei di Poggio Santo.
Ecosistemi rupestri e calanchivi: Tale elemento della rete ecologica comprende i target regionali relativi agli Ambienti rocciosi montani e collinari e quello degli Ambienti ipogei, grotte e cavità artificiali, campi di lava, sorgenti termali e sistemi di falda. Gli ambienti rupestri ospitano ecosistemi a forte determinismo edafico, presenti in stazioni puntuali nell'ambito in oggetto, come ad esempio negli ambienti rupestri calcarei del Monte Vitozzo e Monte Elmo, o del Poggio di Bagno Santo, in quelli rupestri tufacei delle gole di Pitigliano, Sorano e Sovana.
Ulteriori elementi di interesse naturalistico sono associati alle formazioni calanchive di San Giovanni delle Contee, ai travertini di Scarceta, alle risorse geotermali con particolare riferimento all'area di Saturnia, con habitat e specie di interesse conservazionistico (ad esempio l'habitat delle Sorgenti pietrificanti con formazione di travertino).
Aree di valore conservazionistico: Gli ambienti costieri sabbiosi e rocciosi, le aree umide, gli ecosistemi fluviali e i paesaggi agricoli tradizionali costituiscono le principali emergenze naturalistiche dell'ambito. Come per altri ambiti limitrofi anche questo presenta elevati valori naturalistici diffusi, con habitat e specie di interesse conservazionistico distribuiti su gran parte del territorio ma con rilevanti eccellenze concentrate nella fascia costiera, nelle isole e nella zona del tufo. Nel territorio interno dell'ambito, oltre alle emergenze riconosciute da strumenti di tutela quali i Siti Natura 2000 dell'Alto corso del Fiume Fiora IT51A0019 e del Medio corso del Fiume Albegna IT51A0021 e la Riserva Naturale di Montauto, sono da segnalare il vasto sistema delle Gole tufacee di Sorano e Pitigliano, i boschi mesofili e le praterie dei versanti del complesso calcareo del Monte Vitozzo e Monte Elmo e i caratteristici paesaggi agro-silvo-pastorali tradizionali tra Capalbio e Manciano e dei rilievi a nord di Sorano.
Criticità della rete ecologica
Le criticità individuate dal PIT/PPR, scheda d'Ambito 20, che riguardano il territorio dei tre Comuni e di cui il P.S.I. persegue il non aggravamento e - ove possibile - la riduzione, sono le seguenti.
Gli elementi di criticità più significativi dell'ambito 20 sono presenti nella fascia costiera, ove si concentrano sia i maggiori valori ecosistemici che le più intense pressioni antropiche, con rilevanti carichi turistici estivi, processi di urbanizzazione e infrastrutturazione, e condizionamenti sulla qualità delle acque degli ecosistemi lacustri.
Più internamente risultano rilevanti i processi di abbandono degli ambienti agro-pastorali, di degradazione delle superfici forestali e di intenso utilizzo delle risorse idriche fluviali. La porzione collinare e montana interna vede la presenza di processi di espansione dei diversi borghi e centri abitati, spesso lungo gli assi stradali, con puntuali situazioni di criticità legati a complessi turistici e termali, quali le nuove Terme di Saturnia con annesso edificato turistico-alberghiero e realizzazione di un vasto campo da golf.
Rilevanti risultano le criticità per la matrice forestale, di elevata estensione ma di scarsa qualità ecologica, spesso non condotta secondo i principi della gestione forestale sostenibile, e soggetta a frequenti incendi estivi. Matrici forestali fortemente degradate si localizzano nei rilievi di Monte Maggiore, di Monte Bellino e Poggio Costone, al confine con il Lazio. Negativi risultano i processi di frammentazione delle superfici forestali, di abbandono delle sugherete e delle pinete costiere, caratterizzate anche dalla presenza di fitopatologie e di incendi estivi.
Nelle gole tufacee di Sorano e Pitigliano insistono ecosistemi, caratterizzati dalla presenza di latifoglie mesofile di pregio (ad es. tiglio, olmo montano e faggio), qui presenti come habitat relitti di climi più freddi, che risultano minacciati dalla pratica della ceduazione e tendono in breve a lasciare il posto a specie più termofile (querce) o a formazioni a dominanza di robinia. Parte delle aree agricole collinari e montane isolate nella matrice forestale risultano oggi interessate da abbandono e da processi di ricolonizzazione vegetale, arbustiva e arborea, ad esempio con riferimento ai monti al limite settentrionale dell'ambito, quali testimonianze di un paesaggio agricolo terrazzato oggi in via di scomparsa e in gran parte trasformato in macchia mediterranea. Complementari a tali processi risultano i fenomeni di intensificazione delle attività agricole nelle pianure alluvionali e nelle basse colline, con elevata diffusione di seminativi e colture cerealicole, omogeneizzazione del paesaggio agricolo, riduzione degli elementi vegetali (siepi, filari alberati, ecc.) e dei livelli di permeabilità ecologica del territorio. Tali processi risultano negativi i soprattutto quando presenti nelle fasce di pertinenza fluviale, ad esempio dei Fiumi Albegna e Fiora o in prossimità di aree umide. Parte dei paesaggi agricoli dell'ambito risultano inoltre interessati dalla diffusa presenza di impianti fotovoltaici (zona di Montemerano) o dalla presenza di campi da golf (Saturnia). I complessivi processi di artificializzazione costituiscono un elemento particolarmente negativo quando riducono la funzionalità di aree agricole di collegamento ecologico tra matrici o nodi forestali, come ad esempio tra i boschi di Manciano e quelli delle colline di Semproniano. Alti livelli di artificializzazione sono inoltre legati alla presenza di siti estrattivi e minerari, con particolare riferimento alle cave di Scarceta (vasti siti estrattivi di arenaria nelle colline presso il Fiume Fiora), ai numerosi siti estrattivi di tufo presenti lungo le gole di Pitigliano e Sorano, con interessamento diretto di importanti habitat rupestri ed ecosistemi fluviali (per effetto dello scarico dei residui di cava all'interno delle gole tufacee), alle cave di calcare distribuite nei vari poggi tra Capalbio e La Marsiliana o a Montemerano, e alle cave di materiale alluvionale presenti lungo le sponde dei principali corsi d'acqua. A questi ultimi ecosistemi si associano inoltre criticità legate alle periodiche attività di "ripulitura" delle sponde, alla captazione di risorse idriche per usi irrigui o acquedottistici, e alla riduzione longitudinale e trasversale delle fasce ripariali per la presenza di attività agricole a ridosso dei corsi d'acqua.
Tra le aree critiche per la funzionalità della rete ecologica sono state individuate le seguenti:
Area termale di Saturnia: paesaggio agricolo interessato dal vasto complesso golfistico, dalle nuove strutture termali e dell'edificato turistico-residenziale e alberghiero;
Gole tufacee di Sorano e Pitigliano: per la concomitante minaccia della inadeguata gestione degli habitat forestali mesofili (faggete abissali e boschi del Tilio-Acerion) e dell'intensa attività estrattiva del tufo con ripercussioni gravi sugli ecosistemi fluviali.
Contesti fluviali
Il riconoscimento dei contesti fluviali, di cui all'art. 16 della Disciplina del PIT/PPR, sarà effettuato dai Comuni nei POC o in specifici progetti di settore e/o di paesaggio, nel rispetto dell'art. 11.4 'Contesti fluviali' della Disciplina del PTCP GR, dello Statuto e degli studi idraulici di supporto del presente P.S.I.
Il "Reticolo idrografico" regionale è rappresentato nella tav. ST.01.
