Piano Strutturale
Art. 11 Contenuti generali dello Statuto
1. Statuto del P.S.I. - Definizione
Lo statuto del territorio costituisce l'atto mediante il quale le comunità locali riconoscono il proprio patrimonio territoriale identitario e ne individuano le regole di tutela, riproduzione e trasformazione.
Lo statuto del territorio comprende gli elementi che costituiscono il patrimonio territoriale e le invarianti strutturali.
Lo Statuto del territorio del presente P.S.I. assume come riferimento fondamentale lo Statuto del PIT/PPR, che individua le seguenti Invarianti Strutturali, descritte nel documento "Abachi delle invarianti" del PIT/PPR:
* Invariante I - "I caratteri idrogeomorfologici dei bacini idrografici e dei sistemi morfogenetici", definita dall'insieme dei caratteri geologici, morfologici, pedologici, idrologici e idraulici del territorio;
* Invariante II - "I caratteri ecosistemici del paesaggio", definita dall'insieme degli elementi di valore ecologico e naturalistico presenti negli ambiti naturali, seminaturali e antropici;
* Invariante III - "Il carattere policentrico dei sistemi insediativi, urbani e infrastrutturali", definita dall'insieme delle città ed insediamenti minori, dei sistemi infrastrutturali, produttivi e tecnologici presenti sul territorio;
* Invariante IV - "I caratteri morfotipologici dei paesaggi rurali", definita dall'insieme degli elementi che strutturano i sistemi agroambientali.
Le quattro invarianti strutturali sono descritte attraverso l'individuazione dei caratteri, dei valori, delle criticità e con indicazioni per le azioni con riferimento ad ogni morfotipo in cui esse risultano articolate, e sono contestualizzate nelle schede d'ambito.
Le invarianti del PIT/PPR costituiscono lo strumento conoscitivo e il riferimento tecnico-operativo per l'elaborazione del presente P.S.I.
2. Patrimonio territoriale del P.S.I. - Definizione
Il patrimonio territoriale del P.S.I., riferito all'intero territorio di Manciano, Pitigliano e Sorano, è costituito dalle seguenti componenti identitarie:
• Sistemi di paesaggio del PTCP e relativa disciplina
• Sistemi territoriali e di paesaggio individuati dai PS vigenti
• Struttura idro-geo-morfologica
• Struttura eco-sistemica
• Struttura agro-forestale
• Patrimonio culturale, paesaggistico ed ambientale
• Struttura insediativa
3. Invarianti Strutturali del P.S.I. - Definizione
Ai sensi dell'art. 5 della LR 65/2014, per invarianti strutturali si intendono i caratteri specifici, i principi generativi e le regole che assicurano la tutela e la riproduzione delle componenti identitarie qualificative del patrimonio territoriale.
L'individuazione delle invarianti strutturali non costituisce un vincolo di non modificabilità delle strutture territoriali riconosciute nel presente P.S.I., ma il riferimento per definire le condizioni di trasformabilità, salvo espressa disciplina contenuta nel presente P.S.I. o nei P.O.C. comunali che ne renderanno operativa l'attuazione.
Art. 12 Ambito di paesaggio n.20 "Bassa Maremma e ripiani tufacei" del PIT/PPR
Il P.S.I. recepisce nello Statuto del territorio gli Indirizzi per le politiche contenuti nella Scheda d'Ambito n. 20 "Bassa Maremma e ripiani tufacei" e traduce in strategie di sviluppo sostenibile gli Obiettivi di qualità e le Direttive correlate. Il P.S.I. assume all'interno del proprio Statuto i seguenti contenuti della Scheda dell'Ambito di paesaggio 20 del PIT/PPR, che interessano i tre Comuni:
Criticità
Le criticità descrivono gli effetti di pressione che rischiano di alterare le qualità e le relazioni del patrimonio territoriale pregiudicandone la riproducibilità. Individuate mediante l'esame dei rapporti strutturali intercorrenti fra le quattro invarianti, coerentemente con la definizione di patrimonio territoriale. Le criticità sono state in questa sede formulate in forma di sintesi ponderata rispetto all'insieme dell'ambito. L'ambito si caratterizza per criticità di segno opposto: da una parte, fenomeni di artificializzazione e urbanizzazione per carico turistico, soprattutto lungo le aree costiere; dall'altra, problematiche causate dall'abbandono degli ambienti agro-pastorali e boschivi in alcuni settori alto collinari e montani.
Le criticità maggiori dell'ambito sono dovute alle diffuse trasformazioni edilizie e urbanistiche e agli elevati carichi turistici stagionali che insistono nelle zone costiere. Conseguentemente, i caratteri paesaggistici e gli equilibri ecologici specifici del sistema costiero sono stati alterati in modo più o meno significativo. L'effetto barriera costituito dal corridoio infrastrutturale dell'Aurelia e della ferrovia, di per sé critico, è stato aggravato dall'alta concentrazione insediativa a carattere principalmente artigianale-industriale e commerciale nella fascia delimitata dalle due infrastrutture, e residenziale in prossimità della stessa.
Fenomeni di espansione dei principali borghi e nuclei di origine medievale interessano la vasta porzione collinare. Pur essendo più contenute rispetto a quelle costiere, le espansioni disposte lungo le principali direttrici dei centri urbani ne riducono il valore paesistico e architettonico, anche perché visibili dalle piane e dai principali assi di attraversamento del territorio. Nei "tufi" in particolare, paesaggio di particolare valore anche per la sua unicità nel territorio regionale, i rischi derivanti dalla naturale evoluzione geomorfologica che può portare a crolli richiedono una particolare attenzione in tutti gli interventi di trasformazione del paesaggio consolidato, sia urbano che rurale. L'intensificazione e la specializzazione dell'agricoltura nelle pianure alluvionali, per diffusione di seminativi, colture di serra e florovivaismo, nonché nei versanti di bassa collina e lungo i ripiani tufacei di Pitigliano e Sovana per vigneti di nuovo impianto, possono comportare rischi di semplificazione del paesaggio agrario, di riduzione degli elementi vegetali e di più intenso utilizzo delle risorse idriche, oltre alla riduzione delle funzioni di collegamento ecologico tra matrici o nodi forestali finora svolto dalle aree agricole tradizionali. In alcuni settori alto collinari e montani, infine, si riscontrano problematiche causate dall'abbandono di ambienti agropastorali e boschivi. Nel territorio collinare e sulle fasce di raccordo tra collina e pianura, pur nella permanenza di ecosistemi agro- pastorali tradizionali estesi di alta valenza naturalistica e paesaggistica, si segnalano alcuni processi di intensificazione delle attività agricole causati, soprattutto, dalla diffusione di vigneti specializzati. In direzione opposta alle pressioni fin qui descritte si muovono i processi di abbandono degli ambienti alto collinari e montani, con conseguenti ricolonizzazioni arbustive e arboree, l'incremento del rischio idrogeologico, l'indebolimento delle funzioni di presidio territoriale. Sempre all'interno delle zone alto collinari e montane, i paesaggi boschivi, di elevata estensione ma spesso di scarsa qualità ecologica, sono talvolta oggetto di prelievi legnosi poco sostenibili. Infine, i vasti siti estrattivi e produttivi, attivi o in abbandono, rappresentano una criticità quando non correttamente gestiti e ripristinati.
Interpretazione di sintesi
Nel territorio dei tre Comuni sono riconosciuti i seguenti "Strutture e elementi di contesto":
• Centri urbani storici, Nuclei e borghi storici
• Direttrice primaria storica di grande comunicazione e di valore paesaggistico SR74 Maremmana
• Paesaggio rurale con mosaico di aree agricole, silvo-pastorali e naturali di grande valore paesistico
• Ambienti rocciosi e ripiani tufacei solcati da profonde forre spesso connotati da emergenze archeologiche e paesistiche (necropoli etrusche e rovine di insediamenti rupestri)
• Abbandono dei coltivi con fenomeni di colonizzazione arbustiva e arborea
• Bacini estrattivi e cave (attivi e dismessi - in tutti e tre i comuni)
• Direttrici di connettività ecologica interrotte o critiche (nel comune di Manciano in direzione nord-sud verso le formazioni forestali del complesso Monte Amiata/Monte Labbro/Monte Penna)
• Il complesso golfistico e turistico dell'area delle Terme di Saturnia (comune di Manciano) e il sistema delle 'piccole terme' da tutelare/ripristinare/valorizzare (comuni di Pitigliano e Sorano)
• Impianti fotovoltaici a terra (in tutti i Comuni)
• Elettrodotti ad alta tensione (in tutti i Comuni)
Obiettivi di qualità e Direttive correlate della Scheda d'Ambito di paesaggio n. 20 Bassa Maremma e ripiani tufacei del PIT/PPR
Obiettivo 1: Salvaguardare la fascia costiera e la retrostante pianura, qualificate dalla presenza di eccellenze naturalistiche legate agli importanti sistemi dunali e di costa rocciosa, di aree umide e lagune costiere, e dal paesaggio agrario di Pianura e della bonifica, riequilibrando il sistema insediativo e infrastrutturale polarizzato sulla costa
Direttive correlate
Gli enti territoriali e i soggetti pubblici, negli strumenti della pianificazione, negli atti del governo del territorio e nei piani di settore, ciascuno per propria competenza, provvedono, ai sensi dell'art. 4 della Disciplina del Piano Paesaggistico, a:
1.11 - valorizzare i caratteri identitari del paesaggio della bonifica:
- - preservando la leggibilità del sistema insediativo (fattorie, casali, poderi e nuclei rurali) della bonifica storica e di quella novecentesca dell'Ente Maremma, evitando alterazioni morfologiche di nuclei e aggregati;
- - salvaguardando, ove possibile, la maglia agraria storica e favorendo il mantenimento di un'agricoltura innovativa che coniughi competitività economica con ambiente e paesaggio
Orientamenti:
• mantenere la viabilità poderale e la vegetazione di corredo;
• ricercare la coerenza delle eventuali riorganizzazioni della maglia agraria con il disegno della bonifica;
• garantire l'efficienza del sistema di regimazione e scolo delle acque, attraverso azioni di manutenzione, ripristino e potenziamento del reticolo di fossi, canali e scoline e dei manufatti della bonifica (canali, argini rilevati, idrovore, caselli idraulici, ponti).
1.12 - garantire l'equilibrio idraulico delle aree di pianura e delle falde acquifere e salvaguardare i valori ecosistemici, idrogeomorfologici e paesaggistici degli ambienti fluviali e torrentizi
Orientamenti:
• contenere i prelievi idrici, anche attraverso il ricorso a sistemi irrigui a minore richiesta. I sistemi irrigui debbono peraltro tenere conto del rischio di salinizzazione dei suoli nelle Depressioni retrodunali e nei Bacini di esondazione;
• mitigare, nelle zone adiacenti le aree umide e gli ecosistemi fluviali e torrentizi, i processi di intensificazione delle attività agricole;
• evitare il sovraccarico degli estesi sistemi drenanti, in particolare con acque potenzialmente inquinanti di origine urbana, agricola o industriale;
• contenere l'impermeabilizzazione delle aree di assorbimento dei deflussi e di ricarica degli acquiferi, montane, collinari e di Margine;
• aumentare la capacità di smaltimento dei maggiori eventi di piena nei Bacini di esondazione e nelle Depressioni retrodunali, intervenendo anche sulle infrastrutture per creare vie di drenaggio, capaci di proteggere gli insediamenti e ridurre le aree allagabili;
• migliorare la qualità ecosistemica e il grado di continuità ecologica trasversale e longitudinale degli ambienti fluviali e torrentizi nonché i livelli di sostenibilità delle attività di gestione della vegetazione ripariale;
• individuare e tutelare idonee fasce di mobilità fluviale (in particolare per alcuni tratti dei fiumi Albegna e Fiora) e ridurre i livelli di artificializzazione delle aree di pertinenza fluviale, anche attraverso il divieto, in tali aree, di realizzare nuovi siti estrattivi e la riqualificazione dei siti estrattivi abbandonati e delle aree degradate o interessate da usi impropri, con priorità per le aree classificate come "Corridoi ecologici fluviali da riqualificare" (in particolare il basso corso del Fiume Albegna e del Torrente Osa).
1.13 - negli interventi di rimodellamento, soggetti ad autorizzazione idrogeologica ed incidenti sull'assetto idrogeomorfologico, prevedere, nel caso di modifiche sostanziali della maglia agraria, che le soluzioni funzionali individuate siano coerenti (per forma e dimensione) con il contesto paesaggistico, prevedendo altresì adeguate dotazioni ecologiche in grado di migliorarne i livelli di permeabilità;
1.14 - negli interventi di nuova edificazione assicurare la coerenza con il contesto paesaggistico per forma, dimensione e localizzazione;
Obiettivo 4: Salvaguardare e valorizzare i rilievi dell'entroterra e l'alto valore iconografico e naturalistico dei ripiani tufacei, reintegrare le relazioni ecosistemiche, morfologiche, funzionali e visuali con le piane costiere
Direttive correlate
Gli enti territoriali e i soggetti pubblici, negli strumenti della pianificazione, negli atti del governo del territorio e nei piani di settore, ciascuno per propria competenza, provvedono, ai sensi dell'art. 4 della Disciplina del Piano Paesaggistico, a:
4.1 - mantenere il carattere compatto dei centri collinari di origine medievale, che si sviluppano principalmente sulle colline dell'Albegna e sull'altopiano dei Tufi, e le relazioni figurative con il contesto paesaggistico, anche favorendo la conservazione di una fascia di oliveti o di altre colture nel loro intorno territoriale e lungo la viabilità di crinale, contenendo le espansioni insediative e assicurando che le nuove realizzazioni edilizie nei borghi e centri non si collochino in modo incongruo lungo i principali assi stradali ma contribuiscano, per localizzazione, morfologia, rapporto con lo spazio pubblico e tipologie edilizie, a mantenere o riqualificare ciascun insediamento;
4.2 - contrastare i processi di spopolamento e di abbandono nelle aree più marginali di Collina e di Montagna dell'Albegna, del Fiora e dei ripiani tufacei favorendo il riutilizzo del patrimonio abitativo
Orientamenti:
• favorire il recupero dei centri collinari a fini abitativi e di ospitalità diffusa e/o agrituristica, l'offerta di servizi alle persone e alle aziende agricole e migliorare le condizioni complessive di accessibilità in termini di viabilità e di servizi di trasporto pubblico;
• favorire la riattivazione di economie agrosilvopastorali;
• promuovere l'offerta turistica e agrituristica legata alle produzioni enogastronomiche di qualità, all'artigianato tipico, alla conoscenza del paesaggio e dell'ambiente collinare-montano.
4.3 - salvaguardare i caratteristici paesaggi agrosilvopastorali che si presentano diversificati a seconda delle morfologie collinari e generalmente con buone caratteristiche di permanenza e integrità dei segni e delle relazioni storiche favorendo il mantenimento di un'agricoltura innovativa che coniughi competitività economica con ambiente e paesaggio
Orientamenti:
• evitare i processi di abbandono delle attività agricole e zootecniche, con conseguente ricolonizzazione arbustiva e gli opposti processi di artificializzazione, con riferimento ai campi da golf e relativi complessi turistici che comportano urbanizzazioni ex novo;
• conservare l'infrastruttura rurale storica (sistemazioni idraulico agrarie, se presenti, viabilità interpoderale, corredo vegetazionale) nonchè la maglia agraria di impianto storico e l'alto grado della sua funzionalità ecologica nei tessuti a campi chiusi delle colline dell'Albegna e del Fiora;
4.4 - assicurare una gestione forestale sostenibile finalizzata al miglioramento degli ecosistemi forestali degradati dei rilievi di Orbetello e Capalbio, di Monte Bellino e Poggio Costone, e alla conservazione delle formazioni forestali di grande interesse conservazionistico e biogeografico delle gole tufacee;
4.5 - tutelare i valori naturalistici ed estetico-percettivi degli ambienti fluviali e torrentizi; ridurre i processi di frammentazione e artificializzazione delle aree di pertinenza fluviale e migliorare i livelli di sostenibilità delle attività di gestione della vegetazione ripariale
Orientamenti:
• migliorare la qualità ecosistemica complessiva con particolare riferimento ai Fiumi Fiora e Albegna e al reticolo idrografico minore delle gole tufacee costituito dal Fiume Lente e dai suoi affluenti, e il loro grado di continuità ecologica trasversale e longitudinale.
4.6 - tutelare il ricco sistema di piccole aree umide e corpi d'acqua dei sistemi collinari, caratterizzati da elevati valori naturalistici e paesaggistici, quali i Lagaccioli di Capalbio, il Lago Acquato, il laghetto del Marruchetone e il Lago di San Floriano ed altri corpi d'acqua minori;
4.7 - migliorare i livelli di sostenibilità ambientale e paesaggistica delle attività estrattive, con particolare riferimento ai siti estrattivi di travertino nelle colline del Fiora, di tufo nelle Gole tufacee del Fiume Lente (Pitigliano e Sorano), fonte di elevati impatti sugli habitat rupestri e sugli importanti ecosistemi fluviali, alle cave di calcare nei Poggi tra Capalbio e La Marsiliana e a Montemerano, anche evitando l'apertura di nuovi siti estrattivi e riqualificando quelli dismessi;
4.8 - tutelare la risorsa termale garantendo la sostenibilità delle attività legate al suo sfruttamento e alla sua valorizzazione al fine di preservarne il valore paesaggistico, naturalistico e geologico;
4.9 - salvaguardare e valorizzare le emergenze storico-architettoniche e culturali diffuse, quali i borghi storici collinari, i complessi religiosi, le torri, il sistema dei castelli e borghi fortificati delle colline dell'Albegna, le rovine immerse nella macchia mediterranea, le fattorie lungo gli antichi percorsi della transumanza, le zone termali, promuovendo la loro messa in rete e la fruizione integrata con le risorse paesaggistiche costiere;
4.10 - tutelare e valorizzare il patrimonio archeologico presente nei territori di Sorano, Pitigliano e Sovana e le importanti vestigia etrusco-romane sulla costa e alle aree di Saturnia e Marsiliana d'Albegna;
4.11 - tutelare e valorizzare i tracciati di valore storico e/o paesaggistico che collegano la costa con l'entroterra, anche prevedendo modalità di spostamento integrate, sostenibili e multimodali;
4.12 - tutelare e valorizzare la principale penetrante trasversale dell'ambito, coincidente con gli antichi assi di transumanza, strada n. 74 Maremmana, per la sua funzione di collegamento tra la costa e l'entroterra - attraversando i rilievi collinari dell'Albegna e del Fiora fino al ventaglio dei centri dei ripiani tufacei - e del diffuso patrimonio di emergenze storico-architettoniche, quali il sistema di castelli e borghi fortificati medievali, di rocche ed edifici religiosi, e per le suggestive visuali da essa percepite;
4.13 - salvaguardare l'eccellenza paesaggistica e la forte valenza iconografica del paesaggio dei tufi, tutelando la rete dei nuclei storici e garantendo l'integrità geologica e la stabilità delle rupi tufacee
Orientamenti:
• conservare l'eccezionale valore della relazione tra la morfologia dei luoghi e gli insediamento storici di Pitigliano e Sorano, caratterizzata dalla continuità tra lo sperone di tufo e il costruito;
• tutelare la rete dei nuclei storici, con particolare riferimento a Sovana e Montorio, e la loro relazione con il contesto rurale.
4.14 preservare il mosaico agrario diversificato dei rilievi tufacei caratterizzato dall'alternanza tra le gole dominate dalle formazioni boschive e gli altopiani coltivati a oliveti, seminativi e vigneti;
4.15 tutelare le visuali panoramiche che si aprono da molti tratti dei principali assi viari che corrono lungo i ripiani tufacei
Orientamenti:
• tutelare le visuali verso Pitigliano dalla strada n. 74 Maremmana, verso Sorano e Montorio dalla strada provinciale che collega la Sforzesca a Pitigliano, verso il monte Elmo e i territori rurali dell'altopiano tufaceo dalla strada provinciale Pitigliano-Santa Fiora.
Art. 13 Ricognizione delle regole statutarie del PTCP
La Provincia di Grosseto è dotata di Piano Territoriale di Coordinamento approvato con Deliberazione del Consiglio Provinciale n. 20 dell'11/06/2010, mentre con Delibera del Consiglio Provinciale di Grosseto n. 38 del 24/09/2021 è stato adottato il nuovo PTCP.
1. Sistemi Territoriali
I sistemi territoriali riconosciuti dal PTCP di Grosseto costituiscono la base conoscitiva e statutaria condivisa fra i tre Comuni, che definisce le relazioni fra i Sistemi Territoriali del P.S.I., e sono rappresentati nell'elaborato "ST5_Sistemi territoriali P.S.I. e PTCP".
I caratteri specifici, i principi generatici e le regole che assicurano la tutela e la riproduzione delle componenti identitarie qualificative dei sistemi territoriali riconosciuti dal PTCP costituiscono invarianti strutturali del P.S.I.
I sistemi territoriali del PTCP che vengono assunti come parte fondativa dello Statuto del P.S.I. sono costituiti dalle Unità Morfologiche Territoriali (U.M.T.) e dagli Ambiti a Ridotto Potenziale Antropico (A.R.P.A.).
Le UMT, riconosciute e descritte dal PTCP 2010 previgente della Provincia di Grosseto nella Scheda 8A, sono state rielaborate ed adeguate nel nuovo PTCP alle norme e Piani sovraordinati nel frattempo intervenuti, descritte e normate nell'Album degli ambiti di paesaggio e delle U.M.T. allegato allo Statuto del PTCP.
Le componenti patrimoniali che interessano i comuni di Manciano, Pitigliano e Sorano sono descritte di seguito, attraverso la indicazione dei caratteri specifici, i principi generativi e delle regole che assicurano la tutela e la riproduzione delle componenti identitarie qualificative del patrimonio territoriale.
* CP3 - Valle del Medio Albegna
Inquadramento territoriale
Sistema collinare degradante nel fondo vallivo dell'Albegna. Morfologia dolce e ondulata delle colline plioceniche a prevalente matrice argillosa. Aree di deposito alluvionale nel fondovalle. Affioramenti travertinosi a Saturnia.
Settori morfologici principali
• Assetti dell'impianto medioevale nei ripiani travertinosi e nei depositi eluviali
Rilievi collinari caratterizzati dalla scarsa presenza di superfici boscate e da estesi di seminativi e/o prati-pascoli talvolta organizzati in veri e propri "campi chiusi" sui suoli argillosi. Sul ripiano travertinoso appezzamenti di colture arboree (oliveti) attorno all'aggregato di castello con fattoria di Saturnia. La viabilità segue le linee di crinale e supporta un rado insediamento sparso situato sulla sommità dei colli.
• Assetti dell'appoderamento otto-novecentesco nei depositi alluvionali
Piani a seminativo caratterizzati, nell'orditura dei campi e nella rete degli scoli, dagli assetti della bonifica idraulica dei secoli scorsi, soprattutto dell'Opera Nazionale Combattenti. L'azione di bonifica e colonizzazione agraria del regime fascista porta alla formazione di numerosi poderi, spesso designati semplicemente con un numero, strutturati dai nuovi centri di sevizio [...], distinguibili per la loro posizione nodale all'interno di una maglia larga e irregolare di strade interpoderali. Raggiungimento di un equilibrio stabile terra-insediamenti agricoli nella fusione tra la regolare scansione della rete degli scoli e il disegno delle strutture fondiarie. [...]
Distribuzione spaziale che associa i boschi, posti sulle vicine pendici collinari e le colture arboree circostanti gli edifici colonici, alla cerealicoltura del piano.
• Assetti dell'appoderamento otto-novecentesco nelle colline argillose
Sulle molli ondulazioni collinari estesi coltivi a maglia larga, seminativi e/o prati-pascoli generalmente organizzati in "campi chiusi" o "prati pascoli" con alberi isolati e a gruppi, intercalati a consistenti nuclei boscati a prevalenza di lecci (Quercus ilex) e sughere (Quercus pubescens) soprattutto nei versanti più bassi e nei fondi vallivi. Siepi vive in corrispondenza di fossi, di discontinuità del rilievo, di confini di proprietà. La vasta dimensione dei campi a seminativo e a pascolo genera un insediamento sparso debole e diradato situato sulla sommità dei colli, dove il rischio di frane e smottamenti è ridotto al minimo, mentre la viabilità segue le linee di crinale. Ruolo strutturante delle Fattorie di Pomonte, Cavallini e Colle Lupo.
• Assetti dell'appoderamento otto-novecentesco nelle colline argillose sabbiose e ciottolose
Rilievi collinari con presenza significativa di colture arborate (oliveti) e seminativi [...].
• Assetti della Riforma Agraria nei depositi alluvionali
L'ampio fondovalle dell'Albegna, tra la Marsiliana e la Fattoria Cavallini, è contrassegnato lungo la S.R. N°74 "Maremmana" e la S.P. N°146 di "Aquilaia" dal tipico "appoderamento a nuclei" dell'Ente Maremma. Fabbricati allineati lungo le strade e avvicinati ai confini comuni dei fondi in modo che risultino a gruppi di due, tre o quattro poderi. Indirizzo prevalentemente cerealicolo-zootecnico, anche se ai seminativi è associata un'intensificazione colturale indirizzata verso l'olivicoltura e in misura minore verso vigneti e frutteti. Lungo la strada [...] regionale "Maremmana" sono edificati, come centri di servizio per l'area di nuova colonizzazione, i borghi [...] della Sgrilla e dello Sgrillozzo.
• Assetti della Riforma Agraria nelle colline argillose
Trasformazione di quest'area collinare, caratterizzata da un appoderamento rado, generalmente posto sulla sommità dei rilievi, e dalla vasta dimensione dei campi a seminativo e pascolo, secondo un'organizzazione spaziale connotata da una maglia quasi geometrica. L'Ente Maremma rafforza l'insediamento colonico (scorporato dalle grandi proprietà ed inserito all'interno della nuova scansione fondiaria) e gli assetti poderali precedentemente istituiti sul sistema "strada di crinale/podere" e ne istituisce di nuovi, sostenuti da una viabilità rurale a questi trasversale. Ricucitura fra vecchio e nuovo nell'andamento più tortuoso della viabilità poderale aderente alla morfologia del rilievo. [...]
Indirizzo colturale prevalentemente cerealicolo-zootecnico con valorizzazione delle colture foraggere e introduzione dell'allevamento stallino, cui è associata un'intensificazione colturale indirizzata verso l'olivicoltura e in misura minore verso vigneti e frutteti.
Dinamiche in atto
Crescita di superfici specializzate a vigneto e oliveto in tutti i settori morfologici con realizzazione di impianti di vigneti "a rittochino". Processi di semplificazione ed omologazione del paesaggio agrario, oltre alla compromissione della stabilità dei suoli, per l'accorpamento dei fondi causato dalla diffusione delle nuove tecniche di coltivazione. Nei piani processi di semplificazione della maglia agraria e del sistema scolante per l'introduzione di colture industriali quali il mais, girasole e colture orticole. Buona presenza di foraggere alternate ai prati permanenti e ai pascoli legati all'allevamento di ovini, bovini e suini.
Fenomeni di deruralizzazione del patrimonio edilizio e delle aree agricole nelle zone collinari e di piano innescati dallo sviluppo dell'agriturismo e del turismo rurale legati alla notorietà del polo termale di Saturnia. Proliferazione di annessi agricoli intorno a Saturnia ed ai limitrofi rilievi collinari, solo in parte legati a vigne ed orti per uso familiare o forme di agricoltura part-time. La trasformazione urbana dell'aggregato di castello di Saturnia avviene con decisi sviluppi lineari lungo la viabilità principale ed occupazione dei versanti a maggiore panoramicità.
Indirizzi operativi
1. Configurazioni Morfologico- naturali da mantenere:
• i nuclei e delle piante di sughera.
2. Configurazioni Morfologico-agrarie da mantenere:
• la maglia dei "campi chiusi", in particolare il disegno strutturante delle folte siepi arborate, evitando la dispersione delle nuove costruzioni rurali;
• le aree di piano, con il mantenimento, dove esistente, delle sistemazioni di bonifica, della vegetazione ripariale non interagente con l'efficienza idraulica, della viabilità campestre, dell'orientamento dei campi, delle piantate residue, delle siepi, delle siepi alberate, delle alberature a filari, a gruppi e isolate;
• la maglia dei prati-pascoli con alberi isolati o a gruppi, in particolare le querce isolate o a gruppi nei campi aperti, la vegetazione arborea lineare lungo gli impluvi e le siepi alberate lungo la viabilità rurale;
• la rete dei percorsi della transumanza quali elementi strutturanti ed identitari del territorio rurale.
3. Configurazioni Morfologico-insediative:
• tutelare i centri murati e gli aggregati, le ville-fattoria e i complessi architettonici, incluso l'intorno territoriale ad essi legato da relazioni funzionali, percettive, storiche o figurative per salvaguardarne l'integrità e la visione panoramica;
• evitare i sistemi insediativi lineari lungo la viabilità di rango nazionale, regionale, provinciale e su quella non idonea ed adeguata al servizio degli insediamenti;
• garantire, negli insediamenti di nuova formazione, un'articolazione equilibrata di tipi edilizi e spazi pubblici che concorrano alla formazione di ambienti urbani armonici, oltre ad evitare la privatizzazione delle viste nei luoghi a maggiore panoramicità;
• garantire la compatibilità tra tipi edilizi del patrimonio insediativo storico e forme del riuso;
• porre attenzione alla progettazione delle aree verdi, poste a sutura tra aree agricole, nuove espansioni residenziali e centro storico, quali elementi di definizione del margine urbano;
• riqualificare le aree pertinenziali delle case coloniche attraverso regole che inibiscano la costruzione di locali ipogei ad uso garage e dettino criteri e modi per la realizzazione di tettoie, recinzioni e schermature, la sistemazione della viabilità di servizio e l'impianto di vegetazione arborea, al fine di evitare rilevanti cesure con il territorio agricolo;
• tutelare i punti di sosta di interesse panoramico lungo tutto il sistema viario evitando la realizzazione di barriere visive.
4. Aree di Riqualificazione Morfologica:
• definizione del margine urbano rispetto alla campagna tramite sistemazioni arboree o formazione di aree verdi con funzioni ricreazionali ed ecologiche.
Vocazioni da sviluppare
Valorizzazione economica, nel rispetto dei valori formali dell'UMT, delle risorse storico- naturali, delle produzioni tipiche locali e delle forme di turismo sostenibile ad esse collegato attraverso la disincentivazione sul territorio aperto dei fenomeni di dispersione insediativa, soprattutto nelle aree limitrofe al centro abitato di Saturnia, e la promozione di misure volte ad incentivare, nell'ambito delle opere di miglioramento dell'ambiente e dello spazio rurale, forme di agricoltura specializzata che limitino i fenomeni erosivi derivanti dalla presenza di vaste aree di vigneto specializzato oltre a consentire il mantenimento degli assetti agrari tradizionali presenti. Eventuali interventi di nuovo appoderamento perseguiranno le regole insediative della preesistenza.
* CP4 - Colline di Montauto
Inquadramento territoriale
Sistema di crinali collinari disposti secondo andamento "antiappenninico" in direzione" nord/est -sud/ovest compresi tra il Fiume Fiora ed il Fosso del Tafone. Rilievi pliocenici di bassa collina a matrice argillosa e depositi alluvionali.
Settori morfologici principali
• Assetti dell'appoderamento otto-novecentesco nelle colline argillose e nei depositi alluvionali
Rilievi collinari per secoli crocevia di percorsi di transumanza, sia a scala locale che regionale caratterizzati, verso il fiume Fiora, da copertura forestale continua (zona Poggio Costone, Roccaccia di Montauto, Vetta del Castellaccio) di boschi appartenenti al genere Quercus o alle sclerofille sempreverdi, verso il Tafone e la S.P. N°67 di "Campigliola", dalla significativa presenza di seminativi alternati a prati-pascoli contrassegnati dal disegno strutturante delle folte siepi alberate coincidente con gli impluvi delimitanti gli appezzamenti.
Tale diversificazione di uso del suolo permette alla Fattoria di Montauto di generare, su derivazioni a pettine dalla provinciale, unità poderali autosufficienti lungo i crinali, il diretto sfruttamento della risorsa forestale legato al pascolamento brado di bestiame stanziale (bovini, equini e suini) o transumante (ovino) nelle bandite o nelle aree boscate del fondovalle ed al periodico taglio del soprassuolo.
Dinamiche in atto
Buona presenza di foraggere alternate ai prati permanenti e ai pascoli legati all'allevamento di ovini, bovini e suini.
Lenta crescita di superfici specializzate a vigneto e oliveto.
Fenomeni di deruralizzazione del patrimonio edilizio e delle aree agricole nelle zone collinari e di piano innescati dallo sviluppo del turismo rurale e della multifunzionalità agricola.
Indirizzi operativi
1. Configurazioni Morfologico- naturali da mantenere:
• il patrimonio boschivo attraverso una corretta gestione delle pratiche forestali e garantire la presenza di un mosaico di elementi diversi come pattern essenziale per la conservazione della biodiversità vegetale.
2. Configurazioni Morfologico-agrarie da mantenere:
• la rete dei percorsi della transumanza quali elementi strutturanti ed identitari del territorio rurale.
3. Configurazioni Morfologico-insediative:
• tutelare i centri murati e gli aggregati, le ville-fattoria e i complessi architettonici, incluso l'intorno territoriale ad essi legato da relazioni funzionali, percettive, storiche o figurative per salvaguardarne l'integrità e la visione panoramica;
• garantire la compatibilità tra tipi edilizi del patrimonio insediativo storico e forme del riuso;
• riqualificare le aree pertinenziali delle case coloniche attraverso regole che inibiscano la costruzione di locali ipogei ad uso garage e dettino criteri e modi per la realizzazione di tettoie, recinzioni e schermature, la sistemazione della viabilità di servizio e l'impianto di vegetazione arborea, al fine di evitare rilevanti cesure con il territorio agricolo;
• tutelare i punti di sosta di interesse panoramico lungo tutto il sistema viario evitando la realizzazione di barriere visive.
Vocazioni da sviluppare
Valorizzazione economica, nel rispetto dei valori formali dell'UMT, delle risorse storico- naturali e delle produzioni tipiche locali mediante il sostegno all'attività agricola, la gestione di forme di turismo sostenibile, la promozione della ricerca scientifica e dell'educazione ambientale. Programmazione di misure volte ad incentivare, nell'ambito delle opere di miglioramento dell'ambiente e dello spazio rurale, forme di agricoltura specializzata che limitino i fenomeni erosivi derivanti dalla presenza di vigneti specializzati oltre a consentire il mantenimento degli assetti agrari tradizionali presenti. Eventuali interventi di nuovo appoderamento perseguiranno le regole insediative della preesistenza.
* R10.2 - Versante di S. Martino (T.E.R.A.)
Inquadramento territoriale
Sistema montuoso e alto-collinare composto da affioramenti dei rilievi strutturali a diversa composizione litologica attraversato in direzione nord-sud dall'ampio alveo fluviale del Fiume Fiora. Una lunga vallata con terrazzi fluviali e tratti di deposito alluvionale.
Settori morfologici principali
• Assetti dell'insediamento di montagna nei rilievi strutturali
Sistema insediativo accentrato nelle aree di contatto tra i boschi di cerro e/o castagno e le aree a valenza pastorale ed agricola organizzate nella maglia dei "campi chiusi" o dei "prati pascoli" con alberi isolati e a gruppi su scisti calcareo-argillose. Posizione baricentrica tra superfici castagnate (terreni arenacei del Macigno) e suoli agricoli (terreni argillosi dei Galestri e Palombini) [...] degli aggregati la cui genesi è legata alla piccola proprietà montana. Questa si concentra in minuscoli centri, disposti lungo la viabilità principale, intorno ai quali sono situati, relativamente riuniti, appezzamenti di castagneto, orto, seminativo di cui si compone, mentre la relativa vicinanza ai pascoli estivi consente di offrire servizi alla "pastorizia transumante".
• Assetti dell'impianto medioevale nei rilievi strutturali
Sistema insediativo accentrato nelle aree di contatto tra i mosaici agricoli complessi con colture arboree (oliveti e vigneti) sugli affioramenti arenacei e aree a valenza pastorale ed agricola, organizzate nella maglia dei "campi chiusi" o dei "prati pascoli" con alberi isolati e a gruppi, intercalate a nuclei boscati (in genere leccete e/o sugherete) sulle scisti calcareo- argillose.
L'aggregato a forma chiusa di Capanne e quelli lineari di Poggio Murella e San Martino sul Fiora sono insediamenti di matrice agricolo-pastorale sviluppatisi in età moderna (XVI- XVIII sec.) lungo antichi assi di transumanza. Essi devono il loro assetto, soprattutto, alla piccola proprietà fondiaria formatasi a seguito delle allivellazioni leopoldine. Questa si concentra nei minuscoli centri intorno ai quali sono situati, relativamente riuniti, appezzamenti olivati e a seminativo di cui si compone, mentre la presenza di ampie superfici pascolative consente di offrire servizi alla "pastorizia transumante".
• Assetti dell'appoderamento otto-novecentesco nei depositi alluvionali e nelle colline sabbiose e ciottolose
Corso del fiume Fiora caratterizzato da greti sassosi, terrazzi fluviali, formazioni arboree ripariali (Salix alba, Populus alba, P.nigra) e versanti boscati a dominanza di latifoglie termofile e mesofile. Nella zona di Pian dei Laschi, tra la confluenza del Fosso Rigo e del Torrente Tegone nel Fiora, e di Volpaio, sotto la Fattoria Pianacce, presenza di aree boscate, seminativi e prati pascoli. Orientamento dei campi e della rete scolante relazionati al corso del Fiume Fiora.
L'integrazione, attraverso il sistema strutturante delle folte siepi alberate delimitanti gli appezzamenti a prato-pascolo e/o seminativo, con il sistema della transumanza permetteva in passato al sistema di villa - fattoria di generare unità poderali sui rilievi senza interferire con la consuetudine al pascolamento brado di bestiame stanziale (bovini, equini e suini) o transumante (ovino) nelle aree boscate o nelle apposite "bandite" del fondovalle. La necessità di una vasta estensione dei campi a seminativo e a pascolo genera un insediamento sparso debole e diradato situato sulla sommità dei colli o ai margini del pedecolle lungo una viabilità che scorre parallela al Fiora. [...]
• Assetti dell'appoderamento otto-novecentesco nei rilievi strutturali
Rilievi caratterizzati, sui crinali, da aree a seminativo e/o prato pascolo, talvolta organizzate in veri e propri "campi chiusi", intercalati a nuclei boscati, appartenenti al genere Quercus, nei versanti più bassi.
Tale diversificazione di uso del suolo permette alle villa/fattoria [...] la formazione di unità poderali autosufficienti che non interferiscono con il diretto sfruttamento della risorsa forestale legato al pascolamento brado di bestiame stanziale (bovini, equini e suini) o transumante (ovino) ed al periodico taglio del soprassuolo. [...]
Dinamiche in atto
Processi di abbandono soprattutto nella struttura dei rilievi.
Espansione del bosco e dell'incolto a detrimento dei suoli agricoli e dei castagneti. Distribuzione spaziale delle aree agricole irregolare e connotata da foraggere alternate ai prati permanenti e ai pascoli.
Marginalizzazione degli edifici e degli aggregati rurali nelle zone meno accessibili e lontane dai centri abitati principali con perdita della viabilità minore ad essi collegata.
Limitato sviluppo delle attività turistico rurali e agrituristiche.
Ruolo attrattivo della viabilità principale con densificazione edilizia e formazione di cortine lineari lungo strada [...].
Indirizzi operativi
1. Configurazioni Morfologico- naturali da mantenere:
• il patrimonio boschivo attraverso una corretta gestione delle pratiche forestali e garantire la presenza di un mosaico di elementi diversi come pattern essenziale per la conservazione della biodiversità vegetale;
• i castagneti da frutto ed il recupero di quelli in stato di abbandono;
• i nuclei e delle piante di sughera.
2. Configurazioni Morfologico-agrarie da mantenere:
• la maglia dei "campi chiusi", in particolare il disegno strutturante delle folte siepi arborate, evitando la dispersione delle nuove costruzioni rurali;
• la maglia dei prati-pascoli con alberi isolati o a gruppi, in particolare le querce isolate o a gruppi nei campi aperti, la vegetazione arborea lineare lungo gli impluvi e le siepi alberate lungo la viabilità rurale;
• la rete dei percorsi della transumanza quali elementi strutturanti ed identitari del territorio rurale.
3. Configurazioni Morfologico-insediative:
• tutelare i centri murati e gli aggregati, le ville-fattoria e i complessi architettonici, incluso l'intorno territoriale ad essi legato da relazioni funzionali, percettive, storiche o figurative per salvaguardarne l'integrità e la visione panoramica;
• evitare i sistemi insediativi lineari lungo la viabilità di rango nazionale, regionale, provinciale e su quella non idonea ed adeguata al servizio degli insediamenti;
• garantire, negli insediamenti di nuova formazione, un'articolazione equilibrata di tipi edilizi e spazi pubblici che concorrano alla formazione di ambienti urbani armonici, oltre ad evitare la privatizzazione delle viste nei luoghi a maggiore panoramicità;
• garantire la compatibilità tra tipi edilizi del patrimonio insediativo storico e forme del riuso;
• porre attenzione alla progettazione delle aree verdi, poste a sutura tra aree agricole, nuove espansioni residenziali e centro storico, quali elementi di definizione del margine urbano;
• riqualificare le aree pertinenziali delle case coloniche attraverso regole che inibiscano la costruzione di locali ipogei ad uso garage e dettino criteri e modi per la realizzazione di tettoie, recinzioni e schermature, la sistemazione della viabilità di servizio e l'impianto di vegetazione arborea, al fine di evitare rilevanti cesure con il territorio agricolo;
• tutelare i punti di sosta di interesse panoramico lungo tutto il sistema viario evitando la realizzazione di barriere visive.
Vocazioni da sviluppare
Valorizzazione economica, nel rispetto dei valori formali dell'UMT, delle risorse storico- naturali, delle produzioni tipiche locali e delle forme di turismo sostenibile ad esse collegato attraverso la promozione di misure volte ad incentivare, nell'ambito delle opere di miglioramento dell'ambiente e dello spazio rurale, il mantenimento degli assetti agrari tradizionali presenti. Eventuali interventi di nuovo appoderamento perseguiranno le regole insediative della preesistenza.
* R10.3 - Versante di Selvena (T.E.R.A.)
Inquadramento territoriale
Sistema montuoso e alto-collinare composto da affioramenti dei rilievi strutturali a diversa composizione litologica attraversato in direzione nord-sud dall'ampio alveo fluviale del Fiume Fiora. Una lunga vallata con terrazzi fluviali e tratti di deposito alluvionale.
Settori morfologici principali
• Assetti dell'insediamento di montagna nei rilievi strutturali
Sistema insediativo accentrato nelle aree di contatto tra i boschi di cerro e/o castagno e le aree a valenza pastorale ed agricola organizzate nella maglia dei "campi chiusi" o dei "prati pascoli" con alberi isolati e a gruppi su scisti calcareo-argillose. Posizione baricentrica tra superfici castagnate (terreni arenacei del Macigno) e suoli agricoli (terreni argillosi dei Galestri e Palombini) [...] degli aggregati rurali di Poggio Montone, Montebuono e Grotte Cavalieri. Aggregati la cui genesi è legata alla piccola proprietà montana formatasi nel XVIII sec. a seguito delle allivellazioni leopoldine. Questa si concentra in minuscoli centri, disposti lungo la viabilità principale, intorno ai quali sono situati, relativamente riuniti, appezzamenti di castagneto, orto, seminativo di cui si compone, mentre la relativa vicinanza ai pascoli estivi consente di offrire servizi alla "pastorizia transumante".
Lo sviluppo dell'attività minerarie connesse all'estrazione e al trattamento del cinabro mercurifero, tra XIX e XX secolo, non modifica la dislocazione del modello insediativo. L'integrazione tra reddito agricolo e reddito operaio lega i piccoli aggregati ancor di più al sistema delle percorrenze innescandone una crescita lineare e diffusa lungo il circuito viario che lega Castellazzara - Poggio Montone - Selvena - Miniera Merone - Montebuono - Grotte Cavalieri - Elmo - Castellazzara (SP. N°4 "Santa Fiora-Pitigliano", SP. N°34 "Selvena", SP. N°99 "Montevitozzo", SP. N°76 "Montorio"). [...]
Dinamiche in atto
Processi di abbandono a detrimento dei suoli agricoli e dei castagneti con espansione del bosco e dell'incolto. Distribuzione spaziale delle aree agricole irregolare e connotata da foraggere alternate ai prati permanenti e ai pascoli.
Marginalizzazione degli edifici e degli aggregati rurali nelle zone meno accessibili e lontane dai centri abitati principali con perdita della viabilità minore ad essi collegata. Limitato sviluppo delle attività turistico rurali e agrituristiche.
Ruolo attrattivo della viabilità principale con densificazione edilizia e formazione di vere e proprie cortine lineari lungo strada negli aggregati.
Indirizzi operativi
1. Configurazioni Morfologico- naturali da mantenere:
• il patrimonio boschivo attraverso una corretta gestione delle pratiche forestali e garantire la presenza di un mosaico di elementi diversi come pattern essenziale per la conservazione della biodiversità vegetale;
• i castagneti da frutto ed il recupero di quelli in stato di abbandono.
2. Configurazioni Morfologico-agrarie da mantenere:
• la maglia dei "campi chiusi", in particolare il disegno strutturante delle folti siepi arborate, evitando la dispersione delle nuove costruzioni rurali;
• la maglia dei prati-pascoli con alberi isolati o a gruppi, in particolare le querce isolate o a gruppi nei campi aperti, la vegetazione arborea lineare lungo gli impluvi e le siepi alberate lungo la viabilità rurale;
• la rete dei percorsi della transumanza quali elementi strutturanti ed identitari del territorio rurale.
3. Configurazioni Morfologico-insediative:
• tutelare i centri murati e gli aggregati, le ville-fattoria e i complessi architettonici, incluso l'intorno territoriale ad essi legato da relazioni funzionali, percettive, storiche o figurative per salvaguardarne l'integrità e la visione panoramica;
• evitare i sistemi insediativi lineari lungo la viabilità di rango nazionale, regionale, provinciale e su quella non idonea ed adeguata al servizio degli insediamenti;
• garantire, negli insediamenti di nuova formazione, un'articolazione equilibrata di tipi edilizi e spazi pubblici che concorrano alla formazione di ambienti urbani armonici, oltre ad evitare la privatizzazione delle viste nei luoghi a maggiore panoramicità;
• garantire la compatibilità tra tipi edilizi del patrimonio insediativo storico e forme del riuso;
• porre attenzione alla progettazione delle aree verdi, poste a sutura tra aree agricole, nuove espansioni residenziali e centro storico, quali elementi di definizione del margine urbano;
• riqualificare le aree pertinenziali delle case coloniche attraverso regole che inibiscano la costruzione di locali ipogei ad uso garage e dettino criteri e modi per la realizzazione di tettoie, recinzioni e schermature, la sistemazione della viabilità di servizio e l'impianto di vegetazione arborea, al fine di evitare rilevanti cesure con il territorio agricolo;
• tutelare i punti di sosta di interesse panoramico lungo tutto il sistema viario evitando la realizzazione di barriere visive.
Vocazioni da sviluppare
Valorizzazione economica, nel rispetto dei valori formali dell'UMT, delle risorse storico- naturali, in particolare [...] delle produzioni tipiche locali e delle forme di turismo sostenibile ad esse collegato attraverso la promozione di misure volte ad incentivare, nell'ambito delle opere di miglioramento dell'ambiente e dello spazio rurale, il mantenimento degli assetti agrari tradizionali presenti. Eventuali interventi di nuovo appoderamento perseguiranno le regole insediative della preesistenza.
* R10.4 - Poggi di Castell'Azzara (T.E.R.A.)
Inquadramento territoriale
Sistema montuoso e alto-collinare caratterizzato da rilievi del Monte Penna e del Monte Civitella. Morfologia piuttosto acclive composta da affioramenti dei rilievi strutturali a diversa composizione litologica.
Settori morfologici principali
• Assetti dell'insediamento di montagna nei rilievi strutturali
Boschi misti di cerro e rovere, con importante presenza del faggio, alternati ad ampie estensioni a seminativo e/o prato pascolo organizzate nella maglia dei "prati pascoli" con alberi isolati e a gruppi su scisti calcareo-argillose.
Insediamento accentrato nelle aree di contatto tra i boschi di cerro e le aree a valenza pastorale ed agricola. Posizione baricentrica tra superfici boscate e suoli agricoli [...] degli aggregati lineari di Montevitozzo, Cerretino, Ronzinami e degli aggregati rurali di Le Capannelle e l'Elmo. La genesi degli aggregati rurali è legata alla piccola proprietà montana formatasi nel XVIII sec. a seguito delle allivellazioni leopoldine. Questa si concentra in minuscoli centri, disposti lungo la viabilità principale, intorno ai quali sono situati, relativamente riuniti, appezzamenti di castagneto, orto, seminativo di cui si compone, mentre la relativa vicinanza ai pascoli estivi consente di offrire servizi alla "pastorizia transumante". Lo sviluppo dell'attività minerarie connesse all'estrazione e al trattamento del cinabro mercurifero, tra XIX e XX secolo, non rompe l'accentramento insediativo. L'integrazione tra reddito agricolo e reddito operaio lega i piccoli aggregati ancor di più al sistema delle percorrenze innescandone una crescita lineare e diffusa lungo il circuito viario che lega Castell'Azzara - Cerretino - Montevitozzo - Le Capannelle - Elmo - Montebuono - Selvena - Castell'Azzara (SP. N°4 "Santa Fiora-Pitigliano", SP. N°34 "Selvena", SP. N°99 "Montevitozzo", SP. N°76 "Montorio"). [...]
Insediamento sparso in stretto rapporto di continuità ed integrazione funzionale con il centro murato e gli aggregati, dislocato direttamente lungo la viabilità di crinale o su piccole diramazioni "a pettine" necessarie alla raggiungibilità dei fondi composto da annessi rurali (casotti) o da scarse unità poderali facenti capo o alla piccola proprietà paesana o a maggiorenti locali.
All'interno delle superfici boscate, lungo il tracciato di crinale della SP n°4 "Pitigliano-Santa Fiora" [...] serie di edifici colonici associati ad ampie "insulae coltivate", organizzate al loro interno in veri e propri campi chiusi, destinati ad attività agro- pastorali o di sfruttamento delle risorse forestali.
• Assetti dell'appoderamento otto-novecentesco nei piani alluvionali
Piani a seminativo caratterizzati da scarsa pendenza. La villa/fattoria Sforzesca relaziona, la conformazione, l'orientamento dei campi e della rete scolante al Torrente Siele, distribuendo regolarmente l'insediamento colonico lungo una viabilità principale che scorre parallela al corso d'acqua o nella viabilità a pettine che da questa si dirama verso i rilievi pedecollinari. Distribuzione spaziale che associa i boschi, posti sulle vicine pendici collinari e le colture arboree circostanti gli edifici colonici, alla cerealicoltura del piano.
Dinamiche in atto
Processi di abbandono soprattutto nella struttura dei rilievi. Espansione del bosco e dell'incolto a detrimento dei suoli agricoli e dei castagneti.
Distribuzione spaziale delle aree agricole irregolare e connotata da foraggere alternate ai prati permanenti e ai pascoli.
Lenta crescita dello sviluppo del turismo rurale e dell'agriturismo.
Marginalizzazione degli edifici nelle zone meno accessibili e lontane dai centri abitati principali con perdita della viabilità minore ad essi collegata. [...] Ruolo attrattivo della viabilità principale con densificazione edilizia e formazione di vere e proprie cortine lineari lungo strada negli aggregati.
Indirizzi operativi
1. Configurazioni Morfologico- naturali da mantenere:
• il patrimonio boschivo attraverso una corretta gestione delle pratiche forestali e garantire la presenza di un mosaico di elementi diversi come pattern essenziale per la conservazione della biodiversità vegetale;
• i castagneti da frutto ed il recupero di quelli in stato di abbandono.
2. Configurazioni Morfologico-agrarie da mantenere:
• i brani di coltura promiscua e le eventuali sistemazioni idraulico-agrarie (terrazzamenti e ciglionamenti) esistenti intorno all'insediamento storico anche attraverso il recupero degli oliveti e vigneti abbandonati e l'eliminazione delle forme invasive del bosco;
• la maglia dei "campi chiusi", in particolare il disegno strutturante delle folte siepi arborate, evitando la dispersione delle nuove costruzioni rurali;
• d le emergenze del disegno del suolo e del paesaggio agrario, le insulae coltivate all'interno del bosco, evitando l'avanzamento di quest'ultimo nelle radure, oltre a consentire la permanenza di tracce significative di piante arboree di notevoli dimensioni, isolate o a gruppi;
• la maglia dei prati-pascoli con alberi isolati o a gruppi, in particolare le querce isolate o a gruppi nei campi aperti, la vegetazione arborea lineare lungo gli impluvi e le siepi alberate lungo la viabilità rurale;
• la rete dei percorsi della transumanza quali elementi strutturanti ed identitari del territorio rurale.
3. Configurazioni Morfologico-insediative:
• tutelare i centri murati e gli aggregati, le ville-fattoria e i complessi architettonici, incluso l'intorno territoriale ad essi legato da relazioni funzionali, percettive, storiche o figurative per salvaguardarne l'integrità e la visione panoramica;
• evitare i sistemi insediativi lineari lungo la viabilità di rango nazionale, regionale, provinciale e su quella non idonea ed adeguata al servizio degli insediamenti;
• garantire, negli insediamenti di nuova formazione, un'articolazione equilibrata di tipi edilizi e spazi pubblici che concorrano alla formazione di ambienti urbani armonici, oltre ad evitare la privatizzazione delle viste nei luoghi a maggiore panoramicità;
• garantire la compatibilità tra tipi edilizi del patrimonio insediativo storico e forme del riuso;
• porre attenzione alla progettazione delle aree verdi, poste a sutura tra aree agricole, nuove espansioni residenziali e centro storico, quali elementi di definizione del margine urbano;
• riqualificare le aree pertinenziali delle case coloniche attraverso regole che inibiscano la costruzione di locali ipogei ad uso garage e dettino criteri e modi per la realizzazione di tettoie, recinzioni e schermature, la sistemazione della viabilità di servizio e l'impianto di vegetazione arborea, al fine di evitare rilevanti cesure con il territorio agricolo;
• tutelare i punti di sosta di interesse panoramico lungo tutto il sistema viario evitando la realizzazione di barriere visive.
Vocazioni da sviluppare
Valorizzazione economica, nel rispetto dei valori formali dell'UMT, delle risorse storico- naturali, in particolare del patrimonio di archeologia mineraria, delle produzioni tipiche locali e delle forme di turismo sostenibile, ad esse collegato attraverso la promozione di misure volte ad incentivare, nell'ambito delle opere di miglioramento dell'ambiente e dello spazio rurale, il mantenimento degli assetti agrari tradizionali presenti. Eventuali interventi di nuovo appoderamento perseguiranno le regole insediative della preesistenza. [...]
* R10.5 - Agro di Manciano
Inquadramento territoriale
Sistema collinare compreso tra il corso del Fiume Albegna e quello del Fiume Fiora composto da affioramenti dei rilievi strutturali a diversa composizione litologica. Presenza del piccolo lago carsico dello Scuro.
Settori morfologici principali
• Assetti dell'impianto medioevale nei rilievi strutturali
Insediamento accentrato nelle aree di contatto tra i boschi di cerro e/o castagno e le aree a valenza agricolo-pastorale.
Posizione baricentrica dei centri murati di sommità di Montemerano e Manciano tra domesticheti, superfici boschive (terreni di natura arenacea ed argillitica) ed i sottostanti suoli agricoli (terreni argillo-marnosi dei Galestri e Palombini).
Mosaici agricoli complessi con colture arboree (oliveti e vigneti), talvolta ciglionate o terrazzate, sui crinali, in corrispondenza di affioramenti arenacei, aree a seminativo e/o prato pascolo organizzate nella maglia dei "campi chiusi" o dei "prati pascoli" con alberi isolati (Quercus pubescens) e a gruppi intercalati a nuclei boscati nel pedecolle e nei fondi vallivi.
Insediamento sparso in stretto rapporto di continuità ed integrazione funzionale con i centri murati di Manciano e Montemerano, dislocato direttamente lungo la viabilità "di crinale" o su diramazioni necessarie alla raggiungibilità dei fondi. Annessi rurali (casotti) o edifici, colonici o no, che facevano capo alla piccola proprietà paesana ed ai maggiorenti locali.
• Assetti dell'appoderamento otto-novecentesco nei ripiani travertinosi e depositi fluviali e nelle colline argillose
Rilievi collinari caratterizzati dalla presenza di estesi boschi cedui appartenenti al genere Quercus interrotti da seminativi e/o prati-pascoli talvolta organizzati in veri e propri "campi chiusi". Presenza di colture arboree (oliveti) sulle sommità dei rilievi.
L'integrazione di estesi querceti con aree a valenza pastorale ed agricola permetteva in passato al sistema di fattoria di generare unità poderali lungo la viabilità di crinale senza interferire con la consuetudine al pascolamento brado di bestiame stanziale (bovini, equini e suini) o transumante (ovino) nel pedecolle e nelle zone del fondovalle ed al periodico taglio del soprassuolo. Ruolo strutturante delle Fattorie Pianetti e Pergolacce.
Ruolo strutturante della Fattoria di Pianetti.
Dinamiche in atto
Processi di marginalizzazione, e limitatamente di abbandono, delle aree agricole ai margini delle superfici boschive lungo il corso del Fiora.
Tracce di sistemazioni idraulico-agrarie ciglionate o terrazzate nel basamento collinare intorno Manciano, oliveti a giropoggio a Montemerano.
Crescita di superfici specializzate a vigneto e oliveto in tutti i settori morfologici con realizzazione di impianti di vigneti "a rittochino".
Processi di semplificazione ed omologazione del paesaggio agrario, oltre alla compromissione della stabiltà dei suoli, per l'accorpamento dei fondi causato dalla diffusione delle nuove tecniche di coltivazione.
Buona presenza di foraggere alternate ai prati permanenti e ai pascoli legati all'allevamento di ovini, bovini e suini.
Fenomeni di deruralizzazione del patrimonio edilizio e delle aree agricole nelle zone collinari e di piano innescati dallo sviluppo dell'agriturismo e del turismo rurali.
Diffusione di annessi agricoli intorno a Montemerano, Manciano ed ai limitrofi rilievi collinari, solo in parte legati a vigne ed orti per uso familiare o forme di agricoltura part-time.
La trasformazione urbana dei centri murati di Manciano e Montemerano avviene con decisi sviluppi lineari lungo la viabilità principale, a Manciano, con addizioni di tipo incrementale, chiaramente individuabili per forma e tipologia, a Montemerano. In entrambi i casi l'occupazione dei versanti a maggiore panoramicità rischia di alterare l'immagine consolidata di centro murato di altura.
Impatto negativo dell'attività estrattiva vicino alla Fattoria Pianetti quali elementi di cesura tra la continuità delle superfici boscate ed il mosaico degli spazi agricoli.
Indirizzi operativi
1. Configurazioni Morfologico- naturali da mantenere:
• il patrimonio boschivo attraverso una corretta gestione delle pratiche forestali e garantire la presenza di un mosaico di elementi diversi come pattern essenziale per la conservazione della biodiversità vegetale;
• le zone umide, le aree lagunari e lacustri.
2. Configurazioni Morfologico-agrarie da mantenere:
• i brani di coltura promiscua e le eventuali sistemazioni idraulico-agrarie (terrazzamenti e ciglionamenti) esistenti intorno all'insediamento storico anche attraverso il recupero degli oliveti e vigneti abbandonati e l'eliminazione delle forme invasive del bosco;
• la maglia dei "campi chiusi", in particolare il disegno strutturante delle folte siepi arborate, evitando la dispersione delle nuove costruzioni rurali;
• la maglia dei prati-pascoli con alberi isolati o a gruppi, in particolare le querce isolate o a gruppi nei campi aperti, la vegetazione arborea lineare lungo gli impluvi e le siepi alberate lungo la viabilità rurale;
• la rete dei percorsi della transumanza quali elementi strutturanti ed identitari del territorio rurale.
3. Configurazioni Morfologico-insediative:
• tutelare i centri murati e gli aggregati, le ville-fattoria e i complessi architettonici, incluso l'intorno territoriale ad essi legato da relazioni funzionali, percettive, storiche o figurative per salvaguardarne l'integrità e la visione panoramica;
• evitare i sistemi insediativi lineari lungo la viabilità di rango nazionale, regionale, provinciale e su quella non idonea ed adeguata al servizio degli insediamenti;
• garantire, negli insediamenti di nuova formazione, un'articolazione equilibrata di tipi edilizi e spazi pubblici che concorrano alla formazione di ambienti urbani armonici, oltre ad evitare la privatizzazione delle viste nei luoghi a maggiore panoramicità;
• garantire la compatibilità tra tipi edilizi del patrimonio insediativo storico e forme del riuso;
• porre attenzione alla progettazione delle aree verdi, poste a sutura tra aree agricole, nuove espansioni residenziali e centro storico, quali elementi di definizione del margine urbano;
• riqualificare le aree pertinenziali delle case coloniche attraverso regole che inibiscano la costruzione di locali ipogei ad uso garage e dettino criteri e modi per la realizzazione di tettoie, recinzioni e schermature, la sistemazione della viabilità di servizio e l'impianto di vegetazione arborea, al fine di evitare rilevanti cesure con il territorio agricolo;
• tutelare i punti di sosta di interesse panoramico lungo tutto il sistema viario evitando la realizzazione di barriere visive.
4. Aree di Riqualificazione Morfologica:
• riqualificare gli assetti figurativi del paesaggio agrario dei prati-pascoli e dei seminativi nei rilievi collinari o montani interessati da opere e attrezzature di servizio (impianti, vapordotti, ecc.) all'attività geotermica.
Vocazioni da sviluppare
Valorizzazione economica, nel rispetto dei valori formali dell'UMT, delle risorse storico- naturali, delle produzioni tipiche locali e delle forme di turismo sostenibile, ad esse collegato attraverso la promozione di misure volte ad incentivare, nell'ambito delle opere di miglioramento dell'ambiente e dello spazio rurale, forme di agricoltura specializzata che limitino i fenomeni erosivi derivanti dalla presenza di vigneti specializzati e a consentire il mantenimento degli assetti agrari tradizionali . Eventuali interventi di nuovo appoderamento perseguiranno le regole insediative della preesistenza. Valorizzazione per i centri abitati di Manciano e Montemerano dell'integrazione funzionale e visuale fra struttura urbana, mosaici agricoli complessi e boschi.
* R11.1 - Colline di Orbetello
Inquadramento territoriale
Sistema collinare composto da rilievi strutturali a diversa composizione litologica prevalentemente di natura calcarea, eccetto [...] la zona di Poggio Cavallo (argille plioceniche) ed i rilievi tra Poggio Marruca ed il Castello della Marsiliana (travertino). Diffusa presenza di fenomeni carsici: doline tra Poggio Raso, Poggio del Leccio e Capalbiaccio; laghi Scuro e dell'Uccellina; grotte di S. Angelo, dei Marsi e Buca del Pucci.
Settori morfologici principali
• Boschi nei rilievi strutturali
Copertura forestale pressoché continua nelle alture comprese tra il litorale orbetellano, il Fosso Radicata ed il Torrente Elsa.
In relazione all'altitudine e alle caratteristiche pedologiche: sul fronte mare vegetazione mediterranea sempreverde propria degli ambienti aridi (xerofila) e caldi (termofila) come leccio (Quercus ilex), fillirea (Phillyrea latifolia), corbezzolo (Arbutus unedo), lentisco (Pistacia lentiscus), alaterno (Rhamnus alaternus) e lentaggine (Viburnum tinus), su terreni acidi anche erica (Erica arborea) e sughera, (Quercus suber); sulle pendici opposte al mare querceti decidui mesofili con roverella (Quercus pubescens), cerro (Quercus cerris), edera (Hedera Helix) e orniello (Fraxinus ornus).
A seguito di tagli ed incendi vegetazione boschiva formata da macchia bassa, più o meno degradata e discontinua, composta da lentisco (Pistacia lentiscus), mirto (Myrtus communis), fillirea a foglie strette (Phillyrea angustifolia), calicotome (Calicotome villosa), corbezzolo (Arbutus unedo), erica (Erica arborea) e ginestra dei carbonai (Cytisus scoparius). Nelle aree maggiormente rocciose e semirupestri si sviluppa la macchia eliofila con euforbia arborea (Euphorbia dendroides), barba di giove (Anthyllis barba-jovis), lentisco (Pistacia lentiscus), oleastro (Olea oleaster) e cabina marittima (Juniperus phoenicea). All'interno del bosco insediamento sparso completamente assente per la consuetudine al pascolamento brado di bestiame stanziale (bovini, equini e suini) o transumante (ovino) dei secoli passati.
Ruolo strutturante del castello/fattoria della Marsiliana attraverso il governo a ceduo dei boschi e la concessione di fide. Sfruttamento delle superfici forestali anche per reperimento di legname da opera, doghe di sughere, cenere di potassa e carbone vegetale. Attività di estrazione del travertino.
• Assetti dell'appoderamento otto-novecentesco nei rilievi strutturali
Rilievi collinari caratterizzati da un'estesa superficie boschiva (genere Quercus o sclerofille sempreverdi) e consistenti appezzamenti olivati, nel pedecolle e nei fondi vallivi significativa presenza di seminativi alternati a prati-pascoli contrassegnati dal disegno strutturante delle folte siepi alberate coincidente con gli impluvi delimitanti gli appezzamenti. Tale diversificazione permette al grande latifondo di generare lungo la viabilità di fondovalle, unità poderali autosufficienti senza interferire con la consuetudine al pascolamento brado di bestiame stanziale (bovini, equini e suini) e/o transumante (ovino) nelle aree boscate ed al periodico taglio del soprassuolo.
Dinamiche in atto
Processi di marginalizzazione, e limitatamente di abbandono, delle aree agricole ai margini delle superfici boschive nelle zone di Poggio Casaglia e Poggio Fortetone.
Lo sviluppo turistico-balneare del litorale e del turismo rurale ed agrituristico può innescare fenomeni di urbanizzazione delle superfici boscate. Impatto negativo della Cava del Teti quale elemento di cesura tra la continuità delle superfici boscate ed il mosaico degli spazi agricoli circostanti.
Indirizzi operativi
1. Configurazioni Morfologico- naturali da mantenere:
• il patrimonio boschivo attraverso una corretta gestione delle pratiche forestali e garantire la presenza di un mosaico di elementi diversi come pattern essenziale per la conservazione della biodiversità vegetale;
• i nuclei e delle piante di sughera;
• le zone umide, le aree lagunari e lacustri.
2. Configurazioni Morfologico-agrarie da mantenere:
• la maglia dei prati-pascoli con alberi isolati o a gruppi, in particolare le querce isolate o a gruppi nei campi aperti, la vegetazione arborea lineare lungo gli impluvi e le siepi alberate lungo la viabilità rurale;
• la rete dei percorsi della transumanza quali elementi strutturanti ed identitari del territorio rurale.
3. Configurazioni Morfologico-insediative:
• tutelare i centri murati e gli aggregati, le ville-fattoria e i complessi architettonici, incluso l'intorno territoriale ad essi legato da relazioni funzionali, percettive, storiche o figurative per salvaguardarne l'integrità e la visione panoramica;
• garantire la compatibilità tra tipi edilizi del patrimonio insediativo storico e forme del riuso;
• riqualificare le aree pertinenziali delle case coloniche attraverso regole che inibiscano la costruzione di locali ipogei ad uso garage e dettino criteri e modi per la realizzazione di tettoie, recinzioni e schermature, la sistemazione della viabilità di servizio e l'impianto di vegetazione arborea, al fine di evitare rilevanti cesure con il territorio agricolo;
• tutelare i punti di sosta di interesse panoramico lungo tutto il sistema viario evitando la realizzazione di barriere visive. [...]
Vocazioni da sviluppare
Valorizzazione economica, nel rispetto dei valori formali dell'UMT, delle risorse storico- naturali, delle produzioni tipiche locali e delle forme di turismo sostenibile ad esse collegato attraverso la promozione di misure volte ad incentivare, nell'ambito delle opere di miglioramento dell'ambiente e dello spazio rurale, forme di agricoltura specializzata che limitino i fenomeni erosivi derivanti dalla presenza di vigneti specializzati e a consentire il mantenimento degli assetti agrari tradizionali presenti.
Eventuali interventi di nuovo appoderamento perseguiranno le regole insediative della preesistenza.
* R11.3 - Colline di Tiburzi
Inquadramento territoriale
Sistema di colli gibbosi composto prevalentemente da rilievi strutturali a diversa composizione litologica con ampie aree vallive. Nella zona sottostante Poggio Castellaccia e Monte Carità colline a matrice pliocenico-sabbiosa. [...].
Settori morfologici principali
• Assetti dell'appoderamento otto-novecentesco nei rilievi strutturali
Rilievi collinari caratterizzati, sulle alture, da un'estesa superficie boschiva (genere Quercus o sclerofille sempreverdi), nel pedecolle e nei fondi vallivi dalla significativa presenza di seminativi alternati a prati-pascoli. Tale diversificazione permette al grande latifondo di generare, lungo la viabilità di fondovalle, unità poderali autosufficienti senza interferire con la consuetudine al pascolamento brado di bestiame stanziale (bovini, equini e suini) e/o transumante (ovino) nelle aree boscate ed al periodico taglio del soprassuolo. [...].
• Assetti della Riforma Agraria nei rilievi strutturali
Nell'area pedecollinare sottostante Poggio Castellaccia e Monte Carità l'Ente Maremma rafforza i deboli assetti poderali precedentemente istituiti [...]. La nuova colonizzazione è caratterizzata dal tipico appoderamento "a nuclei", dislocato regolarmente lungo la viabilità interpoderale di pedecolle confluente nella suddetta provinciale. Assetti agrari connotati da incentivazione delle colture arboree (oliveto) in associazione ai seminativi e razionalizzazione dell'indirizzo agro-pastorale delle aziende.
Dinamiche in atto
Processi di marginalizzazione, e limitatamente di abbandono, delle aree agricole ai margini delle superfici boschive con espansione dell'incolto nella zona di Monte Cardello. Buona presenza di foraggere alternate ai prati permanenti e ai pascoli legati all'allevamento di ovini, bovini e suini.
Lenta crescita di superfici specializzate a vigneto e oliveto.
Forti fenomeni di deruralizzazione del patrimonio edilizio e delle aree agricole innescati dalla crescita della multifunzionalità agricola (agriturismo) e dall'intenso sviluppo turistico-balneare di Capalbio e del suo litorale.
Indirizzi operativi
2. Configurazioni Morfologico- naturali da mantenere:
• il patrimonio boschivo attraverso una corretta gestione delle pratiche forestali e garantire la presenza di un mosaico di elementi diversi come pattern essenziale per la conservazione della biodiversità vegetale.
3. Configurazioni Morfologico-agrarie da mantenere:
• la maglia dei prati-pascoli con alberi isolati o a gruppi, in particolare le querce isolate o a gruppi nei campi aperti, la vegetazione arborea lineare lungo gli impluvi e le siepi alberate lungo la viabilità rurale;
• la rete dei percorsi della transumanza quali elementi strutturanti ed identitari del territorio rurale.
4. Configurazioni Morfologico-insediative:
• tutelare i centri murati e gli aggregati, le ville-fattoria e i complessi architettonici, incluso l'intorno territoriale ad essi legato da relazioni funzionali, percettive, storiche o figurative per salvaguardarne l'integrità e la visione panoramica;
• garantire la compatibilità tra tipi edilizi del patrimonio insediativo storico e forme del riuso;
• riqualificare le aree pertinenziali delle case coloniche attraverso regole che inibiscano la costruzione di locali ipogei ad uso garage e dettino criteri e modi per la realizzazione di tettoie, recinzioni e schermature, la sistemazione della viabilità di servizio e l'impianto di vegetazione arborea, al fine di evitare rilevanti cesure con il territorio agricolo;
• tutelare i punti di sosta di interesse panoramico lungo tutto il sistema viario evitando la realizzazione di barriere visive.
Vocazioni da sviluppare
Valorizzazione economica, nel rispetto dei valori formali dell'UMT, delle risorse storico- naturali, delle produzioni tipiche locali e delle forme di turismo sostenibile ad esse collegato attraverso di misure volte ad incentivare, nell'ambito delle opere di miglioramento dell'ambiente e dello spazio rurale, forme di agricoltura specializzata che limitino i fenomeni erosivi derivanti dalla presenza di vigneti specializzati e a consentire il mantenimento degli assetti agrari tradizionali presenti. Eventuali interventi di nuovo appoderamento perseguiranno le regole insediative della preesistenza.
* RT1 - L'Altopiano del Tufo (T.E.R.A.)
Inquadramento territoriale
Altopiano costituito da un'alta coltre di depositi piroclastici su strati sabbiosi, ghiaiosi e argille plioceniche, interrotto in senso longitudinale da numerose e profonde incisioni, gole o valloni, generate dal sistema idrografico confluente nel Fiume Fiora. Morfologia composta prevalentemente da rilievi strutturali a diversa composizione litologica.
Settori morfologici principali
• Boschi nei rilievi strutturali
Nei valloni folta vegetazione del genere Quercus e macchia sclerofila. Lungo i corsi d'acqua bosco igrofilo con Populus nigra, Fraxinus oxycarpa, Salix purpurea e macchia ripariale. Emerge il vallone del Lente, coperto di querce e noccioli caratterizzato dalla confluenza delle gole del Calesina, del Fologna e del Meleta. Reperti archeologici diffusi, con necropoli presso Sovana e Poggio Buco.
• Assetti dell'insediamento di montagna nei rilievi strutturali
Posizione baricentrica tra superfici castagnate (terreni arenacei del Macigno) e suoli agricoli (terreni tufacei) per l'aggregato rurale di C. Rocchi, minuscolo centro la cui genesi è legata alla piccola proprietà montana.
• Assetti dell'impianto medioevale nei rilievi strutturali
Struttura insediativa fortemente condizionata dall'alternanza di profondi valloni, dove dominano formazioni igrofile e boschive, ad altipiani con presenza di seminativi, pascoli e vigneti. Il sistema di gole parcellizza le superfici fondiarie e rende difficoltoso il rapporto di continuità ed integrazione funzionale tra insediamento accentrato (centri murati di Pitigliano, Sorano, Castellottieri, l'aggregato di castello di Sovana e l'aggregato a forma chiusa di San Valentino), sorto per ragioni difensive sugli speroni tufacei, ed insediamento sparso, sviluppatosi sui terreni agricoli degli altipiani. Annessi rurali (casotti) ed edifici, colonici o no, facevano capo alla piccola proprietà paesana ed ai maggiorenti locali.
Il sistema viario si snoda parallelamente all'andamento dei valloni ed in prossimità dei centri abitati attraversa le gole con percorsi scavati nel tufo, le cosiddette "vie cave" come quelle di San Rocco e del Castellaccio nel Comune di Sorano e quella del Gradone nel comune di Pitigliano.
Gli aggregati lineari di San Giovanni alle Contee, San Quirico e il Casone, nati su importanti assi di transumanza e collegamento con il Lazio (S.P. N°14 di Proceno, S.P. N°12 di San Quirico, S.R. N° 74 "Maremmana"), devono il loro assetto alla piccola proprietà fondiaria formatasi nel XVIII sec. a seguito delle allivellazioni leopoldine. Questa si concentra nei minuscoli centri, disposti lungo la viabilità principale, intorno ai quali sono situati, relativamente riuniti, appezzamenti di bosco, superfici ortive e a seminativo di cui si compone, mentre la presenza di ampie superfici pascolative consente di offrire servizi alla "pastorizia transumante".
• Assetti dell'appoderamento otto-novecentesco nei rilievi strutturali
Altopiani caratterizzati dalla presenza di estesi boschi cedui appartenenti al genere Quercus interrotti da seminativi e/o prati-pascoli talvolta organizzati al loro interno in veri e propri "campi chiusi". Presenza di piccoli appezzamenti di colture arboree (oliveti). Ruolo strutturante del castello/fattoria di Montorio e delle Fattorie Pratolungo e La Rotta.
• Assetti della Riforma Agraria nei rilievi strutturali
Rafforzamento da parte dell'Ente Maremma dell'insediamento rurale nella zona dei Pianetti di Sovana con l'incentivazione delle colture arboree e la razionalizzazione dell'indirizzo agro- pastorale delle aziende attraverso la valorizzazione delle colture foraggere e l'introduzione dell'allevamento stallino.
Dinamiche in atto
Crescita di superfici specializzate a vigneto e oliveto in tutti i settori morfologici.
A seguito dell'introduzione della Denominazione di Origine Controllata del Bianco di Pitigliano realizzazione di impianti di vigneti "a rittochino".
Processi di semplificazione ed omologazione del paesaggio agrario, oltre alla compromissione della stabilità dei suoli, per l'accorpamento dei fondi causato dalla diffusione delle nuove tecniche di coltivazione. Edificazione di annessi agricoli legati a vigne ed orti per uso familiare o forme di agricoltura part-time e amatoriale.
Fenomeni di deruralizzazione del patrimonio edilizio e delle aree agricole innescati dalla multifunzionalità agricola (agriturismo) e dallo sviluppo turistico di Pitigliano e Sorano.
La trasformazione urbana dei centri murati di Castell'Ottieri e Sorano avviene per espansioni lineari lungo la viabilità principale, a Pitigliano con incrementi addizionali chiaramente individuabili per forma e tipologia.
Indirizzi operativi
1. Configurazioni Morfologico- naturali da mantenere:
• il patrimonio boschivo attraverso una corretta gestione delle pratiche forestali e garantire la presenza di un mosaico di elementi diversi come pattern essenziale per la conservazione della biodiversità vegetale;
• le gole dei ripiani tufacei.
2. Configurazioni Morfologico-agrarie da mantenere:
• i brani di coltura promiscua e le eventuali sistemazioni idraulico-agrarie (terrazzamenti e ciglionamenti) esistenti intorno all'insediamento storico anche attraverso il recupero degli oliveti e vigneti abbandonati e l'eliminazione delle forme invasive del bosco;
• la maglia dei "campi chiusi", in particolare il disegno strutturante delle folte siepi arborate, evitando la dispersione delle nuove costruzioni rurali;
• la rete dei percorsi della transumanza quali elementi strutturanti ed identitari del territorio rurale.
3. Configurazioni Morfologico-insediative:
• tutelare i centri murati e gli aggregati, le ville-fattoria e i complessi architettonici, incluso l'intorno territoriale ad essi legato da relazioni funzionali, percettive, storiche o figurative per salvaguardarne l'integrità e la visione panoramica;
• evitare i sistemi insediativi lineari lungo la viabilità di rango nazionale, regionale, provinciale e su quella non idonea ed adeguata al servizio degli insediamenti;
• garantire, negli insediamenti di nuova formazione, un'articolazione equilibrata di tipi edilizi e spazi pubblici che concorrano alla formazione di ambienti urbani armonici, oltre ad evitare la privatizzazione delle viste nei luoghi a maggiore panoramicità;
• garantire la compatibilità tra tipi edilizi del patrimonio insediativo storico e forme del riuso;
• porre attenzione alla progettazione delle aree verdi, poste a sutura tra aree agricole, nuove espansioni residenziali e centro storico, quali elementi di definizione del margine urbano;
• riqualificare le aree pertinenziali delle case coloniche attraverso regole che inibiscano la costruzione di locali ipogei ad uso garage e dettino criteri e modi per la realizzazione di tettoie, recinzioni e schermature, la sistemazione della viabilità di servizio e l'impianto di vegetazione arborea, al fine di evitare rilevanti cesure con il territorio agricolo;
• tutelare i punti di sosta di interesse panoramico lungo tutto il sistema viario evitando la realizzazione di barriere visive.
4. Aree di Riqualificazione Morfologica:
• definizione del margine urbano rispetto alla campagna tramite sistemazioni arboree o formazione di aree verdi con funzioni ricreazionali ed ecologiche.
Vocazioni da sviluppare
Valorizzazione economica, nel rispetto dei valori formali dell'UMT, delle risorse storico- naturali, delle produzioni tipiche locali e delle forme di turismo sostenibile ad esse collegato attraverso di misure volte ad incentivare, nell'ambito delle opere di miglioramento dell'ambiente e dello spazio rurale, forme di agricoltura specializzata che limitino i fenomeni erosivi derivanti dalla presenza di vigneti specializzati e a consentire il mantenimento degli assetti agrari tradizionali presenti. Eventuali interventi di nuovo appoderamento perseguiranno le regole insediative della preesistenza. Valorizzazione per i centri abitati di Sorano e Pitigliano dell'integrazione funzionale e visuale fra boschi delle gole tufacee, struttura urbana e mosaici agricoli complessi dell'altopiano.
* Pi4 - Piana dell'Osa-Albegna (T.E.T.I.)
Inquadramento territoriale
Area planiziale di deposito alluvionale dalla forma di terrazzo fluviale che, ampio e ben delineato al piede di basse colline isolate verso il mare, si incunea nello spazio inciso dal sistema idrografico Osa - Albegna.
Settori morfologici principali
• Assetti dell'appoderamento otto-novecentesco nei depositi alluvionali
Piani a seminativo caratterizzati, nell'orditura dei campi e nella rete degli scoli, dagli assetti della bonifica idraulica dei secoli scorsi, soprattutto dell'Opera Nazionale Combattenti. L'azione di bonifica e colonizzazione agraria del regime fascista porta, nel comprensorio tra Osa e Albegna, alla formazione di numerosi poderi, designati semplicemente con un numero, oltre alla realizzazione di nuovi centri di fattoria [...]. I fabbricati rurali si distinguono nella maglia dilatata dei campi aperti per la loro posizione nodale all'interno di una maglia larga e irregolare di strade interpoderali. Raggiungimento di un equilibrio stabile terra-insediamenti agricoli nella fusione tra la regolare scansione della rete degli scoli e il disegno delle strutture fondiarie. [...]
• Assetti dell'appoderamento otto-novecentesco nelle colline sabbioso-ciottolose
Diverso il tipo di appoderamento operato [...] in area pedecollinare e pianeggiante delimitata da sovrastanti rilievi boscati. Insediamento colonico dislocato nel pedecolle e collegato alla viabilità principale di valle da esigui percorsi a cul-de-sac aderenti alla morfologia del rilievo. Una distribuzione spaziale che associa ai boschi, posti sui rilievi, e alle colture arboree circostanti gli edifici colonici la cerealicoltura dei piani bonificati. La diversificazione dei suoli agricoli tra piano e pedecolle permette alla struttura di fattoria la formazione di unità poderali autosufficienti senza interferire con il diretto sfruttamento della risorsa forestale per il pascolamento brado di bestiame stanziale (bovini, equini e suini) o transumante (ovino) ed il periodico taglio del soprassuolo.
• Assetti della Riforma Agraria nei piani alluvionali
Area planiziale a seminativo, associato a vigneti e oliveti, compresa tra il corso dell'Albegna, la S.S. N°1 "Aurelia" ed i rilievi collinari di Orbetello e Manciano, contrassegnata dall'assetto agrario ed insediativo dell'Ente Maremma. Tipico "appoderamento a nuclei" con fabbricati allineati lungo le strade e avvicinati ai confini comuni dei fondi in modo che risultino gruppi di due, tre o quattro poderi. Conformazione leggermente allungata dei campi per ridurre il fronte stradale ed avere 7-8 edifici per chilometro di strada. Viabilità strutturata secondo una maglia geometrica quasi ortogonale di strade interpoderali e poderali su derivazioni a pettine dalla S.R. N°74 "Maremmana", vera e propria spina dorsale di tutto il sistema ai cui vertici si trovano i borghi di servizio per le aree di nuova colonizzazione di Albinia e della Marsiliana. Presenza di frangiventature lungo le strade (ad. es. filari di pini o di eucaliptus).
Dinamiche in atto
Intensificazione colturale con specializzazione degli impianti arborei [...], oltre all'introduzione di coltivazioni erbacee industriali quali mais, colza, colture orticole e frutteti.
Semplificazione ed omologazione del paesaggio agrario di piano mediante accorpamenti dei campi, eliminazione delle piantate arboree e semplificazione della rete di scolo per la diffusione delle nuove tecniche di coltivazione.
Fenomeni di deruralizzazione del patrimonio edilizio e delle aree agricole innescati dalla crescita della multifunzionalità agricola (agriturismo), dall'intenso sviluppo urbano dell'aggregato a forma aperta di Albinia e turistico-balneare del litorale orbetellano. Diffusione di annessi agricoli.
Ruolo attrattivo della viabilità principale con densificazione edilizia e propensione alla formazione di cortine edilizie lungo le varie strade provinciali (S.P. N°56 di "San Donato", S.P. N°160 "Amiatina" S.R. N°74 "Maremmana"). Stabilità insediativa per l'aggregato della Marsiliana.
Indirizzi operativi
2. Configurazioni Morfologico-agrarie da mantenere:
• le aree di piano, con il mantenimento, dove esistente, delle sistemazioni di bonifica, della vegetazione ripariale non interagente con l'efficienza idraulica, della viabilità campestre, dell'orientamento dei campi, delle piantate residue, delle siepi, delle siepi alberate, dell'alberature a filari, a gruppi e isolate;
• la rete dei percorsi della transumanza quali elementi strutturanti ed identitari del territorio rurale.
3. Configurazioni Morfologico-insediative:
• tutelare i centri murati e gli aggregati, le ville-fattoria e i complessi architettonici, incluso l'intorno territoriale ad essi legato da relazioni funzionali, percettive, storiche o figurative per salvaguardarne l'integrità e la visione panoramica;
• evitare i sistemi insediativi lineari lungo la viabilità di rango nazionale, regionale, provinciale e su quella non idonea ed adeguata al servizio degli insediamenti;
• garantire la compatibilità tra tipi edilizi del patrimonio insediativo storico e forme del riuso;
• riqualificare le aree pertinenziali delle case coloniche attraverso regole che inibiscano la costruzione di locali ipogei ad uso garage e dettino criteri e modi per la realizzazione di tettoie, recinzioni e schermature, la sistemazione della viabilità di servizio e l'impianto di vegetazione arborea, al fine di evitare rilevanti cesure con il territorio agricolo;
• tutelare i punti di sosta di interesse panoramico lungo tutto il sistema viario evitando la realizzazione di barriere visive.
Vocazioni da sviluppare
Valorizzazione economica, rispetto ai valori formali dell'UMT, delle produzioni tipiche locali e delle forme di turismo sostenibile ad esse collegato attraverso la disincentivazione dei fenomeni di dispersione insediativa, sia urbana che rurale, per evitare effetti di saldatura tra nuclei e la marginalizzazione dei residui spazi rurali, oltre alla promozione di misure volte ad incentivare, nell'ambito delle opere di miglioramento dell'ambiente e dello spazio rurale, forme di agricoltura specializzata che consentano il mantenimento degli assetti agrari tradizionali presenti. [...] Eventuali interventi di nuovo appoderamento perseguiranno le regole insediative della preesistenza.
2. Ambiti a ridotto potenziale antropico A.R.P.A.
Gli A.R.P.A. sono porzioni di territorio, individuate dal PTCP di Grosseto, che presentano caratteri vegetazionali, geomorfologici e/o idrologici di pregio, a cui nel territorio provinciale si attribuisce un valore di risorsa strategica. Gli A.R.P.A. sono individuati dal PTCP di Grosseto in relazione a 3 categorie di sensibilità (art. 6.3 della Disciplina del PTCP):
- - G Geomorfologica per sensibilità prevalentemente legate alla configurazione del substrato territoriale
- - I Idrologica per sensibilità prevalentemente legate alla presenza di corpi d'acqua
- - V Vegetazionale per sensibilità prevalentemente legate al patrimonio floristico.
Negli A.R.P.A., le emergenze paesistico-ambientali presenti, corrispondenti a particolari sistemazioni agrarie, a caratteristiche situazioni vegetazionali, a puntuali fenomeni di antropizzazione dotati di valore di insieme o documentale, e comunque a tutte quelle aree e siti naturali o di tipo insediativo a cui si attribuisca un pregio ambientale e paesaggistico devono essere soggette a tutela, valorizzazione e miglioramento delle modalità di fruizione. I Comuni possono promuovere interventi di valorizzazione e fruizione delle emergenze in collegamento con la rete delle aree protette, per la realizzazione di percorsi turistici e didattico naturalistici, inquadrati nelle politiche generali dello sviluppo produttivo locale e dell'offerta turistica, con particolare riguardo alla ricettività agrituristica, rurale e turistica e alla rivitalizzazione dei centri storici minori.
Gli A.R.P.A sono disciplinati dal PTCP di Grosseto vigente all'art. 19 delle Norme e alla Scheda 7C; nel nuovo PTCP adottato all'art. 6.3, che al c.8 stabilisce che "Il presente PTC conferma gli A.R.P.A. del previgente PTCP come fin qui disciplinati".
All'interno dei territori dell'Unione dei Comuni Colline del Fiora il PTCP di Grosseto individua i seguenti Ambiti a Ridotto Potenziale Antropico (A.R.P.A.), con le relative sensibilità:
* IG26 - Poggi di Saturnia
* IG29 - Valle del Lente
* IG30 - Poggio Buco e Moranaccio
* G40 - Colline della Marsiliana
* G45 - Poggio della Capita
* IG48 - Valle del Fiora
* GV46 - Poggi di Montauto
Art. 14 Sistemi territoriali del P.S.I.
I Sistemi territoriali del P.S.I. definiscono le regole statutarie riconosciute dai Piani Strutturali pre-vigenti dei tre Comuni, che il P.S.I. fa proprie. Il P.S.I. individua i seguenti "Sistemi territoriali", suddivisi per Comune, e le relative regole di tutela, riproduzione e trasformazione. I "Sistemi territoriali" sono rappresentati negli elaborati ST5 PTCP e Sistemi territoriali P.S.I., ST6 Struttura insediativa e ST7 Struttura agroforestale. Il territorio dei tre comuni è stato suddiviso in unità territoriali organiche elementari, individuate all'art.41 delle presenti norme sulla base dei loro caratteri naturali, storici, di formazione della struttura insediativa, di utilizzo del territorio agricolo, e di natura socio-economica. Le unità territoriali organiche elementari contengono a loro volta i sistemi territoriali. Essi sono articolati come segue:
Comune di Manciano
[UTOE M1 Sistema altocollinare dei villaggi aperti]
- - CP3.2.1 Alta valle del medio Albegna
- - R10.2 Alta valle del Fiora
- - R10.4.1 Agro altocollinare di Manciano
- - RT1 Altopiano del tufo
[UTOE M2 Sistema collinare dei centri murati]
- - R10.4.2.2 Agro collinare di Manciano
- - R10.4.2.1 Agro collinare di Montemerano
[UTOE M3 Sistema dei castelli di confine]
- - CP4 Le pendici di Capalbio
- - R10.4.3 Agro pedecollinare di Manciano
- - R11.2.2 Colline del Fiora del Tiburzi
[UTOE M4 Sistema della riforma fondiaria]
- - R11.2.1 Colle di Marsiliana
- - CP3.2.2 Bassa valle del medio Albegna
- - Pi3 Piana dell'Osa - Albegna
Comuni di Pitigliano e di Sorano
- - 1 Gli Speroni ed i Rilievi del Tufo
1 Descrizione
Il sistema 1 comprende i territori dei Comuni di Pitigliano e Sorano per le porzioni prevalentemente connotate dalla presenza di affioramenti tufacei che determinano significative configurazioni morfologiche in cui Pianori di tufo si alternano a profonde gole incise dai principali corsi d'acqua (Lente, Meleta, Procchio).
2I beni paesaggistici
Ricadono in questo sistema i seguenti immobili ed aree di notevole interesse pubblico:
- - Pino secolare e zona di rispetto nel centro abitato di Pitigliano di cui al DM 10.10.1958;
- - Nucleo antico di Pitigliano e zona circostante di cui al DM 01.7.1967;
- - Zona panoramica sita in Comune di Sorano di cui al DM 28.7.1971;
- - Zona del centro storico di Montorio ed area circostante di cui al DM 21.2.1977.
Ricadono in questo sistema le seguenti aree tutelate per legge:
- - i corsi d'acqua (art. 142, D.Lgs 42/04 e s.m.i., c. 1 lett. c) con particolare riferimento al sistema del fiume Lente e dei suoi affluenti Procchio e Meleta;
- - le formazioni boschive che caratterizzano le forre (art. 142, D.Lgs 42/04 e s.m.i., c. 1 lett.g);
- - l'area aree di interesse archeologico (art. 142, D.Lgs 42/04 e s.m.i., c. 1 lett. m).
3 Obiettivi di qualità paesaggistica
- - la valorizzazione dell'ingente patrimonio archeologico attraverso la manutenzione delle aree archeologiche e delle vie cave del Gradone, di Fratenuti; di S. Giuseppe, dell'Annunziata, di Concelli di Poggio Cane, S. Rocco e Castellaccio, Case Rocchi;
- - la tutela delle forre che caratterizzano il paesaggio del tufo;
- - tutela del sistema ambientale costituito dal corso del fiume Lente e dai suoi affluenti principali, i fossi Meleta e Procchio, nonché dai manufatti legati alla produzione di energia che ancora sono presenti lungo i corsi d'acqua;
- - la tutela dell'impianto morfologico e della relazione visuale con il contesto rurale in cui si collocano i centri storici di San Valentino, Castell'Ottieri, Montorio;
- - la riqualificazione del tessuto edilizio novecentesco e contemporaneo dei centri maggiori (Pitigliano, Sorano) attraverso il recupero degli spazi pubblici e l'integrazione degli arredi;
- - la tutela delle visuali che si aprono verso i centri storici di Sorano, Pitigliano e Montorio dalle principali strade di collegamento;
- - il recupero e la qualificazione del patrimonio archeologico ai fini di una più ampia fruizione turistica e culturale;
- - il recupero e la riqualificazione dei siti di cava dismessi anche attraverso la riconversione degli stessi per finalità culturali-didattiche e/o legate alla promozione del territorio;
- - la manutenzione della vegetazione sovrastante le vie cave (san Rocco e Castellaccio) al fine di evitare il rischio legato al distacco di materiale tufaceo;
- - la riqualificazione delle aree di accesso ai centri storici di Pitigliano e Sorano, connotate dalla presenza di funzioni di elevato impatto paesaggistico e da un diffuso degrado dovuto all'utilizzo delle cantine come depositi e garage che ne determina la chiusura con materiali eterogenei e talvolta precari.
4 Indirizzi per la tutela dei beni paesaggistici
- a) ai fini della tutela dei valori naturalistici ed estetico percettivi espressi dal pino secolare, di cui al comma 1, i piani di settore comunali dovranno prevedere:
- - la definizione di adeguate misure anti-incendio;
- - la definizione di adeguate misure di gestione dell'accrescimento del pino supportate da un monitoraggio costante che valuti lo stato di salute e benessere dell'albero sia la sua stabilità e che evidenzi l'ambito interessato dall'apparato radicale al fine di orientare idonee modalità nella realizzazione degli scavi connessi alle opere pubbliche e private e di prevenire rischi di ribaltamento;
- b) ai fini della tutela dei valori naturalistici ed estetico-percettivi delle formazioni vegetali presenti nelle gole del tufo di Pitigliano e Sorano nonché lungo le pendici del poggio di Montorio; in tali aree non è consentita la realizzazione di qualunque tipo di manufatto;
- c) ai fini della tutela del nucleo di Montorio e del suo intorno sono vietati tutti gli interventi che possano determinare modifiche tipologiche e morfologiche del viale di ingresso al borgo i cui elementi di valore consistono nel filare di cipressi e nel muro in pietra di contenimento degli stessi. Allo stesso tempo dovrà essere garantita un'adeguata gestione forestale della vegetazione per salvaguardare la percezione degli imponenti ruderi della rocca;
- d) ai fini della tutela dell'eccezionale valore estetico-percettivo espresso dal rapporto di continuità esistente tra lo sperone di tufo e l'insediamento storico, così come percepibile all'esterno dei centri abitati di Pitigliano e di Sorano, sono vietate:
- - la realizzazione di qualunque intervento che possa determinare alterazioni prospettiche significative quali volumi in aggetto, tettoie, pensiline che non siano semplici coperture degli ingressi delle abitazioni, modifiche di aperture esistenti che costituiscano alterazioni dell'immagine della cortina esterna dell'edificato;
- - la realizzazione di nuove volumetrie nelle aree circostanti gli speroni di tufo così come individuate nelle tavole a scala di maggior dettaglio riferite all'ambito comunale;
- - la mitigazione degli effetti negativi sulle visuali panoramiche, che si aprono dai centri storici di Pitigliano e Sorano, attraverso la schermatura di edifici produttivi.
- - per il centro storico di Pitigliano gli interventi necessari all'eliminazione del degrado diffuso del patrimonio edilizio esistente principalmente legato ad interventi di manutenzione e ristrutturazione inappropriati per uso di materiali incongrui, alterazione delle aperture originarie e del rapporto vuoti e pieni; tali interventi potranno anche essere promossi attraverso azioni di riqualificazione degli spazi pubblici;
- - per il centro storico di Sorano gli interventi necessari all'eliminazione del degrado diffuso del patrimonio edilizio esistente principalmente legato ad interventi di manutenzione e ristrutturazione inappropriati per uso di materiali incongrui, alterazione delle aperture originarie e del rapporto vuoti e pieni, nonché gli interventi necessari al recupero delle porzioni di tessuto edilizio diruto, poste sul margine meridionale del centro abitato; per tali interventi potranno anche essere promossi attraverso azioni di riqualificazione degli spazi pubblici.
- e) ai fini della tutela del valore estetico-percettivo espresso dal rapporto tra i beni di cui al comma 2 ed il territorio rurale circostante, all'interno del perimetro delle aree suddette, è vietata la realizzazione di:
- - annessi eccedenti la capacità produttiva del fondo
- - residenze rurali
- - serre fisse
- - manufatti precari
- - annessi a servizio dell'agricoltura amatoriale
- f) negli ambiti che costituiscono risorsa archeologica di Pitigliano e Sorano nonché nelle zone di interesse archeologico di cui al D.Lgs 42/2004 - art. 142 1° comma, lettera m) è vietata la nuova edificazione per qualsiasi fine ad eccezione delle sole attrezzature di supporto alle funzioni di visita, documentazione-promozione e di sorveglianza delle aree archeologiche. Tutti gli interventi finalizzati alla fruizione pubblica delle aree archeologiche dovranno salvaguardare la rete della viabilità interna esistente che non potrà essere in ogni caso asfaltata; i materiali utilizzati dovranno avere un aspetto simile a quello della terra battuta o della ghiaia e costituire una pavimentazione permeabile.
- g) ai fini della tutela del sistema ambientale della Valle del Lente, che rappresenta anche un'area di rilevante pregio ambientale di interesse naturalistico riconosciuta dal PTC della Provincia di Grosseto, i Piani Operativi dei Comuni di Pitigliano e Sorano dovranno garantire in forma coordinata:
- - la tutela della qualità delle acque;
- - la tutela, attraverso una corretta gestione, della vegetazione al fine di mantenere elevati livelli di qualità ambientale;
- - la verifica, attraverso la rilevazione della situazione di fatto, della possibilità di riuso dei mulini e degli altri manufatti ancora presenti, finalizzata alla produzione di energia idroelettrica con modalità a basso impatto ambientale;
- - Il Piano Strutturale individua nei centri storici di Pitigliano e Sorano ambiti urbani che, per la consolidata presenza di numerose e contigue attività commerciali di vicinato anche di interesse turistico, costituiscono centri commerciali naturali. Pertanto gli atti del governo del territorio dovranno favorire un'equilibrata distribuzione e localizzazione delle funzioni volta a sostenere il mantenimento di tali attività, ivi comprese quelle tradizionali e di tipicità, attraverso la definizione di regole che specifichino le destinazioni incompatibili ed i mutamenti di destinazione d'uso degli immobili;
- - gli atti del governo del territorio dovranno favorire la riduzione degli attuali fenomeni di congestionamento dovuti alla concentrazione di veicoli privati nei periodi di maggior affluenza turistica attraverso l'assunzione di misure per la circolazione dei veicoli e di razionalizzazione della sosta anche attraverso l'individuazione di nuove aree di sosta per soddisfare il fabbisogno turistico;
- - Il Piano Strutturale riconosce nella zona residenziale di Viale Brigate Partigiane a Sorano uno dei pochi esempi di pianificazione urbanistica e architettonica capace di interpretare con linguaggio stilistico contemporaneo i caratteri del tessuto edilizio storico di Sorano; il Piano Operativo dovrà pertanto assicurare la conservazione dell'impianto morfologico e tipologico favorendo interventi volti al mantenimento ed all'eventuale recupero dei materiali originari;
- - gli atti per il governo del territorio provvedono a disciplinare l'istallazione di parabole e di stazioni radio base definendo ambiti nei quali escludere tale possibilità in considerazione dei possibili effetti negativi indotti dall'elettromagnetismo;
- - per i nuclei minori l'installazione di impianti fotovoltaici o solari termici entro i limiti di potenza per usufruire dello scambio sul posto in base alla normativa vigente in materia non è consentita nelle seguenti aree laddove individuate dal Piano Operativo:
- - nuclei storici, o porzioni di essi, non compresi nei beni paesaggistici di cui al comma 2, in considerazione della possibile incidenza sui valori estetico-percettivi;
- - negli ambiti di pertinenza di centri e nuclei storici e negli ambiti periurbani, non compresi nei beni paesaggistici di cui al comma 2, in considerazione delle possibili interferenze con le visuali che si aprono sul paesaggio dai centri;
- - il Piano Operativo dovrà formulare specifiche e differenziate norme per la tutela della panoramicità e per il mantenimento dei varchi visuali dei tratti di viabilità
- - escludere la possibilità di realizzare impianti per la distribuzione di carburanti;
- - escludere la possibilità di realizzare manufatti edilizi a filo strada;
- - garantire una adeguata manutenzione della vegetazione esistente conservando le alberature che costituiscono il corredo vegetazionale della strada;
- - prevedere una corretta l'installazione della segnaletica e della cartellonistica in considerazione della panoramicità dei tratti.
Nei centri storici di Pitigliano e Sorano il Piano Operativo, nel definire la disciplina del patrimonio edilizio esistente, in base a quanto evidenziato nelle analisi dei centri abitati e nella schedatura degli edifici esistenti di cui al quadro conoscitivo, dovrà individuare in particolare:
Per entrambi i centri storici i regolamenti urbanistici dovranno definire una disciplina per il recupero del degrado dovuto all'utilizzo delle cantine scavate nel tufo limitandone usi impropri e definendo regole e abachi per l'uso dei materiali utilizzati per gli accessi;
A servizio della fruizione turistico culturale del sistema delle aree archeologiche potranno essere realizzati parcheggi con le stesse caratteristiche di elevata compatibilità ambientale sia nella pavimentazione che negli arredi (recinzioni e sistema di illuminazione).
Nell'ambito del sistema delle aree di interesse archeologico nei pressi di Sorano (necropoli di Case Rocchi e S. Rocco) è vietata la nuova edificazione per qualsiasi fine ad eccezione delle sole attrezzature di supporto alle funzioni di visita, documentazione-promozione e di sorveglianza delle aree archeologiche.
5 Regole per la gestione degli insediamenti
Oltre a quanto indicato al precedente comma 4, si definiscono le seguenti regole:
Tale disciplina dovrà essere formulata tenendo conto dei seguenti principi:
6 Regole per la gestione del territorio rurale
Per il territorio rurale definito a prevalente funzione agricola compreso in questo sistema di paesaggio, si formulano le seguenti regole:
* Opere di conservazione e miglioramento del paesaggio
Ai fini della tutela degli elementi di valore paesaggistico rappresentati dalle formazioni vegetali, presenti nelle gole del tufo di Pitigliano e Sorano nonché lungo le pendici del poggio di Montorio, il Piano Strutturale assume come opere di miglioramento dell'ambiente e dello spazio rurale da realizzare in connessione con la gestione delle attività agricole, tutte le opere necessarie alla tutela e conservazione di tali formazioni. Tali opere, oltre a garantire la conservazione delle risorse paesaggistico-ambientali, concorrono al miglioramento e all'interconnessione di habitat naturali ed alla prevenzione degli incendi.
Gli elementi di valore paesaggistico sopra richiamati dovranno essere puntualmente individuati nei Programma Aziendale Pluriennale di Miglioramento Agricolo Ambientale (PAPMAA).
* Nuovi edifici rurali
Ai fini dello svolgimento dell'attività agricola è ammessa la realizzazione di:
- - residenze rurali e annessi agricoli;
- - annessi agricoli a servizio di aziende con superfici fondiare inferiori ai minimi di cui all'art. 5 del Regolamento 63/R 2016;
- - annessi a servizio dell'agricoltura amatoriale o per le piccole produzioni agricole di cui all'art.
12 del Regolamento 63/R 2016;
- - serre fisse ad esclusione degli ambiti paesaggistici di cui al comma 2
Il Piano Operativo dovrà specificare inoltre le regole per l'inserimento nel contesto paesaggistico dei nuovi edifici rurali avendo cura in particolare di prescrivere:
- - localizzazioni quanto più possibile prossime ai nuclei ed alle infrastrutture già esistenti e capaci di assecondare la morfologia del terreno;
- - per le nuove residenze rurali il ricorso a tipologie compatte riferibili ai modelli locali;
- - il rispetto delle proporzioni degli edifici tradizionali e l'utilizzo di materiali reperiti in loco o ad essi assimilabili per caratteristiche.
* Trasformazione del patrimonio edilizio esistente
Al fine di sostenere la permanenza della popolazione residente nel territorio rurale è ammesso il recupero di annessi agricoli, per usi residenziali o turistico-ricettivi, a condizione che concorrano alla riqualificazione degli insediamenti esistenti.
Negli interventi di recupero del patrimonio edilizio esistente non dovrà essere alterata la rete della viabilità poderale esistente.
* Disciplina delle attrezzature sportive pertinenziali
E' ammessa la realizzazione di impianti sportivi a carattere pertinenziale per le residenze e le attività ricettive nei limiti e con le modalità stabilite dalla disciplina e strategie locali.
* Disciplina delle attività connesse ed integrative all'attività agricola
Le attività connesse e integrative sono ammesse nel rispetto dei principi statutari e nel rispetto delle seguenti condizioni:
- - agriturismo attraverso il recupero del patrimonio edilizio aziendale nei limiti massimi di posti letto per ciascuna azienda agricola previsti dalla legge di settore;
- - La produzione di energia da fonti rinnovabili non in contrasto con quanto disciplinato in relazione alle aree idonee, dall'art.20 comma 8 lett. c quater del d.lgs. 199/2021
- - agricoltura sociale volta all'assistenza ed al recupero dei soggetti che si trovano in situazioni di emarginazione ed esclusione sociale attraverso interventi di recupero del patrimonio edilizio e di nuova edificazione nei limiti stabiliti dalla parte strategica del Piano.
- - 2 I Territori Agricoli di Pitigliano e Sorano
1. Descrizione
Il sistema interessa i territori dei comuni di Pitigliano e Sorano caratterizzati da un uso agricolo produttivo orientato alle produzioni oli-viti-vinicole ed esercitato prevalentemente sui Pianori tufacei. L'unico insediamento presente è il centro antico di Sovana.
2. I beni paesaggistici
Ricadono in questo sistema i seguenti immobili ed aree di notevole interesse pubblico:
- - Nucleo antico di Pitigliano e zona circostante di cui al DM 1.7.1967, parte;
- - Zona dell'abitato di Sovana di cui al DM 18.5.1975.
Ricadono in questo sistema le seguenti aree tutelate per legge:
- - i corsi d'acqua (art. 142, D.Lgs 42/04 e s.m.i., c. 1 lett. c);
- - formazioni boschive che caratterizzano le forre (art. 142, D.Lgs 42/04 e s.m.i., c. 1 lett.g);
- - aree di interesse archeologico Pian di Morrano-Naioli-Sovana (art. 142, D.Lgs 42/04 e s.m.i., c. 1 lett. m).
3. Obiettivi di qualità paesaggistica
- - la tutela delle forre che caratterizzano il paesaggio del tufo;
- - la tutela della vegetazione riparia che sottolinea i corsi d'acqua (fosso della Colonia, fosso della Calesina, fosso della Picciolana) che circondano l'abitato di Sovana;
- - tutela dell'elevato grado di naturalità espresso dalle aree boscate e dall'ambiente fluviale del Fiora ricomprese nel SIR-ZPS "Alto corso del Fiora";
- - il recupero urbanistico ed edilizio del nucleo storico di Sovana, incentivando l'eliminazione degli elementi che ne hanno alterato l'immagine originaria;
- - il mantenimento delle visuali panoramiche verso l'antico centro di Sovana che si apprezzano dalla strada che conduce a casa Ripa;
- - il mantenimento delle qualità diffuse del paesaggio espresso principalmente dalle forme e dai caratteri del territorio agricolo, attivando misure volte all'eliminazione del degrado dovuto alla scarsa qualità edilizia e all'impiego di materiali impropri negli annessi agricoli;
- - la sostituzione degli annessi rurali di grandi dimensioni percepibili dalle visuali che si aprono dal centro storico di Pitigliano;
- - il recupero e la qualificazione del patrimonio archeologico ai fini di una più ampia fruizione turistica e culturale;
- - manutenzione della vegetazione sovrastante le vie cave (S. Sebastiano, Poggio Prisca, il Cavone e via cava di fosso Folonia) al fine di evitare il rischio legato al distacco di materiale tufaceo;
- - il completamento e l'attivazione dell'impianto termale del Tosteto provvedendo alla sua qualificazione sotto il profilo paesaggistico ed ambientale;
- - la progettazione e la gestione degli spazi a supporto delle attività produttive nel territorio rurale ai fini della mitigazione degli impatti paesaggistici.
4. Indirizzi per la tutela dei beni paesaggistici
- a) ai fini della tutela dei valori naturalistici ed estetico-percettivi delle formazioni vegetali presenti nelle forre e della vegetazione riparia che circonda Sovana, , non è consentita la realizzazione di qualunque tipo di manufatto;
- b) ai fini della tutela dell'eccezionale valore estetico-percettivo espresso dal rapporto di continuità esistente tra lo sperone di tufo e l'insediamento storico, così come percepibile all'esterno del centro abitato di Pitigliano, sono vietate:
- - la realizzazione di qualunque intervento che possa determinare alterazioni prospettiche significative, quali volumi in aggetto, tettoie, pensiline che non siano semplici coperture degli ingressi delle abitazioni, modifiche di aperture esistenti che costituiscano alterazioni dell'immagine della cortina esterna dell'edificato;
- - la realizzazione di nuove volumetrie nelle aree circostanti gli speroni di tufo;
- c) ai fini della tutela del centro storico di Sovana, nell'ambito degli interventi sul patrimonio edilizio esistente, dovrà essere progressivamente eliminato il degrado dovuto alle improprie sostituzioni di infissi, alla modifica dei rapporti tra pieni e vuoti con ampliamenti e tamponamenti delle aperture originarie, all'abbandono delle aree non edificate all'interno della cortina edilizia, all'uso di tecniche costruttive e/o di finiture improprie, alla realizzazione di garage e locali accessori di scarsa qualità architettonica;
- d) negli ambiti che costituiscono risorsa archeologica intorno a Sovana nonché nelle zone di interesse archeologico di cui al D.Lgs 42/2004 - art. 142 1° comma, lettera m) (necropoli di Valle Bona, Monte Rosello e del Colonia-Pian delle Colonnette, Necropoli di Sopraripa-S. Sebastiano, Costa della Madonna e Poggio Grezzano, Necropoli di Poggio Felceto e Poggio Stanziale), è vietata la nuova edificazione per qualsiasi fine ad eccezione delle sole attrezzature di supporto alle funzioni di visita, documentazione-promozione e di sorveglianza delle aree archeologiche nell'ambito del più ampio progetto del "Parco museo della civiltà degli etruschi".
E' altresì da incentivare la mitigazione degli effetti negativi sulle visuali panoramiche, che si aprono dal centro storico di Pitigliano, attraverso la schermatura o la rilocalizzazione di edifici produttivi;
Tutti gli interventi finalizzati alla fruizione pubblica delle aree archeologiche dovranno salvaguardare la rete della viabilità interna esistente che non potrà essere in ogni caso asfaltata; i materiali utilizzati dovranno avere un aspetto simile a quello della terra battuta o della ghiaia e costituire una pavimentazione permeabile.
A servizio della fruizione turistico culturale del sistema delle aree archeologiche potranno essere realizzati parcheggi con le stesse caratteristiche di elevata compatibilità ambientale sia nella pavimentazione che negli arredi (recinzioni e sistema di illuminazione).
5. Regole per la gestione degli insediamenti
Oltre a quanto indicato al comma 4, si definiscono i seguenti indirizzi. Il Piano Operativo dovrà:
- - individuare in prossimità di Sovana un'area da destinare a parcheggio per autovetture e sosta camper, dotata di servizi alla sosta e spazi espositivi, per conseguire una corretta gestione dei flussi di traffico privato, che assume in alcuni periodi dell'anno livelli di particolare intensità;
- - non considerare il nucleo abitato di Sovana quale possibile ambito per l'installazione di impianti fotovoltaici o solari termici entro i limiti di potenza per usufruire dello scambio sul posto in base alla normativa vigente in materia
- - definire regole per una progettazione degli spazi liberi, in relazione alla specificità dei caratteri del paesaggio, da realizzare nell'ambito del completamento del complesso termale del Tosteto;
- - definire le regole per eliminare gli elementi che diminuiscono la qualità estetico percettiva delle visuali che si aprono dal centro storico di Pitigliano verso la madonna delle Grazie attraverso la rilocalizzazione degli impianti di servizio all'agricoltura;
- - il Piano Operativo dovrà formulare specifiche e differenziate norme per la tutela della panoramicità e per il mantenimento dei varchi visuali dei tratti di viabilità.
Tale disciplina dovrà essere formulata tenendo conto dei seguenti principi:
- - escludere la possibilità di realizzare impianti per la distribuzione di carburanti;
- - escludere la possibilità di realizzare manufatti edilizi a filo strada;
- - garantire una adeguata manutenzione della vegetazione esistente conservando le alberature che costituiscono il corredo vegetazionale della strada;
- - prevedere una corretta l'installazione della segnaletica e della cartellonistica in considerazione della panoramicità dei tratti.
Per garantire la riqualificazione delle aree interessate da impianti produttivi e dalle attività di escavazione il Piano Operativo dovrà definire le regole per la realizzazione di nuovi impianti funzionali all'attività ovvero gli ampliamenti di quelli esistenti con particolare riferimento alla progettazione degli spazi e delle strade di servizio in modo da favorire il corretto inserimento paesaggistico di tali strutture, minimizzando quanto possibile l'impegno di nuovo suolo.
6. Regole per la gestione del territorio rurale
Nel rispetto degli indirizzi di tutela dei beni paesaggistici di cui al precedente comma 5, per il territorio rurale definito, ai sensi della individuazione delle classi economico-agrarie, dagli orientamenti regionali, si formulano le seguenti prescrizioni:
* Opere di conservazione e miglioramento del paesaggio
Ai fini della tutela degli elementi di valore paesaggistico e naturalistico dovuti alla presenza di ampie superfici boscate e dell'alveo del fiume Fiora, ricompreso in ZPS, il Piano Strutturale assume come opere di miglioramento dell'ambiente e dello spazio rurale da realizzare in connessione con la gestione delle attività agricole, le seguenti misure di conservazione:
- - interventi di rinaturalizzazione della vegetazione ripariale;
- - riduzione delle aree coltivate a favore delle aree golenali;
- - interventi di mantenimento del mosaico vegetazionale costituito dalle specie tipiche delle garighe, delle boscaglie e dei greti;
- - interventi di gestione forestale finalizzati alla progressiva sostituzione dei boschi di conifere;
Ai fini della tutela degli elementi di valore paesaggistico rappresentati dalle formazioni vegetali, presenti nelle gole del tufo di Pitigliano e Sorano nonché lungo le pendici del poggio di Montorio, il Piano Strutturale assume come opere di miglioramento dell'ambiente e dello spazio rurale da realizzare in connessione con la gestione delle attività agricole, tutte le opere necessarie alla tutela e conservazione di tali formazioni. Tali opere, oltre a garantire la conservazione delle risorse paesaggistico-ambientali, concorrono al miglioramento e all'interconnessione di habitat naturali ed alla prevenzione degli incendi.
Gli elementi di valore paesaggistico sopra richiamati dovranno essere puntualmente individuati nei Programma Aziendale Pluriennale di Miglioramento Agricolo Ambientale (PAPMAA).
* Nuovi edifici rurali
Ai fini dello svolgimento dell'attività agricola è ammessa la realizzazione di:
- - residenze rurali la cui dimensione sarà definita dal Piano Operativo entro il limite massimo di 150 mq. di superficie utile lorda e annessi agricoli;
- - annessi agricoli a servizio di aziende con superfici fondiare inferiori ai minimi di cui all'art. 5 del Regolamento 63/R 2016;
- - annessi a servizio dell'agricoltura amatoriale o per le piccole produzioni agricole di cui all'art. 12 del Regolamento 63/R 2016;
- - serre fisse ad esclusione degli ambiti paesaggistici di cui al comma 2
Il Piano Operativo dovrà specificare inoltre le regole per l'inserimento nel contesto paesaggistico dei nuovi edifici rurali avendo cura in particolare di prescrivere:
- - localizzazioni quanto più possibile prossime ai nuclei ed alle infrastrutture già esistenti e capaci di assecondare la morfologia del terreno e di non alterare la rada maglia poderale che costituisce la struttura storica del territorio rurale intorno a Sovana;
- - per le nuove residenze rurali il ricorso a tipologie compatte riferibili ai modelli locali;
- - il rispetto delle proporzioni degli edifici tradizionali e l'utilizzo di materiali reperiti in loco o ad essi assimilabili per caratteristiche.
* Trasformazione del patrimonio edilizio esistente
Al fine di sostenere il mantenimento della popolazione residente nel territorio rurale è ammesso il recupero di annessi agricoli per usi residenziali o turistico-ricettivi, a condizione che concorrano alla riqualificazione degli insediamenti esistenti e non determinino la perdita dei caratteri architettonici originari degli edifici.
Negli interventi di recupero del patrimonio edilizio esistente non dovrà essere alterata la rete della viabilità poderale esistente.
* Disciplina delle attrezzature sportive pertinenziali
E' ammessa la realizzazione di impianti sportivi a carattere pertinenziale per le residenze e le attività ricettive nei limiti e con le modalità stabilite dalla disciplina e strategie locali.
* Disciplina delle attività connesse ed integrative all'attività agricola
Le attività connesse e integrative sono ammesse nel rispetto dei principi statutari e nel rispetto delle seguenti condizioni:
- - agriturismo attraverso il recupero del patrimonio edilizio aziendale nei limiti massimi di posti letto per ciascuna azienda agricola previsti dalla legge di settore;
- - le opere e gli impianti di pertinenza ai fabbricati ad uso agrituristico e le aree per la sosta degli ospiti campeggiatori che devono essere realizzati in modo da integrarsi con l'ambiente circostante, con particolare riferimento alle sistemazioni e agli arredi esterni, alla regimazione idraulica e allo smaltimento dei rifiuti solidi e liquidi. Gli interventi devono comunque garantire una sufficiente dotazione di acqua potabile.
- - La produzione di energia da fonti rinnovabili non in contrasto con quanto disciplinato in relazione alle aree idonee, dall'art.20 comma 8 lett. c quater del d.lgs. 199/2021
- - agricoltura sociale volta all'assistenza ed al recupero dei soggetti che si trovano in situazioni di emarginazione ed esclusione sociale è consentita attraverso interventi di recupero del patrimonio edilizio e di nuova edificazione nei limiti stabiliti dalla parte strategica del Piano Strutturale.
- - commercializzazione e valorizzazione dei prodotti agricoli, a condizione che concorrano a determinare un polo integrato anche con funzioni produttive.
- - attività didattiche, ricreative e sportive connesse alla valorizzazione delle risorse naturali e paesaggistiche del territorio rurale attraverso interventi di recupero del patrimonio edilizio e di nuova edificazione nei limiti stabiliti dalla parte strategica del Piano Strutturale.
- - 3 I territori Rurali delle lingue e dei pianori tufacei
1. Descrizione
Il sistema interessa il territorio del comune di Sorano caratterizzato da una particolare morfologia costituita dall'alternanza di altopiani alluvionali e di piccole valli poco profonde orientate in direzione nord-sud con dislivelli naturali, solcate da una rete idrografica minore.
I due nuclei insediativi presenti sono S. Giovanni delle Contee al confine con il sistema dei calanchi e Pratolungo nella parte inferiore del sub-ambito.
2. I beni paesaggistici
Ricadono in questo sistema i seguenti immobili ed aree di notevole interesse pubblico:
- - l'area boscata del Poggio Santa Vittoria, quale porzione della zona del centro storico di Montorio ed area circostante di cui al DM 21.2.1977.
Ricadono in questo sistema le seguenti aree tutelate per legge:
- - le formazioni boschive che caratterizzano le forre (art. 142, D.Lgs 42/04 e s.m.i., c. 1 lett.g).
- - i corsi d'acqua (art. 142 D.Lgs 42/04 e s.m.i., comma 1 Lett. c);
3. Obiettivi di qualità paesaggistica
- - salvaguardare la relazione fisica e percettiva espressa dalla combinazione tra la morfologia dei pianori tufacei e le forme lineari della vegetazione che corre lungo i corsi d'acqua e sulla sommità dei pianori stessi;
- - assicurare la conservazione dei caratteri morfologici e tipologici del nucleo rurale di Pratolungo;
- - garantire gli attuali livelli di panoramicità determinati dalle visuali verso il monte Civitella che si aprono lungo la strada provinciale Pitigliano-Santa Fiora nel tratto compreso tra il bivio per Castell'Ottieri e il bivio per Onano e lungo la strada di connessione tra la provinciale e San Valentino;
- - la tutela del nucleo di San Giovanni delle Contee che conserva l'impianto storico di tipo lineare;
- - la riqualificazione delle aree interessate da impianti produttivi e dalle attività di escavazione.
4. Indirizzi per la tutela dei beni paesaggistici
La tutela dei valori naturalistici espressi dalle aree tutelate per legge è garantita dall'attuazione degli indirizzi formulati nei commi seguenti.
5. Regole per la gestione degli insediamenti
Per il nucleo di San Giovanni delle Contee si assumono le regole relative alla risorsa "centri storici del tufo", per cui il Piano Operativo dovrà specificare:
- - gli interventi necessari per recupero del degrado architettonico indotto da recenti ristrutturazioni (uso di materiali impropri);
- - gli interventi necessari per il recupero del degrado urbanistico attraverso la disciplina dei vuoti urbani;
Per il nucleo rurale di Pratolungo il Piano Operativo dovrà garantire la conservazione dell'impianto morfologico, il recupero delle condizioni di degrado degli edifici esistenti dovuto all'assenza o alla scarsa qualità degli interventi di manutenzione. Il Piano Operativo dovrà, inoltre fissare le regole urbanistiche ed edilizie per le eventuali aggiunte volumetriche al fine di mantenere la leggibilità dei caratteri di ruralità del nucleo stesso.
Il Piano Operativo dovrà formulare specifiche e differenziate norme per la tutela della panoramicità e per il mantenimento dei varchi visuali dei tratti di viabilità.
Tale disciplina dovrà essere formulata tenendo conto dei seguenti principi:
- - escludere la possibilità di realizzare impianti per la distribuzione di carburanti;
- - escludere la possibilità di realizzare manufatti edilizi a filo strada;
- - garantire una adeguata manutenzione della vegetazione esistente conservando le alberature che costituiscono il corredo vegetazionale della strada;
- - prevedere una corretta l'installazione della segnaletica e della cartellonistica in considerazione della panoramicità dei tratti.
Per garantire la riqualificazione delle aree interessate da impianti produttivi e dalle attività di escavazione il Piano Operativo dovrà definire le regole per la realizzazione di nuovi impianti funzionali all'attività ovvero gli ampliamenti di quelli esistenti con particolare riferimento alla progettazione degli spazi e delle strade di servizio in modo da favorire il corretto inserimento paesaggistico di tali strutture, minimizzando quanto possibile l'impegno di nuovo suolo.
6. Regole per la gestione del territorio rurale
Nel rispetto degli indirizzi di tutela dei beni paesaggistici di cui al precedente comma 6, per il territorio rurale definito a prevalente funzione agricola compreso in questo sub-ambito di paesaggio, si formulano le seguenti prescrizioni:
* Opere di miglioramento dell'ambiente
Ai fini della tutela degli elementi di valore paesaggistico rappresentati dalle formazioni vegetali che corrono in senso longitudinale sulla sommità dei pianori e lungo il minuto reticolo idrografico, la disciplina paesaggistica del presente Piano assume come opere di miglioramento dell'ambiente e dello spazio rurale da realizzare in connessione con la gestione delle attività agricole tutte le opere necessarie alla tutela e conservazione di tali formazioni.
Gli elementi di valore paesaggistico sopra richiamati dovranno essere puntualmente individuati nei Programma Aziendale Pluriennale di Miglioramento Agricolo Ambientale (PAPMAA).
* Nuovi edifici rurali
Ai fini dello svolgimento dell'attività agricola è ammessa la realizzazione di:
- - residenze rurali e annessi agricoli;
- - annessi a servizio dell'agricoltura amatoriale o per le piccole produzioni agricole
- - serre fisse ad esclusione degli ambiti paesaggistici di cui al comma 2.
Il Piano Operativo dovrà specificare inoltre le regole per l'inserimento nel contesto paesaggistico dei nuovi edifici rurali avendo cura in particolare di prescrivere:
- - localizzazioni quanto più possibile prossime ai nuclei ed alle infrastrutture già esistenti e capaci di assecondare la morfologia del terreno;
- - per le nuove residenze rurali il ricorso a tipologie compatte riferibili ai modelli locali;
- - il rispetto delle proporzioni degli edifici tradizionali e l'utilizzo di materiali reperiti in loco o ad essi assimilabili per caratteristiche.
* Trasformazione del patrimonio edilizio esistente
Al fine di sostenere il mantenimento della popolazione residente nel territorio rurale è ammesso il recupero delle sole residenze rurali per usi residenziali o turistico-ricettivi con i limiti e con le modalità definiti dal Piano Operativo, comunque a condizione che concorrano alla riqualificazione degli insediamenti esistenti.
Negli interventi di recupero del patrimonio edilizio esistente non dovrà essere alterata la rete della viabilità poderale esistente
* Disciplina delle attrezzature sportive pertinenziali
E' ammessa la realizzazione di impianti sportivi a carattere pertinenziale per le residenze e le attività ricettive nei limiti e con le modalità stabilite dalla disciplina e strategie locali.
* Disciplina delle attività connesse ed integrative all'attività agricola
Le attività connesse e integrative sono ammesse nel rispetto delle seguenti condizioni:
- - agriturismo attraverso il recupero del patrimonio edilizio aziendale nei limiti massimi di posti letto per ciascuna azienda agricola previsti dalla legge di settore;
- - La produzione di energia da fonti rinnovabili non in contrasto con quanto disciplinato in relazione alle aree idonee, dall'art.20 comma 8 lett. c quater del d.lgs. 199/2021;
- - 4 Il Pianoro di San Quirico
1. Descrizione
Il sistema 4 è costituito dalla porzione più occidentale del Comune di Pitigliano, in cui ricadono i nuclei del Casone e La Rotta, e dai territori circostanti il nucleo di San Quirico, frazione del Comune di Sorano. L'ambito si configura come un ampio Pianoro di tufo circoscritto dal sistema delle forre.
2. I beni paesaggistici
Ricadono in questo sistema i seguenti immobili ed aree di notevole interesse pubblico:
- - Zona panoramica sita in Comune di Sorano di cui al DM 28.7.1971, parte.
Ricadono in questo sistema le seguenti aree tutelate per legge:
- - i corsi d'acqua (art. 142, D.Lgs 42/04 e s.m.i., c. 1 lett. c);
- - le formazioni boschive (art. 142, D.Lgs 42/04 e s.m.i., c. 1 lett. g);
- - le aree di interesse archeologico (art. 142, D.Lgs 42/04 e s.m.i., c. 1 lett. m); al cui interno è presente l'insediamento rupestre ed il complesso fortificato di Vitozza riconosciuto di particolare interesse storico-artistico ex lege 1089/39 con DM del 13.1.1987.
3. Obiettivi di qualità paesaggistica
- - il recupero delle situazioni di degrado legate ai margini dei centri e dei nuclei abitati ed al proliferare di piccoli annessi nelle aree immediatamente circostanti;
- - la tutela delle forre che caratterizzano il paesaggio del tufo;
- - l'eliminazione delle condizioni di degrado e di abbandono in cui versa l'insediamento rupestre di Vitozza;
- - la riqualificazione ambientale dell'ex-discarica di Sorano in prossimità del Fosso Barcatoio attraverso uno specifico progetto di bonifica e messa in sicurezza permanente del sito che tenga anche conto della presenza prossima del corso d'acqua e di punti di captazione per uso agricolo e idropotabile;
- - la riqualificazione del nucleo de "La Rotta".
4. Indirizzi per la tutela dei beni paesaggistici
La tutela dei valori naturalistici espressi dalle aree tutelate per legge è garantita dall'attuazione degli indirizzi formulati nei commi seguenti.
5. Regole per la gestione degli insediamenti
Ai fini della tutela del complesso storico di Vitozza è necessario garantire adeguate condizioni di manutenzione e sorveglianza dell'intera area anche ai fini di una migliore fruizione turistico- culturale. In tal senso sono da incentivare:
- - gli interventi volti all'eliminazione degli usi impropri che caratterizzano le grotte poste lungo il percorso di accesso;
- - la manutenzione della vegetazione spontanea;
- - la creazione di un centro informazione da localizzare anche in prossimità dell'area.
E' comunque da escludere all'interno degli ambiti che costituiscono risorsa archeologica, qualsiasi intervento di nuova edificazione.
Nei centri abitati e nei nuclei le nuove edificazioni dovranno concorrere a riqualificare gli insediamenti esistenti ed incrementare la qualità urbana e architettonica attraverso:
- - il consolidamento della frazione del Casone con particolare riferimento alla dotazione dei servizi;
- - la riorganizzazione e la riqualificazione delle aree produttive presenti alla Rotta attraverso interventi rivolti in particolare alle aree di deposito e vendita a cielo aperto;
- - il consolidamento della frazione di S. Quirico attraverso la ricucitura dei margini urbani e la valorizzazione degli spazi pubblici e delle aree libere all'interno del tessuto edilizio esistente;
- - l'eliminazione delle condizioni di degrado nelle aree agricole di frangia intorno a S. Quirico connesse alla presenza di manufatti precari a servizio dell'attività agricola amatoriale spesso realizzati sfruttando i dislivelli delle balze di tufo;
- - consolidamento e rifunzionalizzazione dell'area artigianale de La Valle.
Gli interventi di potenziamento e riqualificazione delle frazioni e dei nuclei esistenti dovranno conformarsi ai seguenti criteri:
- - la nuova edificazione dovrà utilizzare tecnologie rispondenti ai principi della bioedilizia e della bioclimatica anche ai fini dell'autosufficienza energetica;
- - la progettazione degli spazi aperti dovrà contribuire a rafforzare la qualità degli spazi pubblici, degli spazi verdi e dei collegamenti con particolare riferimento ai percorsi residenza-servizi fruiti dai bambini e dagli anziani; dovrà altresì contribuire all'integrazione con gli il paesaggio agrario;
- - disciplinare l'installazione di pannelli solari termici e fotovoltaici adottando tecniche e materiali volti ad assicurare soluzioni architettoniche ottimali unitamente alla massima efficienza energetica.
Per garantire la riqualificazione delle aree interessate da impianti produttivi e dalle attività di escavazione il Piano Operativo dovrà definire le regole per la realizzazione di nuovi impianti funzionali all'attività ovvero gli ampliamenti di quelli esistenti con particolare riferimento alla progettazione degli spazi e delle strade di servizio in modo da favorire il corretto inserimento paesaggistico di tali strutture, minimizzando quanto possibile l'impegno di nuovo suolo.
Con specifico riferimento al complesso termale di S. Maria dell'Aquila dovrà essere garantita l'attivazione dei servizi sanitari e una complessiva riqualificazione ambientale e paesaggistica dell'area rivolta in particolare alla progettazione degli spazi liberi.
6. Regole per la gestione del territorio rurale
Nel rispetto degli indirizzi di tutela dei beni paesaggistici di cui al precedente comma 4, per il territorio rurale definito a prevalente funzione agricola compreso in questo sistema di paesaggio, si formulano le seguenti prescrizioni:
* Opere di miglioramento dell'ambiente
Ai fini della tutela degli elementi di valore paesaggistico rappresentati dalle formazioni vegetali, presenti nelle profonde valli incise nel tufo, il Piano Strutturale assume come opere di miglioramento dell'ambiente e dello spazio rurale da realizzare in connessione con la gestione delle attività agricole, tutte le opere necessarie alla tutela e conservazione di tali formazioni. Tali opere, oltre a garantire la conservazione delle risorse paesaggistico-ambientali, concorrono al miglioramento e all'interconnessione di habitat naturali ed alla prevenzione degli incendi.
Gli elementi di valore paesaggistico sopra richiamati dovranno essere puntualmente individuati nei Programma Aziendale Pluriennale di Miglioramento Agricolo Ambientale (PAPMAA).
* Nuovi edifici rurali
Ai fini dello svolgimento dell'attività agricola è ammessa la realizzazione di:
- - residenze rurali, la cui dimensione sarà definita dal Piano Operativo entro il limite massimo di 150 mq. di superficie utile lorda, e annessi agricoli;
- - annessi agricoli a servizio di aziende con superfici fondiare inferiori ai minimi di cui all'art. 5 del Regolamento 63/R 2016;
- - annessi a servizio dell'agricoltura amatoriale o per le piccole produzioni agricole di cui all'art. 12 del Regolamento 63/R 2016.
- - serre fisse ad esclusione degli ambiti paesaggistici di cui al comma 2;
Il Piano Operativo dovrà specificare inoltre le regole per l'inserimento nel contesto paesaggistico dei nuovi edifici rurali avendo cura in particolare di prescrivere:
- - localizzazioni quanto più possibile prossime ai nuclei ed alle infrastrutture già esistenti e capaci di assecondare la morfologia del terreno;
- - per le nuove residenze rurali il ricorso a tipologie compatte riferibili ai modelli locali;
- - il rispetto delle proporzioni degli edifici tradizionali e l'utilizzo di materiali reperiti in loco o ad essi assimilabili per caratteristiche;
E' vietata la realizzazione di nuove residenze rurali all'interno delle forre.
* Trasformazione del patrimonio edilizio esistente
Al fine di sostenere il mantenimento della popolazione residente nel territorio rurale è ammesso il recupero di annessi agricoli per usi residenziali o turistico-ricettivi, a condizione che concorrano alla riqualificazione degli insediamenti esistenti e non determinino la perdita dei caratteri architettonici originari degli edifici.
Negli interventi di recupero del patrimonio edilizio esistente non dovrà essere alterata la rete della viabilità poderale esistente.
* Disciplina delle attrezzature sportive pertinenziali
E' ammessa la realizzazione di impianti sportivi a carattere pertinenziale per le residenze e le attività ricettive nei limiti e con le modalità stabilite dalla disciplina e strategie locali.
* Disciplina delle attività connesse ed integrative all'attività agricola
Le attività connesse e integrative sono ammesse nel rispetto dei principi statutari e nel rispetto delle seguenti condizioni:
- - agriturismo attraverso il recupero del patrimonio edilizio aziendale nei limiti massimi di posti letto per ciascuna azienda agricola previsti dalla legge di settore;
- - le opere e gli impianti di pertinenza ai fabbricati ad uso agrituristico e le aree per la sosta degli ospiti campeggiatori che devono essere realizzati in modo da integrarsi con l'ambiente circostante, con particolare riferimento alle sistemazioni e agli arredi esterni, alla regimazione idraulica e allo smaltimento dei rifiuti solidi e liquidi. Gli interventi devono comunque garantire una sufficiente dotazione di acqua potabile;
- - La produzione di energia da fonti rinnovabili non in contrasto con quanto disciplinato in relazione alle aree idonee, dall'art.20 comma 8 lett. c quater del d.lgs. 199/2021
- - 5 I territori di Manciano
1. Descrizione
Il sistema 5 comprende la porzione del territorio del Comune di Pitigliano che si estende prevalentemente oltre il corso del fiume Fiora fino al confine con il Comune di Manciano. Si tratta di un'area collinare quasi completamente boscata con scarsissima presenza di insediamenti costituiti esclusivamente da poderi. Il sub-sistema risulta in gran parte compreso nel SIR e Zona a Protezione Speciale 119 Alto corso del Fiora.
2. I beni paesaggistici
Ricadono in questo sistema le seguenti aree tutelate per legge:
- - i corsi d'acqua (art. 142, D.Lgs 42/04 e s.m.i., c. 1 lett. c);
- - le formazioni boschive (art. 142, D.Lgs 42/04 e s.m.i., c. 1 lett. g);
- - le aree di interesse archeologico (art. 142, D.Lgs 42/04 e s.m.i., c. 1 lett. m); al cui interno è presente la necropoli etrusca di Poggio Buco soggetta a vincolo archeologico ex lege 1089/39 con DM del 17.7.1990.
3. Obiettivi di qualità paesaggistica
- - tutela dell'elevato grado di naturalità espresso dalle aree boscate e dall'ambiente fluviale del Fiora ricompreso nel SIR-ZPS "Alto corso del Fiume Fiora;
- - progettazione e gestione dei lavori di adeguamento della strada 74 Maremmana volte alla mitigazione degli effetti negativi sul paesaggio;
- - recupero delle situazioni di degrado legate sia all'abbandono delle aree archeologiche sia alla presenza delle attività estrattive in prossimità del fiume Fiora.
4. Indirizzi per la tutela dei beni paesaggistici
Ai fini della tutela dei valori naturalistici e storici espressi dalle aree tutelate per legge si esprimono i seguenti indirizzi:
- a) l'adeguamento e il potenziamento funzionale della strada 74 Maremmana, nei limiti del rispetto dei requisiti di sicurezza previsti dal Codice della strada, ai fini di della tutela delle aree tutelate per legge ai sensi dell'art. 142 del D.Lgs 42/04 e s.m.i. e del corretto inserimento degli interventi in un paesaggio di rilevante valore storico e naturalistico, dovrà conformarsi alle seguenti indicazioni:
- - il progetto dovrà predisporre soluzioni che riducano al minimo i tratti in rilevato ed in trincea;
- - le opere d'arte comunque necessarie dovranno essere realizzate con l'impiego di tecnologie e materiali ben inseribili nel contesto ambientale e paesaggistico del fiume Fiora, ed in particolare:
* nei tratti in trincea dovrà essere quanto più possibile adottata la tecnica della terra armata per il contenimento del terreno;
* nel caso in cui sia indispensabile l'impiego di muro di contenimento, tali strutture dovranno essere rivestiti con materiali di provenienza locale;
- - i tratti di viabilità dismessa dovranno essere rinaturalizzati, ove possibile;
- - la regimazione delle acque dovrà essere realizzata in modo tale da impedire il proliferare di vegetazione spontanea;
- - i cantieri dovranno essere progettati e gestiti in modo da minimizzare l'impatto visivo e gli effetti negativi sulle superfici boscate.
5. Regole per la gestione degli insediamenti
Nelle zone di interesse archeologico di "Poggio Buco" di cui al D.Lgs 42/2004 art. 142 1° comma lettera m) è vietata la nuova edificazione per qualsiasi fine. Gli edifici esistenti potranno essere recuperati quali strutture di supporto alle funzioni didattico-informative e documentaristiche per la fruizione dell'area archeologica.
Tutti gli interventi finalizzati alla fruizione pubblica delle aree archeologiche dovranno salvaguardare la rete della viabilità interna esistente che non potrà essere in ogni caso asfaltata; i materiali utilizzati dovranno avere un aspetto simile a quello della terra battuta o della ghiaia e costituire una pavimentazione permeabile.
A servizio della fruizione turistico culturale dell'area archeologica potrà essere realizzato un parcheggio con le stesse caratteristiche di elevata compatibilità ambientale sia nella pavimentazione che negli arredi (recinzioni e sistema di illuminazione).
6. Regole per la gestione del territorio rurale
Nel rispetto degli indirizzi di tutela dei beni paesaggistici di cui al precedente comma 4, per il territorio rurale definito a prevalente funzione agricola in considerazione della dominanza delle componenti ambientali (ZPS Alto corso del Fiora) e del carattere produttivo marginale che l'agricoltura riveste in questo sistema di paesaggio, si formulano le seguenti regole:
* Opere di miglioramento dell'ambiente
Ai fini della tutela degli elementi di valore paesaggistico e naturalistico dovuti alla presenza di ampie superfici boscate sulle pendici circostanti Poggio Buco e dell'alveo del fiume Fiora, ricompreso in ZPS, la disciplina paesaggistica del presente Piano Strutturale assume come opere di miglioramento dell'ambiente e dello spazio rurale da realizzare in connessione con la gestione delle attività agricole:
- - interventi di rinaturalizzazione della vegetazione ripariale;
- - riduzione delle aree coltivate a favore delle aree golenali;
- - interventi di mantenimento del mosaico vegetazionale costituito dalle specie tipiche delle garighe, delle boscaglie e dei greti;
- - interventi di gestione forestale finalizzati alla progressiva sostituzione dei boschi di conifere.
Gli elementi di valore paesaggistico sopra richiamati dovranno essere puntualmente individuati nei Programma Aziendale Pluriennale di Miglioramento Agricolo Ambientale (PAPMAA).
* Nuovi edifici rurali
Ai fini dello svolgimento dell'attività agricola è ammessa la realizzazione di:
- - nuove residenze rurali ed annessi agricoli al di fuori delle zone di interesse archeologico di "Poggio Buco" di cui al D.Lgs 42/2004 art. 142 1° comma lettera m);
- - serre fisse ad esclusione dei beni paesaggistici di cui al precedente comma 2;
Il Piano Operativo dovrà specificare inoltre le regole per l'inserimento nel contesto paesaggistico dei nuovi edifici rurali avendo cura in particolare di prescrivere:
- - localizzazioni quanto più possibile prossime ai nuclei ed alle infrastrutture già esistenti e capaci di assecondare la morfologia del terreno;
- - per le nuove residenze rurali il ricorso a tipologie compatte riferibili ai modelli locali;
- - il rispetto delle proporzioni degli edifici tradizionali e l'utilizzo di materiali reperiti in loco o ad essi assimilabili per caratteristiche.
* Trasformazione del patrimonio edilizio esistente
Il Piano Operativo, in base alla schedatura del patrimonio edilizio esistente, disciplinerà gli interventi eccedenti la ristrutturazione edilizia, riguardanti anche il cambio di destinazione d'uso consentendo esclusivamente funzioni compatibili con gli obiettivi di qualità di cui al comma 5 e legate alla valorizzazione dell'area archeologica nel suo complesso.
Negli interventi di recupero del patrimonio edilizio esistente non dovrà essere alterata la rete della viabilità poderale esistente.
* Disciplina delle attrezzature sportive pertinenziali
Ad esclusione delle zone di interesse archeologico di "Poggio Buco" di cui al D.Lgs 42/2004 art. 142 1° comma lettera m) è ammessa la realizzazione di impianti sportivi a carattere pertinenziale per le residenze e le eventuali altre attività volte alla valorizzazione dell'area archeologica nel suo complesso con le modalità e con i limiti stabiliti dalla disciplina e strategia locali.
* Disciplina delle attività connesse ed integrative all'attività agricola
1. Non è ammessa la realizzazione di nuovi volumi per attività integrative di supporto all'attività agricola;
2. Le attività connesse e integrative sono ammesse, ad esclusione delle zone di interesse archeologico di "Poggio Buco" di cui al D.Lgs 42/2004 art. 142 1° comma lettera m), nel rispetto dei principi statutari e nel rispetto delle seguenti condizioni:
- - agriturismo attraverso il recupero del patrimonio edilizio aziendale nei limiti massimi di posti letto per ciascuna azienda agricola previsti dalla legge di settore;
- - La produzione di energia da fonti rinnovabili non in contrasto con quanto disciplinato in relazione alle aree idonee, dall'art.20 comma 8 lett. c quater del d.lgs. 199/2021
- - 6 I territori collinari dell'Alta valle del Fiora
1. Descrizione
L'ambito comprende i territori dei comuni di Castell'Azzara e Sorano caratterizzati dai versanti che declinano dal massiccio del Monte Civitella e del Monte Penna verso il fiume Fiora.
2. I beni paesaggistici
Ricadono in questo sistema le seguenti aree tutelate per legge:
- - i corsi d'acqua (art. 142, D.Lgs 42/04 e s.m.i., c. 1 lett. c):
- - le formazioni boschive (art. 142, D.Lgs 42/04 e s.m.i., c. 1 lett. g);
- - i terreni gravati da uso civico (art. 142, D.Lgs 42/04 e s.m.i., c. 1 lett. h);
- - le aree di interesse archeologico (art. 142, D.Lgs 42/04 e s.m.i., c. 1 lett. m) relative alle presenze di archeologia mineraria.
3. Obiettivi di qualità paesaggistica
- - tutela dell'elevato grado di naturalità costituito dalle aree boscate, con particolare riferimento agli usi civici e dall'ambiente fluviale del Fiora;
- - valorizzazione culturale e turistica della Rocca Silvana e del patrimonio di archeologia industriale già recuperato, come la Miniera del Morone, della Miniera del Siele e di quello ancora da recuperare e bonificare;
- - conservazione della tradizionale struttura del territorio rurale a campi chiusi, delimitati da siepi e filari di alberi, capace di assicurare buoni livelli di biodiversità e di qualità visiva;
- - permanenza dei caratteri di panoramicità della strada che circonda il monte Elmo ed il monte Civitella in direzione di Selvena e delle sue diramazioni verso il Fiora nonché della strada che conduce a Montebuono che offre visuali aperte verso Sorano.
4. Indirizzi per la tutela dei beni paesaggistici
La tutela dei valori naturalistici e storici espressi dalle aree tutelate per legge è garantita dall'attuazione degli indirizzi formulati nei commi seguenti.
5. Regole per la gestione degli insediamenti
Ai fini della tutela della qualità della struttura insediativa, della morfologia storica dei nuclei rurali di Montebuono, Poggio Montone e Querciolaia, nonché della relazione anche visuale con gli spazi rurali e di margine, il Piano Operativo dovrà definire, sulla base della schedatura del patrimonio edilizio esistente:
- - una specifica disciplina al fine di garantire la conservazione dei caratteri degli edifici;
- - gli indirizzi per la realizzazione delle eventuali addizioni che tengano conto della morfologia dei nuclei e dei caratteri edilizi;
- - le regole per la localizzazione delle eventuali nuove previsioni.
Al fine di limitare la dispersione edilizia che caratterizza il sistema insediativo, rappresentato da case sparse e dalla loro aggregazione (Querciolaia di sotto, La Dispensa, La Casina, Case Coppi), lungo la strada provinciale per Selvena fino a Montebuono, le eventuali addizioni ammesse dalla parte strategica del Piano Strutturale dovranno essere localizzate secondo il principio del consolidamento edilizio degli aggregati già esistenti e dei nuclei di Montebuono e Poggio Montone. La progettazione di nuove strutture finalizzati alla valorizzazione e alla fruizione culturale, sociale e didattica della Miniera del Morone nonchè gli interventi di adeguamento della viabilità e degli spazi per la sosta dovranno rispondere a requisiti di elevata compatibilità ambientale.
L'installazione di impianti fotovoltaici o solari termici entro i limiti di potenza per usufruire dello scambio sul posto in base alla normativa vigente in materia non è consentita nelle seguenti aree laddove individuate dal Piano Operativo:
- - nuclei storici, o porzioni di essi, non compresi nei beni paesaggistici di cui al comma 2, in considerazione della possibile incidenza sui valori estetico-percettivi;
- - nelle aree contigue ai centri storici principali, non compresi nei beni paesaggistici di cui al comma 2, in considerazione delle possibili interferenze con le visuali che si aprono sul paesaggio dai centri.
L'installazione di pannelli solari termici e fotovoltaici, laddove ammessa dovrà adottare tecniche e materiali volti ad assicurare soluzioni architettoniche ottimali unitamente alla massima efficienza energetica.
Il Piano Operativo dovrà formulare specifiche e differenziate norme per la tutela della panoramicità e per il mantenimento dei varchi visuali dei tratti di viabilità. Tale disciplina dovrà essere formulata tenendo conto dei seguenti principi:
- - escludere la possibilità di realizzare impianti per la distribuzione di carburanti che ricadano nelle aree interessate da varchi visuali;
- - escludere la possibilità di realizzare manufatti edilizi a filo strada;
- - garantire una adeguata manutenzione della vegetazione esistente conservando le alberature che costituiscono il corredo vegetazionale della strada;
- - prevedere una corretta l'installazione della segnaletica e della cartellonistica in considerazione della panoramicità dei tratti.
6. Regole per la gestione del territorio rurale
Ai fini della tutela dei beni paesaggistici di cui al precedente comma 4, per il territorio rurale definito a prevalente funzione agricola in considerazione della dominanza delle componenti ambientali (SIR-ZPS 119 Alto corso del Fiora) e del carattere produttivo marginale che l'agricoltura riveste in questo sub-ambito di paesaggio, si formulano le seguenti regole:
* Opere di miglioramento dell'ambiente
Ai fini della tutela degli elementi di valore paesaggistico e naturalistico dovuti alla presenza di ampie superfici boscate e dell'alveo del fiume Fiora, ricompreso in ZPS, nonché della conservazione della tradizionale struttura a campi chiusi, la disciplina paesaggistica del presente Piano Strutturale assume come opere di miglioramento dell'ambiente e dello spazio rurale da realizzare in connessione con la gestione delle attività agricole le seguenti misure di conservazione:
- - interventi di rinaturalizzazione della vegetazione ripariale;
- - riduzione delle aree coltivate a favore delle aree golenali;
- - interventi di mantenimento del mosaico vegetazionale costituito dalle specie tipiche delle garighe, delle boscaglie e dei greti;
- - mantenimento dell'integrità degli eco-sistemi forestali in termini qualitativi e quantitativi, favorendone la diversificazione ecologica e l'incremento dei livelli di maturità e la rinaturalizzazione;
- - interventi di gestione forestale finalizzati alla progressiva sostituzione dei boschi di conifere.
A queste si aggiungono inoltre i seguenti interventi:
- - mantenimento di tutte le specie arboree ed arbustive (siepi e filari di alberi) che costituiscono delimitazione dei fondi agricoli;
- - inerbimento di seminativi e colture arboree dei terreni con pendenza superiore al 20%.
Gli elementi di valore paesaggistico sopra richiamati dovranno essere puntualmente individuati nei Programma Aziendale Pluriennale di Miglioramento Agricolo Ambientale (PAPMAA).
* Nuovi edifici rurali
All'esterno del perimetro del SIR-ZPS "Alto corso del Fiora" è ammessa la realizzazione di:
- - residenze rurali, la cui dimensione sarà definita dal Piano Operativo entro il limite massimo di 150 mq. di superficie utile lorda e annessi agricoli
- - annessi agricoli a servizio di aziende con superfici fondiarie inferiori ai minimi di cui all'art. 5 del Regolamento 63/R 2016;
- - annessi a servizio dell'agricoltura amatoriale o per le piccole produzioni agricole;
- - serre fisse ad esclusione degli ambiti paesaggistici di cui al comma 2;
Il Piano Operativo dovrà specificare inoltre le regole per l'inserimento nel contesto paesaggistico dei nuovi edifici rurali avendo cura in particolare di prescrivere:
- - localizzazioni quanto più possibile prossime ai nuclei ed alle infrastrutture già esistenti e capaci di assecondare la morfologia del terreno;
- - per le nuove residenze rurali il ricorso a tipologie compatte riferibili ai modelli locali;
- - il rispetto delle proporzioni degli edifici tradizionali e l'utilizzo di materiali reperiti in loco o ad essi assimilabili per caratteristiche.
* Trasformazione del patrimonio edilizio esistente
Al fine di sostenere il mantenimento della popolazione residente nel territorio rurale è ammesso il recupero di annessi agricoli per usi residenziali o turistico-ricettivi nelle modalità e con i limiti definiti dalla L.R. 65/2014 a condizione che concorrano alla riqualificazione degli insediamenti esistenti
Negli interventi di recupero del patrimonio edilizio esistente non dovrà essere alterata la rete della viabilità poderale esistente.
* Disciplina delle attrezzature sportive pertinenziali
E' ammessa la realizzazione di impianti sportivi a carattere pertinenziale per le residenze e le attività ricettive nei limiti e con le modalità stabilite dalla disciplina e strategie locali.
* Disciplina delle attività connesse ed integrative all'attività agricola
Le attività connesse e integrative sono ammesse nel rispetto dei principi statutari e nel rispetto delle seguenti condizioni:
- - agriturismo attraverso il recupero del patrimonio edilizio aziendale nei limiti massimi di posti letto per ciascuna azienda agricola previsti dalla legge di settore;
- - le opere e gli impianti di pertinenza ai fabbricati ad uso agrituristico e le aree per la sosta degli ospiti campeggiatori che devono essere realizzati in modo da integrarsi con l'ambiente circostante, con particolare riferimento alle sistemazioni e agli arredi esterni, alla regimazione idraulica e allo smaltimento dei rifiuti solidi e liquidi. Gli interventi devono comunque garantire una sufficiente dotazione di acqua potabile;
- - La produzione di energia da fonti rinnovabili non in contrasto con quanto disciplinato in relazione alle aree idonee, dall'art.20 comma 8 lett. c quater del d.lgs. 199/2021
- - Ad esclusione dei corsi d'acqua e delle formazioni boschive di cui al comma 2 e dell'area inclusa nel SIR-ZPS "alto corso del Fiora" e' consentita la realizzazione di impianti per la produzione di energia da biomasse con potenza fino a 3 Mwt.
Il Piano Operativo dovrà disciplinare:
- - la localizzazione di tali impianti nell'ambito degli usi civici non interessati dalla presenza di boschi;
- - la dimensione dei volumi tecnici funzionali alla realizzazione di impianti termici a biomasse, il cui commisurandola alla effettiva potenza degli impianti medesimi;
- - la realizzazione delle strutture di stoccaggio del materiale legnoso essi dovranno orientando la progettazione verso tipologie in legno e prevedendone la rimozione alla fine del periodo di utilizzo degli impianti a biomasse.
- - 7 Il massiccio del Monte Penna e del Monte Civitella
1. Descrizione
L'ambito include i territori montani dei comuni di Castell'Azzara a nord e di Sorano a sud; Il è caratterizzato dalla massiccia presenza dei boschi di particolare rilievo paesaggistico ed ambientale inseriti nella Riserva naturale del Monte Penna.
2. I beni paesaggistici
Ricadono in questo sistema le seguenti aree tutelate per legge:
- - i corsi d'acqua (art. 142, D.Lgs 42/04 e s.m.i., c. 1 lett. c);
- - le formazioni boschive (art. 142, D.Lgs 42/04 e s.m.i., c. 1 lett. g);
- - i beni di uso civico (art. 142, D.Lgs 42/04 e s.m.i., c. 1 lett. h);
3. Obiettivi di qualità paesaggistica
- - tutela delle emergenze naturalistico-ambientali presenti all'interno della Riserva Naturale del Monte Penna;
- - tutela degli edifici di servizio alla popolazione realizzati dalle compagnie minerarie in quanto elementi di forte valore identitario;
- - valorizzazione culturale e turistica del patrimonio di archeologia industriale legato alla presenza delle miniere;
- - tutela dell'elevato valore panoramico espresso dalle attuali infrastrutture di maggior percorrenza che corrispondono a percorsi storici.
4. Indirizzi per la tutela dei beni paesaggistici
- - mantenimento dei varchi pubblici di accesso all'area pinetata;
- - tutela delle numerose visuali panoramiche dalle quali si apprezza la pineta come sfondo dell'abitato, sia dai percorsi stradali che dall'interno del paese.
5. Regole per la gestione degli insediamenti
Gli interventi di potenziamento e riqualificazione dovranno conformarsi ai seguenti criteri:
- - la nuova edificazione dovrà utilizzare tecnologie rispondenti ai principi della bioedilizia e della bioclimatica anche ai fini dell'autosufficienza energetica;
- - la progettazione degli spazi aperti dovrà contribuire a rafforzare la qualità degli spazi pubblici, degli spazi verdi e dei collegamenti; dovrà altresì contribuire all'integrazione con il paesaggio agrario;
La produzione di energia da fonti rinnovabili non è ammessa nei nuclei storici, o porzioni di essi, non compresi nei beni paesaggistici di cui al comma 2, in considerazione della possibile incidenza sui valori estetico-percettivi, né nelle aree contigue ai centri storici principali, non compresi nei beni paesaggistici di cui al comma 2, in considerazione delle possibili interferenze con le visuali che si aprono sul paesaggio dai centri.
L'installazione di pannelli solari termici e fotovoltaici, laddove ammessa. dovrà adottare tecniche e materiali volti ad assicurare soluzione architettoniche ottimali unitamente alla massima efficienza energetica.
Ai fini della tutela della qualità della struttura insediativa, della morfologia storica dei nuclei rurali nonché della relazione anche visuale con gli spazi rurali e di margine, il Piano Operativo dovrà definire, sulla base della schedatura del patrimonio edilizio esistente:
- - una specifica disciplina al fine di garantire la conservazione dei caratteri degli edifici;
- - gli indirizzi per la realizzazione delle eventuali addizioni che tengano conto della morfologia dei nuclei e dei caratteri edilizi;
- - le regole per la localizzazione delle eventuali nuove previsioni.
- - specifiche e differenziate norme per la tutela della panoramicità e per il mantenimento dei varchi visuali
Tale disciplina dovrà essere formulata tenendo conto dei seguenti principi:
- - escludere la possibilità di realizzare impianti per la distribuzione di carburanti;
- - escludere la possibilità di realizzare manufatti edilizi a filo strada;
- - garantire una adeguata manutenzione della vegetazione esistente conservando le alberature che costituiscono il corredo vegetazionale della strada;
- - prevedere una corretta l'installazione della segnaletica e della cartellonistica in considerazione della panoramicità dei tratti.
Il Piano Operativo potrà prevedere la realizzazione di impianti per la produzione di energia da biomasse con potenza compresa tra 0,8 - 1,5 MWt, estendibili a 3 MWt in caso di impianti di cogenerazione, a condizione che siano localizzati in prossimità dei centri abitati e che non interessino i beni di cui al comma 2
Il Piano Operativo dovrà disciplinare:
- - la dimensione dei volumi tecnici funzionali alla realizzazione di impianti termici a biomasse, il cui commisurandola alla effettiva potenza degli impianti medesimi;
- - la realizzazione delle strutture di stoccaggio del materiale legnoso essi dovranno orientando la progettazione verso tipologie in legno e prevedendone la rimozione alla fine del periodo di utilizzo degli impianti a biomasse.
6. Regole per la gestione del territorio rurale
Nel rispetto degli indirizzi di tutela dei beni paesaggistici di cui al precedente comma 6, per il territorio rurale definito a prevalente funzione agricola in considerazione della dominanza delle componenti ambientali e del carattere produttivo marginale che l'agricoltura riveste in questo sub-ambito di paesaggio, si formulano le seguenti regole:
* Indirizzi per la tutela degli habitat naturali
In relazione alla tutela dei valori naturalistici e alla loro valorizzazione a fini didattico-scientifici e turistico-ricreativi, il Piano Operativo dovrà recepire le Norme generali e sviluppare gli Indirizzi contenuti nel Regolamento del Sistema delle Riserve Naturali della Provincia di Grosseto e nel relativo Piano di Gestione.
Il Piano Operativo dovrà altresì rappresentare le aree contigue per le quali dovranno essere recepite le eventuali misure di disciplina delle attività suscettibili di avere impatti sull'ambiente.
* Opere di miglioramento dell'ambiente
Ai fini della tutela degli elementi di valore paesaggistico e naturalistico dovuti alla presenza di ampie superfici boscate e delle praterie secondarie, la disciplina paesaggistica del P.S.I. assume come opere di miglioramento dell'ambiente e dello spazio rurale da realizzare in connessione con la gestione delle attività agricole:
- - conservazione e recupero delle praterie secondarie anche attraverso una razionale gestione del pascolo;
- - interventi di gestione forestale finalizzati alla progressiva sostituzione dei boschi di conifere;
- - tutela e manutenzione delle formazioni di latifoglie.
Gli elementi di valore paesaggistico sopra richiamati dovranno essere puntualmente individuati nei Programma Aziendale Pluriennale di Miglioramento Agricolo Ambientale (PAPMAA).
* Nuovi edifici rurali
All'esterno del perimetro della Riserva naturale del Monte Penna e del SIR 120 Monte Penna, Bosco della Fonte e Monte Civitella è ammessa la realizzazione di:
- - residenze rurali, la cui dimensione sarà definita dal Piano Operativo entro il limite massimo di 150 mq. di superficie utile lorda e annessi agricoli;
- - annessi agricoli a servizio di aziende con superfici fondiare inferiori ai minimi di cui all'art. 5 del Regolamento 63/R 2016;
- - annessi a servizio dell'agricoltura amatoriale o per le piccole produzioni agricole di cui all'art. 12 del Regolamento 63/R 2016;
- - serre fisse ad esclusione degli ambiti paesaggistici di cui al comma 2.
Il Piano Operativo dovrà specificare inoltre le regole per l'inserimento nel contesto paesaggistico dei nuovi edifici rurali avendo cura in particolare di prescrivere:
- - localizzazioni quanto più possibile prossime ai nuclei ed alle infrastrutture già esistenti e capaci di assecondare la morfologia del terreno;
- - per le nuove residenze rurali il ricorso a tipologie compatte riferibili ai modelli locali;
- - il rispetto delle proporzioni degli edifici tradizionali e l'utilizzo di materiali reperiti in loco o ad essi assimilabili per caratteristiche.
* Trasformazione del patrimonio edilizio esistente
Al fine di sostenere il mantenimento della popolazione residente nel territorio rurale è ammesso il recupero di annessi agricoli per usi residenziali o turistico-ricettivi, a condizione che concorrano alla riqualificazione degli insediamenti esistenti.
Negli interventi di recupero del patrimonio edilizio esistente non dovrà essere alterata la rete della viabilità poderale esistente.
* Disciplina delle attrezzature sportive pertinenziali
E' ammessa la realizzazione di impianti sportivi a carattere pertinenziale per le residenze e le attività ricettive nei limiti e con le modalità stabilite dalla disciplina e strategie locali.
* Disciplina delle attività connesse ed integrative all'attività agricola
Le attività connesse e integrative sono ammesse nel rispetto dei principi statutari e nel rispetto delle seguenti condizioni:
- - agriturismo attraverso il recupero del patrimonio edilizio aziendale nei limiti massimi di posti letto per ciascuna azienda agricola previsti dalla legge di settore;
- - le opere e gli impianti di pertinenza ai fabbricati ad uso agrituristico e le aree per la sosta degli ospiti campeggiatori che devono essere realizzati in modo da integrarsi con l'ambiente circostante, con particolare riferimento alle sistemazioni e agli arredi esterni, alla regimazione idraulica e allo smaltimento dei rifiuti solidi e liquidi. Gli interventi devono comunque garantire una sufficiente dotazione di acqua potabile.
- - La produzione di energia da fonti rinnovabili non in contrasto con quanto disciplinato in relazione alle aree idonee, dall'art.20 comma c quater del d.lgs. 199/2021 e al di fuori delle aree incluse nei SIR.
- - 8 I pianori agricoli di Castell'Azzara e Sorano
1. Descrizione
L'ambito comprende l'estesa fascia pedemontana che circonda il massiccio Penna-Civitella includendo i territori dei comuni di Castell'Azzara a nord e di Sorano a sud.
La morfologia è prevalentemente collinare, i lineamenti geomorfologici sono tipici delle aree di transizione tra i rilievi montani e quelli alto collinari.
2. I beni paesaggistici
Ricadono in questo sistema le seguenti aree tutelate per legge:
- - i corsi d'acqua (art. 142, D.Lgs 42/04 e s.m.i., c. 1 lett. c);
- - le formazioni boschive (art. 142, D.Lgs 42/04 e s.m.i., c. 1 lett. g).
3. Obiettivi di qualità paesaggistica
- - conservazione della tradizionale struttura del territorio rurale a campi chiusi, delimitati da siepi e filari di alberi, capace di assicurare buoni livelli di biodiversità e di qualità visiva;
- - tutela dell'integrità urbanistica ed edilizia dei centri minori;
- - permanenza dei caratteri di panoramicità della strada principale che costeggia le pendici orientali dei Monti Civitella ed Elmo da cui si aprono ampie vedute verso gli altri sub-sistemi di paesaggio sia verso i Calanchi di Castell'Azzara che verso il territorio di Sorano.
4. Indirizzi per la tutela dei beni paesaggistici
La tutela dei valori naturalistici e storici espressi dalle aree tutelate per legge è garantita dall'attuazione degli indirizzi formulati nei commi seguenti.
5. Regole per la gestione degli insediamenti
Al fine di migliorare la qualità del patrimonio edilizio del nucleo di Montevitozzo e preservare i caratteri morfologici dell'impianto originario, il Piano Operativo dovrà definire, sulla base della schedatura del patrimonio edilizio esistente:
- - una specifica disciplina che garantisca la conservazione dei caratteri storici degli edifici;
- - gli indirizzi per la realizzazione delle eventuali addizioni che tengano conto della morfologia dei nuclei e dei caratteri edilizi.
Ai fini della tutela della struttura insediativa originaria dei nuclei rurali di Elmo, Case Marcelli, Cerretino, Ronzinami dovranno essere conservati i caratteri storci degli edifici e degli spazi comuni che ne connotano l'impianto.
Il Piano Operativo dovrà altresì definire per i centri ed i nuclei abitati le regole per la localizzazione delle eventuali nuove previsioni insediative che dovranno prioritariamente essere rappresentate dagli interventi di completamento nelle aree residue disponibili anche ai fini della tutela dell'impianto morfologico e della relazione visuale con il contesto rurale in cui tali nuclei si collocano.
L'installazione di pannelli solari termici e fotovoltaici, laddove ammessa, dovrà adottare tecniche e materiali volti ad assicurare soluzione architettoniche ottimali unitamente alla massima efficienza energetica.
Il Piano Operativo dovrà formulare specifiche e differenziate norme per la tutela della panoramicità e per il mantenimento dei varchi visuali.
Tale disciplina dovrà essere formulata tenendo conto dei seguenti principi:
- - escludere la possibilità di realizzare impianti per la distribuzione di carburanti;
- - escludere la possibilità di realizzare manufatti edilizi a filo strada;
- - garantire una adeguata manutenzione della vegetazione esistente conservando le alberature che costituiscono il corredo vegetazionale della strada;
- - prevedere una corretta l'installazione della segnaletica e della cartellonistica in considerazione della panoramicità dei tratti.
6. Regole per la gestione del territorio rurale
Ai fini della tutela dei beni paesaggistici di cui al precedente comma 6, per il territorio rurale definito a prevalente funzione agricola in considerazione delle componenti ambientali e del carattere produttivo marginale che l'agricoltura riveste in questo sub-ambito di paesaggio, si formulano le seguenti regole:
* Opere di miglioramento dell'ambiente
Ai fini della tutela degli elementi di valore paesaggistico e naturalistico dovuti alla presenza della tradizionale struttura a campi chiusi, la disciplina paesaggistica del presente Piano Strutturale assume come opere di miglioramento dell'ambiente e dello spazio rurale da realizzare in connessione con la gestione delle attività agricole, le seguenti opere:
- - interventi di mantenimento di tutte le specie arboree ed arbustive (siepi e filari di alberi) che costituiscono delimitazione dei fondi agricoli;
- - interventi di inerbimento di seminativi e colture arboree dei terreni con pendenza superiore al 20%.
Gli elementi di valore paesaggistico sopra richiamati dovranno essere puntualmente individuati nei Programma Aziendale Pluriennale di Miglioramento Agricolo Ambientale (PAPMAA).
* Nuovi edifici rurali
E' ammessa la realizzazione di:
- - residenze rurali, la cui dimensione sarà definita dal Piano Operativo entro il limite massimo di 150 mq. di superficie utile lorda e annessi agricoli;
- - annessi agricoli a servizio di aziende con superfici fondiare inferiori ai minimi di cui all'art. 5 del Regolamento 63/R 2016;
- - annessi a servizio dell'agricoltura amatoriale o per le piccole produzioni agricole di cui all'art. 12 del Regolamento 63/R 2016;
- - serre fisse ad esclusione degli ambiti paesaggistici di cui al comma 2;
Il Piano Operativo dovrà specificare inoltre le regole per l'inserimento nel contesto paesaggistico dei nuovi edifici rurali avendo cura in particolare di prescrivere:
- - localizzazioni quanto più possibile prossime ai nuclei ed alle infrastrutture già esistenti e capaci di assecondare la morfologia del terreno;
- - per le nuove residenze rurali il ricorso a tipologie compatte riferibili ai modelli locali;
- - il rispetto delle proporzioni degli edifici tradizionali e l'utilizzo di materiali reperiti in loco o ad essi assimilabili per caratteristiche.
* Trasformazione del patrimonio edilizio esistente
Al fine di sostenere il mantenimento della popolazione residente nel territorio rurale è ammesso il recupero di annessi agricoli per usi residenziali o turistico-ricettivi. a condizione che concorrano alla riqualificazione degli insediamenti esistenti
Negli interventi di recupero del patrimonio edilizio esistente non dovrà essere alterata la rete della viabilità poderale esistente.
* Disciplina delle attrezzature sportive pertinenziali
E' ammessa la realizzazione di impianti sportivi a carattere pertinenziale per le residenze e le attività ricettive nei limiti e con le modalità stabilite dalla disciplina e strategie locali.
* Disciplina delle attività connesse ed integrative all'attività agricola
Le attività connesse e integrative sono ammesse nel rispetto dei principi statutari e nel rispetto delle seguenti condizioni:
- - agriturismo attraverso il recupero del patrimonio edilizio aziendale nei limiti massimi di posti letto per ciascuna azienda agricola previsti dalla legge di settore
- - le opere e gli impianti di pertinenza ai fabbricati ad uso agrituristico e le aree per la sosta degli ospiti campeggiatori che devono essere realizzati in modo da integrarsi con l'ambiente circostante, con particolare riferimento alle sistemazioni e agli arredi esterni, alla regimazione idraulica e allo smaltimento dei rifiuti solidi e liquidi. Gli interventi devono comunque garantire una sufficiente dotazione di acqua potabile.
- - La produzione di energia da fonti rinnovabili non in contrasto con quanto disciplinato in relazione alle aree idonee, dall'art.20 comma c quater del d.lgs. 199/2021
- - Ad esclusione dei corsi d'acqua e delle formazioni boschive di cui al comma 2 è consentita la realizzazione di impianti per la produzione di energia da biomasse con potenza fino a 3 Mwt.
Il Piano Operativo dovrà disciplinare:
- - la dimensione dei volumi tecnici funzionali alla realizzazione di impianti termici a biomasse, il cui commisurandola alla effettiva potenza degli impianti medesimi;
- - la realizzazione delle strutture di stoccaggio del materiale legnoso essi dovranno orientando la progettazione verso tipologie in legno e prevedendone la rimozione alla fine del periodo di utilizzo degli impianti a biomasse.
- - 9 I calanchi di Castell'Azzara e Sorano
1. Descrizione
L'ambito comprende i territori dei comuni di Castell'Azzara e di Sorano posti a nord-est al confine con la Provincia di Siena. I lineamenti geomorfologici collinari di questo ambito sono quelli tipici delle aree argillose a calanchi.
2. I beni paesaggistici
Ricadono in questo sistema le seguenti aree tutelate per legge:
- - le formazioni boschive (art. 142, D.Lgs 42/04 e s.m.i., c. 1 lett. g);
- - le aree di interesse archeologico (art. 142, D.Lgs 42/04 e s.m.i., c. 1 lett. m).
3. Obiettivi di qualità paesaggistica
- - tutela della qualità naturalistica e paesaggistica propria delle formazioni calanchiva;
- - conservazione dei caratteri storici ancora presenti nel sistema e valorizzazione del rapporto tra l'edificio e le aree rurali contigue;
4. Indirizzi per la tutela dei beni paesaggistici
La tutela dei valori naturalistici e storici espressi dalle aree tutelate per legge è garantita dall'attuazione degli indirizzi formulati nei commi seguenti.
5. Regole per la gestione degli insediamenti
L'installazione di pannelli solari termici e fotovoltaici, laddove ammessa, dovrà adottare tecniche e materiali volti ad assicurare soluzione architettoniche ottimali unitamente alla massima efficienza energetica.
6. Regole per la gestione del territorio rurale
Ai fini della tutela dei beni paesaggistici di cui al precedente comma 2, per il territorio rurale definito a prevalente funzione agricola in considerazione delle componenti ambientali e del carattere produttivo marginale che l'agricoltura riveste in questo sub-ambito di paesaggio, si formulano le seguenti regole:
* Opere di miglioramento dell'ambiente
Ai fini della tutela del valore paesaggistico e naturalistico del territorio rurale connotato dalla successione di prati, pascoli e seminativi, a cui si associano le aree calanchive ed il sistema della vegetazione lungo gli impluvi collinari, la disciplina paesaggistica del presente Piano Strutturale assume come opere di miglioramento dell'ambiente e dello spazio rurale da realizzare in connessione con la gestione delle attività agricole le seguenti opere:
- - interventi di manutenzione del sistema delle fasce boscate e cespugliate lungo gli impluvi collinari.
Gli elementi di valore paesaggistico sopra richiamati dovranno essere puntualmente individuati nei Programma Aziendale Pluriennale di Miglioramento Agricolo Ambientale (PAPMAA).
* Trasformazione del patrimonio edilizio esistente
Al fine di sostenere il mantenimento della popolazione residente nel territorio rurale è ammesso il recupero di annessi agricoli per usi residenziali, a condizione che concorrano alla riqualificazione degli insediamenti esistenti
Negli interventi di recupero del patrimonio edilizio esistente non dovrà essere alterata la rete della viabilità poderale esistente
* Disciplina delle attività connesse ed integrative all'attività agricola
Le attività connesse e integrative sono ammesse nel rispetto dei principi statutari e nel rispetto delle seguenti condizioni:
- - agriturismo attraverso il recupero del patrimonio edilizio aziendale nei limiti massimi di posti letto per ciascuna azienda agricola previsti dalla legge di settore;
- - le opere e gli impianti di pertinenza ai fabbricati ad uso agrituristico e le aree per la sosta degli ospiti campeggiatori che devono essere realizzati in modo da integrarsi con l'ambiente circostante, con particolare riferimento alle sistemazioni e agli arredi esterni, alla regimazione idraulica e allo smaltimento dei rifiuti solidi e liquidi. Gli interventi devono comunque garantire una sufficiente dotazione di acqua potabile.
- - La produzione di energia da fonti rinnovabili non in contrasto con quanto disciplinato in relazione alle aree idonee, dall'art.20 comma c quater del d.lgs. 199/2021
Art. 15 Le Invarianti Strutturali dei PS
Il P.S.I. riconosce alcune delle Invarianti Strutturali individuate dai tre Comuni e già soggette a tutela,
conservazione e valorizzazione.
Le Invarianti Strutturali già riconosciute dai singoli comuni sono individuate specificamente dal P.S.I. negli elaborati relativi allo Statuto e negli elaborati di Quadro Conoscitivo relativi ai singoli Comuni, di supporto alla parte statutaria.
Le Invarianti Strutturali specifiche dei singoli Comuni, riconosciute dai P.S. pre-vigenti e confermate dal P.S.I., sono le seguenti:
1 Comune di Manciano
Lo Statuto del territorio del PS del Comune di Manciano, modificato da variante in contestuale adozione del P.O. 2017, individua i rapporti tra quei caratteri naturali, storici, culturali, economici e sociali che contribuiscono a definire la peculiarità e identità di un luogo o di un ambito territoriale; stabilisce inoltre specifiche regole finalizzate al loro mantenimento e alla tutela, oltre che alla loro riproduzione. Tali caratteri sono costituiti da una serie di elementi la cui integrità materiale e qualitativa è la garanzia stessa del mantenimento di quella identità e peculiarità; tali elementi si definiscono le Invarianti strutturali di quel luogo e di quell'ambito territoriale.
In particolare Il PS assume che le ARPA (aree di rilevante pregio ambientale) individuate dal PTC provinciale (cfr. art. 13 c.2 della presente Disciplina) assumano il ruolo di Invariante strutturale in senso fisico, e quindi come aree a variabilità fortemente condizionata in ragione del valore assunto.
Le invarianti fisiche ARPA (aree di rilevante pregio ambientale) costituiscono le zone più delicate dei Subsistemi ambientali definiti dalle diverse Unità di Paesaggio che compongono il territorio Comunale. All'interno del più vasto concetto di Invarianza mutuato dal PTC e conformemente alle funzioni, prestazioni e azioni attese dal PIT il Progetto di piano individua per ognuna ruoli specifici, riconnettendola al più vasto subsistema ad essa sovrapposto e individua le figure preposte al ruolo da svolgere in relazione agli obiettivi di utilizzo e salvaguardia.
L'Amministrazione dispone specifici vincoli relativi alle singole ARPA ricadenti all'interno delle Unità di Paesaggio (di seguito UdP) del territorio comunale, ovvero:
- • l'ARPA SP26 "Saturnia", inserita nell'UdP CP 3.2;
- • l'ARPA S40 "Colline della Marsiliana", compresa nell'UdP Pi3;
- • le ARPA P46 e PN45, inserite nell'UdP R11.2;
- • l'ARPA N44, inserita nell'UdP CP4;
- • l'ARPA SP30 "Sovana" e la SN32 "Poggio Buco e Moranaccio", collocate a cavallo con i Comuni di Sorano e Pitigliano e ricadenti rispettivamente nell'UdP RT2 e R10.4;
Per tali aree valgono le disposizioni dettate dal PTC. Inoltre valgono le seguenti disposizioni:
in tutte le zone ricadenti nelle ARPA, è fatto divieto di realizzazione delle seguenti opere:
- - trasformazioni agronomiche che tendano ridurre la consistenza e lo stato di fatto della rete stradale vicinale.
- - Recinzioni fisse a maglia con sostegni metallici e fondazioni in muratura.
- - Recinzioni fisse di altezza superiore a 1,50 metri dotate di sostegni a palo secco che, in assenza di opportuni accessi, limitino l'attività venatoria e configurino di fatto fondi chiusi non notificati preventivamente al Comune o alla Provincia, secondo le disposizioni di cui all'art. 25 della L. R. n. 3 del 12 gennaio 1994; in ogni caso non sono consentite recinzioni, al di fuori degli istituti faunistici regolarmente autorizzati, che possano ostacolare lo spostamento della selvaggina stanziale all'interno delle aree boscate.
- - Alterazioni della consistenza vegetazionale attraverso la conservazione delle essenze arboree, in particolare attraverso la conservazione ambientale delle aree di ripa e golena; è ammesso altresì lo sfruttamento del bosco a fini produttivi, purché non venga alterato l'equilibrio podologico, con conseguente degrado del soprassuolo.
- - L'espansione di zone urbane
- - La realizzazione di nuovi edifici all'interno di tali aree è consentita a completamento di nuclei a conformazione chiusa, escludendo l'area destinata ad oliveto nell'Arpa S40 di Marsiliana (e comunque in tutta la fascia -dentro l'ARPA- che dal confine dell'insediamento di Marsiliana giunge fino al limitare delle aree boscate), esclusivamente ad imprenditori agricoli professionali iscritti all'interno delle rispettive sezioni dell'Albo provinciale, ai sensi della L.R. 6/94 e s.m.i..
- - è consentito il recupero del patrimonio edilizio esistente ad ogni soggetto, a condizione che non venga mutata la destinazione d'uso e vengano sostituite le tecnologie edilizie industrializzate con tecnologie tradizionali locali.
- - Il recupero con ampliamento del patrimonio edilizio è consentito esclusivamente agli imprenditori agricoli professionali (prima e seconda sezione), con sostituzione di tecnologie industrializzate in favore di tecnologie tradizionali, a condizione che, oltre alla destinazione agricola, l'ampliamento abbia una destinazione d'uso compatibile con l'assetto delle ARPA e comunque possa rientrare tra quelle che individuano attività integrative o complementari al settore agricolo con esclusione di residenza non rurale e di aumento della capacità ricettiva di tipo turistico rurale;
Oltre alle ARPA e ai Sub-sistemi paesistico-ambientali, a cui viene affidato il compito della gestione delle prestazioni possibili, secondo le specificazioni di cui al precedente art.14 della presente Disciplina, il PS individua nella disciplina di piano anche le seguenti Invarianti strutturali di valore puntuale e diffuso:
- - Aree di recupero ambientale (Art. 24)
- - Aree di interesse archeologico (Art. 25)
- - Patrimonio edilizio esistente di valore storico ambientale (Art. 26)
- - Sistema infrastrutturale viario (Art. 27)
2 Comune di Pitigliano e 3 Comune di Sorano
Il Piano Strutturale Coordinato denominato la "Citta del Tufo" (comprendente anche il Comune di Castell'Azzara), assume come invarianti strutturali per i due comuni le seguenti risorse territoriali di valore identitario:
- - i centri storici del tufo: Pitigliano, Sorano e Sovana;
- - i centri storici di crinale;
- - il patrimonio archeologico e vie cave;
- - il ghetto ebraico di Pitigliano e le testimonianze della presenza ebraica a Sorano;
- - le sorgenti termali;
- - le formazioni boscate delle gole del tufo;
- - il corso del fiume Fiora;
- - il corso del fiume Lente ed i suoi affluenti principali;
Le invarianti relative alle risorse storico-culturali
1. Per la risorsa "centri storici del tufo", con specifico riferimento ai centri storici di Sorano e Pitigliano il Piano definisce le seguenti prestazioni e le relative regole d'uso associate.
Prestazione
Continuare ad esprimere nel tempo l'eccezionalità della relazione fisica tra elementi morfologici e la struttura insediativa che caratterizza il perimetro esterno dei nuclei e garantirne la percepibilità dai numerosi punti di vista.
Regole d'uso
- a) Garantire la stabilità della struttura morfologica degli speroni di tufo su cui sorgono i centri storici di Pitigliano e Sorano;
- b) Salvaguardare l'eccezionale valore estetico-percettivo espresso dal rapporto di continuità esistente tra lo sperone di tufo e l'insediamento storico, così come percepibile all'esterno dei centri abitati di Pitigliano e di Sorano, ed in particolare da alcune visuali panoramiche;
Prestazione
Contribuire a rafforzare il senso di identità locale nonché a potenziare l'offerta turistica del comune;
Regole d'uso
- a) nei centri storici di Pitigliano e Sorano i regolamenti urbanistici, nel definire la disciplina del patrimonio edilizio esistente, in base a quanto evidenziato nelle analisi dei centri abitati e nella schedatura degli edifici esistenti di cui al quadro conoscitivo, dovranno individuare in particolare:
- - per il centro storico di Pitigliano gli interventi necessari per recupero del degrado architettonico dovuto ad interventi impropri che potranno anche essere promossi attraverso azioni di riqualificazione degli spazi pubblici;
- - per il centro storico di Sorano gli interventi di recupero del tessuto storico diruto;
- b) ai fini di un complessivo miglioramento della qualità urbanistica dei centri storici le discipline di settore devono garantire:
- - una equilibrata distribuzione e localizzazione delle funzioni nei centri storici di Pitigliano e Sorano volta a sostenere il mantenimento delle attività commerciali di vicinato, di quelle tradizionali e di tipicità, anche attraverso la definizione di regole per i mutamenti di destinazione d'uso degli immobili;
- - la compatibilità delle destinazioni d'uso indicando per settori le attività e le relative modalità di uso compatibili con quella prevalente;
- - la riduzione degli attuali fenomeni di congestionamento dovuti alla concentrazione di veicoli privati nei periodi di maggior affluenza turistica attraverso misure stagionali legate alla circolazione dei veicoli e di razionalizzazione della sosta anche attraverso l'individuazione di aree di sosta per soddisfare il fabbisogno turistico stagionale.
2. Per la risorsa "centri storici del tufo", con specifico riferimento al centro storico di Sovana il Piano Strutturale definisce le seguenti prestazioni cui associa le relative regole d'uso per assicurare il mantenimento delle prestazioni medesime nel tempo.
Prestazioni
Continuare ad esprimere nel tempo l'eccezionale valore storico-culturale del centro abitato e il valore percettivo della relazione con il contesto rurale in cui è inserito e da cui è percepibile. Contribuire a rafforzare il senso di identità locale nonché a potenziare l'offerta turistica del comune
Regole d'uso
Il Piano Operativo dovrà specificare:
- - gli interventi necessari per recupero del degrado architettonico indotto da recenti ristrutturazioni (uso di materiali impropri);
- - gli interventi necessari per il recupero del degrado urbanistico attraverso la disciplina dei vuoti urbani;
- - le azioni necessarie a limitare il congestionamento nei periodi di maggior flusso turistico attraverso misure di limitazione alla circolazione e alla sosta dei veicoli privati, ed in particolare camper e autobus, e la individuazione di un'area di sosta attrezzata. La localizzazione di tale attrezzatura, oltre a rispondere a criteri di sicurezza della circolazione, non dovrà in alcun modo pregiudicare il rapporto visivo tra il nucleo di Sovana e il contesto rurale.
3. Per la risorsa "la rete dei centri storici di crinale" il Piano Strutturale definisce le seguenti prestazioni cui associa le relative regole d'uso per assicurare il mantenimento delle prestazioni medesime nel tempo.
Prestazione
Contribuire a caratterizzare l'immagine del territorio in quanto testimonianza storica e culturale di una modalità insediativa conservatasi nel tempo. Garantire una distribuzione equilibrata della popolazione anche al fine di assicurare un'adeguata manutenzione del territorio.
Regole d'uso
Il Piano Operativo dovrà indicare gli interventi e le relative modalità di realizzazione per migliorare la qualità del patrimonio edilizio esistente nel suo complesso e a preservare i caratteri morfologici dell'impianto originario al fine di conservarne la leggibilità. In particolare ai fini della tutela dell'impianto morfologico e della relazione visuale con il contesto rurale in cui si collocano, il Piano Operativo dovrà orientare la eventuale crescita insediativa prevedendo prioritariamente interventi di completamento nelle aree residue disponibili all'interno del perimetro dell'attuale centro abitato, valutandone altresì la fattibilità dal punto di vista geologico. Per tali nuclei la parte strategica del Piano Strutturale dovrà stabilire i livelli ed i requisiti prestazionali in termini di dotazioni minime di servizi e di accessibilità al fine di incentivare e facilitare la permanenza di popolazione stabile nel territorio.
...
7. Per la risorsa "il sistema delle aree archeologiche e le vie cave", il Piano Strutturale fissa le seguenti prestazioni e le relative regole d'uso per il mantenimento nel tempo delle prestazioni medesime.
Prestazioni
Esprimere testimonianza storica e culturale;
Contribuire a rafforzare l'offerta turistica del comune.
Regole d'uso
Il Piano Operativo, nell'ambito dell'attuazione delle strategie di valorizzazione del patrimonio archeologico, potrà prevedere l'inserimento di strutture di supporto alle funzioni didattico-informative e documentaristiche, nel rispetto delle indicazioni della disciplina del paesaggio, privilegiando comunque interventi architettonici con elevati standard di qualità e basso impatto ambientale.
Al fine di assicurare continuità alle attività di manutenzione, restauro e consolidamento del patrimonio monumentale nonché di valorizzazione museale del complesso delle necropoli etrusche, il Piano Operativo dovrà assicurare, attraverso un programma di monitoraggio, l'aggiornamento periodico e costante delle informazioni sul patrimonio archeologico contenute negli studi di dettaglio che costituiscono parte integrante del quadro conoscitivo del Piano Strutturale.
8. Per la risorsa "i luoghi della memoria: il ghetto ebraico di Pitigliano e le testimonianze della presenza ebraica a Sorano", il Piano Strutturale fissa le seguenti prestazioni e le relative regole d'uso per il mantenimento nel tempo delle prestazioni medesime.
Prestazioni
- a) per il ghetto di Pitigliano
- - Mantenere il valore di testimonianza storica e culturale ed esprimere il senso di appartenenza del luogo alle comunità locali.
- - Contribuire a rafforzare l'offerta turistica del comune.
- b) per le testimonianze della presenza ebraica a Sorano
- - Continuare a rappresentare testimonianza storica e culturale contribuendo a rafforzare l'offerta turistica del Comune.
- - la promozione di tali spazi nell'ambito delle attività e delle manifestazioni culturali;
- - l'equilibrata distribuzione e localizzazione delle funzioni attraverso la disciplina dei cambi di destinazione d'uso.
Regola d'uso
Ai fini di una migliore valorizzazione del ghetto ebraico le discipline di settore devono garantire:
Ai fini della valorizzazione delle testimonianze della presenza ebraica a Sorano il Piano Operativo e le discipline di settore dovranno garantirne la riconoscibilità nel tessuto urbano per la loro valorizzazione e per la promozione di attività e manifestazioni culturali.
Le invarianti relative alle risorse naturalistico-ambientali
1. Per la risorsa "le formazioni boschive delle gole del tufo e le connessioni verso il Monte Penna", il Piano Strutturale fissa le seguenti prestazioni e le relative regole d'uso per il mantenimento nel tempo delle prestazioni medesime.
Prestazioni
Garantire il ruolo di corridoio ecologico;
Contribuire al mantenimento dei caratteri paesaggistici del territorio del tufo.
Regole d'uso
Le formazioni presenti nelle gole del tufo devono essere tutelate in quanto elementi di grande valore paesaggistico ed ecologico.
Il Piano Operativo, nell'ambito della disciplina del territorio rurale, garantirà la tutela, il mantenimento ed il ripristino di tali formazioni attraverso la dettagliata definizione delle opere di miglioramento dell'ambiente e dello spazio rurale da realizzare in connessione con la gestione delle attività agricole e delle relative politiche di sostegno economico.
2. Per la risorsa "il fiume Fiora", il Piano Strutturale fissa la seguente prestazione e le relative regole d'uso per il mantenimento nel tempo delle prestazioni medesime.
Prestazione
Preservare il valore naturalistico e ambientale del SIR anche al fine di garantirne il ruolo di corridoio ecologico.
Regole d'uso
In ragione del pregio naturalistico dell'area e della presenza di habitat significativi dovrà essere predisposto un Piano di gestione del sito al fine di coordinare le misure di conservazione volte alla tutela degli ecosistemi.
Gli interventi di trasformazione urbanistica ed edilizia dovranno essere accompagnati da una relazione di incidenza che dia conto degli effetti prodotti dalle trasformazioni sugli habitat presenti.
3. Per la risorsa "la riserva naturale del Monte Penna", il Piano Strutturale fissa le seguenti prestazioni e le relative regole d'uso per il mantenimento nel tempo delle prestazioni medesime.
Prestazioni
Contribuire a mantenere gli attuali livelli di biodiversità;
Assicurare un valore aggiunto alle attività economiche.
Regole d'uso
Ai fini della conservazione degli habitat naturali presenti dovranno essere perseguiti obiettivi di conservazione delle praterie secondarie, dei boschi di latifoglie, dei paesaggi carsici, delle colonie di chirotteri e di ripristino ambientale.
Il Piano Operativo, nel definire le discipline d'uso della risorsa, orienta gli interventi per la gestione forestale verso la rinaturalizzazione progressiva, la sostituzione dei boschi di conifere, la tutela e l'incremento del valore ecologica dei boschi di latifoglie. Ai fini della tutela delle colonie di chirotteri il Piano Operativo disciplinerà le attività speleologiche. La valorizzazione turistica ed escursionistica del Monte Penna non dovrà pregiudicare i valori naturalistici ed ambientali presenti e la sostenibilità degli interventi sarà sottoposta alla valutazione di incidenza.
4. Per la risorsa "l'area carsica le grotte ed i geotopi", il Piano fissa le seguenti prestazioni e le relative regole d'uso per il mantenimento nel tempo delle prestazioni medesime.
Prestazioni
Contribuire alla conservazione e alla conoscenza delle risorse naturali del territorio;
Contribuire ad arricchire l'offerta turistica del Comune.
Regole d'uso
Ai fini della conservazione attiva del patrimonio speleologico la fruizione didattico-culturale di tale patrimonio dovrà mantenere il carattere pubblico.
5. Per la risorsa "l'ambito di paesaggio: i calanchi di Castell'Azzara e San Giovanni delle Contee", il Piano Strutturale fissa le seguenti prestazioni e le relative regole d'uso per il mantenimento nel tempo delle prestazioni medesime.
Prestazioni
Garantire il ruolo di corridoio ecologico assicurato dalle connessioni e dal sistema dei fondi rurali. Continuare ad esprimere valori estetico-percettivi associati ai caratteri paesaggistici.
Regole d'uso
Il Piano Operativo, nell'ambito della disciplina del territorio rurale, garantirà la tutela ed il mantenimento dei caratteri paesaggistici dei calanchi attraverso la dettagliata definizione delle opere di miglioramento dell'ambiente e dello spazio rurale da realizzare in connessione con la gestione delle attività agricole e delle relative politiche di sostegno economico.
6. Per la risorsa "le sorgenti termali", il Piano Strutturale fissa le seguenti prestazioni e le relative regole d'uso per il mantenimento nel tempo delle prestazioni medesime.
Prestazione
Contribuire a rafforzare l'offerta turistica del comune legando l'attivazione dell'impianto termale allo sviluppo di una economia di filiera da sostenere attraverso l'integrazione con altri settori produttivi e attraverso la messa in rete di tale risorsa con il più ampio sistema del termalismo dell'area grossetana.
Regole d'uso
- - per assicurare una gestione sostenibile delle attività legate allo sfruttamento e alla valorizzazione economica della risorsa termale presente nel comune di Sorano, il Piano Operativo dovrà prevedere un costante monitoraggio della quantità e della qualità della risorsa idrica, garantendo l'eventuale recupero della risorsa idrica al termine della filiera per altri usi, quali ad esempio quello agricolo ed altri;
- - per le terme di Pitigliano il Piano Strutturale sostiene il recupero e la valorizzazione del complesso termale attraverso il completamento delle volumetrie fino ad ora realizzate l'eventuale integrazione di ulteriori strutture sportive di carattere pertinenziale, nel rispetto delle indicazioni della disciplina del paesaggio, e a condizione che ne promuovano l'eventuale recupero e riqualificazione.
- - per le terme di Sorano il Piano Strutturale stabilisce quale azione prioritaria, ai fini della valorizzazione delle strutture esistenti, l'attivazione dei servizi connessi alle cure termali.
7. Per la risorsa "il corso del fiume Lente ed i suoi affluenti", il Piano strutturale fissa le seguenti prestazioni e le relative regole d'uso e le relative regole d'uso per il mantenimento nel tempo delle prestazioni medesime.
Prestazioni
Conservare la qualità ambientale del sistema fluviale e le caratteristiche geobotaniche del biotopo dell'alta valle del fiume Lente.
Contribuire a rafforzare le qualità paesaggistiche del territorio del tufo.
Regole d'uso
Ai fini della massima tutela degli elementi di rilevante valore naturalistico e paesaggistico che caratterizzano il corso del fiume Lente e dei suoi affluenti, il Piano Operativo e gli altri atti di governo del territorio dovranno definire gli interventi compatibili con le finalità di tutela sopra espresse anche in riferimento alla possibilità di utilizzo della risorsa idrica per fini energetici.
Art. 16 Struttura idro-geomorfologica
1 Descrizione
La struttura idro-geomorfologica comprende i caratteri geologici, morfologici, pedologici, idrologici e idraulici del territorio ed è rappresentata nell'elaborato ST1.
L'ambito si estende tra i bacini idrografici dell'Albegna e del Fiora, in senso normale alla costa, con una ben definita stratificazione fisiografica. A nord-est, il territorio dell'ambito si appoggia alle propaggini dei rilievi montani dell'ambito Monte Amiata, dai caratteri prevalenti di Montagna calcarea, con aree minori di Montagna silicoclastica. I fianchi di questo massiccio hanno prevalente carattere di Collina a versanti dolci sulle Unità Liguri, con una certa concentrazione di insediamenti al passaggio Montagna-Collina. Esistono aree minori della variante a versanti ripidi e di Collina calcarea. Immediatamente a sud, in sinistra idrografica del Fiora, si estende il paesaggio tipico di questo ambito, il sistema di altopiani dissecati formato da una serie di coltri di flusso piroclastico ("tufi"), legate agli apparati del vicino Lazio. Si tratta di un paesaggio unico per la Toscana; per analogia di caratteri delle forme e funzionali, questo paesaggio viene assimilato al sistema morfogenetico della Collina su depositi neo-quaternari a livelli resistenti. Le principali differenze rispetto al "sistema tipo" sono rappresentate dalla ridotta ampiezza e maggiore frequenza delle valli, che hanno versanti brevi e ripidi, e dai suoli. I suoli sono infatti Andosuoli, tipici suoli su substrati piroclastici dalle caratteristiche ottimali di fertilità e capacità di ritenuta idrica, senza per questo avere alcuna limitazione di drenaggio. Rispetto ai suoli simili dei sistemi montani e di Dorsale del Monte Amiata, questi suoli giacciono su pendenze accessibili alla coltura, e hanno quindi sostenuto lo sviluppo di sistemi rurali molto articolati. Il risultato è un paesaggio dalla struttura forte, costruita dagli estesi ripiani sommitali, intensamente coltivati, dai centri abitati posti su speroni dei ripiani più alti, dalle valli strette e ombrose, dove spesso si trovano le "città dei morti" etrusche e le "vie cave" tagliate nel tufo scendono dagli altopiani verso i fondovalle. Tra le montagne, il Fiora e i rilievi costieri si stende un paesaggio collinare molto complesso, formato da una serie di rilievi isolati, dalla forma prevalente di massiccio, ma anche di breve catena o piccolo altopiano. La varietà geologica è sorprendente, e praticamente ogni rilievo fa storia a se. Questa situazione è il risultato dei movimenti di subsidenza differenziale, di origine miocenica e ancora attivi, e di processi di erosione selettiva. Tutti questi processi sono stati modificati, nel Quaternario, dalle spinte endogene provenienti dalle due provincie magmatiche, la Toscana e la Laziale. Importanti aree di Collina sui terreni silicei del basamento sorgono dai confini con il Lazio fino a nord di Capalbio. La Collina calcarea è molto estesa e rappresenta la "trama di fondo" della parte meridionale dell'ambito. Importanti aree di Collina su depositi neo-quaternari deformati sorgono tra Fiora e Albegna e sul versante destro della Val di Paglia. Nonostante che questi tre sistemi rappresentino quasi due estremi dell'età delle formazioni geologiche toscane, le forme sono molto simili, con versanti ripidi solcati da fitte vallecole, drenaggio a immagine del rilievo e densa copertura boscosa. Per contrasto, i sistemi di rilievo di Collina a versanti dolci, sia sulle Unità Toscane che sulle Unità Liguri presentano gli aspetti specifici già noti in altri ambiti maremmani, formando paesaggi dolcemente ondulati, dominati dai seminativi. Gli aspetti visivi sono talvolta simili a quelli della Collina dei bacini neo-quaternari, in particolare per l'ampiezza degli orizzonti. Alcune aree di Collina su depositi neo-quaternari a livelli resistenti, legate alla presenza dei travertini della zona di Saturnia e di conglomerati lungo la valle dell'Albegna, rappresentano il raccordo fisiografico e visivo con le aree di Collina dei bacini neo-quaternari, qui in posizione fisiografica nettamente ribassata. Le aree dei bacini veri e propri sono piccole e frazionate, altro aspetto specifico degli ambiti maremmani, ma coprono aree estese. Il sistema morfogenetico più frequente è la Collina dei bacini neo-quaternari a litologie alternate, importante anche in destra idrografica del Paglia. Aree importanti di Collina dei bacini neo-quaternari a sabbie dominanti sono presenti nel medio bacino dell'Albegna, mentre la Collina dei bacini neo-quaternari a argille dominanti è ben rappresentata più a monte nello stesso bacino. I sistemi di Margine e Margine inferiore sono molto ben rappresentati, in relazione alla valle dell'Albegna, alle valli minori e alle pianure costiere, testimoniando l'intensa dinamica quaternaria del paesaggio. I Fondovalle sono numerosi ma non molto ampi. Quelli dei fiumi maggiori, Albegna e Fiora, hanno i caratteri tipici degli alvei naturalmente anastomizzati confinati da interventi antropici, con i relativi rischi idraulici. Nella parte finale, l'Albegna si allarga in ampi Bacini di esondazione.
2 Invariante I del PIT/PPR "I caratteri idro-geomorfologici dei bacini idrografici e dei sistemi morfogenetici"
Descrizione strutturale e valori paesaggistici
L'Invariante I è definita dall'insieme dei caratteri geologici, morfologici, pedologici, idrologici e idraulici del territorio ed è rappresentata nell'elaborato ST1.
Nell'ambito sono presenti importanti acquiferi. Le vulcaniti alimentano il corpo idrico sotterraneo significativo 23FI010 "Acquifero delle Vulcaniti di Pitigliano". Come per altri ambiti della Maremma, il paesaggio dell'ambito ha ereditato dalla complessa storia geologica una struttura ricca di complessità e varietà, che crea un sistema di spazi molto articolato e di particolare impatto visivo. L'ambito è ricco di testimonianze di intervento antropico di lunga durata, che ha lasciato valori paesaggistici diversificati. In pianura, il reticolo idrografico è arricchito dalla rete di canali storici, corsi d'acqua arginati, idrovore, cateratte, caselli idraulici, ponti, mulini. Di notevole importanza archeologica e paesaggistica è il territorio della "Citta del Tufo", corrispondente al paesaggio dei depositi piroclastici, nei cui profondi canyon e rupi tufacee sono diffusi e reticolati insediamenti urbani ed emergenze storiche, architettoniche e archeologiche (la Rupe di Pitigliano, i rilievi tufacei di Castell'Ottieri, Fosso Lupo, Pianetti di Sorano e Sovana). Qui ritroviamo la rete delle vie cave etrusche e le vaste necropoli scavate nei depositi piroclastici. Lungo i corsi d'acqua che scorrono nelle profonde gole sono presenti incisioni, salti, cascate (Cascata di Ripa di Meleta, forre e marmitte lungo il T. Stridolone, al confine con il Lazio). Resti delle passate attività minerarie sono presenti nei pressi di San Martino sul Fiora e del Tafone, con miniere di antimonio e altre miniere di mercurio, rame, zinco, piombo. L'ambito esprime grandi valori naturalistici, per l'unicità e l'eccellenza degli elementi presenti e per la grande varietà di contesti di elevata naturalità e per la geodiversità, espresse dalla presenza di numerose aree naturali protette e geositi censiti.
Lungo i principali corsi d'acqua (F. Fiora e F. Albegna) sono presenti forre incise in rocce calcaree o piroclastiche, e forme carsiche di particolare valore paesaggistico. Lungo il medio corso dell'Albegna sono presenti grandi masse calcaree profondamente incise, con doline, grotte, inghiottitoi e profonde forre. Spettacolari i canyon della riserva naturale regionale del Bosco Rocconi. Lungo il T. Meleta, sono presenti incisioni, salti, cascate (Ripa di Meleta) e marmitte dei giganti in continua evoluzione. Il medio corso del Fiume Fiora presenta lunghi tratti ad alveo naturale. Lungo il Lente, nei pressi di Pitigliano, si trovano varie cascate, anche di origine antropica. Per le sue caratteristiche naturali la Foce del Fiume Osa è considerata geosito. Sono presenti sorgenti termali (Bagni di Saturnia; C. Pantano; La Peschiera, nei pressi di Saturnia; impianti termali di Valle Orientina; Bagni di Filetta), molte delle quali considerate geositi, e manifestazioni di gas e acqua (Sorano, Santa Maria dell'Aquila; Lago Scuro). Le terme erano sfruttate fin da tempi antichi come testimoniano i ritrovamenti archeologici. Spesso a queste manifestazioni sono associati depositi di travertino: di particolare bellezza le cascatelle di Saturnia e le vasche naturali lungo il torrente Stellata (cascate del Gorello), un tempo sfruttate da un mulino e ora di fruizione pubblica. Nei pressi di Sorano si rileva la presenza di una cascata e della sorgente idrotermale dei Bagni di Filetta, mentre emissioni di gas e di acque termominerali calde sono presenti lungo l'alveo del Fosso Procchio, affluente del T. Meleta. Tra i siti di interesse paleontologico si ricordano i geositi di interesse paleontologico del Poggio Stavecchia (invertebrati) e gli affioramenti di "farina fossile" lungo la Valle Nocchia e la Valle dell'Orsina. Siti di interesse pedologico sono presenti in località Riomaggiore e Crucignano (paleosuoli), mentre nella zona di San Quirico è possibile osservare un fronte lavico.
Obiettivi generali
Il P.S.I. persegue l'insieme degli obiettivi generali per l'Invariante I del PIT/PPR ed è conforme alle indicazioni per le azioni contenute nell'"Abaco delle Invarianti".
Il P.S.I. persegue l'insieme degli obiettivi generali per l'invariante I che sono così definiti dalla Disciplina del PIT/PPR:
- a) la stabilità e sicurezza dei bacini idrografici, evitando alterazioni negative dei regimi di deflusso e trasporto solido e minimizzando le interferenze tra fiumi, insediamenti e infrastrutture;
- b) il contenimento dell'erosione del suolo entro i limiti imposti dalle dinamiche naturali, promuovendo il presidio delle aree agricole abbandonate e promuovendo un'agricoltura economicamente e ambientalmente sostenibile orientata all'utilizzo di tecniche colturali che non accentuino l'erosione;
- c) la salvaguardia delle risorse idriche, attraverso la prevenzione di quelle alterazioni del paesaggio suscettibili di impatto negativo sulla qualità e quantità delle medesime;
- d) la protezione di elementi geomorfologici che connotano il paesaggio, quali i crinali montani e collinari, unitamente alle aree di margine e ai bacini neogenici, evitando interventi che ne modifichino la forma fisica e la funzionalità strutturale;
- e) il miglioramento della compatibilità ambientale, idrogeologica e paesaggistica delle attività estrattive e degli interventi di ripristino.
Sistemi morfogenetici
La Scheda d'ambito n. 20 - Bassa Maremma e ripiani tufacei del PIT/PPR definisce la Struttura idro-geomorfologica del territorio del P.S.I. ed individua nel territorio dei 3 Comuni i seguenti Sistemi morfogenetici dell'Invariante I del PIT/PPR, con le relative "Indicazioni per le azioni":
• fondovalle (FON)
Indicazioni per le azioni: limitare il consumo di suolo per ridurre l'esposizione al rischio idraulico e salvaguardare i caratteri qualitativi e quantitativi delle risorse idriche.
• bacini di esondazione (BES)
Indicazioni per le azioni: limitare il consumo di suolo per ridurre l'esposizione al rischio idraulico e mantenere la permeabilità dei suoli; mantenere e ove possibile ripristinare le reti di smaltimento delle acque superficiali; regolamentare gli scarichi e l'uso di sostanze chimiche ad effetto eutrofizzante dove il sistema di drenaggio coinvolga aree umide di valore naturalistico.
• alta pianura (ALP)
Indicazioni per le azioni: limitare il consumo di suolo per ridurre l'esposizione al rischio idraulico e salvaguardare i caratteri qualitativi e quantitativi delle risorse idriche.
• margine (MAR)
Indicazioni per le azioni: limitare il consumo di suolo per salvaguardare i caratteri qualitativi e quantitativi delle risorse idriche; evitare estesi rimodellamenti delle morfologie; favorire una gestione agricola che tenga conto dello scarso potenziale naturale dei suoli e della necessità di tutela delle falde acquifere; limitare i rimodellamenti della topografia associati agli impianti di colture intensive.
• margine inferiore (MARi)
Indicazioni per le azioni: Contenere i rischi di erosione sulle superfici in pendenza e i rischi di compattazione del suolo su tutte le altre superfici.
• collina dei bacini neo-quaternari, litologie alternate (CBAt)
Indicazioni per le azioni: evitare gli interventi di trasformazione che comportino alterazioni della natura del suolo e del deflusso superficiale al fine della prevenzione del rischio geomorfologico; mitigare gli effetti dell'espansione delle colture arboree di pregio su suoli argillosi e il riversamento di deflussi e acque di drenaggio su suoli argillosi adiacenti; favorire gestioni agro-silvo-pastorali che prevengano e riducano gli impatti sull'idrologia, l'erosione del suolo e la forma del rilievo stesso; evitare ulteriori modellamenti meccanici delle forme di erosione intensa.
• collina dei bacini neo-quaternari, argille dominanti (CBAg)
Indicazioni per le azioni: evitare interventi di trasformazione che comportino alterazioni della natura del suolo e del deflusso superficiale, al fine della prevenzione del rischio geomorfologico e della non compromissione delle forme caratteristiche del sistema; favorire gestioni agro-silvo-pastorali che prevengano e riducano gli impatti sull'idrologia, l'erosione del suolo e la forma del rilievo stesso; evitare ulteriori modellamenti meccanici delle forme di erosione intensa.
• collina dei bacini neo-quaternari, sabbie dominanti (CBSa)
Indicazioni per le azioni: coniugare la grande attitudine alle colture di pregio del sistema con la protezione del suolo e delle falde acquifere; favorire tecniche di impianto e gestione delle colture indirizzate alla prevenzione dell'erosione del suolo e dell'aumento dei deflussi superficiali.
• collina sui depositi neo-quaternari con livelli resistenti (CBLr)
Indicazioni per le azioni: mantenere la struttura degli insediamenti congrua alla struttura geomorfologica, in particolare privilegiando l'insediamento sommitale e il mantenimento dei rapporti strutturali tra insediamento sommitale e campagna sui versanti; coniugare l'attitudine alle colture di pregio con la protezione del suolo e delle falde acquifere; favorire tecniche di impianto e gestione delle colture indirizzate alla prevenzione dell'erosione del suolo e dell'aumento dei deflussi superficiali.
• collina su terreni silicei del basamento (CSB)
Indicazioni per le azioni: tutelare le coperture forestali con un'utilizzazione sostenibile, per prevenire maggiori deflussi superficiali e incrementare il valore ecologico.
• collina calcarea (Cca)
Indicazioni per le azioni: evitare gli interventi di trasformazione che comportino aumento del deflusso superficiale e alterazione della stabilità dei versanti, al fine della prevenzione del rischio geomorfologico; evitare che interventi relativi alla viabilità minore destabilizzino i versanti.
• collina a versanti dolci sulle Unità Liguri (CLVd)
Indicazioni per le azioni: evitare interventi di trasformazione e di recupero che comportino alterazioni del deflusso superficiale e della stabilità dei versanti, al fine della prevenzione del rischio geomorfologico; favorire interventi di recupero delle opere di sistemazione idraulico-agraria, con particolare riferimento alle aree caratterizzate da abbandono rurale.
• Collina a versanti ripidi sulle Unità Liguri (CLVr)
Indicazioni per le azioni: evitare interventi di trasformazione che comportino alterazioni del deflusso superficiale, al fine della prevenzione del rischio geomorfologico; evitare che la viabilità minore destabilizzi i versanti
• Collina su terreni neogenici deformati (CND)
Indicazioni per le azioni: mitigare gli effetti dell'espansione delle colture arboree di pregio e delle utilizzazioni altamente specializzate, limitando i processi erosivi e il riversamento di deflussi e acque di drenaggio su suoli argillosi adiacenti; limitare i rimodellamenti dei versanti associati agli impianti di colture intensive.
• Collina a versanti dolci sulle Unità Toscane (CTVd)
Indicazioni per le azioni: limitare gli interventi che riducono l'infiltrazione dell'acqua, in particolare l'impermeabilizzazione del suolo, e che comportano la riduzione prolungata della copertura forestale; evitare che la viabilità minore destabilizzi i versanti
• Collina a versanti ripidi sulle Unità Toscane (CTVr)
Indicazioni per le azioni: limitare gli interventi che riducono l'infiltrazione dell'acqua, in particolare l'impermeabilizzazione del suolo, e che comportano la riduzione prolungata della copertura forestale; evitare che la viabilità minore destabilizzi i versanti
• montagna silicoclastica (MOS)
Indicazioni per le azioni: evitare gli interventi di trasformazione che comportino aumento del deflusso superficiale e alterazione della stabilità dei versanti, al fine della prevenzione del rischio geomorfologico; evitare che interventi relativi alla viabilità minore destabilizzino i versanti.
Sono inoltre presenti geositi puntuali, sorgenti geotermali e depressioni tettonico-carsiche.
• montagna calcarea (MOC)
Indicazioni per le azioni: conservare i caratteri geomorfologici del sistema che sostiene paesaggi di elevata naturalità e valore paesaggistico, sia epigei che ipogei; salvaguardare i caratteri qualitativi e quantitativi delle risorse idriche, limitando l'impermeabilizzazione del suolo e l'espansione degli insediamenti e delle attività estrattive; perseguire il miglioramento della compatibilità ambientale, idrogeologica e paesaggistica nell'attività estrattiva e nei relativi piani di ripristino
Criticità
Le criticità individuate dal PIT/PPR, scheda d'Ambito 20, che riguardano il territorio dei tre Comuni e di cui il P.S.I. persegue il non aggravamento e - ove possibile - la riduzione, sono le seguenti.
Il territorio dell'ambito risente delle dinamiche geomorfologiche anche nella presenza di alcune criticità. I sistemi idraulici della costa e delle pianure non hanno raggiunto un equilibrio stabile, e sono tra i più sensibili della Toscana. Ne è testimonianza la precaria situazione idraulica della piana dell'Albegna, legata alla struttura e alla dinamica naturale del bacino ma anche alla necessità di adeguamento di alcune opere. Le infrastrutture viarie e ferroviarie hanno mostrato un'insufficienza dal punto di vista del drenaggio, mentre il sistema degli argini, costruiti secondo un andamento meandriforme e molto aderenti all'alveo di magra, non è adeguato agli eventi di piena possibili.
Le rupi della "Città del Tufo" sono strutturalmente sensibili, essendo naturalmente soggette ad evolversi per crolli, con i conseguenti rischi per le testimonianze storiche e soprattutto per gli elementi lineari del paesaggio. L'ambito è ricco di aree soggette ad elevato rischio di erosione del suolo; il fenomeno è contenuto dalla bassa intensità di insediamento e attività agricole, ma la sensibilità dei versanti è dimostrata dalla risposta agli eventi meteorici intensi, che aumenta la criticità idraulica a valle. I sistemi forestali dell'ambito sono poco estesi e hanno visto un elevato sfruttamento; i sistemi modellati sui terreni del basamento e sulle formazioni calcaree hanno scarsa fertilità e scarsa capacità di recupero dalle ceduazioni e dagli incendi. Le risorse idriche sono carenti, con effetti condizionanti sull'attività agricola e una costante dipendenza dal limitrofo ambito del Monte Amiata. Un problema significativo è la presenza, nella valle della Fiora, di serbatoi di elementi tossici, anche e forse soprattutto di origine naturale, legati al drenaggio del Monte Amiata. La presenza di cave attive e dismesse rappresenta un elemento di criticità estetico-percettiva e comporta una perdita di qualità del paesaggio, imputabile anche al mancato ripristino di alcuni siti dismessi. Sono presenti anche siti ex siti minerari, come la miniera del Tafone, ora utilizzata come discarica di RSU. I grandi progetti infrastrutturali presentano naturalmente specifici rischi in relazione alle criticità del territorio, in particolare rispetto ai rischi idraulici che ne potrebbero venire seriamente aggravati. Il territorio dei comuni di Pitigliano e Sorano è interessato prevalentemente da Rischio di impoverimento e/o contaminazione di acquiferi sensibili e rischio di erosione del suolo, come una parte cospicua del territorio di Manciano, il quale risulta più interessato da fenomeni di Alta produzione di deflussi e instabilità dei versanti, aggravate dagli abbandoni dei sistemi rurali, ricorrenti anche nella parte nord-occidentale del territorio di Sorano.
Indirizzi per le politiche riferibili ai Sistemi morfogenetici dell'Ambito di paesaggio 20 del PIT/PPR
Aree riferibili ai sistemi della Montagna, Collina, Collina dei bacini neo-quaternari e del Margine
- a). Contrastare l'abbandono dei paesaggi agro-pastorali:
- - promuovendo la riattivazione di economie agrosilvopastorali;
- - mitigando gli effetti dell'intensificazione delle attività agricole, con particolare riferimento a quelle di grande dimensione con ridisegno integrale della maglia agraria;
- - evitando l'alterazione delle formazioni ripariali;
- - promuovendo interventi che prevedano adeguate dotazioni ecologiche (siepi, filari alberati) in grado di migliorare i livelli di permeabilità ecologica e la continuità della rete di infrastrutturazione paesaggistica ed ecologica;
- - garantendo la funzionalità del sistema di regimazione idraulico-agraria e di contenimento dei versanti, mediante la conservazione e manutenzione delle opere esistenti o la realizzazione di nuove sistemazioni di pari efficienza idraulica.
- b). Avviare azioni volte a contrastare i fenomeni di spopolamento delle aree più interne e la contrazione delle economie a esse connesse, anche promuovendo politiche di integrazione tra il patrimonio costiero e quello dell'entroterra e recuperando e valorizzando le reciproche relazioni territoriali storiche;
- c). Al fine di preservare i caratteri identitari del territorio rurale, promuovere azioni e programmi volti a tutelare la leggibilità della relazione tra sistema insediativo storico e paesaggio agrario:
- - preservando l'integrità morfologica dei centri storici che si sviluppano in posizione dominante sulle colline dell'Albegna e dell'Ombrone e le relazioni figurative con il contesto;
- - favorendo il mantenimento delle fasce di oliveti o di altre colture poste nel loro intorno paesistico e lungo la viabilità di crinale.
- d). Garantire la sicurezza idraulica delle aree di pianura con sistemi di gestione delle acque di piena;
- e). Al fine di tutelare il paesaggio agrario della pianura e i relativi valori, garantire azioni volte a:
- - limitare ulteriori processi di frammentazione e marginalizzazione del territorio rurale a opera di infrastrutture e urbanizzazioni;
- - mantenere, ove possibile, l'articolazione e la complessità dei tessuti colturali con struttura a mosaico;
- - mantenere, ove possibile, la struttura della maglia agraria storica delle aree di bonifica e garantire la efficienza del sistema di regimazione e scolo delle acque.
- f). Al fine di tutelare la risorsa idrica, l'equilibrio idraulico del territorio e la stabilità delle aree umide, garantire azioni volte a:
- - evitare l'impermeabilizzazione o l'inquinamento delle aree di ricarica, in particolare della Collina sulle Unità Toscane, del Margine e della Pianura pensile;
- - contenere i prelievi idrici, anche attraverso l'utilizzo di sistemi irrigui a elevata efficienza;
- g). Al fine di tutelare dal punto di vista paesaggistico e ambientale gli ambienti fluviali e torrentizi, avviare azioni volte:
- - al miglioramento della qualità ecosistemica complessiva e del loro grado di continuità ecologica trasversale e longitudinale;
- - alla individuazione e tutela di idonee fasce di mobilità fluviale;
- h). Favorire il ripristino dei siti estrattivi abbandonati e avviare programmi volti al miglioramento della compatibilità ambientale di quelli attivi.
Aree riferibili ai sistemi della Pianura e fondovalle
Nelle aree riferibili a sistemi o elementi distribuiti in tutto il territorio dell'ambito
3 Indagini geologiche ed idrauliche di supporto al P.S.I. - Riferimenti normativi
Nessun intervento nei territori comunali di Manciano, Pitigliano e Sorano è ammissibile se non garantisce la difesa del suolo sotto il profilo geologico (idrogeologico, geomorfologico, idraulico e sismico), il ripristino delle condizioni di integrità, la sicurezza degli abitanti e delle attività insediate, nel rispetto delle norme e prescrizioni in materia geologica contenute nelle Indagini Geologiche ed Idrauliche che costituiscono parte integrante del presente P.S.I., nonché nei piani ed atti sovraordinati.
Le norme relative alla tutela dell'integrità fisica del territorio e del suolo prevalgono su ogni altra norma del presente P.S.I. e garantiscono la fattibilità degli interventi ammessi e previsti dai P.O.C.
3.1 Pericolosità geologica, sismica e idraulica del territorio
Le tavole "Carta della Pericolosità geologica", "Carta delle aree a pericolosità idraulica", "Carta e sezioni per MOPS" contengono la valutazione, per aree omogenee, del grado di pericolosità del territorio rispettivamente da frana, da alluvione e da sisma, per le cause che la determinano.
Tutti gli interventi di trasformazione e di cambio d'uso del suolo previsti dalla strumentazione urbanistica operativa e di dettaglio saranno attuati nel rispetto delle limitazioni imposte dalle condizioni di pericolosità geologica, idraulica e sismica del territorio, articolate in classi di pericolosità.
Le disposizioni contenute nel Piano Assetto Idrogeologico sono comunque sovraordinate alle presenti norme e ne costituiscono integrazione. La parte del PAI relativa alla pericolosità idraulica è stata abrogata e sostituita integralmente dal PGRA. Il PAI si applica esclusivamente per la parte relativa alla pericolosità da frana e da dissesti di natura geomorfologica.
3.1.1 Pericolosità geologica
La "Carta della Pericolosità geologica" individua zone omogenee del territorio all'interno delle quali si evidenziano i fattori geologici e geomorfologici, strutturali e dinamici, che si configurano come condizioni predisponenti il dissesto idrogeologico, secondo la seguente classificazione ai sensi del DPGR 5/R:
* Pericolosità geologica molto elevata (G.4): aree in cui sono presenti fenomeni franosi attivi e relative aree di evoluzione, ed aree in cui sono presenti intensi fenomeni geomorfologici attivi di tipo erosivo.
* Pericolosità geologica elevata (G.3): aree in cui sono presenti fenomeni franosi quiescenti e relative aree di evoluzione; aree con potenziale instabilità connessa a giacitura, ad acclività, a litologia, alla presenza di acque superficiali e sotterranee e relativi processi di morfodinamica fluviale, nonché a processi di degrado di carattere antropico; aree interessate da fenomeni di soliflusso, fenomeni erosivi; aree caratterizzate da terreni con scadenti caratteristiche geomeccaniche; corpi detritici su versanti con pendenze superiori a 15 gradi.
* Pericolosità geologica media (G.2): aree in cui sono presenti fenomeni geomorfologici inattivi; aree con elementi geomorfologici, litologici e giaciturali dalla cui valutazione risulta una bassa propensione al dissesto; corpi detritici su versanti con pendenze inferiori a 15 gradi.
* Pericolosità geologica bassa (G.1): aree in cui i processi geomorfologici e le caratteristiche litologiche, giaciturali non costituiscono fattori predisponenti al verificarsi di processi morfoevolutivi.
Inoltre la carta della pericolosità geologica, tiene conto della Disciplina del PAI adottata, considerando le seguenti classificazioni:
* pericolosità molto elevata (P4) - aree instabili interessate da fenomeni di dissesto attivi di tipo gravitativo, erosivo e/o dovuti all'azione delle acque incanalate negli alvei naturali /artificiali o lungo le pendici;
* pericolosità elevata (P3) - aree potenzialmente instabili, suddivise in due sottoclassi:
o (P3a) - aree non interessate da fenomeni di dissesto attivi ma in cui sono presenti indicatori geomorfologici diretti, quali aree interessate da instabilità in passato e/o segni precursori o premonitori di movimenti gravitativi, sulla base dei quali non è possibile escludere la riattivazione dei dissesti;
o (P3b) - aree interessate da possibili instabilità di tipo gravitativo, erosivo e/o dovuti all'azione delle acque incanalate negli alvei naturali /artificiali o lungo le pendici, per effetto di condizioni geomorfologiche e fisiche sfavorevoli che determinano elevata propensione al dissesto.
* pericolosità media (P2) - aree stabilizzate, aree stabili interessate tuttavia da litologie e condizioni strutturali e geomorfologiche che determinano propensione media al dissesto e che possono dar luogo a modifica della loro condizione di stabilità;
* pericolosità moderata (P1) - aree stabili con condizioni litologiche, strutturali e geomorfologiche aventi caratteri per lo più favorevoli alla stabilità con bassa propensione al dissesto.
3.1.2 Pericolosità idraulica
La "Carta della pericolosità idraulica" (tavole A13 e A14) individua zone omogenee del territorio soggette ad allagamenti per eventi di piena con diversi tempi di ritorno secondo la seguente classificazione, ai sensi del DPGR 5/R/2020:
* Aree a pericolosità per alluvioni frequenti (P3), come definite dall'articolo 2, comma 1, lettera d) della l.r.41/2018
* Aree a pericolosità per alluvioni poco frequenti (P2), come definite dall'articolo 2, comma 1, lettera e) della l.r.41/2018
* Aree a pericolosità da alluvioni rare o di estrema intensità (P1), come classificate negli atti di pianificazione di bacino in attuazione del d.lgs.49/2010
in corrispondenza con le classi individuate all'art.6 della Disciplina di Piano del Piano di Gestione del Rischio di Alluvioni (PGRA)dell'Autorità di bacino distrettuale dell'Appennino Settentrionale, approvato con Delibera del Comitato Istituzionale n. 235 del 03.03.2016, secondo cui la classificazione è la seguente:
- - Pericolosità da alluvione elevata (P3): aree inondabili da eventi con tempo di ritorno minore/uguale a 30 anni.
- - Pericolosità da alluvione media (P2): aree inondabili da eventi con tempo di ritorno maggiore di 30 anni e minore/uguale a 200 anni.
- - Pericolosità da alluvione bassa (P1): aree inondabili da eventi con tempo di ritorno superiore a 200 anni e comunque corrispondenti al fondovalle alluvionale.
3.1.3 Pericolosità sismica locale
Lo studio di Microzonazione Simica di livello II consente di valutare le condizioni di pericolosità sismica dei centri urbani secondo le seguenti graduazioni di pericolosità, da DPGR 5/R:
Pericolosità sismica locale molto elevata (S.4):
• aree interessate da deformazioni legate alla presenza di faglie attive e capaci, in grado di creare deformazione in superficie;
• terreni suscettibili di liquefazione dinamica accertati mediante indagini geognostiche oppure notizie storiche o studi preesistenti;
• aree interessate da instabilità di versante attive e relativa area di evoluzione, tali da subire un'accentuazione del movimento in occasione di eventi sismici
Pericolosità sismica locale elevata (S.3):
• aree con terreni di fondazione particolarmente scadenti che possono dar luogo a cedimenti rilevanti;
• aree potenzialmente suscettibili di liquefazione dinamica, caratterizzate da terreni per i quali, sulla base delle informazioni disponibili, non è possibile escludere a priori il rischio di liquefazione;
• zone di contatto tra litotipi con caratteristiche fisico-meccaniche significativamente diverse;
• zone stabili suscettibili di amplificazioni locali, connesse con un alto contrasto di impedenza sismica atteso entro alcune decine di metri dal piano di campagna;
• zone stabili suscettibili di amplificazioni locali con fattore di amplificazione (Fx) > 1.4;
• aree interessate da instabilità di versante quiescente, relative aree di evoluzione, nonchè aree potenzialmente franose, di seguito, denominate "APF", e, come tali, suscettibili di riattivazione del movimento in occasione di eventi sismici
Pericolosità sismica locale media (S.2):
• zone stabili suscettibili di amplificazioni locali connessi con contrasti di impedenza sismica attesa oltre alcune decine di metri dal piano campagna e con frequenza fondamentale del terreno indicativamente inferiore a 1hz;
• zone stabili suscettibili di amplificazioni locali con fattore di amplificazione (Fx) < 1.4;
• zone stabili suscettibili di amplificazione topografica (pendii con inclinazione superiore a 15 gradi);
• zone stabili suscettibili di amplificazioni locali, non rientranti tra quelli previsti nelle classi di pericolosità sismica S.3
Pericolosità sismica locale bassa (S.1):
• zone stabili caratterizzate dalla presenza di litotipi assimilabili al substrato rigido in affioramento con morfologia pianeggiante o poco inclinata (pendii con inclinazione inferiore a 15 gradi), dove non si ritengono probabili fenomeni di amplificazione o instabilità indotta dalla sollecitazione sismica.
3.2 Direttive per la formazione dei Piani Operativi Comunali e Intercomunali (POC-POI)
Nel disciplinare l'attività urbanistica ed edilizia nel territorio comunale, il Piano Operativo definisce le condizioni di fattibilità per la gestione degli insediamenti esistenti e per le trasformazioni degli assetti insediativi, infrastrutturali ed edilizi, in coerenza con il quadro conoscitivo e con i contenuti statutari e strategici del piano strutturale. Le condizioni di fattibilità sono definite in funzione delle situazioni di pericolosità e di rischio e specificano gli studi e le indagini da effettuare a livello attuativo ed edilizio e le eventuali opere da realizzare per la mitigazione del rischio. La mitigazione del rischio è perseguita attraverso azioni combinate per la riduzione della pericolosità e della vulnerabilità degli elementi esposti.
Le condizioni di fattibilità, per tutti e tre i comuni, sono individuate secondo i criteri di seguito elencati:
• Criteri generali di fattibilità in relazione agli aspetti geologici (Punto 3.2 DPGR 5/R)
• Criteri generali di fattibilità in relazione al rischio da alluvioni (Punto 3.3 DPGR 5/R)
• Criteri generali di fattibilità in relazione a problematiche idrogeologiche (Punto 3.5 DPGR 5/R)
• Criteri generali di fattibilità in relazione agli aspetti sismici (Punto 3.6 DPGR 5/R)
In caso di previsioni del Piano Operativo, ricadenti all'esterno del perimetro del territorio urbanizzato TU, studi di Microzonazione Sismica (MS) sono da realizzare nelle aree per le quali siano previsti:
• nuovi edifici strategici o rilevanti, o relativi ampliamenti, ricadenti nella classe di indagine 4, come individuata nel regolamento di attuazione dell'articolo 181 della l.r.65/2014;
• nuovi edifici o relativi ampliamenti con volumetria complessiva o altezza massima ascrivibile alla classe d'indagine 3 o 4 come individuate nel regolamento di attuazione dell'articolo 181 della l.r.65/2014, all'interno di un'area edificabile che coinvolgano una superficie territoriale superiore a 10.000 metri quadrati.
4 Aree estrattive e minerarie - Siti da riqualificare
Rappresentazione e norme di riferimento
Le aree estrattive e minerarie - ovvero i Giacimenti e i Giacimenti Potenziali del Piano Regionale Cave - sono rappresentate nell'elaborato ST1 e ST6. I singoli giacimenti, come pure quelli potenziali, saranno oggetto di definizione a scala di maggior dettaglio, in conformità al recepimento del Piano Regionale Cave.
Eventuali scostamenti del perimetro dei giacimenti siano ammessi nella misura massima del 10% della superficie complessiva. Tali scostamenti dovranno essere motivati sulla base di esigenze ambientali, giacimentologiche, tecnico-operative e non dovranno interessare aree con grado di criticità molto alta di cui all'elaborato PR06D- matrice di valutazione - del Piano Regionale Cave.
Le cave presenti negli strumenti urbanistici comunali vigenti sono inserite nella "Carta geomorfologica" (QC - Indagini geologiche).
Le attività estrattive e minerarie sono regolamentate da normative regionali e statali quali L.R. 35/2015, D.Lgs.152/2006, D.Lgs. 117/2008 ecc. oltre che da prescrizioni definite dagli enti interessati dai progetti (ARPAT, Regione, Provincia, ASL, Sovrintendenza e Comune di interesse) nel procedimento di autorizzazione.
Valutazione paesaggistica delle attività estrattive
Le attività estrattive sono inoltre soggette all'All. 4 del PIT/PPR "Linee guida per la valutazione paesaggistica delle attività estrattive" ed in particolare alle seguenti disposizioni:
I progetti delle nuove attività estrattive e delle loro varianti di carattere sostanziale di cui all'art. 17 c. 2 della "Disciplina del Piano", devono contenere approfondimenti conoscitivi necessari alla verifica di compatibilità con i valori (statutari/patrimoniali) espressi dal territorio riconosciuti dalle elaborazioni del Piano.
Ai fini della valutazione paesaggistica delle attività estrattive svolta nell'ambito del procedimento autorizzativo devono essere:
- a) verificata la corretta individuazione del contesto paesaggistico dell'intervento, quale area potenzialmente interessata dagli effetti indotti dalle trasformazioni proposte, sia dal punto di vista funzionale che percettivo, in riferimento alle peculiarità territoriali e alle tipologie di intervento. All'interno di tale contesto deve essere valutata la completezza e l'adeguatezza dello "Studio delle componenti del paesaggio". Inoltre deve essere verificata l'accuratezza della rappresentazione dello stato attuale dei luoghi rispetto all'area di intervento e al contesto paesaggistico attraverso l'esame degli elaborati cartografici conoscitivi e dei rilievi fotografici degli skyline esistenti, ripresi dai punti di maggiore intervisibilità che evidenzino la morfologia del territorio e il margine paesaggistico naturale, nonché l'evoluzione del contesto paesaggistico in riferimento all'attività estrattiva.
- b) verificata la corretta individuazione degli effetti paesaggistici (modificazioni morfologiche, modificazione dello skyline naturale, della funzionalità ecologica, dell'assetto percettivo, scenico o panoramico, ecc) determinati dagli interventi proposti in tutte le fasi dell'attività (realizzazione/modifica di strade di accesso, cantiere, estrazione, movimentazione, stoccaggio e trasporto del materiale estratto, riqualificazione paesaggistica...) sulle componenti del paesaggio, anche attraverso la lettura di rappresentazioni fotografiche, rendering, cartografie bidimensionali e tridimensionali.
- c) valutata la corretta individuazione degli effetti cumulativi sul paesaggio determinati dagli interventi proposti e dalla presenza di più attività estrattive contigue o vicine, nonché di infrastrutture, impianti di trasformazione e manufatti ad esse connessi. Verificare che le simulazioni prodotte siano estese ad un adeguato intorno dell'area.
- d) valutate le motivazioni delle soluzioni progettuali proposte in riferimento a:
- - le caratteristiche valoriali o di degrado del contesto desunti dallo "studio delle componenti del paesaggio". In particolare verificare che, per l'attività estrattiva di materiali non pregiati, siano privilegiate scelte localizzative non ricadenti nelle aree di prevalente interesse naturalistico (con particolare riferimento ai nodi primari e secondari forestali della Rete Ecologica Regionale e alle aree interne ai sistemi di Aree protette e Natura 2000 di cui alla direttiva 12.2) e nelle formazioni boschive che "caratterizzano figurativamente" il territorio;
- - gli obiettivi di conservazione/riqualificazione e alle misure di tutela individuati dal Piano Paesaggistico e dagli strumenti e atti della pianificazione paesaggistica.
- e) valutata la sostenibilità paesaggistica del progetto delle attività estrattive in considerazione della migliore integrazione paesaggistica del ripristino finale.
- f) valutata la coerenza del progetto di recupero/risistemazione e di riqualificazione paesaggistica con le caratteristiche valoriali o di degrado descritti nello "Studio delle Componenti del Paesaggio" e con le misure di tutela e gli obiettivi del Piano Paesaggistico, degli strumenti e atti della pianificazione paesaggistica.
Lo studio delle "Componenti del paesaggio" comprende:
I - struttura idro-geomorfologica (torrenti, corsi d'acqua, sorgenti, geositi, emergenze geomorfologiche, crinali, vette, skyline ecc.);
II - struttura ecosistemica (vegetazione, flora, fauna, emergenze naturalistiche quali gli habitat e le specie di interesse comunitario/regionale);
III - struttura antropica espressione del patrimonio storico-culturale del paesaggio estrattivo (antichi siti di escavazione, beni di rilevante testimonianza storica, culturale, connessi con l'attività estrattiva quali cave storiche, vie di lizza, viabilità storiche, pareti con "tagliate" effettuate manualmente, edifici e manufatti che rappresentano testimonianze di archeologia industriale legate alle attività estrattive);
IV - elementi della percezione e fruizione (studio dell'intervisibilità);
V - principali caratteri di degrado eventualmente presenti e criticità paesaggistiche.
5 Geositi
Il P.S.I. attribuisce al patrimonio geologico e speleologico di pregio ambientale e paesaggistico localizzato nei geositi, valore di risorsa identitaria del territorio provinciale, riconoscendone altresì il valore strategico ai fini della fruizione collettiva e considerandolo quale invariante strutturale ai sensi dell'articolo 5 della L.R. 65/2014. Il P.S.I. recepisce il quadro conoscitivo (in elaborato ST1) e la disciplina del PTCP della Provincia di Grosseto. I geositi sono distinti dal PTCP in:
- - Geositi di Interesse Regionale (GIR) istituiti dalla Regione Toscana con Deliberazione C.R.T. n.26 del 26/03/2014 e confermati ai sensi dell'art. 119, c.3 Lrt 30/2015. I GIR rappresentano valori riconosciuti del patrimonio naturalistico ambientale regionale e per gli stessi si applicano le discipline contenute negli atti regionali di istituzione, quanto previsto all'art.95, c. 4 della Lrt 30/2015;
- - Geositi di Interesse Locale (GIL), diversi dai GIR sopra indicati, ottenuti dal censimento con approfondimenti di tutti i precedenti rilevamenti e tenuto conto del quadro delle conoscenze contenute nel P.I.T., della catalogazione dell'Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA), dai dati forniti da gli Enti Parco e dagli Enti locali.
Per ciascuno dei geositi il PTCP GR ha predisposto "scheda tecnico/descrittiva"; le diverse categorie dei geositi fanno riferimento a:
− geologia: sezioni stratigrafiche, sezioni con particolari strutture sedimentarie, cave e miniere, strutture tettoniche e metamorfiche;
− petrografia e mineralogia: depositi minerali con o senza importanza economica, depositi minerali rari, litotipi di particolare interesse scientifico ed economico;
− geomorfologia: forme caratterizzanti la storia morfoevolutiva di una certa area, forme di particolare importanza paesaggistica (monumenti geologici, grotte, doline, inghiottitoi, cavità artificiali);
− idrogeologia: sorgenti particolarmente importanti per il chimismo o la circolazione sotterranea delle acque, cascate etc.;
− paleontologia: depositi fossiliferi di vertebrati, invertebrati o vegetali;
− pedologia: principali tipi di paleosuoli.
I geositi sono tutelati, a fini di conservazione e recupero, con specifico riferimento al contesto naturale e ambientale. Per gli stessi è necessario il mantenimento dei caratteri identitari che li qualificano ed il rispetto delle indicazioni volte alla tutela ed alla valorizzazione per scopi di carattere culturale, didattico/scientifico, socio-economico e di sviluppo del geoturismo sostenibile.
Per i geositi segnalati per il loro particolare valore scenico e paesaggistico si eviterà l'occultamento rispetto ai principali coni di intercettazione visiva e saranno evitati interventi radicali di trasformazione della morfologia e dei principali caratteri identitari dello stesso geosito.
Nel caso specifico delle aree calanchive occorre una gestione che rispetti le loro dinamiche naturali di formazione e rielaborazione morfologica, ad eccezione dei casi dove i processi di erosione minacciano attività, insediamenti ed infrastrutture.
La tutela dei geositi appartenenti alla categoria "idrogeologia", come cascate o sorgenti, è orientata alla conservazione qualitativa e quantitativa della risorsa acqua. I comuni potranno individuare aree di tutela assoluta o di protezione ove limitare usi impattanti, come nuovi prelievi, impermeabilizzazioni, scarichi di rifiuti etc.
Nei geositi sono fatti salvi:
- - gli interventi per l'accessibilità necessaria alla valorizzazione didattico-scientifica e turistica del sito;
- - gli interventi mirati alla difesa del suolo e alla messa in sicurezza dei luoghi;
- - i progetti di bonifica ambientale, laddove i geositi riguardino antiche aree minerarie dismesse, che in ogni caso dovranno, per quanto possibile, orientarsi ai principi di tutela e valorizzazione del geosito.
In caso di interventi di trasformazione che interessino i geositi, i P.O.C. dovranno effettuare valutazioni di compatibilità facendo riferimento ai contenuti di ciascuna "Scheda tecnico/descrittiva" contenuta nel PTCP di Grosseto ed in particolare agli "Indirizzi per la tutela e la valorizzazione" specificati per ogni sito.
Nel territorio dell'Unione dei Comuni delle Colline del Fiora sono presenti i seguenti geositi:
Geositi di Interesse Regionale (GIR)
GIR 14 Arenarie di Manciano
GIR 15 farina fossile della Valle Orsina
GIR 16 Le vie cave
Geositi di Interesse Locale (GIL)
GIL 65 I Calanchi di San Giovanni
GIL 66 Castell'Ottieri
GIL 67 Sorgenti del Lente
GIL 68 Vitozza
GIL 69 successione di Sorano
GIL 71 San Rocco
GIL 72 Monterosso di Sovana
GIL 74 Necropoli di Sovana
GIL 75 La mano d'Orlando
GIL 76 Fosso del Lupo
GIL 78 Rupe di Pitigliano
GIL 79 la cascata di Fosso Procchio e del Landini
GIL 80 Torrente Meleta
GIL 81 Pozzo dell'Orchio
GIL 82 Strada di Riomaggiore
GIL 84 I travertini di Scarceta
GIL 86 Poggio Foco
GIL 87 Cascatelle di Saturnia
6. Zone di Protezione Ambientale (ZPA) delle acque termo-minerali
Le "Zone di Protezione Ambientale" della concessione di utilizzo delle acque termo-minerali presenti nel territorio dell'Unione dei Comuni Colline del Fiora, individuate nell'elaborato ST1 del P.S.I. in conformità al PTCP vigente di Grosseto, sono soggette alla seguente disciplina (vedi scheda 3B.4 del PTCP GR e succ.mm.ii.) ed alle eventuali ulteriori norme e prescrizioni definite dal PTCP di Grosseto ai fini della tutela degli acquiferi di acque minerali, di sorgente e termali.
Le ZPA presenti nel territorio dell'Unione dei Comuni Colline del Fiora sono le seguenti:
* ZPA Terme di Saturnia - Manciano (interessa anche il territorio dei comuni di Semproniano e Roccalbegna)
* ZPA Clodia - Manciano
* ZPA Antiche Terme (Sorano) - Sorgente Orientina - Tosteto (Pitigliano)
Indirizzi e regole d'uso per la pianificazione delle trasformazioni
Nei casi di previsione di nuovi prelievi della risorsa, per gli usi previsti dalla Lrt 38/2004, occorre favorire l'equilibrio tra le varie forme e modalità di utilizzazione della risorsa, valutando le eventuali interferenze con le concessioni in essere ed altri usi in atto e la possibilità di rigenerazione della risorsa, sia per quanto attiene gli aspetti qualitativi e quantitativi. Nelle zone di protezione ambientale occorre minimizzare lo sviluppo di centri di pericolo di inquinamento e un'eccessiva antropizzazione ed infrastrutturazione nelle aree ad elevata vulnerabilità idrogeologica, favorendo gli interventi connessi alle concessioni in essere e quelli finalizzati alla valorizzazione ambientale e paesaggistica delle stesse aree. Per perseguire tali finalità si formulano indicazioni e criteri di giudizio, da correlare al diverso grado di vulnerabilità idrogeologica caratteristica della zona di protezione ambientale, per gli interventi di trasformazione territoriale:
- a) contenere la pressione insediativa e infrastrutturale, valutando la possibilità di applicare condizioni di trasformabilità per gli insediamenti civili (residenziali, turistico-ricettivi, per servizi e attrezzature ecc.), produttivi (artigianali e industriali, commerciali, direzionali ecc.), agro-forestali e zootecnici (quali ad esempio: orientare le nuove localizzazioni verso aree meno permeabili, adottare misure di tutela dall'inquinamento, ecc..);
- b) contenere il consumo di suolo e favorire il riutilizzo del patrimonio abitativo esistente;
- c) favorire la permeabilità dei suoli ed incentivare il mantenimento della naturalità dei luoghi anche attraverso la conservazione e l'implementazione delle superfici boscate;
- d) assicurare l'efficacia dei sistemi depurativi e limitare gli scarichi nel sottosuolo affinché le modalità di effettuazione degli scarichi, in particolare gli scarichi non in pubblica fognatura, garantiscano che compatibilmente con la tutela della risorsa.
I comuni eseguono la verifica di compatibilità ai contenuti nella disciplina provinciale per tutti gli interventi di trasformazione che comportano aumento del carico urbanistico ed uso del suolo, previsti dai Piani Operativi e loro Varianti, nell'ambito della VAS, della VIncA e delle indagini geologiche.
I comuni sulla base degli esiti della verifica di cui sopra, definiscono, per le successive fasi di progettazione/autorizzazione le condizioni di fattibilità degli interventi di trasformazione territoriale e per gli altri usi del territorio.
Per le valutazioni e le verifiche di cui i comuni faranno riferimento agli studi di 'Vulnerabilità idrogeologica', o ad essa riferibili, contenuti nelle concessioni rilasciate dall'Ente competente ai fini dell'uso di acque minerali, di sorgente e termali, nonché gli aggiornamenti contenuti negli atti di governo del territorio dei comuni ed ogni altra elaborazione prodotta in tema di vulnerabilità idrogeologica. Per la definizione delle Aree di Valorizzazione Ambientale di cui all'art.19 della LRT 38/2004, i comuni faranno riferimento ai contenuti della disciplina provinciale.
Art. 17 Struttura eco-sistemica
1 Descrizione
La struttura ecosistemica comprende le risorse naturali aria, acqua, suolo ed ecosistemi della fauna e della flora. L'Ambito paesaggistico della Bassa Maremma e ripiani tufacei è assai vasto ed eterogeneo con una estrema diversificazione e ricchezza paesaggistica ed ecosistemica.
La struttura ecosistemica è rappresentata negli elaborati QC3 e ST2.
Ambito assai vasto ed eterogeneo con una estrema diversificazione e ricchezza paesaggistica ed ecosistemica. L'ambito comprende un esteso sistema costiero, con coste sabbiose e rocciose e con importanti lagune, le valli dei fiumi Albegna e Fiora, le vaste matrici forestali e agro-pastorali dei rilievi collinari e montani e il caratteristico sistema di tavolati e gole tufacee di Pitigliano e Sorano. Il sistema costiero comprende importanti complessi dunali, in parte caratterizzati da elevati carichi turistici, in stretto rapporto con lagune costiere di valore internazionale. Vasti paesaggi agropastorali tradizionali interessano il sistema collinare e montano interno, alternati a caratteristici poggi e rilievi calcarei con macchie e boschi di sclerofille e latifoglie e in continuazione con le zone tufacee di Pitigliano e Sorano, quest'ultime attraversate da un denso reticolo idrografico e da numerose gole e forre. Tutto l'ambito è attraversato da un ricco reticolo idrografico, con la presenza di ecosistemi fluviali di alto valore naturalistico, soprattutto nella loro componente di medio corso, con alvei larghi e ampi terrazzi alluvionali ghiaiosi e a dinamica naturale.
L'ambito si caratterizza per dinamiche di trasformazione diversificate e contrastanti, tese a un aumento dei livelli di artificializzazione nelle aree costiere e a fenomeni di abbandono in alcuni settori collinari e montani. In tale contesto l'ambito presenta comunque alti valori naturalistici diffusi e alcune delle principali eccellenze ecosistemiche della Toscana: dagli ambienti costieri alle aree umide, dagli ecosistemi fluviali, ai paesaggi agro-silvo-pastorali tradizionali.
Intense risultano anche le dinamiche in atto nel paesaggio forestale, con rilevanti prelievi legnosi su gran parte dei complessi forestali. I boschi dell'ambito, così come di gran parte della Toscana centro meridionale, hanno subito nel passato una intensa utilizzazione, rilevante fino agli anni '60 del secolo scorso. Dopo un abbandono diffuso verificatosi nel dopoguerra, nell'ultimo ventennio tali attività sono riprese con maggiore intensità, soprattutto nelle proprietà private, per effetto concomitante della maggior richiesta sul mercato di biomassa a scopo energetico, della maggior quantità di legname presente e, infine, della disponibilità di manodopera a basso costo. Al fronte del prelievo nelle proprietà private, si contrappone una gestione più conservativa nell'ambito del patrimonio agricolo-forestale regionale e nel sistema delle Aree protette.
I paesaggi agro-pastorali dell'interno hanno visto, negli ultimi decenni, una sostanziale permanenza, anche se interessati da opposti processi di parziale abbandono, soprattutto nelle zone montane più interne, di intensificazione delle attività agricole, nelle pianure e basse colline, e lo sviluppo di economie alternative legate al turismo termale e golfistico (zona di Saturnia) o all'industria energetica (diffusione del fotovoltaico nelle campagne di Montemerano). Il territorio dell'ambito ha visto anche un notevole sviluppo del settore estrattivo legato alle pietre ornamentali, in particolare al tufo e ai travertini, e al materiale alluvionale dei terrazzi ghiaiosi dell'Albegna, del Fiora e del Paglia.
Sono elementi della struttura eco-sistemica da proteggere e tutelare le specie e gli habitat protetti individuati dal "Repertorio Naturalistico Toscano RE.NA.TO." e gli habitat segnalati dal progetto denominato "HASCITu - Habitat in the Sites of Community Importance in Tuscany" finalizzato all'individuazione delle perimetrazioni degli habitat meritevoli di conservazione, ai sensi della Direttiva 92/43 Habitat nei Siti di Importanza Comunitaria, ad oggi già ZSC - Zone Speciali di Conservazione.
2 Invariante II del PIT/PPR "I caratteri ecosistemici del paesaggio"
Descrizione e obiettivi generali
Il P.S.I. persegue l'insieme degli obiettivi generali per l'Invariante II del PIT/PPR 3, è conforme alle indicazioni per le azioni contenute nell'"Abaco delle Invarianti" e applica le direttive correlate agli obiettivi di qualità d'ambito nella Scheda d'Ambito di Paesaggio 20 "Bassa Maremma e ripiani tufacei".
L'Invariante II è definita dall'insieme degli elementi di valore ecologico e naturalistico presenti negli ambiti naturali, semi-naturali e antropici ed è rappresentata nell'elaborato ST2.
Il P.S.I. persegue l'insieme degli obiettivi generali per l'invariante II che sono così definiti dalla Disciplina del PIT/PPR:
- a) il miglioramento dei livelli di permeabilità ecologica delle pianure alluvionali interne;
- b) il miglioramento della qualità ecosistemica complessiva delle matrici degli ecosistemi forestali e degli ambienti fluviali;
- c) il mantenimento e lo sviluppo delle funzioni ecosistemiche dei paesaggi rurali;
- d) la tutela degli ecosistemi naturali e degli habitat di interesse regionale e/o comunitario;
- e) la strutturazione delle reti ecologiche alla scala locale.
Elementi Strutturali della Rete Ecologica
La Scheda d'Ambito 20 "Bassa Maremma e ripiani tufacei" del PIT/PPR individua nel territorio dei 3 Comuni i seguenti Elementi Strutturali della Rete Ecologica, componenti l'Invariante II del PIT/PPR:
Rete degli ecosistemi forestali
• nodo forestale primario
• nodo forestale secondario
• matrice forestale ad elevata connettività
• nuclei di connessione ed elementi forestali isolati
• aree forestali in evoluzione a bassa connettività
• corridoi ripariali
Rete degli ecosistemi agro-pastorali
• nodo degli agrosistemi
• matrice agro-ecosistemica colljnare
• matrice agro-ecosistemica di pianura
• agro-ecosistema frammentato attivo
• agro-ecosistema frammentato in abbandono con ricolonizzazione arborea/arbustiva
• matrice agro-ecosistemica di pianura urbanizzata
• agro-ecosistema intensivo
Ecosistemi palustri e fluviali
• corridoi fluviali
• zone umide
Ecosistemi rupestri e calanchivi
• ambienti rocciosi o calanchivi
Superficie artificiale
• area urbanizzata
Elementi funzionali della rete ecologica
• direttrice di connettività extraregionale da mantenere
• direttrice di connettività da riqualificare
• corridoio ecologico-fluviale da riqualificare
• aree critiche per processi di artificializzazione
Valori
Ecosistemi forestali: Il paesaggio forestale dell'ambito è prevalentemente dominato dalla componente di matrice forestale, con la caratteristica presenza di boschi di latifoglie termofile (cerrete, querceti di roverella o di farnetto) e di mosaici di boschi di sclerofille (leccete) e macchie, situati sui diversi poggi calcarei del territorio. Si tratta di formazioni in gran parte attribuibili al target regionale delle Foreste e macchie alte di sclerofille e latifoglie, con presenza di sclerofille nei versanti meridionali (spesso fortemente degratate) e di latifoglie nei versanti settentrionali o negli impluvi. Alla componente di matrice contribuiscono i boschi delle colline di Manciano, a prevalente copertura di latifoglie (cerrete), e con maggiori livelli di maturità e qualità, i boschi del M.te Elmo. Per l'area risulta fortemente caratteristica la presenza di boschi di cerro e farnetto Quercus frainetto, presente in Toscana solo nella Maremma meridionale, il cui valore è testimoniato anche dalla sua individuazione nell'ambito delle Fitocenosi del repertorio naturalistico toscano. Formazioni presenti in vari nuclei isolati nei poggi al confine meridionale dell'ambito, ma anche con un interessante nucleo con faggio presso Manciano.
Nell'ambito della rete ecologica il territorio in oggetto presenta anche un importante sistema di nodi forestali secondari lineari, costituiti dai boschi di forra delle gole tufacee di Pitigliano e di Sorano, con importanti faggete abissali, nuclei di Tilio-Acerion (habitat di interesse comunitario), formazioni arboree ripariali, boschi rupestri di sclerofille e habitat forestali mesofili (con faggio, olmo montano, aceri, tigli e castagni) sviluppati lungo i corsi del Fiume Lente (già individuato come Fitocenosi rupestre delle gole tufacee di Sorano e Pitigliano) e dei Fossi della Calesina, Iesa, Arsa e La Nova, oltre a boschi di latifoglie termofile (cerrete) e sclerofille (sugherete) presenti sui ripiani tufacei. Nella parte settentrionale dell'ambito, poco a sud del M.te Civitella, nell'alta Valle del Torrente Stridolone, si localizzano importanti boschi mesofili di latifoglie a dominanza di faggete (versanti del Poggio dei Faggi Segnati e di Montevitozzo), quale nodo primario della rete ecologica (in continuazione con quello esteso del M.te Civitella e Monte Penna esterno all'ambito) e target dei Boschi mesofili di latifoglie e abetine della Strategia regionale per la biodiversità.
Ulteriori elementi della rete forestale sono costituiti dai corridoi fluviali forestali (con gli importanti boschi ripariali dei fiumi Albegna, Fiora e relativi affluenti), dal sistema delle macchie e garighe (aree forestali in evoluzione), dai nuclei di connessione e dagli elementi forestali isolati immersi nelle matrici agricole con importanti funzioni di mantenimento di direttrici di connettività ecologica tra le matrici forestali più estese, in particolare tra i boschi delle colline di Manciano e quelli di Sorano. Nell'ambito degli elementi forestali isolati un particolare interesse rivestono i relittuali boschi planiziali, quali i boschi planiziali di Montauto (nell'omonima Riserva provinciale) presso il basso corso del Fiume Fiora. Ulteriori emergenze naturalistiche legate agli elementi forestali isolati della rete ecologica sono rappresentate dai piccoli nuclei boscati dei poggi calcarei di Bagno Santo, lungo il Fiume Fiora a nord di Saturnia, con boschi chiusi e a elevata naturalità di specie forestali orientali quali albero di giuda Cercis siliquastrum, bagolaro Celtis australis, terebinto Pistacia terebinthus e acero trilobo Acer monspessulanum.
Ecosistemi agropastorali: L'ambito presenta ambienti agricoli di alto valore naturalistico contribuendo alla elevata ricchezza di nodi degli ecosistemi agropastorali della Toscana meridionale. Un vasto sistema di nodi si estende tra Manciano e Capalbio, a costituire un paesaggio agricolo, in cui sono immersi i diversi poggi boscati, dominato da seminativi e pascoli particolarmente ricchi di elementi vegetali lineari e puntuali (siepi, filari alberati, grandi alberi camporili di farnetto, ecc.). Più a sud-est, al confine con il Lazio, il paesaggio agricolo è dominato da colture estensive cerealicole, con minori dotazioni ecologiche (ad eccezione della vegetazione lungo il reticolo idrografico), ma a costituire importanti habitat pseudosteppici di elevato valore avifaunistico (unica area toscana di nidificazione della calandra Melanocorypha calandra, in passato ritenuta estinta in Toscana). Più a nord, tra Manciano e Montemerano, i nodi degli agroecosistemi si arricchiscono della presenza di oliveti collinari e di colture promiscue. Ulteriori nodi sono presenti nel bacino dell'Albegna e del Fiora: a nord di Saturnia, tra Sovana e Castell'Azzara, presso Pitigliano. Nella zona dei complessi montuosi calcarei del Monte Vitozzo e M.te Elmo, ai confini settentrionali dell'ambito, i nodi degli ecosistemi agropastorali sono in gran parte costituiti da importanti praterie secondarie e prati pascolo rocciosi ricchi di habitat e specie vegetali e animali di interesse conservazionistico, attribuibili al target regionale degli Ambienti aperti montani e alto collinari, con praterie primarie e secondarie.
Le rimanenti aree agricole collinari assumono nella rete un importante ruolo di matrice (matrice agroecosistemica collinare), con valori funzionali e naturalistici comunque molto significativi. Le pianure agricole della bassa valle risultano dominate dalla matrice agroecosistemica di pianura caratterizzata da minore valenza funzionale nell'ambito della rete, rispetto alla matrice collinare, per la minore dotazione di elementi strutturali lineari o puntuali (filari alberati, siepi, boschetti, ecc.) e dalla maggiore specializzazione delle coltivazioni.
Ecosistemi fluviali e aree umide: La rete ecologica regionale individua il reticolo idrografico, la vegetazione ripariale, le aree umide e gli ecosistemi palustri come elementi di una complessiva rete ecologica di elevato valore naturalistico e funzionale a cui si associano due target della strategia regionale. Gli ecosistemi fluviali e torrentizi interessano gli elementi fluviali principali (Fiumi Albegna e Fiora) e un ricco reticolo idrografico minore di alto valore naturalistico. Tra le principali emergenze fluviali sono da segnalare il corso del Fiume Albegna e del Fiora, i densi reticoli idrografici dei torrenti Lente e Stridolone, a costituire un insieme di elevato valore conservazionistico, caratterizzato da importanti habitat ripariali e da popolamenti faunistici legati agli ambienti fluviali ben conservati (in particolare fauna ittica e gambero di fiume), e con la diffusa presenza di alvei larghi e naturaliformi con terrazzi alluvionali ghiaiosi ove si localizza l'importante habitat di interesse regionale degli Alvei ciottolosi della Toscana meridionale con cenosi di suffrutici a dominanza di Santolina etrusca e Helichrysum italicum . Lungo il Fiume Albegna l'importanza di tali formazioni è testimoniata dalla individuazione di una Fitocenosi del repertorio naturalistico toscano: le Garighe alveali del basso corso dell'Albegna (Elicriso-Santolineti).
Ecosistemi arbustivi e macchie: Relativamente al ruolo funzionale degli arbusteti e delle macchie, queste tipologie sono state inserite nell'ambito della rete degli ecosistemi forestali (macchie, quali stadi di degradazione forestale) e degli ecosistemi agropastorali (arbusteti di ricolonizzazione spesso in mosaico con praterie). Per il suo valore naturalistico tale sistema è inserito nel target regionale delle Macchie basse, stadi di degradazione arbustiva, garighe e prati xerici e temporanei, particolarmente diffuso nell'ambito. Caratteristici habitat di gariga (in particolare con l'endemica Santolina etrusca) si localizzano anche nei terrazzi alluvionali ghiaiosi ampiamente presenti e già descritti nell'ambito degli ecosistemi fluviali, mentre sono da segnalare anche le rare formazioni alto arbustive a dominanza di marruca Paliurus spina-christi dei rilievi calcarei di Poggio Santo.
Ecosistemi rupestri e calanchivi: Tale elemento della rete ecologica comprende i target regionali relativi agli Ambienti rocciosi montani e collinari e quello degli Ambienti ipogei, grotte e cavità artificiali, campi di lava, sorgenti termali e sistemi di falda. Gli ambienti rupestri ospitano ecosistemi a forte determinismo edafico, presenti in stazioni puntuali nell'ambito in oggetto, come ad esempio negli ambienti rupestri calcarei del Monte Vitozzo e Monte Elmo, o del Poggio di Bagno Santo, in quelli rupestri tufacei delle gole di Pitigliano, Sorano e Sovana.
Ulteriori elementi di interesse naturalistico sono associati alle formazioni calanchive di San Giovanni delle Contee, ai travertini di Scarceta, alle risorse geotermali con particolare riferimento all'area di Saturnia, con habitat e specie di interesse conservazionistico (ad esempio l'habitat delle Sorgenti pietrificanti con formazione di travertino).
Aree di valore conservazionistico: Gli ambienti costieri sabbiosi e rocciosi, le aree umide, gli ecosistemi fluviali e i paesaggi agricoli tradizionali costituiscono le principali emergenze naturalistiche dell'ambito. Come per altri ambiti limitrofi anche questo presenta elevati valori naturalistici diffusi, con habitat e specie di interesse conservazionistico distribuiti su gran parte del territorio ma con rilevanti eccellenze concentrate nella fascia costiera, nelle isole e nella zona del tufo. Nel territorio interno dell'ambito, oltre alle emergenze riconosciute da strumenti di tutela quali i Siti Natura 2000 dell'Alto corso del Fiume Fiora IT51A0019 e del Medio corso del Fiume Albegna IT51A0021 e la Riserva Naturale di Montauto, sono da segnalare il vasto sistema delle Gole tufacee di Sorano e Pitigliano, i boschi mesofili e le praterie dei versanti del complesso calcareo del Monte Vitozzo e Monte Elmo e i caratteristici paesaggi agro-silvo-pastorali tradizionali tra Capalbio e Manciano e dei rilievi a nord di Sorano.
Criticità della rete ecologica
Le criticità individuate dal PIT/PPR, scheda d'Ambito 20, che riguardano il territorio dei tre Comuni e di cui il P.S.I. persegue il non aggravamento e - ove possibile - la riduzione, sono le seguenti.
Gli elementi di criticità più significativi dell'ambito 20 sono presenti nella fascia costiera, ove si concentrano sia i maggiori valori ecosistemici che le più intense pressioni antropiche, con rilevanti carichi turistici estivi, processi di urbanizzazione e infrastrutturazione, e condizionamenti sulla qualità delle acque degli ecosistemi lacustri.
Più internamente risultano rilevanti i processi di abbandono degli ambienti agro-pastorali, di degradazione delle superfici forestali e di intenso utilizzo delle risorse idriche fluviali. La porzione collinare e montana interna vede la presenza di processi di espansione dei diversi borghi e centri abitati, spesso lungo gli assi stradali, con puntuali situazioni di criticità legati a complessi turistici e termali, quali le nuove Terme di Saturnia con annesso edificato turistico-alberghiero e realizzazione di un vasto campo da golf.
Rilevanti risultano le criticità per la matrice forestale, di elevata estensione ma di scarsa qualità ecologica, spesso non condotta secondo i principi della gestione forestale sostenibile, e soggetta a frequenti incendi estivi. Matrici forestali fortemente degradate si localizzano nei rilievi di Monte Maggiore, di Monte Bellino e Poggio Costone, al confine con il Lazio. Negativi risultano i processi di frammentazione delle superfici forestali, di abbandono delle sugherete e delle pinete costiere, caratterizzate anche dalla presenza di fitopatologie e di incendi estivi.
Nelle gole tufacee di Sorano e Pitigliano insistono ecosistemi, caratterizzati dalla presenza di latifoglie mesofile di pregio (ad es. tiglio, olmo montano e faggio), qui presenti come habitat relitti di climi più freddi, che risultano minacciati dalla pratica della ceduazione e tendono in breve a lasciare il posto a specie più termofile (querce) o a formazioni a dominanza di robinia. Parte delle aree agricole collinari e montane isolate nella matrice forestale risultano oggi interessate da abbandono e da processi di ricolonizzazione vegetale, arbustiva e arborea, ad esempio con riferimento ai monti al limite settentrionale dell'ambito, quali testimonianze di un paesaggio agricolo terrazzato oggi in via di scomparsa e in gran parte trasformato in macchia mediterranea. Complementari a tali processi risultano i fenomeni di intensificazione delle attività agricole nelle pianure alluvionali e nelle basse colline, con elevata diffusione di seminativi e colture cerealicole, omogeneizzazione del paesaggio agricolo, riduzione degli elementi vegetali (siepi, filari alberati, ecc.) e dei livelli di permeabilità ecologica del territorio. Tali processi risultano negativi i soprattutto quando presenti nelle fasce di pertinenza fluviale, ad esempio dei Fiumi Albegna e Fiora o in prossimità di aree umide. Parte dei paesaggi agricoli dell'ambito risultano inoltre interessati dalla diffusa presenza di impianti fotovoltaici (zona di Montemerano) o dalla presenza di campi da golf (Saturnia). I complessivi processi di artificializzazione costituiscono un elemento particolarmente negativo quando riducono la funzionalità di aree agricole di collegamento ecologico tra matrici o nodi forestali, come ad esempio tra i boschi di Manciano e quelli delle colline di Semproniano. Alti livelli di artificializzazione sono inoltre legati alla presenza di siti estrattivi e minerari, con particolare riferimento alle cave di Scarceta (vasti siti estrattivi di arenaria nelle colline presso il Fiume Fiora), ai numerosi siti estrattivi di tufo presenti lungo le gole di Pitigliano e Sorano, con interessamento diretto di importanti habitat rupestri ed ecosistemi fluviali (per effetto dello scarico dei residui di cava all'interno delle gole tufacee), alle cave di calcare distribuite nei vari poggi tra Capalbio e La Marsiliana o a Montemerano, e alle cave di materiale alluvionale presenti lungo le sponde dei principali corsi d'acqua. A questi ultimi ecosistemi si associano inoltre criticità legate alle periodiche attività di "ripulitura" delle sponde, alla captazione di risorse idriche per usi irrigui o acquedottistici, e alla riduzione longitudinale e trasversale delle fasce ripariali per la presenza di attività agricole a ridosso dei corsi d'acqua.
Tra le aree critiche per la funzionalità della rete ecologica sono state individuate le seguenti:
Area termale di Saturnia: paesaggio agricolo interessato dal vasto complesso golfistico, dalle nuove strutture termali e dell'edificato turistico-residenziale e alberghiero;
Gole tufacee di Sorano e Pitigliano: per la concomitante minaccia della inadeguata gestione degli habitat forestali mesofili (faggete abissali e boschi del Tilio-Acerion) e dell'intensa attività estrattiva del tufo con ripercussioni gravi sugli ecosistemi fluviali.
Contesti fluviali
Il riconoscimento dei contesti fluviali, di cui all'art. 16 della Disciplina del PIT/PPR, sarà effettuato dai Comuni nei POC o in specifici progetti di settore e/o di paesaggio, nel rispetto dell'art. 11.4 'Contesti fluviali' della Disciplina del PTCP GR, dello Statuto e degli studi idraulici di supporto del presente P.S.I.
Il "Reticolo idrografico" regionale è rappresentato nella tav. ST.01.
Art. 18 Struttura insediativa
1 Descrizione
La struttura insediativa di valore storico-territoriale ed identitario comprende città e insediamenti minori, sistemi infrastrutturali, artigianali industriali e tecnologici ed è rappresentata negli elaborati ST6, ST09 e ST10a "Territorio urbanizzato".
2 Componenti della struttura insediativa
Sono componenti della struttura insediativa del territorio del P.S.I.:
• Territorio urbanizzato storico (costituito da nuclei storici, edifici e relative pertinenze presenti al 1897 e al 1954)
• Territorio urbanizzato contemporaneo
• Ambiti di pertinenza dei centri abitati e dei sistemi insediativi minori
• Aree ad uso specialistico interne od esterne all'urbanizzato (cave, discariche, aree produttive, impianti sportivi ecc.)
• Viabilità principale e minore, storica e contemporanea
3 Invariante III del PIT/PPR
Descrizione e obiettivi generali "Il carattere policentrico dei sistemi insediativi, urbani e infrastrutturali"
Il P.S.I. persegue l'insieme degli obiettivi generali per l'Invariante III del PIT/PPR, è conforme alle indicazioni per le azioni contenute nell'"Abaco delle Invarianti" e applica le direttive correlate agli obiettivi di qualità d'ambito nella Scheda d'Ambito di Paesaggio 20 "Bassa Maremma e ripiani tufacei".
L'Invariante III è definita all'insieme delle città ed insediamenti minori,dei sistemi infrastrutturali, produttivi e tecnologici presenti sul territorio ed è rappresentata nell'elaborato ST3.
Il P.S.I. persegue l'insieme degli obiettivi generali per l'invariante III che sono così definiti dalla Disciplina del PIT/PPR:
- a) la valorizzazione delle città e dei borghi storici e la salvaguardia del loro intorno territoriale, nonché delle reti (materiali e immateriali), il recupero della centralità delle loro morfologie mantenendo e sviluppando una complessità di funzioni urbane di rango elevato;
- b) la riqualificazione dei morfotipi delle urbanizzazioni contemporanee e delle loro criticità;
- c) la riqualificazione dei margini città-campagna con la conseguente definizione dei confini dell'urbanizzato, e la promozione dell'agricoltura periurbana multifunzionale come strumento per migliorare gli standard urbani;
- d) il superamento dei modelli insediativi delle "piattaforme" monofunzionali;
- e) il riequilibro e la riconnessione dei sistemi insediativi fra le parti di pianura, collina e montagna che caratterizzano ciascun morfotipo insediativo;
- f) il riequilibrio dei grandi corridoi infrastrutturali, con il potenziamento del servizio alla rete diffusa dei sistemi territoriali policentrici;
- g) lo sviluppo delle reti di mobilità dolce per integrare l'accessibilità ai sistemi insediativi reticolari con la fruizione turistica dei paesaggi;
- h) l'incardinamento sui caratteri strutturali del sistema insediativo policentrico dei progetti multisettoriali per la sicurezza idrogeologica del territorio, la riqualificazione dei sistemi fluviali, la riorganizzazione delle connessioni ecologiche, la valorizzazione dei paesaggi rurali.
I Comuni interessati dal presente P.S.I. ricadono dunque nel morfotipo 4. "Morfotipo insediativo a pettine delle penetranti vallive sull'Aurelia" (Articolazione territoriale 4.6 Valle dell'Albegna e del Fiora, Argentario e isola del Giglio) e dal morfotipo n.5 "Morfotipo insediativo policentrico a maglia del paesaggio storico collinare" (Articolazione territoriale 5.15 Gli altopiani tufacei di Pitigliano e Sorano).
Il sistema insediativo si è andato strutturando storicamente sulla direttrice trasversale di origine etrusca che assicurava i collegamenti tra la costa tirrenica e l'entroterra: la Strada Maremmana (ora SR 74), che tutt'ora collega il corridoio tirrenico costituito dal fascio Via Aurelia e Ferrovia, i porti dell'Argentario e il centro costiero di Orbetello, risalendo i crinali delle colline dell'Albegna, attraverso i castelli di Marsiliana e di Manciano, fino al ventaglio dei centri dell'altopiano dei Tufi, Pitigliano, Sovana, Sorano, per proseguire poi in direzione dell'Umbria, verso Bolsena e Orvieto. Lungo la SR 74 Maremmana o connesso a questa da percorsi secondari, troviamo il sistema insediativo così costituito:
â—¦ "il Sistema a pettine dei centri affacciati sulla piana alluvionale costiera dell'Albegna": Sistema innervato sulla SR 74 Maremmana, con i castelli a controllo delle intersezioni con le direttrici storiche trasversali: Marsiliana all'incrocio con la SP Sant'Andrea verso Magliano; il centro maggiore di Manciano, all'incrocio con la SR 322 verso Montemerano e il centro termale di Saturnia, con la SP Collacchie a sud verso la valle del Fiora e il Lazio, mentre la SR Maremmana prosegue a nord-est verso Pitigliano e l'Altipiano dei Tufi;
â—¦ "il Sistema reticolare degli altopiani tufacei", con le eccezionalità paesistiche e architettoniche dei centri di Pitigliano, Sorano e Sovana, sistema che si attesta sul centro maggiore di Pitigliano, dal cui sperone roccioso si dipartono a est la SR Maremmana verso il lago di Bolsena, a nord-est la SP 4 Pitigliano-Santa Fiora verso Sorano, a nord la SP Pian della Madonna verso Sovana;
Criticità del sistema insediativo
Le criticità del sistema insediativo individuate dal PIT/PPR, scheda d'Ambito 20, che riguardano il territorio dei tre Comuni e di cui il P.S.I. persegue il non aggravamento e - ove possibile - la riduzione, sono le seguenti:
• La pressione insediativa sulla piana costiera e la presenza del sistema infrastrutturale Via Aurelia/Ferrovia hanno svolto un ruolo attrattore per lo scivolamento a valle delle attività e delle popolazioni dei nuclei storici collinari con conseguente indebolimento delle relazioni territoriali ambientali e paesaggistiche tra il sistema costiero e l'entroterra, progressivo abbandono delle aree collinari interne, perdita delle funzioni storiche di presidio territoriale dei centri collinari e decadimento delle economie ad essi connesse, con l'intensificarsi dei fenomeni di marginalizzazione e abbandono dei centri collinari e conseguente degrado delle strutture insediative storiche.
• Diffusione recente nel territorio rurale dell'entroterra sub-costiero di residenze singole, lottizzazioni, capannoni artigianali. Si tratta di tessuti a bassa densità, in cui è prevalente la tipologia di casa uni-bifamiliare con funzione residenziale o di seconda casa ai fini turistici, principalmente sparsi nelle piane e nel pedecollina di Marsiliana e della valle dell'Albegna, talvolta raccolte in lottizzazioni consistenti o in piccole zone industriali/artigianali, che per giacitura della nuova edificazione e/o per superfetazione di annessi incongrui (in numerosissimi casi forniti di piscina) risultano incongruenti con la struttura insediativa del paesaggio delle bonifiche e in contrasto con i non facili equilibri idraulici delle piane maremmane umide
• Pressione insediativa delle espansioni dei principali centri collinari, caratterizzati da espansioni edilizie moderne non controllate, di dimensione più ridotte rispetto ai centri costieri, ma comunque piuttosto consistenti e dal carattere non omogeneo rispetto ai tessuti antichi; assiepate incoerentemente lungo le direttrici viarie in uscita dai centri urbani, rappresentano un grande impatto paesaggistico perché più visibili e maggiormente percepibili dalle piane e dai principali assi di attraversamento dell'ambito, in particolare: lungo la viabilità di crinale che si diparte da Manciano, sullo sprone tufaceo a diniego dell'omogeneità materica e paesistica del centro storico di Pitigliano, con giacitura delle urbanizzazioni contemporanee incoerente con i percorsi fondativi all'origine del centro di Sorano.
Morfotipi delle urbanizzazioni contemporanee
Nel documento "Abachi delle invarianti" sono contenute le indicazioni per le azioni con riferimento ad ogni morfotipo in cui esse risultano articolate, contestualizzate nelle schede d'ambito, a cui si conforma il presente P.S.I.
Il P.S.I. riconosce e fa propri gli obiettivi specifici relativi ai morfotipi delle urbanizzazioni contemporanee, specificandoli e dettagliandoli secondo il tipo di struttura urbana.
Il principio interpretativo delle diverse strutture dei territori urbanizzati si basa su una distinzione iniziale tesa a distinguere:
A. I centri dotati di cinta muraria, strutturatisi in forma compiuta in epoca medievale (X-XIV sec.) -A-.
B. I centri non murati che trovano la loro formazione e struttura genetica in epoca moderna (XVI_XVIII sec.) o contemporanea (Borghi di servizio Ente Maremma) -B-.
C. A questa precedente classificazione di massima non corrispondono i centri urbani di Saturnia e Sovana, che dopo una fase romana e altomedievale con la definizione delle cinte murarie vengono quasi completamente abbandonate nei secoli centrali del medioevo per trovare una nuova definizione urbana data rispettivamente dalla sostanziale data dell'Infeudazione Medicea (1595) per Saturnia e dal periodo dei ripopolamenti Mediceo-Lorenesi per Sovana. In questo caso le cinte murarie definiscono il Territorio urbanizzato ma le aree inedificate interne rimangono inedificabili essendo consentiti esclusivamente interventi di riqualificazione -C-
Nel territorio urbanizzato del P.S.I. si riconoscono i seguenti morfotipi insediativi, sia storici sia delle urbanizzazioni contemporanee (rappresentati nell'elaborato "ST10 Territorio urbanizzato").
Insediamenti tipologia -a- borghi murati
Manciano:
Centro storico
Tessuti urbani a prevalente funzione residenziale e mista
o T.R.5. Tessuto puntiforme
o T.R.6 Tessuto a tipologie miste
o T.R.7 Tessuto sfrangiato di margine
o T.R.8 Tessuto lineare
Tessuti della citta' produttiva e specialistica
o T.P.S.1 Tessuto a proliferazione produttiva lineare
Montemerano:
Centro storico
Tessuti urbani a prevalente funzione residenziale e mista
o T.R.7. Tessuto sfrangiato di margine
Comune di Manciano
Pitigliano:
Centro storico
Tessuti urbani a prevalente funzione residenziale e mista
o T.R.3. Tessuto ad isolati aperti e blocchi prevalentemente residenziali
o T.R.5. Tessuto puntiforme
o T.R.6 Tessuto a tipologie miste
Comune di Pitigliano
Sorano:
Centro storico
Tessuti urbani a prevalente funzione residenziale e mista
o T.R.5. Tessuto puntiforme
o T.R.6 Tessuto a tipologie miste
Tessuti della citta' produttiva e specialistica
o T.P.S.2 Tessuto a piattaforme produttive - commerciali - direzionali
Castell'Ottieri:
Centro storico
Tessuti urbani a prevalente funzione residenziale e mista
o T.R.7. Tessuto sfrangiato di margine
o T.R.8. Tessuto lineare
Montorio:
Centro storico
Comune di Sorano
Insediamenti tipologia -b- borghi aperti
Poderi di Montemerano:
Tessuti urbani a prevalente funzione residenziale e mista
o T.R.7. Tessuto sfrangiato di margine
o T.R.8 Tessuto lineare
Comune di Manciano
Poggio Murella:
Centro storico
Tessuti urbani a prevalente funzione residenziale e mista
o T.R.8. Tessuto lineare
Comune di Manciano
Capanne:
Centro storico
Tessuti urbani a prevalente funzione residenziale e mista
o T.R.8. Tessuto lineare
Comune di Manciano
San Martino sul Fiora:
Centro storico
Tessuti urbani a prevalente funzione residenziale e mista
o T.R.8. Tessuto lineare
Comune di Manciano
Marsiliana:
Centro storico
Tessuti urbani a prevalente funzione residenziale e mista
o T.R.5. Tessuto puntiforme
o T.R.7 Tessuto sfrangiato di margine
Tessuti della citta' produttiva e specialistica
o T.P.S.3 Insule specializzate
Comune di Manciano
Il Casone:
Tessuti urbani a prevalente funzione residenziale e mista
o T.R.8. Tessuto lineare
Comune di Pitigliano
Elmo:
Tessuti urbani a prevalente funzione residenziale e mista
o T.R.7 Tessuto sfrangiato di margine
Comune di Sorano
San Valentino:
Centro storico
Tessuti urbani a prevalente funzione residenziale e mista
T.R.7 Tessuto sfrangiato di margine
Comune di Sorano
Montevitozzo:
Centro storico
Tessuti urbani a prevalente funzione residenziale e mista
o T.R.7 Tessuto sfrangiato di margine
Comune di Sorano
San Giovanni delle Contee:
Centro storico
Tessuti urbani a prevalente funzione residenziale e mista
T.R.7 Tessuto sfrangiato di margine
Comune di Sorano
San Quirico:
Centro storico
Tessuti urbani a prevalente funzione residenziale e mista
o T.R.7 Tessuto sfrangiato di margine
Comune di Sorano
Insediamenti tipologia -c- borghi murati con ampi spazi inedificati interni alla cinta muraria
Saturnia:
Centro storico
Tessuti urbani a prevalente funzione residenziale e mista
o T.R.8. Tessuto lineare
Comune di Manciano
Sovana:
Centro storico
Tessuti urbani a prevalente funzione residenziale e mista
o T.R.7. Tessuto sfrangiato di margine
Comune di Sorano
Disciplina per i tessuti storici
Per i centri e nuclei storici, individuati come Centro Storico nell'elaborato ST10a, il P.S.I. persegue i seguenti gli obiettivi della Disciplina del PIT/PPR, art. 10:
• tutela e valorizzazione dell'identità materiale e multifunzionale dei centri, nuclei, aggregati storici e disciplina a tal fine delle trasformazioni;
• tutela e valorizzazione della permanenza dei valori storico-testimoniali e dei caratteri architettonici degli insiemi territoriali definiti dalla presenza di pievi, borghi e fortificazioni, sistemi di ville-fattoria, e la persistenza delle relazioni tra questi e le loro pertinenze;
• tutela dei centri e dei nuclei storici ed il loro intorno intorno territoriale, ovvero l'ambito di pertinenza, ai fini della salvaguardia del valore percettivo e di testimonianza storica culturale, della tutela della destinazione agricola e delle sistemazioni idrauliche-agrarie di impianto storico;
• progettazione degli assetti urbani che risulti coerente con le regole insediative storiche, con la conformazione orografica del territorio e con la consistenza dimensionale in rapporto dell'insediamento storico esistente;
• tutela e valorizzazione della rete dei percorsi e delle infrastrutture storiche per la fruizione del territorio, ivi compreso l'assetto figurativo delle dotazioni vegetazionali di corredo caratterizzanti la percezione consolidata;
• tutela dell'intervisibilità tra i diversi insiemi di valore storico-testimoniale nonché le visuali panoramiche che li traguardano;
• non alterazione della godibilità della percezione visiva degli insiemi di valore storico-testimoniale ivi compresi il loro intorno territoriale anche in riferimento alle eventuali installazioni tecnologiche, ivi compresi gli impianti per la produzione di energie rinnovabili.
In conformità alla Disciplina d'uso della Scheda d'ambito 20 del PIT/PPR, Obiettivo 4, deve essere salvaguardato il carattere compatto dei nuclei e centri storici e le relazioni figurative con il contesto paesaggistico, contenendo le espansioni insediative e assicurando che le nuove realizzazioni edilizie nei borghi e centri non ne alterino l'immagine consolidata e non si collochino in modo incongruo lungo i principali assi stradali ma contribuiscano, per localizzazione, morfologia, rapporto con lo spazio pubblico e tipologie edilizie, a mantenere o riqualificare ciascun insediamento.
Deve inoltre essere mantenuto il buon livello di conservazione dei sistemi insediativi storici di impianto medievale strutturati sui rilievi della Valle dell'Albegna, lungo la SR 74 e i percorsi secondari ad essa collegati; deve essere promossa la conservazione di una fascia di oliveti o alternati ai seminativi e di altre colture nell'intorno dei centri abitati e lungo la viabilità di crinale; deve essere promossa la messa in rete e la fruizione integrata dei centri storici dell'interno con le risorse costiere.
Per i tessuti storici si richiamano inoltre i seguenti "Indirizzi per le politiche" dell'Ambito di paesaggio 20 del PIT/PPR:
9. tutelare l'integrità morfologica dei centri di origine medievale, che si sviluppano in posizione dominante sulle colline dell'Albegna e sull'altopiano dei Tufi, e le relazioni con il contesto paesaggistico. In particolare:
° il peculiare assetto del sistema insediativo che caratterizza il paesaggio degli altopiani tufacei e le sue strette relazioni con la morfologia dei luoghi e il contesto rurale, contrastando ulteriori espansioni insediative;
° le visuali panoramiche che si aprono dai centri storici e da molti tratti dei principali assi viari che corrono lungo i ripiani tufacei; con particolare riferimento alle visuali verso Pitigliano dalla strada n. 74 Maremmana, verso Sorano e Montorio dalla strada provinciale che collega la Sforzesca a Pitigliano, verso il monte Elmo e i territori rurali dell'altopiano tufaceo dalla strada provinciale Pitigliano-Santa Fiora;
11. favorire azioni di tutela e valorizzazione delle emergenze storico-architettoniche e culturali diffuse, quali i borghi storici collinari, i complessi religiosi, le torri, il sistema dei castelli e borghi fortificati delle colline dell'Albegna e del Fiora, le fattorie collocate lungo gli antichi percorsi della transumanza, anche nell'ottica della loro messa in rete e fruizione integrata con le risorse paesaggistiche costiere.
Criticità e obiettivi per i morfotipi delle urbanizzazioni contemporanee [tessuti urbani e tessuti extra-urbani]
Le principali criticità e gli obiettivi specifici per i morfotipi delle urbanizzazioni contemporanee presenti nel territorio urbanizzato e nel territorio rurale del PSI sono i seguenti, interpretati secondo una lettura che specifica i morfotipi dell'Abaco della Invariante III del PIT/PPR rispetto alle tre tipologie A, B e C di centri abitati del PSI dell'Unione dei Comuni delle Colline del Fiora:
Tessuti urbani a prevalente funzione residenziale e mista
T.R.3. Tessuto ad isolati aperti e blocchi prevalentemente residenziali -
rilevato a: PITIGLIANO - ASSOCIATO AD UN BORGO MURATO DI TIPO A.
Criticità
- - Scarse connessioni e relazioni sia con il centro urbano che con il territorio aperto. Le espansioni dei centri murati risultano quasi sempre come elementi di abbandono residenziale del centro storico e ricerca di dotazioni migliori nella edilizia di nuova realizzazione. Le connessioni con il territorio aperto e con il centro storico sono da un lato di natura funzionale (territorio aperto e dinamica castello-contado) e dall'altro di natura culturale (centro storico e manifestazioni culturali, religiose e di comunità); in questo senso il rintracciare elementi fisici di relazione è praticamente impossibile.
- - Di frequente sono presenti aree dismesse/o degradate dovute alla presenza e alla dismissione di edifici con funzioni specialistiche (edifici produttivi dismessi ecc.). A Pitigliano questo è più dovuto ad una sotto utilizzazione che ad un abbandono
- - Dotazione di spazi pubblici non adeguata, prevalentemente riguardo la qualità, che risulta bassa e con fenomeni di degrado. La dotazione da Standards ex 1444/68 non aiuta in contesti in cui è ancora fondamentale il rapporto di riconoscibilità con il Centro storico consolidato che assorbe Culturalmente il principio dello Standard ad eccezione dei Parcheggi
- - Carenza di morfologie di impianto compiuto riconoscibili e identitarie, con prevalenze di lottizzazioni indipendenti e senza formazione di isolati strutturati. Infatti tali nuclei sono tipici dei cosiddetti piani attuativi di seconda generazione con prevalenza di formazione concluse ma avulse da contestualizzazioni organiche. In pratica anche a Pitigliano si segue la Moda del progetto localizzato.
- - Nella maggior parte dei casi architetture di scarsa qualità con impiego di elementi costruttivi e materiali standardizzati e decontestualizzati. Tale lettura specifica a livello di area si ritrova in realtà in tutte le espansioni a funzione mista tipica degli anni 60-80 del Novecento e Pitigliano non fa eccezione.
Obiettivi specifici
Definire un disegno urbano compiuto, cercando di conferire al tessuto una nuova identità e centralità urbana dal punto di vista morfologico, funzionale e sociale: In questo senso il rapporto tra centro Murato A e obiettivo di riqualificazione del tessuto TR3 è strettamente correlato al valore/disvalore dell'edilizia da recuperare nel tessuto di riferimento in relazione alle dinamiche economiche locali.
- - Rileggere e riprogettare allineamenti, tracciati, relazioni con la strada e la rete degli spazi aperti. Questo aspetto è possibile in quanto strettamente legato al miglioramento della progettazione di opere pubbliche
- - Dotare i tessuti insediativi di servizi adeguati e attrezzature specialistiche, realizzando anche nuove centralità e aree attrezzate ad elevata specializzazione, accessibili dalla città e dallo spazio peri-urbano. La realtà dei tessuti extra-moenia che sono generati da un centro storico di peso consistente sta nella definizione di servizi e standards di quartiere che il centro storico non può offrire soprattutto in ragione del principio e legame di servizi Funzione-Sosta-Mobilità; da valutare in merito all'ultimo obiettivo che ripropone gli stessi principi probabilmente per tessuti più complessi
- - Ricostruire le relazioni con la città e con lo spazio aperto peri-urbano (agricolo o naturale) in ragione degli effettivi attrattori locali (produzioni da autoconsumo e tempo libero per il patrimonio agricolo e naturale. Ma è da verificare se Pitigliano risponda con questi tessuti TR3 a questi obiettivi
- - Dotare lo spazio periferico di servizi rari e attrezzature specialistiche e dotazioni alla scala di quartiere come sopra
Indicazioni per il P.O.
A Pitigliano il tessuto TR3 copre una buona parte della città nuova, caratterizzata da una serie di problematiche di sub regione tipiche degli altri comuni e anche degli altri tessuti quali:
1. Una edilizia realizzata quando ancora esisteva una buona parte di popolazione attiva
2. Una Edilizia che ha affrontato il peso della scarsa qualità propria, oltre a quella di una perdita di attrazione del centro urbano di riferimento
3. Una necessità di riqualificazione che rappresenta anche una forma di tenuta immobiliare
In questo senso il P.O. ha la necessità:
* Di verificare la capacità di rigenerazione economica dei tessuti edilizi in relazione alla effettiva tenuta della dinamica economica locale
* Di valutare quanto la popolazione anziana, in caso di crollo della domanda, necessiti di una riqualificazione degli spazi locali a fini di assistenza
* Di valorizzare da un lato la tenuta commerciale e culturale del centro storico di riferimento e dall'altra di sviluppare i tessuti produttivi anche esterni al perimetro del territorio urbanizzato e del tessuto di riferimento
* Di verificare quanto, aldi là del riconoscimento morfologico e contenutistico della natura dei tessuti dell'urbanizzazione contemporanea, i principi e le indicazioni di riqualificazione valgano in realtà per l'intera tenuta dei singoli tessuti rilevati indipendentemente sdalla loro caratterizzazione e riconoscibilità di schema
T.R.5. Tessuto puntiforme - ASSOCIATO A BORGHI MURATI DI TIPO A.
rilevato a: MANCIANO (in un caso isolato), PITIGLIANO (in tessuti a margine di espansioni consistenti) e SORANO (a sostegno e integrazione funzionale di una struttura lineare mista)
Criticità
- -Presenza di aree residuali libere intercluse al tessuto edificato, talvolta verdi o ancora coltivate, ma in situazioni di degrado e assenza di adeguata manutenzione. Nei casi specifici di Manciano il tessuto è una proprietà isolata con struttura a parco agricolo all'inglese; a Pitigliano è rappresentato da due strutture di margine urbano consolidatosi a maglia larga ma pianificato e a Sorano rappresenta una poco consolidata edificazione lineare su un asse generatore che fa da elemento trainante di strutture funzionali miste.
- -Trasformazione del profilo del terreno con ingenti interventi di sbancamento o movimento di terra per la realizzazione dei gradoni. A Pitigliano e Sorano le opere di sbancamento e modellamento sono sostituite dal modellamento naturale e l'adeguamento insediativo alla struttura dei terrazzi vulcanici.
- -Tessuto isotropo governato prevalentemente dalla parcellizzazione fondiaria. Tranne che in Manciano, le altre situazioni rappresentano un lento adattamento dell'edilizia di completamento a genesi pianificatoria anche di aree di espansione ma realizzate prevalentemente con i criteri dei lotti di completamento
- -I processi di costruzione dei manufatti sono quasi direttamente controllati dai proprietari, l'unica regola che disciplina l'arbitrarietà della localizzazione delle unità mono e bifamiliari sul lotto è la distanza dai confini recintati. Se l'immagine area e la natura del tessuto possono far associare questo stato di fatto ad un modello di riferimento, soprattutto a Pitigliano siamo di fronte a situazioni ordinate di quartieri costruiti nei quali l'edificato, peraltro ben articolato, non risponde ai criteri di Standards ex 1444/68
Obiettivi specifici
- - Progettare il margine urbano con azioni di mitigazione paesaggistica, mantenimento e valorizzazione dei varchi visivi e ridefinizione dei retri urbani. In tutti i punti successivi se a Sorano sono da raggiungere obiettivi di carattere formale ed edilizio in linea con gli obiettivi, per Pitigliano risulta sufficiente la manutenzione accurata dell'immagine consolidata, che restituisce un edificato di anni 70-90 di buona qualità, nel quale l'ampiezza e la qualità del verde privato compensa la poca presenza del verde pubblico
- - Utilizzare lo spazio della campagna periurbana come risorsa per il miglioramento (qualitativo e quantitativo) dello spazio aperto pubblico creando spazi in continuità e connessioni in chiave paesaggistica. A Sorano risulta necessario definire l'elemento formale della connessione viaria in modo da realizzare un accesso consono all'importanza dei luoghi
- - Riprogettare lo spazio urbano e pubblico esplorando le potenzialità esistenti (direttrici viarie principali, slarghi, parcheggi, marciapiedi, aree non costruite, brandelli di tessuto agricolo interclusi) per creare connessioni funzionali e percettive nel quartiere, con la città e con il territorio aperto
Per Pitigliano e Sorano in merito all'importanza dei tessuti si legga quanto osservato in chiave progettuale.
Indicazioni per il P.O.
In questo senso il P.O. ha la necessità:
* Di verificare la capacità di tenuta manutentiva e formale dei tessuti edilizi e riqualificare a Sorano la natura pubblica del fronte stradale in modo da offrire un'immagine consona all'ingresso all'insediamento
* Di valutare quanto si possano avviare operazione di attribuzione di valore aggiunto anche di attività produttive leggere (professionali, studi ecc) ad un tessuto periferico collocato in aree a perdita di popolazione
* Di valorizzare da un lato la tenuta commerciale e culturale del centro storico di riferimento a Pitigliano e a Sorano consolidare i tessuti produttivi interni e adiacenti al tessuto analizzato
T.R.6 - Tessuto a tipologie miste - ASSOCIATO A BORGHI MURATI DI TIPO A.
Rilevato a: MANCIANO (una vasta area di case popolari anni 50 -70-80 e aree adiacenti a struttura mista che condivide con Sorano), PITIGLIANO (tessuto a margine di antichi borghi lineari su l'asse di collegamento con Sorano) e SORANO (una vasta area di case popolari anni 50 -70-80 e aree adiacenti a struttura mista che condivide con Manciano)
Criticità
- - Margine urbano disomogeneo. A Pitigliano attraverso questa tipologia di tessuto si salda una espansione disomogenea tipica di un fuori mura storicamente dotato di funzioni periurbane (residenza, artigianato di servizio) con un borgo lineare a generatrice gerarchizzata definito dal sistema San Francesco, Parco Orsini di Poggio Strozzoni, di antica formazione pur sfrangiato nei margini. A Manciano e Sorano la stessa classificazione unisce due aree di case popolari, inizialmente formatesi al di fuori della pianificazione urbanistica (Ina Casa-prime 167/62) integrate da funzioni collocatesi a margine a funzione mista con la natura dei completamenti
- - Assenza o non chiara definizione di relazioni con i tessuti urbani limitrofi. Difficile la ricucitura con i margini limitrofi per stretti motivi genetico-formali anche in relazione alle funzioni urbane svolte.
- - Assenza di spazi pubblici e di tessuto connettivo ciclo-pedonale e destinazione prevalente degli spazi pubblici presenti a parcheggio. In tutti gli elementi la difficoltà di utilizzo ciclo-pedonale è data dalle situazioni orografiche, l'utilizzo a parcheggio degli spazi residui compensa e integra le funzioni assenti nei centri storici a margine che svolgono ancora il ruolo di attrattore
- - Mancanza di un progetto chiaro in termini di "forma urbana". La natura diacronica degli interventi, anche in relazione ai due punti successivi, ha strutturato mancanza di forma urbana, tipologie edilizie e utilizzo dei materiali in relazione alla dimensione genetica degli interventi e alla mancanza di potenzialità economica di un rinnovo urbano
- - Commistione di tipologie edilizie difformi e talvolta incompatibili (edifici residenziali e capannoni produttivi) con l'impiego di tipologie edilizie, elementi costruttivi e materiali standardizzati e decontestualizzati.
- - Spazi di pertinenza degli edifici ad uso non residenziale spesso recintati e destinati ad usi complementari alla produzione.
Obiettivi specifici
- - Eliminare i fenomeni di degrado urbanistico ed architettonico. A Manciano e Sorano è importante aumentare il grado di sicurezza delle connessioni viarie da e verso le aree interessate dal tessuto, mentre a Pitigliano è importante aumentare la cura e la manutenzione del patrimonio edilizio esistente
- - Ridefinire la struttura "ordinatrice" ed il ruolo dello spazio pubblico e del connettivo aumentandone la dotazione e la qualità. A Sorano e Manciano è importante definire il decoro interno delle singole aree in quanto, a causa dell'invecchiamento delle utenze, la struttura residenziale può subire nel tempo effetti di degrado
- - Riprogettare il margine urbano con interventi di mitigazione paesaggistica (costruire permeabilità tra spazio urbano e aperto, migliorare i fronti urbani verso lo spazio agricolo, progettare percorsi di connessione/attraversamento, collocare fasce alberate).
- - Favorire la permeabilizzazione delle superfici asfaltate.
- - Verificare ed attuare strategie di densificazione dei tessuti, prevedendo nel contempo interventi di ristrutturazione ed eventuale sostituzione degli edifici esistenti che presentano caratteri di incongruità fisica e funzionale.
- - Attuare strategie di rilocalizzazione della attività produttive incompatibili in aree dedicate alla produzione.
Indicazioni per il P.O.
In questo senso il P.O. ha la necessità:
* Di garantire la potenzialità di aumentare la dimensione degli alloggi esistenti garantendone l'efficienza energetica (fusioni immobiliari di alloggi popolari e contropareti interne ecc.) in modo da costituire un bacino di alloggi di dimensione e efficienza sufficiente da destinare alle coppie giovani a fini di stabilizzazione insediativa.
* Di promuovere la manutenzione ordinaria e straordinaria privata del patrimonio esistente e di attivare finanziamenti pubblici per la definizione degli spazi di relazione,
* Di valutare quanto si possano avviare operazioni di attribuzione di valore aggiunto alla riconversione di attività esistenti e incongrue in attività economiche di quartiere non concorrenti con quelle destinate alla valorizzazione del centro storico
T.R.7. Tessuto sfrangiato di margine
Criticità
- - Assenza di margine urbano e tendenza alla dispersione insediativa nel tessuto rurale, con alto consumo di suolo agricolo.
- - Assente o debole definizione di relazioni con i tessuti urbani limitrofi.
- - Bassa o assente qualità dei retri urbani e dei fronti di servizio sugli spazi aperti.
- - Scarsa qualità o manutenzione degli spazi aperti interclusi e rischio di saturazione edilizia.
- - Assenza di spazi pubblici, tessuto connettivo ciclopedonale e servizi.
- - Incompletezza, frammentarietà e bassa qualità del tessuto urbano.
- - Mancanza di un progetto ordinatore chiaro in termini di "forma urbana".
- - Omologazione delle architetture con l'impiego di tipologie edilizie, elementi costruttivi e materiali standardizzati e decontestualizzati.
Obiettivi specifici
Attivare progetti di paesaggio con interventi sul margine urbano, sugli spazi pubblici, sulle relazioni con la città da un lato ed il territorio aperto dall'altro.
- - Bloccare i processi di dispersione insediativa
- - Riprogettare il "bordo costruito" con azioni di qualificazione paesaggistica e insediativa, anche tramite l'istituzione di una "cintura verde" peri-urbana che qualifichi in senso multifunzionale (orti, frutteti, giardini, percorsi fruitivi, parchi agricoli) il passaggio dalla città alla campagna
- - Migliorare i fronti urbani verso lo spazio agricolo, completando e rendendo continue alcune maglie frammentate per dare unitarietà all'edificato
- - Progettare il complesso degli spazi aperti interni alla frangia periurbana, come strategia per il miglioramento dello spazio aperto urbano periferico, creando spazi in continuità e connessioni in chiave paesaggistica e ambientale con gli spazi verdi della "cintura" e dell'aperta campagna e con la città compatta
- - Riprogettare e valorizzare le aree intercluse o libere come spazi pubblici integrati, flessibili e multiuso, destinandoli ad attività agricolo/ricreative, orti urbani, parchi, giardini, ecc. connettendoli con percorsi di mobilità dolce alla "cintura verde" peri-urbana
- - Dotare lo spazio periferico di servizi alla scala di quartiere
TESSUTI URBANI o EXTRAURBANI A PREVALENTE FUNZIONE RESIDENZIALE E MISTA - Frange periurbane e città diffusa
T.R.8 - Tessuto lineare
Criticità
- - Rottura dei margini urbani verso la campagna con tendenza alla dispersione insediativa e rischio di saldatura con i centri limitrofi, verso la costruzione di conurbazioni lineari continue
- - Alterazione della percezione dello spazio aperto della campagna con effetti di "retro" verso aree aperte di pregio naturale e/o agricolo e occlusione della visibilità.
- - Scarsa qualità o manutenzione degli spazi aperti interclusi e rischio di saturazione edilizia.
- - Assenza/carenza di spazi pubblici, tessuto connettivo ciclo-pedonale e servizi.
- - Incompletezza e frammentarietà del tessuto.
- - Tessuti abitativi rarefatti costituiti da aggregati di abitazioni tenute insieme dal filo della strada.
Obiettivi specifici
- - Riqualificare le relazioni funzionali, visive e paesaggistiche tra città e campagna, prevedendo, anche per le edificazioni stradali esistenti, il mantenimento o l'apertura di varchi di discontinuità nel tessuto lineare lungo strada utili a favorire la continuità paesaggistica ed ambientale con il territorio aperto.
- - Ricostruire una polarizzazione lineare policentrica.
- - Contenere i processi di dispersione insediativa impedendo ulteriori processi di edificazione lungo gli assi stradali e sui retri dell'edificato esistente
- - Riprogettare il "bordo costruito" con azioni di qualificazione paesaggistica per frenare i processi di dispersione insediativa, anche tramite l'istituzione di una "cintura verde" peri-urbana che renda permeabile il passaggio dalla città alla campagna.
- - Migliorare i fronti urbani verso lo spazio agricolo, chiudendo alcune maglie per dare unitarietà all'edificato.
- - Progettare il complesso degli spazi aperti interni alla frangia peri-urbana, come strategia per il miglioramento dello spazio aperto urbano periferico creando spazi in continuità e connessioni in chiave paesaggistica con gli spazi verdi dell'aperta campagna e con la città compatta.
- - Dotare lo spazio periferico di servizi e dotazioni alla scala di quartiere.
Tessuti extraurbani a prevalente funzione residenziale e mista
T.R.10 - Campagna abitata
Criticità
- - Tendenza alla dispersione insediativa per il turismo rurale ed il fenomeno delle "seconde case".
- - Rischio di progressivo abbandono delle pratiche agricole e perdita dei caratteri rurali della campagna abitata a causa del turismo rurale e degli insediamenti di seconde case, con separazione, attraverso la deruralizzazione, dell'edilizia rurale dal fondo agricolo.
- - Tendenza alla trasformazione degli spazi pertinenziali funzionali ed integrati con l'attività agricola in giardini privati.
- - Privatizzazione e recinzione degli spazi di pertinenza, con trattamento dei suoli talvolta incongruo (impermeabilizzazione).
- - Graduale perdita dei caratteri rurali della campagna abitata che si banalizzano in seguito alla trasformazione delle residenze rurali in insediamenti di seconde case che ne snaturano le tipologie edilizie.
- - Tendenza alla trasformazione degli insediamenti storicamente funzionali alla produzione agricola in insediamenti residenziali staccati dai fondi agricoli e in alcuni casi frammisti a nuova edilizia residenziale diffusa.
Obiettivi specifici
- - Promuovere un progetto agro-urbano di qualità finalizzato a valorizzare la "campagna abitata" come valore identitario e contesto di vita, mantenendo il carattere rurale e diffuso del tessuto edilizio e architettonico, sia che abbia conservato caratteristiche agricole sia che rivesta connotazioni urbane.
- - Promuovere progetti e politiche agro-ambientali e multifunzionali per conservare il legame tra attività agricole e insediamento diffuso della campagna abitata e istituire strategie integrate tra pianificazione dei tessuti urbani e programmi di sviluppo rurale.
- - Limitare fortemente la deruralizzazione degli edifici rurali storici, mantenendone l'unità funzionale con il fondo agricolo di pertinenza.
- - Conservare il carattere rurale dell'insediamento (sia quando abbia conservato l'uso agricolo, sia quando siano presenti connotazioni funzionali di tipo urbano, sia quando uso agricolo ed uso urbano siano compresenti) preservandone il modello insediativo e impiegando nei recuperi e nelle eventuali addizioni i materiali e le tipologie dei repertori della tradizione rurale.
- - Promuovere la conservazione, il recupero e il restauro dell'edilizia rurale monumentale e diffusa e distinguere le emergenze architettoniche come presidi e luoghi centrali per il territorio extraurbano, attenendosi per le trasformazioni dell'edilizia rurale storica ai criteri del restauro conservativo, conferendo qualità architettonica alle nuove trasformazioni.
- - Dare continuità e fruibilità ai tracciati storici extraurbani.
- - Per i tessuti che hanno mantenuto l'uso agricolo: subordinare le trasformazioni edilizie ad interventi di ammodernamento delle aziende agricole ed agrituristiche e al mantenimento delle pratiche agricole e dell'allevamento.
T.R.11 - Campagna urbanizzata
Criticità
- - Alto consumo di suolo e tendenza alla dispersione insediativa.
- - Diffuso degrado ambientale e dissipazione di risorse essenziali.
- - Bassa qualità paesaggistica dei retri urbani.
- - Progressivo abbandono delle pratiche agricole e perdita dei caratteri rurali della campagna.
- - Impermeabilizzazione di ampi spazi pertinenziali per usi complementari alla residenza e alla produzione.
- - Totale assenza di spazi ad uso collettivo.
- - Graduale perdita dei caratteri rurali della campagna.
- - Diffusione sparsa di insediamenti residenziali e misti in territorio aperto, caratterizzati da bassa qualità architettonica e paesaggistica, in particolare in riferimento al rapporto fra insediamenti decontestualizzati di tipo urbano e territorio rurale.
Obiettivi specifici
- - Bloccare la crescita del modello della campagna urbanizzata e riqualificare gli insediamenti discontinui verso una rete di piccoli centri urbani.
- - Arrestare il processo di dispersione insediativa, bloccando il consumo di suolo agricolo.
- - Promuovere progetti di polarizzazione urbana (spazi pubblici, servizi) nei nuclei più densi.
- - Progetti di delocalizzazione degli edifici singoli sparsi nel tessuto rurale a carattere produttivo o residenziale, verso aree specialistiche urbane.
- - Realizzare spazi pubblici e inserire servizi per la residenza nel rispetto dei caratteri compositivi e tecnologici della ruralità.
- - Utilizzare nei processi di trasformazione, recupero e riqualificazione edilizia forme e materiali ecocompatibili con l'ambiente.
- - Provvedere alla conservazione, recupero e restauro dell'edilizia rurale e civile, monumentale e diffusa, e recuperare la continuità, anche visiva e percettiva, dei tracciati storici extra-urbani.
Tessuti della citta' produttiva e specialistica
T.P.S.1. Tessuto a proliferazione produttiva lineare
Criticità
- - Alto impatto paesistico e visivo sull'intorno urbano e rurale-naturale dato dalle dimensioni dell'insediamento (capace di occludere la visibilità dello spazio aperto), dalla banalizzazione delle architetture prefabbricate, dalla casualità delle localizzazioni.
- - Depauperamento delle risorse ambientali e del paesaggio.
- - Presenza diffusa di degrado e inquinamento ambientale.
- - Alto consumo di suolo dovuto a lotti recintati di grandi dimensioni, con spazi di servizio all'attività prevalentemente impermeabilizzati, spesso intervallati da residue aree aperte incolte o agricole.
- - Carenza e scarsa qualità degli spazi aperti pubblici.
- - Nei casi di accesso diretto dalla strada appesantimento della funzionalità dell'infrastruttura e formazione di domanda per alternative di viabilità veloce.
- - Fattori strutturanti ridotti alla componente strada con assenza di strutturazioni distributive interne alle lottizzazioni.
- - Tipologie edilizie con strutture seriali prefabbricate prive di relazioni con il contesto e di qualsiasi qualità architettonica.
- - Disordine casuale nella compresenza di componenti residenziali, commerciali e produttive e nel posizionamento nei lotti.
- - Assenza di margini definiti e tendenza all'espansione per singole aggiunte.
Obiettivi specifici
- - Riqualificare le strade-mercato e gli insediamenti produttivi lineari ricostruendo le relazioni urbanistiche, ambientali e paesaggistiche tra il tessuto produttivo e il territorio aperto e tra il tessuto produttivo e la città.
- - Impedire nelle previsioni urbanistiche ulteriori processi di edificazione lungo le strade e i fiumi.
- - Progettare il margine con il territorio aperto prevedendo interventi di qualificazione paesistica
- - Riutilizzare i capannoni dismessi per la riqualificazione urbanistica, ambientale e architettonica.
- - Provvedere alla messa in sicurezza della viabilità.
- - Attrezzare ecologicamente le aree produttivo-commerciali-direzionali (utilizzando i requisiti APEA).
- - Trasformare le aree produttive in occasioni per sperimentare strategie di eco-sostenibilità e produzione di energie rinnovabili (fotovoltaico, mini-eolico, biomasse, mini-idraulico, rifiuti di lavorazioni, ecc.).
T.P.S.2 Tessuto a piattaforme produttive - commerciali - direzionali
Criticità
- - Alto impatto paesistico e visivo sull'intorno urbano e rurale-naturale dato dalle dimensioni dell'insediamento, dalla banalizzazione delle architetture, dalla casualità delle localizzazioni.
- - Alterazione della percezione dello spazio aperto della campagna e occlusione della visibilità per la presenza di vasti fronti di capannoni.
- - Depauperamento delle risorse ambientali e del paesaggio.
- - Presenza diffusa di degrado e inquinamento ambientale.
- - Margini degradati costituiti prevalentemente da assi stradali.
- - Forte impedimento nei fondovalli vallivi e nelle aree periurbane alla costruzione di parchi fluviali e parchi agricoli.
- - Alto consumo di suolo dovuto a lotti recintati di grandi dimensioni, con spazi di servizio all'attività prevalentemente impermeabilizzati, spesso intervallati da residue aree agricole.
- - Carenza e scarsa qualità degli spazi aperti pubblici.
- - Nei casi di accesso diretto dalla strada appesantimento della funzionalità dell'infrastruttura e formazione di domanda per alternative di viabilità veloce.
- - Indifferenza della localizzazione e della morfologia urbanistica e architettonica rispetto al contesto urbano e territoriale di riferimento ed alla strutturazione rurale e naturale storica.
- - Tipologie edilizie con strutture seriali prefabbricate prive di relazioni con il contesto e di qualsiasi qualità architettonica.
Obiettivi specifici
- - Riqualificare le piattaforme produttive ricostruendo le relazioni urbanistiche, ambientali e paesaggistiche tra il tessuto produttivo, il territorio aperto e la città.
- - Prevedere piani e interventi di inserimento paesaggistico (ridisegno dei margini, schermature, barriere anti-rumore, ecc) e progettare il margine con il territorio aperto prevedendo interventi di mitigazione paesistica.
- - Attrezzare ecologicamente le aree produttivo-commerciali-direzionali (utilizzando i requisiti APEA) e riqualificare lo spazio aperto interno al tessuto produttivo.
- - Rilocalizzare nelle aree produttive specialistiche di maggiore qualità ambientale le attività produttive sparse nel tessuto rurale (TR11) e configgenti con i parchi agricoli e fluviali.
- - Trasformare le aree produttive in occasioni per sperimentare strategie di eco-sostenibilità e produzione di energie rinnovabili (fotovoltaico, mini-eolico, biomasse, mini-idraulico, rifiuti di lavorazioni, ecc).
T.P.S.3 Insule specialistiche
Criticità
- - Assenza di relazioni con i contesti urbani, naturali e rurali limitrofi.
- - Alto impatto dei mezzi di trasporto privato dai flussi di visita sull'intorno urbano-rurale. spazi aperti interclusi e aree dismesse
- - Tessuti monofunzionali dedicati.
- - Indifferenza della localizzazione e della morfologia urbanistica ed architettonica rispetto al contesto urbano e territoriale di riferimento ed alla strutturazione rurale e naturale precedente.
- - Tipologie edilizie con strutture seriali, prive di relazioni con il contesto e generalmente fuori scala rispetto ad esso (interventi prevalentemente pianificati
Obiettivi specifici
Integrare i tessuti nei contesti urbani e rurali/naturali con interventi di inserimento e mitigazione paesaggistica:
- - Creare relazioni con il contesto urbano di riferimento (Riqualificare gli accessi alla città...)
- - Progettare il margine con il territorio aperto prevedendo varchi e visuali (ridisegno dei margini, schermature, barriere visive e antirumore, ecc.)
- - Mascherare con vegetazione idonea i margini e curare paesaggisticamente il rapporto visivo con il contesto
- - Incrementare la superficie a verde disimpermeabilizzando il suolo soprattutto in corrispondenza delle aree parcheggio e degli altri spazi aperti
- - Sfruttare le superfici pavimentate e le coperture di edifici, tettoie, ecc. per la produzione di energie rinnovabili
Art. 19 Struttura agro-forestale
1. Descrizione
La struttura agro-forestale comprende boschi, pascoli, campi e relative sistemazioni nonché i manufatti dell'edilizia rurale ed è rappresentata nell'elaborato ST7.
L'ambito comprende un territorio dai caratteri paesistici complessi e differenziati. All'interno della parte collinare, molto estesa e articolata, si riconoscono le strutture paesistiche dei rilievi tufacei di Pitigliano e Sorano, e delle colline dei fiumi Fiora e Albegna, mentre la porzione pianeggiante coincide con le piane agricole di Marsiliana e Albinia. I rilievi tufacei sono caratterizzati da una struttura geomorfologica che vede l'alternanza di valloni tufacei profondamente incisi dai corsi d'acqua nei quali dominano formazioni boschive e di vegetazione igrofila (salici, pioppi, ontani, olmi), e pianori alluvionali occupati dai coltivi. Sulle sommità degli speroni di tufo, i principali insediamenti di Sorano e Pitigliano. Tra Sorano e il fondovalle del Fiora, le colture prevalenti sono seminativi e pascoli alternati a oliveti di impronta tradizionale e a piccoli vigneti (morfotipo 16). In certi casi gli olivi possono assumere dimensioni rilevanti e formare filari di notevole valore paesistico. All'interno di questa tessitura agricola con buone caratteristiche di permanenza e integrità di segni e relazioni storiche, si registrano modificazioni talvolta incoerenti, come quelle indotte dalla realizzazione di nuovi impianti di vigneto specializzato. A nord di Sorano - grossomodo fino al confine con il territorio dell'alto Lazio - il mosaico agrario si semplifica dal punto di vista della varietà colturale e accoglie quasi esclusivamente seminativi semplici, cui si inframmettono lingue e frange di bosco che seguono le sinuosità del rilievo (morfotipo 19). I rilievi che fungono da fascia di transizione verso il territorio amiatino hanno caratteristiche tipiche dei tessuti a campi chiusi (morfotipo 9), che occupano pressoché integralmente quell'ambito. Lungo il confine meridionale dell'ambito prevalgono invece, in corrispondenza di tutta la parte collinare, seminativi estensivi di impronta tradizionale (morfotipo 5), in certi punti alternati a formazioni boschive. Le colline dell'Albegna e del Fiora dispiegano un altro tipo di paesaggio rurale, dalle morfologie assai meno frastagliate e più addolcite, occupate per lo più da tessuti a campi chiusi a prevalenza di colture cerealicole, foraggi, pascoli (morfotipi 9 e 10). La maglia agraria appare generalmente medio-fitta ed efficacemente infrastrutturata sul piano paesaggistico ed ecologico da un ricco corredo di siepi, lingue e macchie boscate. In certi contesti, come attorno a Manciano e a Saturnia, il mosaico agrario si arricchisce di oliveti che, in appezzamenti generalmente di dimensione contenuta, interrompono l'omogeneità delle colture erbacee (morfotipo 16). Pregevoli oliveti d'impronta tradizionale si trovano anche a Montemerano e Sovana. Dove le morfologie si fanno più addolcite, prevalgono i seminativi estensivi d'impronta tradizionale (morfotipo 5), a maglia generalmente medio-ampia e più o meno infrastrutturati da vegetazione non colturale a seconda dei punti presi in considerazione. Aree di trasformazione dei tessuti agropaesistici tradizionali sono visibili a nord di Manciano, e sono caratterizzate da impianti di vigneto specializzato di recente realizzazione (morfotipo 17).
Nelle aree collinari si osservano dinamiche di trasformazione differenziate. Sui rilievi tufacei di Pitigliano e Sorano il mosaico agrario storico mostra un buon grado di integrità, dato dalla presenza di una maglia agraria fitta o medio-fitta, di una rete di infrastrutturazione rurale costituita dal sistema della viabilità poderale e interpoderale e dal reticolo della vegetazione non colturale, di tessere di colture d'impronta tradizionale come oliveti alternati a seminativi e a piccoli vigneti (morfotipo 16). In alcuni punti si osservano dinamiche di trasformazione più marcate, dovute alla realizzazione di vigneti specializzati di grande taglia. Dove prevalgono i tessuti a campi chiusi (morfotipi 9 e 10) - tra rilievi tufacei e il confine con il territorio amiatino e nelle colline dell'Albegna e del Fiora - la dinamica più evidente relativa agli ultimi decenni è stato un aumento della vegetazione di corredo della maglia agraria dovuta a parziali fenomeni di abbandono e alla conseguente espansione di elementi arbustivi e arborei. Malgrado questa fisiologica evoluzione del tessuto colturale, le aree agricole collinari sia quando prevalgono prati e seminativi (morfotipi 9 e 10) che oliveti alternati ai seminativi (morfotipo 16) appaiono in generale in condizioni di manutenzione buona. Per lo più poco trasformati rispetto agli assetti tradizionali, si presentano anche le aree coltivate a seminativo estensivo (morfotipo 5), che hanno conservato una maglia medio-ampia e una scarsa vegetazione di corredo. Un'area di trasformazione paesistica più consistente nel territorio collinare è il territorio a nord di Montemerano e Manciano, dove si concentrano vigneti di nuovo impianto a maglia medio-ampia, alternati a oliveti specializzati e seminativi (morfotipo 17). In pianura, i tratti strutturanti il paesaggio rurale sono rimasti per lo più integri (morfotipo 8), seppure con netta tendenza all'intensificazione e alla specializzazione dell'agricoltura per diffusione di seminativi, colture di serra e florovivaismo.
2. Aree boscate
Nel territorio dei tre Comuni sono presenti ampie zone boscate, che il P.S.I. riconosce sia nelle caratteristiche eco- sistemiche (vedi "Struttura eco-sistemica") sia in quelle di uso del suolo, in particolare per le formazioni boschive soggette a particolare tutela nella Disciplina dei Beni Paesaggistici del PIT/PPR che sono per il territorio del P.S.I.:
1 - le aree di prevalente interesse naturalistico, con particolare riferimento ai nodi primari e secondari forestali della Rete Ecologica Regionale di cui all'Abaco regionale della Invariante "I caratteri ecosistemici dei paesaggi "del Piano Paesaggistico e alle aree interne ai sistemi di Aree protette e Natura 2000;
2 - le formazioni boschive che "caratterizzano figurativamente" il territorio quali:
- - boschi di latifoglie mesofile a prevalenza di faggio e/o abetine;
- - boschi di latifoglie a prevalenza di specie quercine;
- - castagneti da frutto;
- - boschi ad alto fusto di castagno;
- - boschi planiziari e ripariali;
- - leccete e sugherete;
- - elementi forestali isolati e paesaggisticamente emergenti e caratterizzanti;
3 - i paesaggi rurali e forestali storici (come riconosciuti dalle elaborazioni del Piano Paesaggistico e dalla legislazione nazionale e regionale vigente in materia).
Le aree boscate sono rappresentate negli elaborati QC2 e ST7.
Le formazioni boschive che "caratterizzano figurativamente" il territorio dovranno essere specificamente individuate dai PO Comunali all'interno delle seguenti voci dell'elaborato QC2 "Uso del suolo" del PSI:
311-Boschi di latifoglie; 312-Boschi di conifere; 313-Boschi misti di conifere e latifoglie.
Le aree boscate sono tutelate per legge ai sensi del Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio DLgs 42/2004 parte III, ed alla Disciplina dei Beni Paesaggistici, Elaborato 8B del PIT con valenza di Piano Paesaggistico della Regione Toscana, ai sensi degli artt. 137 e 157 dello stesso Codice.
In particolare i boschi sono soggetti alle direttive di cui all' Elaborato 8B del PITart. 12.2 e prescrizioni di cui all'art. 12.3 (territori coperti da foreste e da boschi, ancorché percorsi o danneggiati dal fuoco, e quelli sottoposti a vincolo di rimboschimento).
Il settore forestale è inoltre soggetto alla L.R. 39/2000 e suo regolamento attuativo DPGR 48/r/2003 e s.m.i. Le aree coperte da vegetazione ad alto fusto ricadenti nel territorio urbanizzato o nelle aree di trasformazione esterne all'urbanizzato sono soggette alle stesse norme di tutela previste per le aree boscate.
3. Invariante IV del PIT/PPR "I caratteri morfo-tipologici dei paesaggi rurali": Descrizione e obiettivi generali
Il P.S.I. persegue l'insieme degli obiettivi generali per l'Invariante IV del PIT/PPR e per i morfotipi rurali presenti, è conforme alle indicazioni per le azioni contenute nell'"Abaco delle Invarianti" e applica le direttive correlate agli obiettivi di qualità d'ambito nella Scheda d'Ambito di Paesaggio 20 "Bassa Maremma e ripiani tufacei".
L'Invariante IV è definita dall'insieme degli elementi che strutturano i sistemi agro-ambientali ed è rappresentata nell'elaborato ST4.
Il P.S.I. persegue l'insieme degli obiettivi generali per l'invariante IV che sono così definiti dalla Disciplina del PIT/PPR:
- a) mantenimento della relazione che lega paesaggio agrario e sistema insediativo (leggibile alla scala urbana, a quella dell'insediamento accentrato di origine rurale, delle ville-fattoria, dell'edilizia specialistica storica, dell'edilizia rurale sparsa) attraverso la preservazione dell'integrità morfologica dei suoi elementi costitutivi, il mantenimento dell'intorno coltivato, e il contenimento di ulteriori consumi di suolo rurale;
- b) mantenimento della continuità della rete di infrastrutturazione rurale (data dal sistema della viabilità minore, della vegetazione di corredo e delle sistemazioni idraulico-agrarie di versante e di piano) per le funzioni di organizzazione paesistica e morfologica, di connettività antropica ed ecologica, e di presidio idrogeologico che essa svolge anche nel garantire i necessari ammodernamenti funzionali allo sviluppo agricolo;
- c) per le colture specializzate di grandi estensioni con ridisegno integrale della maglia agraria, previsione di una rete di infrastrutturazione rurale articolata, valutando, ove possibile, modalità d'impianto che assecondino la morfologia del suolo e l'interruzione delle pendenze più lunghe anche al fine di contenere i fenomeni erosivi;
- d) preservazione nelle trasformazioni dei caratteri strutturanti i paesaggi rurali storici regionali, attraverso: la tutela della scansione del sistema insediativo propria di ogni contesto (discendente da modalità di antropizzazione storicamente differenziate); la salvaguardia delle sue eccellenze storico-architettoniche e dei loro intorni; l'incentivo alla conservazione delle colture d'impronta tradizionale in particolare ove esse costituiscono anche nodi degli agro- ecosistemi e svolgono insostituibili funzioni di contenimento dei versanti; il mantenimento in efficienza dei sistemi di regimazione e scolo delle acque di piano e di colle;
- e) tutela dei valori estetico-percettivi e storico-testimoniali del paesaggio agrario pianificando e razionalizzando le infrastrutture tecnologiche, al fine di minimizzare l'impatto visivo delle reti aeree e dei sostegni a terra e contenere l'illuminazione nelle aree extraurbane per non compromettere la naturale percezione del paesaggio notturno;
- f) la tutela degli spazi aperti agricoli e naturali con particolare attenzione ai territori periurbani; la creazione e il rafforzamento di relazioni di scambio e reciprocità tra ambiente urbano e rurale con particolare riferimento al rapporto tra produzione agricola della cintura periurbana e mercato urbano; la messa a sistema degli spazi aperti attraverso la ricostituzione della continuità della rete ecologica e la realizzazione di reti di mobilità dolce che li rendano fruibili come nuova forma di spazio pubblico.
Morfotipi rurali
La Scheda d'Ambito di Paesaggio 20 "Bassa Maremma e ripiani tufacei" del PIT/PPR individua nel territorio dei 3 Comuni i seguenti morfotipi rurali, componenti l'Invariante IV del PIT/PPR:
Morfotipi delle colture erbacee
03. Morfotipo dei seminativi tendenti alla rinaturalizzazione in contesti marginali
Il morfotipo è contraddistinto dalla prevalenza di seminativi e prati interessati da processi di rinaturalizzazione e posti in contesti marginali, per lo più montani e collinari (più raramente di fondovalle). Il paesaggio mostra i segni sia dell'allargamento o della cancellazione della maglia agraria preesistente (con l'eliminazione di forme di coltivazione promiscua), sia quelli di un abbandono colturale avanzato, riconoscibile nella presenza di alberi sparsi, vegetazione arbustiva e boscaglia che ricolonizzano i terreni.
05. morfotipo dei seminativi semplici a maglia medio-ampia di impronta tradizionale
Questo tipo di paesaggio è caratterizzato dalla predominanza del seminativo semplice e del prato da foraggio, da una maglia agraria ampia di tipo tradizionale e dalla presenza di un sistema insediativo a maglia rada. Ha un grande valore estetico-percettivo dato dall'associazione tra morfologie addolcite, orizzonti molto estesi coltivati a seminativo, valori luministici prodotti dal particolare cromatismo dei suoli, episodi edilizi isolati.
06. morfotipo dei seminativi semplificati di pianura o fondovalle
Il morfotipo è caratterizzato da una maglia agraria di dimensione medio-ampia o ampia esito di operazioni di ristrutturazione agricola. Rispetto alla maglia tradizionale, presenta caratteri di semplificazione sia ecologica che paesaggistica. Il livello di infrastrutturazione ecologica è generalmente basso. È spesso associato a insediamenti di recente realizzazione, localizzati in maniera incongrua rispetto alle regole storiche del paesaggio.
07. morfotipo dei seminativi a maglia fitta di pianura o fondovalle
Il morfotipo è caratterizzato dalla presenza quasi esclusiva di colture erbacee e da una maglia agraria regolare e fitta, con appezzamenti di superficie contenuta di forma allungata e stretta e spesso orientati secondo le giaciture storiche che consentivano un efficace smaltimento delle acque. Può trovarsi associato ad assetti insediativi poco trasformati o all'interno di contesti caratterizzati da notevole diffusione insediativa.
08. morfotipo dei seminativi delle aree di bonifica
Il paesaggio è organizzato dalla maglia agraria e insediativa impressa dalle grandi opere di bonifica idraulica. Tratti strutturanti il morfotipo sono l'ordine geometrico dei campi, la scansione regolare dell'appoderamento ritmata da case coloniche e fattorie, la presenza di un sistema articolato e gerarchizzato di regimazione e scolo delle acque superficiali, la predominanza quasi assoluta dei seminativi, per lo più irrigui.
09. morfotipo dei campi chiusi a seminativo e a prato di collina e di montagna
Il morfotipo è dato dalla combinazione tra aree a seminativo e a prato-pascolo in cui è leggibile l'organizzazione della maglia a "campi chiusi" con filari, siepi, boschi poderali e alberi isolati. Può essere sia espressione di una modalità di utilizzazione agricola del territorio consolidata, sia esito di fenomeni di rinaturalizzazione derivanti dall'espansione di siepi ed elementi vegetazionali su terreni in stato di abbandono.
10. morfotipo dei campi chiusi a seminativo e a prato di pianura e delle prime pendici collinari
Il morfotipo è caratterizzato da una maglia agraria ben leggibile, scandita dalla presenza di siepi che si dispongono, nell'assetto originario, lungo i confini dei campi. Questa particolare configurazione può essere sia espressione di una modalità di sfruttamento agricolo del territorio storicamente consolidata, sia esito di fenomeni di rinaturalizzazione derivanti dall'espansione di siepi ed elementi vegetazionali su terreni in stato di abbandono.
Morfotipi specializzati delle colture arboree
12. morfotipo dell'olivicoltura
Il morfotipo copre generalmente versanti e sommità delle colline mentre, nei contesti montani, è presente solo sulle pendici delle dorsali secondarie. A seconda del tipo di impianto, i paesaggi dell'olivicoltura si distinguono in olivicoltura tradizionale terrazzata, olivicoltura tradizionale non terrazzata in genere caratterizzata da condizioni che rendono possibile la meccanizzazione, e olivicoltura moderna intensiva.
Morfotipi complessi delle associazioni colturali
15. morfotipo dell'associazione tra seminativo e vigneto
Il morfotipo è presente su morfologie collinari addolcite o su superfici pianeggianti ed è caratterizzato dall'associazione tra colture a seminativo e a vigneto, esito di processi recenti di ristrutturazione agricola e paesaggistica. Le tessere coltivate si alternano in una maglia di dimensione medio-ampia o ampia nella quale i vigneti sono sempre di impianto recente e hanno rimpiazzato le colture tradizionali.
16. morfotipo del seminativo e oliveto prevalenti di collina
Il morfotipo è tipico delle aree collinari ed è caratterizzato dall'alternanza di oliveti e seminativi. Talvolta vigneti di dimensione variabile si inframmettono tra le colture prevalenti. La maglia agraria è medio-fitta e articolata, con campi di dimensione contenuta e confini tra gli appezzamenti piuttosto morbidi. Il bosco, sia in forma di macchie che di formazioni lineari, diversifica significativamente il tessuto dei coltivi.
17. morfotipo complesso del seminativo, oliveto e vigneto specializzato di pianura e delle prime pendici collinari
Il morfotipo si trova in aree di pianura o sulle prime pendici collinari ed è caratterizzato dall'associazione tra oliveti,seminativi e vigneti. La maglia agraria è medio-ampia o ampia, con appezzamenti di dimensioni consistenti di forma regolare e geometrica. I confini tra i campi appaiono piuttosto nettamente definiti. Le colture specializzate a oliveto e vigneto sono per lo più di impianto recente, mentre quelle di impronta tradizionale sono fortemente residuali.
19. morfotipo del mosaico colturale boscato
Il morfotipo è caratterizzato da una maglia paesaggistica fitta e frammentata nella quale il bosco, in forma di lingue, macchie e isole, si insinua capillarmente e diffusamente nel tessuto dei coltivi. Le colture presenti possono essere mosaici agrari complessi arborei ed erbacei dati dall'intersezione di oliveti, vigneti e seminativi, oppure prevalentemente seminativi semplici. Dal punto di vista insediativo il paesaggio è densamente e fittamente antropizzato e mostra, nella gran parte dei contesti, i tratti strutturanti impressi dalla mezzadria.
Criticità
Le criticità individuate dal PIT/PPR, scheda d'Ambito 20, che riguardano il territorio dei tre Comuni e di cui il P.S.I. persegue il non aggravamento e - ove possibile - la riduzione, sono le seguenti.
L'intensificazione e la specializzazione dell'agricoltura nelle pianure alluvionali, per diffusione di seminativi, colture di serra e florovivaismo, nonché nei versanti di bassa collina e lungo i ripiani tufacei di Pitigliano e Sovana per vigneti di nuovo impianto, possono comportare rischi di semplificazione del paesaggio agrario, di riduzione degli elementi vegetali e di più intenso utilizzo delle risorse idriche, oltre alla riduzione delle funzioni di collegamento ecologico tra matrici o nodi forestali finora svolto dalle aree agricole tradizionali. In alcuni settori alto collinari e montani, infine, si riscontrano problematiche causate dall'abbandono di ambienti agropastorali e boschivi.
Le principali criticità che caratterizzano l'ambito sono individuabili nei seguenti punti:
• abbandono dei contesti collinari più marginali, dovuto alla scarsa redditività delle attività agropastorali in quelle aree, cui si collegano processi di rinaturalizzazione con espansione della vegetazione spontanea. Rischi potenziali o in atto di questo tipo riguardano il territorio collinare e in particolare i tessuti a campi chiusi (morfotipi 9 e 10) e i seminativi in stato di abbandono (morfotipo 3). Nei casi in cui i terreni abbandonati comprendano terrazzamenti e sistemazioni di versante, l'incuria e il degrado producono effetti di criticità maggiori che investono anche l'equilibrio idrogeologico del territorio.
• sulle prime pendici collinari e sulle fasce di raccordo tra collina e pianura, nonché sugli altipiani tufacei, realizzazione di impianti di colture specializzate di grande estensione (morfotipi 15, 16 e 17), che comportano in alcuni casi il ridisegno integrale della maglia agraria; la semplificazione eccessiva della stessa con la riduzione del corredo vegetazionale e la rimozione della rete di infrastrutturazione rurale esistente comporta un impoverimento dei caratteri paesaggistici propri dell'ambito; qualora parti della rete scolante siano stati rimossi e non rimpiazzati con soluzioni alternative ai sistemi tradizionali di contenimento dei versanti, si determina un rischio erosivo.
• artificializzazione e 'sub-urbanizzazione' degli ambienti planiziali e sub-costieri (morfotipo 8)
• le aree di cava, compresi gli spazi di servizio all'attività estrattiva, concentrate nelle aree dei rilievi tufacei.
Obiettivi e indicazioni per le azioni e per le politiche
Morfotipi delle colture erbacee
03. Morfotipo dei seminativi tendenti alla rinaturalizzazione in contesti marginali
Le principali indicazioni per questo morfotipo mirano ad arginare i processi di abbandono delle attività agropastorali e i conseguenti fenomeni di rinaturalizzazione mediante:
- - la messa in atto di politiche finalizzate al contrasto dello spopolamento nei contesti marginali (offerta di servizi alle persone e alle aziende agricole; potenziamento dell'accessibilità delle zone rurali in termini di miglioramento della viabilità e dei servizi di trasporto; riutilizzo del patrimonio abitativo);
- - la riattivazione di economie agrosilvopastorali anche attraverso il recupero dell'uso agricolo dei terreni, la diffusione di razze autoctone e la promozione dei prodotti derivati;
- - la corretta attuazione della gestione forestale sostenibile e il contenimento dell'espansione della boscaglia sui terreni agricoli scarsamente mantenuti.
05. morfotipo dei seminativi semplici a maglia medio-ampia di impronta tradizionale
Due le principali indicazioni per questo morfotipo, il primo riguardante il sistema insediativo, il secondo il tessuto agricolo e forestale.
1) Il primo obiettivo è tutelare il rapporto tra sistema insediativo rurale storico e paesaggio agrario:
- - evitando alterazioni dell'integrità morfologica dei nuclei;
- - contrastando fenomeni di dispersione insediativa nel paesaggio agrario che comportino compromissioni della sua struttura d'impianto (le cui regole principali sono la distribuzione dell'insediamento rurale in relazione a un appoderamento di tipo estensivo e a maglia rada, e la collocazione dei nuclei sui supporti geomorfologicamente più stabili e sicuri presenti all'interno dei suoli argillitici);
- - preservando la permanenza delle corone di oliveti o di colture tradizionali che contornano alcuni dei nuclei storici, li caratterizzano come punti nodali del sistema insediativo e ne sottolineano la presenza.
2) Il secondo obiettivo è finalizzato a conciliare la manutenzione dei caratteri strutturanti il mosaico agroforestale con un'agricoltura innovativa che coniughi vitalità economica con ambiente e paesaggio, da conseguire attraverso le seguenti azioni:
- - favorire ove possibile la conservazione delle colture a seminativo, limitando gli effetti negativi dei processi di intensificazione delle attività agricole (semplificazione paesistica ed ecologica, rimozione di elementi geomorfologici di grande pregio come biancane, calanchi, balze);
- - preservare - nei contesti in cui sono storicamente presenti - siepi, alberature, lingue e macchie boscate, che costituiscono la rete di infrastrutturazione ecologica e paesaggistica e incentivarne la ricostituzione nei territori che ne risultano scarsamente equipaggiati;
- - nei contesti più marginali, contrastare fenomeni di abbandono colturale con conseguente espansione della vegetazione arbustiva e della boscaglia.
06. morfotipo dei seminativi semplificati di pianura o fondovalle
Principale indicazione per questo morfotipo è conciliare il mantenimento o la ricostituzione di tessuti colturali, strutturati sul piano morfologico e percettivo e ben equipaggiati dal punto di vista ecologico con un'agricoltura innovativa che coniughi vitalità economica con ambiente e paesaggio.
Tale obiettivo può essere conseguito mediante:
- - la conservazione degli elementi e delle parti dell'infrastruttura rurale storica ancora presenti (siepi, filari arborei e arbustivi, alberi isolati e altri elementi di corredo della maglia agraria; viabilità poderale e interpoderale; sistemazioni idraulico-agrarie di piano);
- - la realizzazione di appezzamenti morfologicamente coerenti con il contesto paesaggistico (in termini di forma, dimensione, orientamento) ed efficienti sul piano della funzionalità idraulica dei coltivi e della rete scolante;
- - il miglioramento del livello di infrastrutturazione paesaggistica ed ecologica della maglia dei coltivi attraverso l'introduzione di siepi, filari di alberi, a corredo dei confini dei campi, della viabilità poderale, delle sistemazioni idraulico-agrarie di piano;
- - la ricostituzione di fasce o aree di rinaturalizzazione lungo i corsi d'acqua (per es. di vegetazione riparia) con funzioni di strutturazione morfologico-percettiva del paesaggio agrario e di miglioramento del livello di connettività ecologica;
- - operare per la limitazione o il rallentamento dei fenomeni di destrutturazione aziendale, incentivando la riorganizzazione delle imprese verso produzioni ad alto valore aggiunto e/o produzioni legate a specifiche caratteristiche o domande del territorio favorendo circuiti commerciali brevi.
07. morfotipo dei seminativi a maglia fitta di pianura o fondovalle
L'indicazione principale è perseguire una efficace regimazione delle acque e, compatibilmente al mantenimento e allo sviluppo di un'agricoltura innovativa che coniughi vitalità economica con ambiente e paesaggio, la conservazione di una maglia agraria orientata secondo le giaciture storiche (campi di forma allungata disposti in direzione degli impluvi principali) che caratterizza sul piano morfologico e percettivo questo tipo di paesaggio e consente un efficace smaltimento delle acque. Tale obiettivo di qualità può essere conseguito attraverso:
- - la manutenzione, il recupero e il ripristino delle sistemazioni idraulico-agrarie di piano e fondovalle (scoline, fossi, drenaggi);
- - il mantenimento della vegetazione non colturale e delle siepi che corredano i bordi dei campi;
- - l'introduzione di nuovi elementi vegetali nei punti in cui la maglia agraria ne risulta maggiormente sprovvista. La scelta degli elementi da inserire dovrà orientarsi verso specie autoctone e tipicamente impiegate, a livello locale, nella costituzione di siepi e filari;
- - la realizzazione, negli interventi di ristrutturazione fondiaria e/o agricola, di appezzamenti di dimensione anche maggiore rispetto all'assetto precedente e che comportano un allargamento della maglia agraria, purché siano morfologicamente coerenti con il contesto paesaggistico (in termini di forma e orientamento) e rispettino le direttrici della rete scolante storica con finalità di funzionalità idraulica.
- - Ulteriore obiettivo di qualità - in particolare nei contesti caratterizzati da un buon grado di permanenza dell'assetto insediativo storico - è la tutela dell'integrità dei nuclei edificati di matrice rurale e della loro relazione morfologica, percettiva e storicamente funzionale con il tessuto dei coltivi.
08. morfotipo dei seminativi delle aree di bonifica
Principale indicazione è una efficace regimazione delle acque e, compatibilmente al mantenimento e allo sviluppo di un'agricoltura innovativa che coniughi vitalità economica con ambiente e paesaggio, la conservazione della struttura della maglia agraria della bonifica storica. Tale obiettivo può essere conseguito attraverso:
- - il mantenimento e il ripristino della funzionalità del reticolo idraulico anche attraverso la realizzazione di nuove sistemazioni di pari efficienza coerenti con il contesto paesaggistico quanto a dimensioni, materiali, finiture impiegate e, ove possibile, la conservazione dei manufatti idraulico-agrari esistenti (canali, fossi, drenaggi, scoline);
- - il mantenimento delle caratteristiche di regolarità della maglia agraria da conseguire mediante la conservazione e la manutenzione della viabilità poderale e interpoderale o, nei casi di ristrutturazione agricola/fondiaria, la realizzazione di nuovi percorsi di servizio ai coltivi morfologicamente coerenti con il disegno generale e le linee direttrici della pianura bonificata;
- - la realizzazione, nelle nuove e/o eventuali riorganizzazioni della maglia agraria, di appezzamenti che si inseriscano coerentemente per forma e orientamento nel disegno generale della pianura bonificata, seguendone le linee direttrici principali anche in relazione al conseguimento di obiettivi di equilibrio idrogeologico;
- - la manutenzione della vegetazione di corredo della maglia agraria, che svolge una funzione di strutturazione morfologico-percettiva, di diversificazione ecologica e di barriera frangivento;
- - la tutela delle aree boscate e a carattere di naturalità (zone umide, vegetazione riparia, boschetti planiziali) per il significativo ruolo di diversificazione paesaggistica e di connettività ecologica che svolgono in contesti fortemente antropizzati come quelli della bonifica;
- - un secondo fondamentale obiettivo per il morfotipo della bonifica è il mantenimento della leggibilità del sistema insediativo storico, evitando addizioni o alterazioni morfologiche di nuclei e aggregati rurali.
09. morfotipo dei campi chiusi a seminativo e a prato di collina e di montagna
Principale indicazione è conciliare la conservazione della complessità e articolazione della maglia agraria a campi chiusi e dell'alto livello di infrastrutturazione ecologica a essa collegato, con un'agricoltura innovativa che coniughi vitalità economica con ambiente e paesaggio. In particolare, di fondamentale importanza è tutelare la continuità della rete di infrastrutturazione paesaggistica ed ecologica formata da siepi, filari arborei e arbustivi, macchie e lingue di bosco. Tale obiettivo può essere conseguito mediante:
- - il mantenimento delle siepi e degli altri elementi vegetazionali di corredo della maglia e la loro ricostituzione nei punti che ne sono maggiormente sprovvisti;
- - una corretta attuazione della gestione forestale sostenibile che tuteli le formazioni che si inframmettono in forma di macchie o isole tra seminativi e pascoli e contenga i fenomeni di rinaturalizzazione non controllati, derivanti da scarsa manutenzione dei terreni o da abbandono colturale;
- - la limitazione, nei contesti più marginali, di fenomeni di abbandono colturale e il recupero dell'uso agricolo e pascolivo dei terreni privilegiando gli usi del suolo tradizionali per questi contesti (seminativi e prati-pascolo).
Ulteriori obiettivi per il morfotipo sono:
- - la conservazione della tipica alternanza tra apertura e chiusura percettiva che caratterizza questo paesaggio;
- - la tutela dei sistemi insediativi storici, in questi contesti tipicamente caratterizzati da basse densità, morfologie compatte e isolate.
10. morfotipo dei campi chiusi a seminativo e a prato di pianura e delle prime pendici collinari
Principale indicazione è conciliare la conservazione della complessità e articolazione della maglia agraria a campi chiusi e dell'alto livello di infrastrutturazione ecologica a essa collegato, con un'agricoltura innovativa che coniughi vitalità economica con ambiente e paesaggio. In particolare, di fondamentale importanza è tutelare la continuità della rete di infrastrutturazione paesaggistica ed ecologica formata da siepi, filari arborei e arbustivi, macchie e lingue di bosco. Tale obiettivo può essere conseguito mediante:
- - il mantenimento delle siepi e degli altri elementi vegetazionali di corredo della maglia e la loro ricostituzione nei punti che ne sono maggiormente sprovvisti;
- - una corretta attuazione della gestione forestale sostenibile che tuteli le formazioni boschive che si inframmettono in forma di macchie o isole tra seminativi e prati/pascolo e contenga i fenomeni di rinaturalizzazione non controllati, derivanti da scarsa manutenzione dei terreni o da abbandono colturale;
- - la limitazione, nei contesti più marginali, dei fenomeni di abbandono colturale e il recupero dell'uso agricolo e pascolivo dei terreni privilegiando gli usi del suolo tradizionali per questi contesti (seminativi e prati-pascolo).
Ulteriori obiettivi per il morfotipo sono:
- - la conservazione della tipica alternanza tra apertura e chiusura percettiva che caratterizza questo paesaggio;
- - nei contesti dalla morfologia addolcita maggiormente esposti a dinamiche di urbanizzazione (es.: fondovalle, conoidi, terrazzi alluvionali), la messa in atto di politiche di limitazione e contrasto dei processi di consumo di suolo rurale e la tutela dei sistemi insediativi storici.
Morfotipi specializzati delle colture arboree
12. morfotipo dell'olivicoltura
Due le principali indicazioni per i paesaggi dell'olivicoltura:
1) Preservare la leggibilità della relazione morfologica, dimensionale, percettiva e - quando possibile - funzionale tra insediamento storico e tessuto dei coltivi mediante:
- - la tutela dell'integrità morfologica dei nuclei storici evitando espansioni che ne alterino la struttura d'impianto;
- - la limitazione e il contrasto di fenomeni di dispersione insediativa nel paesaggio agrario che compromettano la leggibilità della struttura insediativa d'impronta mezzadrile tipica della gran parte dei contesti caratterizzati dalla diffusione di questo morfotipo;
- - la conservazione di oliveti o di altre colture d'impronta tradizionale poste a contorno degli insediamenti storici in modo da definire almeno una corona o una fascia di transizione rispetto ad altre colture o alla copertura boschiva.
2) Preservare, ove possibile, i caratteri di complessità e articolazione tipici della maglia agraria dell'olivicoltura d'impronta tradizionale, favorendo lo sviluppo e il mantenimento di un'agricoltura innovativa che coniughi vitalità economica con ambiente e paesaggio, attraverso le seguenti azioni:
- - nelle nuove riorganizzazioni del tessuto dei coltivi, la conservazione, quando possibile, degli elementi dell'infrastruttura rurale storica (con particolare riferimento alle sistemazioni idraulico-agrarie e alla viabilità poderale e interpoderale) o la realizzazione di nuovi percorsi o manufatti che preservino la continuità e l'integrità della rete;
- - favorire la permanenza, ove possibile, di oliveti e di altre colture d'impronta tradizionale che caratterizzano in senso storico-identitario il mosaico agrario, che svolgono importanti funzioni di presidio idrogeologico e che costituiscono nodi della rete degli agroecosistemi;
- - il mantenimento della funzionalità e dell'efficienza del sistema di regimazione idraulico-agraria e della stabilità dei versanti, da conseguire sia mediante la conservazione e manutenzione delle opere esistenti, sia mediante la realizzazione di nuovi manufatti di pari efficienza, coerenti con il contesto paesaggistico quanto a dimensioni, materiali, finiture impiegate;
- - il contenimento dell'espansione del bosco sui coltivi scarsamente manutenuti o in stato di abbandono;
- - la conservazione di siepi, filari, lingue e macchie di vegetazione non colturale che corredano i confini dei campi e compongono la rete di infrastrutturazione morfologica ed ecologica del paesaggio agrario. Nei casi in cui interventi di riorganizzazione fondiaria e agricola abbiano impoverito tale rete, introdurre nuovi elementi vegetazionali nei punti della maglia agraria che ne risultano maggiormente sprovvisti;
- - la manutenzione della viabilità secondaria poderale e interpoderale e della sua vegetazione di corredo per finalità sia di tipo funzionale che paesaggistico.
Morfotipi complessi delle associazioni colturali
15. morfotipo dell'associazione tra seminativo e vigneto
Fermo restando il mantenimento di un'agricoltura innovativa che coniughi vitalità economica con ambiente e paesaggio, una prima indicazione per questo morfotipo è la creazione, ove possibile, di una maglia agraria, di dimensione media, adatta alle esigenze della meccanizzazione, adeguatamente infrastrutturata sul piano morfologico ed ecologico, e idonea alla conservazione dei suoli agricoli e al contrasto dei fenomeni erosivi. Tale obiettivo si può articolare nei seguenti punti:
- - porre particolare attenzione nella progettazione della forma e dell'orientamento dei campi che potranno assumere dimensioni maggiori rispetto a quelle tipiche della maglia agraria storica purché siano morfologicamente coerenti con il contesto ed efficienti sul piano della funzionalità idraulica;
- - realizzare confini degli appezzamenti che tendano ad armonizzarsi con le curve di livello;
- - realizzare una rete di infrastrutturazione paesaggistica ed ecologica continua e articolata da conseguire anche mediante la piantumazione di alberature e siepi arbustive a corredo dei nuovi tratti di viabilità poderale e interpoderale, dei confini dei campi e dei fossi di scolo delle acque. È inoltre opportuno introdurre alberi isolati o a gruppi nei punti nodali della maglia agraria;
- - tutelare gli elementi dell'infrastruttura rurale storica ancora presenti e del relativo equipaggiamento vegetazionale (sistemazioni idraulico-agrarie, viabilità poderale e interpoderale e relativo corredo vegetazionale);
- - ricostituire fasce o aree di rinaturalizzazione lungo i corsi d'acqua (per es. vegetazione riparia) con la finalità di sottolineare alcuni elementi visivamente strutturanti il paesaggio e di favorire la connettività ecologica;
- - per i vigneti di nuova realizzazione o reimpianti, l'interruzione della continuità della pendenza nelle sistemazioni a rittochino tramite l'introduzione di scarpate, muri a secco o altre sistemazioni di versante, valutando ove possibile l'orientamento dei filari secondo giaciture che assecondano le curve di livello o minimizzano la pendenza.
Un secondo obiettivo per il morfotipo riguarda il sistema insediativo e si può articolare nei seguenti punti:
- - tutelare il sistema insediativo storico evitando alterazioni della sua struttura d'impianto;
- - nei contesti a più forte pressione antropica, contrastare i fenomeni di dispersione insediativa, saldatura lineare dei centri abitati ed erosione del territorio;
- - nella progettazione di cantine e altre infrastrutture e manufatti di servizio alla produzione agricola, perseguire la migliore integrazione paesaggistica valutando la compatibilità con la morfologia dei luoghi e con gli assetti idrogeologici ed evitando soluzioni progettuali che interferiscano visivamente con gli elementi del sistema insediativo storico, anche ricorrendo, ove possibile, all'impiego di edilizia ecocompatibile.
16. morfotipo del seminativo e oliveto prevalenti di collina
Due le principali indicazioni per questo morfotipo:
1) Preservare la leggibilità della relazione morfologica, dimensionale, percettiva e - quando possibile - funzionale tra insediamento storico e tessuto dei coltivi mediante:
- - la tutela dell'integrità morfologica dei nuclei storici evitando espansioni che ne alterino la struttura d'impianto;
- - la limitazione e il contrasto di fenomeni di dispersione insediativa nel paesaggio agrario che compromettano la leggibilità della struttura insediativa storica (spesso d'impronta mezzadrile tipica della gran parte dei contesti dove è presente il morfotipo);
- - la conservazione, ove possibile, degli oliveti alternati ai seminativi in una maglia fitta o medio-fitta, posti a contorno degli insediamenti storici, in modo da definire almeno una corona o una fascia di transizione rispetto ad altre colture o alla copertura boschiva.
2) preservare, ove possibile, i caratteri di complessità e articolazione tipici della maglia agraria d'impronta tradizionale, favorendo un'agricoltura innovativa che coniughi vitalità economica con ambiente e paesaggio, attraverso le seguenti azioni:
- - nelle nuove riorganizzazioni del tessuto dei coltivi, il mantenimento di una trama colturale media, la conservazione degli elementi dell'infrastruttura rurale storica (con particolare riferimento alle sistemazioni idraulico-agrarie e alla viabilità poderale e interpoderale) o la realizzazione di nuovi percorsi o manufatti che preservino la continuità e l'integrità della rete;
- - la permanenza della diversificazione colturale data dall'alternanza tra oliveti e seminativi;
- - il mantenimento della funzionalità e dell'efficienza del sistema di regimazione idraulico-agraria e della stabilità dei versanti, da conseguire sia mediante la conservazione e manutenzione delle opere esistenti, sia mediante la realizzazione di nuovi manufatti di pari efficienza, coerenti con il contesto paesaggistico quanto a dimensioni, materiali, finiture impiegate;
- - una corretta attuazione della gestione forestale sostenibile che tuteli le porzioni di territorio strutturalmente coperte dal bosco per fattori di acclività, esposizione, composizione dei suoli (boschi di valore patrimoniale), e contenendo l'espansione della boscaglia sui terreni scarsamente manutenuti;
- - la conservazione di siepi, filari, lingue e macchie di vegetazione non colturale che corredano i confini dei campi e compongono la rete di infrastrutturazione morfologica ed ecologica del paesaggio agrario. Nei casi in cui interventi di riorganizzazione fondiaria e agricola abbiano impoverito tale rete, introdurre nuovi elementi vegetazionali nei punti della maglia agraria che ne risultano maggiormente sprovvisti;
- - la manutenzione della viabilità secondaria poderale e interpoderale e della sua vegetazione di corredo per finalità sia di tipo funzionale che paesaggistico.
17. morfotipo complesso del seminativo, oliveto e vigneto specializzato di pianura e delle prime pendici collinari
Principale indicazione per questo morfotipo è il mantenimento o la creazione di una maglia agraria di dimensione media, idonea alle esigenze della meccanizzazione, adeguatamente strutturata dal punto di vista morfologico e percettivo e ben equipaggiata sul piano dell'infrastrutturazione ecologica, fermo restando il mantenimento e lo sviluppo di un'agricoltura innovativa che coniughi vitalità economica con ambiente e paesaggio.
Indicazioni specifiche attraverso le quali tale obiettivo può essere conseguito sono:
- - nelle nuove riorganizzazioni della maglia agraria, promuovere una progettazione degli appezzamenti che dovranno inserirsi nel paesaggio agrario secondo criteri di coerenza morfologica con i suoi caratteri strutturanti (quanto a forma, dimensioni e orientamento) e perseguendo obiettivi di equilibrio idrogeologico;
- - promuovere, ove possibile, il mantenimento della diversificazione colturale data dalla compresenza di oliveti, vigneti e colture erbacee;
- - favorire la conservazione del corredo vegetale che costituisce infrastrutturazione ecologica e paesaggistica della maglia agraria e la sua ricostituzione nelle parti che mostrano cesure più evidenti attraverso l'introduzione di siepi, filari, alberature;
- - ricostituire fasce o aree di rinaturalizzazione lungo i corsi d'acqua (per es.: vegetazione riparia) con la finalità di sottolineare alcuni elementi strutturanti il paesaggio sul piano morfologico e percettivo e di aumentare il grado di connettività ecologica;
- - per i vigneti di nuova realizzazione o reimpianti, interrompere la continuità della pendenza nelle sistemazioni a rittochino tramite l'introduzione di scarpate, muri a secco o altre sistemazioni di versante, valutando ove possibile l'orientamento dei filari secondo giaciture che assecondano le curve di livello o minimizzano la pendenza.
Un ulteriore obiettivo per questo morfotipo riguarda il sistema insediativo e può essere articolato nei seguenti obiettivi specifici:
- - preservare il sistema insediativo e l'infrastruttura rurale storica in termini di integrità e continuità con particolare riguardo alla rete della viabilità poderale e interpoderale;
- - nei contesti a più forte pressione antropica, limitare e contrastare i fenomeni di dispersione insediativa, saldatura lineare dei centri abitati ed erosione del territorio rurale;
- - nella progettazione di cantine e altre infrastrutture e manufatti di servizio alla produzione agricola, perseguire la migliore integrazione paesaggistica valutando la compatibilità con la morfologia dei luoghi e con gli assetti idrogeologici ed evitando soluzioni progettuali che interferiscano visivamente con gli elementi del sistema insediativo storico, anche ricorrendo, ove possibile, all'impiego di edilizia eco-compatibile.
19. morfotipo del mosaico colturale boscato
Fermo restando il mantenimento di un'agricoltura innovativa che coniughi vitalità economica con ambiente e paesaggio, due le principali indicazioni per questo morfotipo:
1) Preservare la leggibilità della relazione morfologica, dimensionale, percettiva e - quando possibile - funzionale tra sistema insediativo storico e tessuto dei coltivi mediante:
- - la tutela dell'integrità morfologica dei nuclei storici evitando espansioni che ne alterino la struttura d'impianto;
- - la limitazione e il contrasto di fenomeni di dispersione insediativa nel paesaggio agrario. In particolare è necessario preservare la leggibilità della struttura insediativa storica spesso d'impronta mezzadrile che lega strettamente edilizia rurale e coltivi;
- - la conservazione delle colture legnose per lo più d'impronta tradizionale (oliveti, piccoli vigneti, appezzamenti a coltura promiscua) che contornano e sottolineano viabilità di crinale e insediamenti storici.
2) Preservare, ove possibile, i caratteri di complessità, articolazione e diversificazione tipici della maglia agraria attraverso le seguenti azioni:
- - il mantenimento della diversificazione colturale data dall'alternanza tra oliveti, vigneti, seminativi semplici o arborati, pioppete;
- - la preservazione degli elementi vegetazionali non colturali presenti nel mosaico agrario e l'introduzione di siepi, filari, alberature nei punti della maglia agraria che risultano maggiormente carenti con finalità di strutturazione morfologica e percettiva del paesaggio e di connettività ecologica;
- - la tutela dell'infrastruttura rurale storica (viabilità poderale e interpoderale, sistemazioni idraulico-agrarie) in termini di integrità e continuità. Nelle ristrutturazioni agricole, si raccomanda di realizzare nuovi percorsi e manufatti che preservino la continuità e l'integrità della rete di infrastrutturazione rurale;
- - il mantenimento della funzionalità e dell'efficienza del sistema di regimazione idraulico-agraria e della stabilità dei versanti, da conseguire sia mediante la conservazione e manutenzione delle opere esistenti, sia mediante la realizzazione di nuovi manufatti di pari efficienza, coerenti con il contesto paesaggistico quanto a dimensioni, materiali, finiture impiegate;
- - per i vigneti di nuova realizzazione o reimpianti, l'interruzione della continuità della pendenza nelle sistemazioni a rittochino tramite l'introduzione di scarpate, muri a secco o altre sistemazioni di versante, valutando ove possibile l'orientamento dei filari secondo giaciture che assecondano le curve di livello o minimizzano la pendenza;
- - una corretta attuazione della gestione forestale sostenibile, che tuteli le porzioni di territorio strutturalmente coperte dal bosco per fattori di acclività, esposizione, composizione dei suoli, e il contenimento dell'espansione della boscaglia sui terreni scarsamente manutenuti.
Art. 20 Patrimonio culturale, paesaggistico e ambientale
1 Descrizione
Il patrimonio culturale, paesaggistico e ambientale del P.S.I. è composto dai seguenti beni:
• Beni paesaggistici vincolati ai sensi dell'art.136 del D.Lgs. 42/2014 parte III (vincolo diretto)
• Aree tutelate per legge ai sensi del DLgs 42/2004 parte III art. 142 lett.b-c-f-g-h)
• Beni Culturali tutelati ai sensi della parte II del D.Lgs.42/2004
• Zone di interesse archeologico tutelate ai sensi della parte III D.Lgs.42/2004, art. 142 lett.m)
• Altri siti archeologici dove siano in atto operazioni di scavo (da MIBACT)
• Aree protette e Siti "Natura 2000"
La conformità al Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio Dlgs 42/2004 ed alle disposizioni per i Beni Paesaggistici contenute nel PIT-PPR è perseguita dal presente P.S.I. attraverso:
• la esatta individuazione dei beni culturali e paesaggistici derivante dal Codice e dal PIT-PPR;
• la conformità alle discipline specifiche per tali beni derivanti dal Codice e dal PIT-PPR;
• le discipline generali per la tutela del paesaggio, dei centri storici e degli edifici storici e di valore, contenute nello Statuto del presente P.S.I.
Il patrimonio culturale, paesaggistico e ambientale è rappresentato nell'elaborato ST8.
2 Beni paesaggistici vincolati ai sensi dell'art.136 del D.Lgs. 42/2014 (vincolo diretto)
La disciplina dei Beni paesaggistici vincolati ai sensi dell'articolo 136 del D.Lgs. 42/2004 (vincoli diretti per decreto) contenuta nel PIT/PPR comprende la ricognizione degli immobili e delle aree dichiarati di notevole interesse pubblico, la loro delimitazione e rappresentazione cartografica, nonché la determinazione delle specifiche prescrizioni d'uso (ai termini dell'articolo 138 del Codice), contenuti in apposite schede di vincolo (suddivise in quattro sezioni) e comprendenti: l'identificazione, la definizione analitico descrittiva, la cartografia identificativa e gli "Obiettivi per la tutela e la valorizzazione - Disciplina d'uso" articolati in "Obiettivi con valore di indirizzo" (da perseguire), "Direttive" (da applicare) e "Prescrizioni" (da rispettare).
Le "Schede relative agli immobili ed aree di notevole interesse pubblico art.136 D.Lgs 42/2004 "Codice dei beni Culturali e del Paesaggio" - PIT/PPR Allegato 3B - Sezione 4 "Elementi identificativi, identificazione dei valori e valutazione della loro permanenza-trasformazione, disciplina d'uso articolata in Indirizzi, Direttive e Prescrizioni d'uso" costituiscono Allegato alla presente Disciplina.
I Beni paesaggistici vincolati ai sensi dell'art.136 del D.Lgs. 42/2014 (vincolo diretto) presenti nei territori dei comuni di Manciano, Pitigliano e Sorano, per i quali le principali prescrizioni vengono definite dalle schede dei vincoli del PIT/PPR riportate in Allegato, sono i seguenti:
* DM 10/10/1958 Pino secolare sito nel comune di Pitigliano
* DM 37-1959a GU 13/02/1959 Collina del Castello della Marsiliana, sita nell'ambito del comune di Manciano
* DM 183-1967_2 GU 22/07/1967 Zona del centro antico ed area circostante sita nel territorio del comune di Pitigliano
* DM 209-1971 GU 19/08/1971 Zona dell'abitato di Saturnia sita nel territorio del comune di Manciano
* DM 210-1971dec GU 20/08/1971 Zona dell'abitato sita nel territorio del comune di Sorano
* DM 178-1975 GU 20/07/1975 Zona di Sovana, centro storico e vallate circostanti, nel comune di Sorano
* DM 110-1977 GU 23/04/1977 Centro storico di Montorio ed area circostante, sita nel territorio del comune di Sorano
* DM 33-1996 GU 09/02/1996 Area ricadente nel comune di Manciano, in località Saturnia
3 Aree tutelate per legge ai sensi del Codice Beni Culturali e Paesaggio, DLgs 42/2004 art. 142
Nel territorio del P.S.I. sono presenti le seguenti aree tutelate per legge di cui all'art. 142, comma 1 del Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio, Dlgs 42/2004 e rappresentate nell'elaborato ST8:
* Art. 142 comma 1 lett. b) Territori contermini ai laghi compresi in una fascia della profondità di 300 m dalla linea di battigia, anche con riferimento ai territori elevati sui laghi
* Art. 142 comma 1 lett. c) Fiumi, torrenti e corsi d'acqua e le relative sponde o piedi degli argini per una fascia di 150 metri
* Art.142. Comma 1, lett. f) Parchi e riserve nazionali o regionali, nonché i territori di protezione esterna dei parchi: Riserva Provinciale di Montauto (Manciano)
* Art. 142 comma 1 lett. g) Territori coperti da foreste e da boschi, ancorché percorsi o danneggiati dal fuoco, e quelli sottoposti a vincolo di rimboschimento
* Art.142 comma 1 lett. h) Zone gravate da usi civici: Beni Civici di Montevitozzo (Sorano)
* Art.142 comma 1 lett. m) - Zone di interesse archeologico
* Aree escluse dalla tutela paesaggistica ai sensi all'art. 142 c.2 del D.Lgs.42/2004
Il P.S.I. riporta, senza modifica alcuna, l'individuazione delle aree tutelate per legge contenuta nel PIT-PPR.
Tale individuazione nelle cartografie del P.S.I. ha valore esclusivamente ricognitivo: in conformità al PIT/PPR, per la delimitazione conformativa delle aree tutelate per legge si deve fare riferimento in ogni caso all'Elaborato 7B del PIT/PPR.
Le aree tutelate per legge sono soggette al Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio, DLgs 42/2004 art. 142 ed alla Disciplina dei Beni Paesaggistici, Elaborato 8B del PIT con valenza di Piano Paesaggistico della Regione Toscana, ai sensi degli artt. 137 e 157 dello stesso Codice.
La disciplina Beni paesaggistici vincolati ai sensi dell'articolo 142 del D.Lgs. 42/2004 (aree tutelate per legge - ex Galasso) contenuta nell'Elaborato 8B del PIT/PPR comprende: "Obiettivi" (da perseguire), "Direttive" (da applicare) e "Prescrizioni" (da rispettare) che si riportano in sintesi per ogni tipologia di bene paesaggistico:
- Art. 142 comma 1 lett. b) Territori contermini ai laghi compresi in una fascia della profondità di 300 m dalla linea di battigia, anche con riferimento ai territori elevati sui laghi
Prescrizioni di cui all'art. 7.3:
a - Gli interventi di trasformazione, compresi quelli urbanistici ed edilizi, ove consentiti, fatti comunque salvi quelli necessari alla sicurezza idraulica, sono ammessi a condizione che:
* non alterino l'assetto idrogeologico e garantiscano la conservazione dei valori ecosistemici paesaggistici, la salvaguardia delle opere di sistemazione idraulico agraria con particolare riferimento a quelle di interesse storico e/o paesaggistico testimoniale;
* si inseriscano nel contesto perilacuale secondo principi di coerenza paesaggistica, ne rispettino le caratteristiche morfologiche e le regole insediative storiche preservandone il valore, anche attraverso l'uso di materiali e tecnologie con esso compatibili;
* non compromettano le visuali connotate da elevato valore estetico percettivo;
* non modifichino i caratteri tipologici e architettonici del patrimonio insediativo di valore storico ed identitario;
* non occludano i varchi e le visuali panoramiche, che si aprono lungo le rive e dai tracciati accessibili al pubblico verso i laghi e non concorrano alla formazione di fronti urbani continui;
* non riducano l'accessibilità alle rive dei laghi.
b - Le opere e gli interventi relativi alle infrastrutture viarie, ferroviarie ed a rete (pubbliche o di interesse pubblico) sono ammesse a condizione che il tracciato dell'infrastruttura non comprometta i caratteri morfologici, ecosistemici dell'area perilacuale e garantisca, attraverso la qualità progettuale e le più moderne tecnologie di realizzazione, il minor impatto visivo possibile.
c - La realizzazione di nuove strutture a carattere temporaneo e rimovibile, ivi incluse quelle connesse all'attività agricola e turistico-ricreativa, è ammessa a condizione che gli interventi non alterino negativamente la qualità percetti- va dei luoghi, l'accessibilità e la fruibilità delle rive e prevedano altresì il ricorso a tecniche e materiali ecocompatibili, garantendo il ripristino dei luoghi e la riciclabilità o il recupero delle componenti utilizzate.
d - Gli interventi che interessano l'assetto geomorfologico ed idraulico devono garantire il migliore inserimento paesaggistico privilegiando, ove possibile, l'utilizzo di tecniche di ingegneria naturalistica.
e - Fatti salvi gli adeguamenti e gli ampliamenti di edifici o infrastrutture esistenti alle condizioni di cui alla lettera a) del presente articolo, non sono ammesse nuove previsioni, fuori dal territorio urbanizzato, di:
- - attività produttive industriali/artigianali;
- - medie e grandi strutture di vendita;
- - depositi a cielo aperto di qualunque natura che non adottino soluzioni atte a minimizzare l'impatto visivo e di quelli riconducibili ad attività di cantiere;
- - discariche e impianti di incenerimento dei rifiuti autorizzati come impianti di smaltimento (All.B parte IV del D.Lgs. 152/06);
f - Non sono ammessi interventi che possano compromettere la conservazione degli ecosistemi lacustri di rilevante valore paesaggistico e naturalistico (con particolare riferimento alle aree interessate dalla presenza di habitat di interesse comunitario e/o regionale e di specie vegetali e animali di interesse conservazionistico). All'interno di tali formazioni non sono ammessi nuovi interventi che possano comportare l'impermeabilizzazione del suolo e l'aumento dei livelli di artificializzazione.
Per le aree lett. b) "i territori contermini ai laghi", in relazione all'Elaborato 7B del PIT/PPR punto 3.2, i P.O.C. potranno individuare ulteriori "laghi quali elementi generatori del vincolo" anche se con lunghezza della linea di battigia inferiore a 500 m e gli invasi artificiali realizzati per finalità agricole, anche se artificiali, che abbiano assunto un ruolo ecologico e valenza paesaggistica, di cui verificare la necessità di tutela con la SABAP e che non possono essere considerati a priori esclusi dalla tutela ai sensi dell'art. 142 c.1 lett. b).57
- Art. 142 comma 1 lett. c) Fiumi, torrenti e corsi d'acqua e le relative sponde o piedi degli argini per una fascia di 150 metri ciascuna -
Prescrizioni di cui all'art. 8.3:
a - Fermo restando il rispetto dei requisiti tecnici derivanti da obblighi di legge relativi alla sicurezza idraulica, gli interventi di trasformazione dello stato dei luoghi sono ammessi a condizione che:
- - non compromettano la vegetazione ripariale, i caratteri ecosistemici caratterizzanti il paesaggio fluviale e i loro livelli di continuità ecologica;
- - non impediscano l'accessibilità al corso d'acqua, la sua manutenzione e la possibilità di fruire delle fasce fluviali;
- - non impediscano la possibilità di divagazione dell'alveo, al fine di consentire il perseguimento di condizioni di equilibrio dinamico e di configurazioni morfologiche meno vincolate e più stabili;
- - non compromettano la permanenza e la riconoscibilità dei caratteri e dei valori paesaggistici e storico- identitari dei luoghi, anche con riferimento a quelli riconosciuti dal Piano Paesaggistico.
b - Le trasformazioni sul sistema idrografico, conseguenti alla realizzazione di interventi per la mitigazione del rischio idraulico, necessari per la sicurezza degli insediamenti e delle infrastrutture e non diversamente localizzabili, sono ammesse a condizione che sia garantito, compatibilmente con le esigenze di funzionalità idraulica, il mantenimento dei caratteri e dei valori paesaggistici, anche con riferimento a quelli riconosciuti dal Piano Paesaggistico.
c - Gli interventi di trasformazione, compresi gli adeguamenti e gli ampliamenti di edifici o infrastrutture esistenti, ove consentiti, e fatti salvi gli interventi necessari alla sicurezza idraulica, sono ammessi a condizione che:
* mantengano la relazione funzionale e quindi le dinamiche naturali tra il corpo idrico e il territorio di pertinenza fluviale;
* siano coerenti con le caratteristiche morfologiche proprie del contesto e garantiscano l'integrazione paesaggisti- ca, il mantenimento dei caratteri e dei valori paesaggistici, anche con riferimento a quelli riconosciuti dal Piano Pae- saggistico;
* non compromettano le visuali connotate da elevato valore estetico percettivo;
* non modifichino i caratteri tipologici e architettonici del patrimonio insediativo di valore storico ed identitario;
* non occludano i varchi e le visuali panoramiche, da e verso il corso d'acqua, che si aprono lungo le rive e dai tracciati accessibili al pubblico e non concorrano alla formazione di fronti urbani continui.
d - Le opere e gli interventi relativi alle infrastrutture viarie, ferroviarie ed a rete (pubbliche e di interesse pubblico), anche finalizzate all'attraversamento del corpo idrico, sono ammesse a condizione che il tracciato dell'infrastruttura non comprometta i caratteri morfologici, idrodinamici ed ecosistemici del corpo idrico e garantiscano l'integrazione paesaggistica, il mantenimento dei valori identificati dal Piano Paesaggistico e il minor impatto visivo possibile.
e - Le nuove aree destinate a parcheggio fuori dalle aree urbanizzate sono ammesse a condizione che gli interventi non comportino aumento dell'impermeabilizzazione del suolo e siano realizzati con tecniche e materiali ecocompatibili evitando l'utilizzo di nuove strutture in muratura.
f - La realizzazione di nuove strutture a carattere temporaneo e rimovibili, ivi incluse quelle connesse alle attività turistico-ricreative e agricole, è ammessa a condizione che gli interventi non alterino negativamente la qualità percettiva, dei luoghi, l'accessibilità e la fruibilità delle rive, e prevedano altresì il ricorso a tecniche e materiali ecocompatibili, garantendo il ripristino dei luoghi e la riciclabilità o il recupero delle componenti utilizzate.
g - Non sono ammesse nuove previsioni, fuori dal territorio urbanizzato, di:
- - edifici di carattere permanente ad eccezione degli annessi rurali;
- - depositi a cielo aperto di qualunque natura che non adottino soluzioni atte a minimizzare l'impatto visivo o che non siano riconducibili ad attività di cantiere;
- - discariche e impianti di incenerimento dei rifiuti autorizzati come impianti di smaltimento (All.B parte IV del D.Lgs. 152/06).
Sono ammessi alle condizioni di cui alla precedente lett c) punti 2, 3, 4 e 5:
- - gli impianti per la depurazione delle acque reflue;
- - impianti per la produzione di energia;
- - gli interventi di rilocalizzazione di strutture esistenti funzionali al loro allontanamento dalle aree di pertinenza fluviale e alla riqualificazione di queste ultime come individuato dagli atti di pianificazione.
h - Non è ammesso l'inserimento di manufatti (ivi incluse le strutture per la cartellonistica e la segnaletica non indispensabili per la sicurezza stradale) che possano interferire negativamente o limitare le visuali panoramiche.
- Art.142. Comma 1, lett. f) Parchi e riserve nazionali o regionali, nonché i territori di protezione esterna dei parchi: Riserva provinciale di Montauto (Manciano)
Prescrizioni di cui all'art. 11.3
a - Nei parchi e nelle riserve nazionali o regionali non sono ammesse:
- - nuove previsioni fuori dal territorio urbanizzato di attività industriali/artigianali, di medie e grandi strutture di vendita, di depositi a cielo aperto di qualunque natura che non adottino soluzioni atte a minimizzare l'impatto visivo e di quelli riconducibili ad attività di cantiere, qualora non coerenti con le finalità istitutive, ad eccezione di quanto necessario allo svolgimento delle attività agro-silvo-pastorali;
- - l'apertura di nuove cave e miniere salvo quanto previsto alla lettera c);
- - le discariche e gli impianti di incenerimento dei rifiuti autorizzati come impianti di smaltimento (All.B parte IV del D.Lgs. 152/06) ad eccezione degli impianti finalizzati al trattamento dei rifiuti prodotti all'interno dell'area del parco;
- - la realizzazione di campi da golf;
- - gli interventi di trasformazione in grado di compromettere in modo significativo i valori paesaggistici così come riconosciuti dal Piano;
- - l'inserimento di manufatti (ivi incluse le strutture per la cartellonistica e la segnaletica non indispensabili per la sicurezza stradale) che possano interferire negativamente o limitare le visuali panoramiche, gli scenari, i coni visuali, i bersagli visivi (fondali, panorami, skyline).
b - Nei territori di protezione esterna non sono ammessi:
* gli interventi di trasformazione in grado di compromettere in modo significativo i valori e le funzioni ecologiche e paesaggistiche degli elementi della rete ecologica regionale come individuata dal Piano Paesaggistico, e quelli che possano interrompere la continuità degli assetti paesaggistici ed ecosistemici con l'area protetta;
* gli interventi di trasformazione che interferiscano negativamente con le visuali da e verso le aree protette;
* l'apertura di nuove cave e miniere o l'ampliamento di quelle autorizzate nelle vette e nei crinali fatto salvo quanto previsto alla lettera c.
- Art. 142 comma 1 lett. g) Territori coperti da foreste e da boschi, ancorché percorsi o danneggiati dal fuoco, e quelli sottoposti a vincolo di rimboschimento
Prescrizioni di cui all'art. 12.3:
a - Gli interventi di trasformazione, compresi quelli urbanistici ed edilizi, ove consentiti, sono ammessi a condizione che:
* non comportino l'alterazione significativa permanente, in termini qualitativi e quantitativi, dei valori ecosistemi- ci e paesaggistici (con particolare riferimento alle aree di prevalente interesse naturalistico e delle formazioni boschive che "caratterizzano figurativamente" il territorio), e culturali e del rapporto storico e percettivo tra ecosistemi forestali, agroecosistemi e insediamenti storici. Sono comunque fatti salvi i manufatti funzionali alla manutenzione e coltivazione del patrimonio boschivo o alle attività antincendio, nonché gli interventi di recupero degli edifici esistenti e le strutture rimovibili funzionali alla fruizione pubblica dei boschi;
* non modifichino i caratteri tipologici-architettonici del patrimonio insediativo di valore storico ed identitario, mantenendo la gerarchia tra gli edifici (quali ville, fattorie, cascine, fienili, stalle);
* garantiscano il mantenimento, il recupero e il ripristino dei valori paesaggistici dei luoghi, anche tramite l'utilizzo di soluzioni formali, finiture esterne e cromie compatibili con i caratteri del contesto paesaggistico.
b - Non sono ammessi:
* nuove previsioni edificatorie che comportino consumo di suolo all'interno delle formazioni boschive costiere che "caratterizzano figurativamente" il territorio, e in quelle planiziarie, così come riconosciuti dal Piano Paesaggistico nella "Carta dei boschi planiziari e costieri" di cui all'Abaco regionale della Invariante "I caratteri ecosistemici dei paesaggi", ad eccezione delle infrastrutture per la mobilità non diversamente localizzabili e di strutture a carattere temporaneo e rimovibile;
* l'inserimento di manufatti (ivi incluse le strutture per la cartellonistica e la segnaletica non indispensabili per la sicurezza stradale) che possano interferire o limitare negativamente le visuali panoramiche.
Il P.S.I. negli elaborati "QC3_Uso del suolo 2016" e "ST_07_Struttura agro-forestale" individua: boschi di latifoglie, boschi di conifere, boschi misti di conifere e latifoglie.
In sede di POC, attraverso studi specifici, possono essere individuate a livello locale le formazioni boschive che caratterizzano figurativamente il territorio di cui all'art. 12.2.a.2 dell'Elaborato 8B "Disciplina dei beni paesaggistici (artt. 134 e 157 del Codice)" del PIT/PPR, che sono, per il territorio del P.S.I.:
- - boschi di latifoglie mesofile a prevalenza di faggio e/o abetine;
- - boschi di latifoglie a prevalenza di specie quercine;
- - castagneti da frutto;
- - boschi di altofusto di castagno;
- - boschi planiziari e ripariali;
- - leccete e sugherete;
- - elementi forestali isolati e paesaggisticamente emergenti e caratterizzanti.
I piani di settore ed i progetti che riguardino aree boscate devono verificare la presenza delle suddette formazioni boschive e garantire il rispetto delle Prescrizioni di cui agli artt. 12.3.a.1 e 12.3.b.1 dell'Elaborato 8B del PIT/PPR.
- Art.142 comma 1 lett. h) Zone gravate da usi civici: Beni Civici di Montevitozzo (Sorano)
Prescrizioni di cui all'art. 13.3 1 dell'Elaborato 8B del PIT/PPR:
a - Gli interventi edilizi strettamente necessari all'esercizio dei diritti d'uso civico ed alla fruizione del demanio collettivo civico, quali definite dalla legislazione vigente, sono ammessi a condizione che siano coerenti e compatibili con i valori paesaggistici (idro -geo-morfologici, eco-sistemici, storico-culturali, estetico percettivi e identitari) dei luoghi.
b - Il mutamento di destinazione del demanio collettivo civico, che non estingue l'uso civico e il connesso regime di tutela paesaggistica, è ammesso a condizione che garantisca la tutela dei valori paesaggistici dei luoghi, non sia prevalente rispetto a quella agro-silvo-pastorale e concorra al mantenimento in esercizio del demanio collettivo civico assi- curando e consolidando modalità di gestione, utilizzazione e fruizione collettiva sostenibili, coerenti e compatibili con tali valori e con le finalità proprie degli usi civici.
c - Sono ammessi interventi di trasformazione del patrimonio edilizio esistente a condizione che:
- - non alterino i caratteri tipologici e architettonici di valore storico ed identitario/tradizionale;
- - concorrano al mantenimento in esercizio del demanio collettivo civico assicurando e consolidando modalità di gestione e utilizzazione collettiva;
- - comportino la riqualificazione paesaggistica dei luoghi.
d - Non è ammessa l'attività edificatoria di natura residenziale, turistica, commerciale o artigianale industriale, salvo che esigenze di interesse collettivo della comunità richiedano destinazioni d'uso diverse da quelle in atto, fatte comunque salve le condizioni di cui alla lettera b) di cui sopra.
L'esercizio delle funzioni in materia di demanio collettivo civico e diritti di uso civico sono inoltre soggetti alla L.R. 27/2014.59
- Art.142 comma 1 lett. m) - Zone di interesse archeologico
Prescrizioni di cui all'art. 15.3:
a - Non sono ammessi interventi di trasformazione territoriale, compresi quelli urbanistici ed edilizi, che compro- mettano le relazioni figurative tra il patrimonio archeologico e il contesto di giacenza e la relativa percettibilità e godibilità, nonché la conservazione materiale e la leggibilità delle permanenze archeologiche.
b - Nelle aree e nei parchi archeologici le attrezzature, gli impianti e le strutture necessari alla fruizione e alla comunicazione devono essere esito di una progettazione unitaria fondata su principi di integrazione paesaggistica e di mini- ma alterazione dei luoghi ed assicurare la valorizzazione del contesto paesaggistico.
c - Per i beni archeologici sottoposti alle disposizioni di cui alla Parte seconda del D.lgs 42/2004 e s.m.i. restano ferme tutte le disposizioni ivi previste.
Aree escluse dalla tutela paesaggistica ai sensi all'art. 142 c.2 del D.Lgs.42/2006
Le aree che, ai sensi all'art. 142 c.2 del D.Lgs.42/2006, sono escluse dalla tutela paesaggistica in quanto:
"a) erano delimitate negli strumenti urbanistici, ai sensi del decreto ministeriale 2 aprile 1968, n. 1444, come zone territoriali omogenee A e B;
- b) erano delimitate negli strumenti urbanistici ai sensi del decreto ministeriale 2 aprile 1968, n. 1444, come zone territoriali omogenee diverse dalle zone A e B, limitatamente alle parti di esse ricomprese in piani pluriennali di attuazione, a condizione che le relative previsioni siano state concretamente realizzate;
- c) nei comuni sprovvisti di tali strumenti, ricadevano nei centri edificati perimetrati ai sensi dell'articolo 18 della legge 22 ottobre 1971, n. 865;"
dovranno essere individuate dai PO Comunali.
4 Beni Culturali
Nel territorio del P.S.I. sono presenti i seguenti "Beni Culturali", soggetti a vincolo architettonico ai sensi della Parte II del D.Lgs. 42/2004, Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio, censiti nel sito "Vincoli in rete" del MIBAC ed in parte individuati dal Geoscopio della Regione Toscana:
Comune di Manciano
Codice Denominazione
- 356227 CASA CON TRACCE DI ARCHITETTURA MEDIOEVALE
- 161088 CAPPELLA DELLA CHIESA DI S. GIORGIO
- 186189 NUCLEO ANTICO
- 456520 Fabbricato di civile abitazione e uso scolastico
- 226880 CHIESA DELLA SS. ANNUNZIATA
- 444938 Casa dell'Alfiere Fausto Grassi e torre del Castello di Montemerano
- 504546 Ex Casa del Fascio Manciano scheda 259
- 547784 Porzione di fabbricato, Manciano, via Campolmi già via Trieste
- 474474 Fabbricato di civile abitazione
- 512335 Terreno, comune di Manciano (Gr), loc. San Giovanni
- 376972 NECROPOLI DEL PUNTONE
- 209388 MARRUCHETONE
- 178737 PORTA ROMANA
- 520685 terreno
- 183845 CASTELLUM AQUARUM DI POGGIO MURELLA
- 310830 AREA CON RESTI DELL'ANTICO CENTRO DI CALETRA
- 512333 Terreno, comune di Manciano (Gr), loc. Capanne
- 284594 VILLA E IMPIANTO TERMALE DI EPOCA ROMANA
- 234827 EX VILLA ALDI MAI
- 216048 PARROCCHIALE
- 379286 CASA DELL'ALFIERE FAUSTO GRASSI DEL SECOLO XVI
- 379615 CASA CON TRACCE DI ARCHITETTURA DEL SECOLO XIV
- 279336 ROCCA
- 396727 CASSERO
- 230743 NECROPOLI DELLA MARSILIANA
- 154734 CAMPANILE DELLA CHIESA DI S. GIORGIO
- 126190 CHIESA DELLA MADONNA DEL CAVALLUCCIO
- 126192 S.GIORGIO
- 220190 CINTA MURARIA
- 356316 FABBRICATO CON TRACCE DI ARCHITETTURA MEDIOEVALE
- 155921 PODERE DELLA MARMOSINA
- 168593 PIAZZA GARIBALDI
- 207763 FATTORIA (CASTRUM MARSILIANI)
- 155957 PODERE IL PELAGONE
- 231532 PIAZZETTA DEL TEATRO
- 377167 CASA XIMENES
- 357135 MULINO DEL BAGNO
- 258526 VILLA CIUCCI
- 3775158 Saturnia - Resti archeologici
- 3775251 Saturnia - Antica città
Comune di Pitigliano
Codice Denominazione
- 356254 CASA IN VICOLO DELLA VITTORIA N. 8
- 474457 Palazzo Fortezza Orsini
- 474479 Palazzo Fortezza Orsini
- 475024 Palazzo Fortezza Orsini
- 516797 PALAZZO FORTEZZA ORSINI
- 516808 Palazzo Fortezza Orsini
- 437026 Complesso parrocchiale dei Santi Pietro e Paolo in Pitigliano
- 516799 PALAZZO FORTEZZA ORSINI
- 474464 Palazzo Fortezza Orsini
- 371714 PALAZZO ORSINI
- 356252 CASA IN VIA DEI LIBERATORI DI SIENA N. 6
- 437014 Complesso parrocchiale dei Santi Pietro e Paolo in Pitigliano
- 3774443 Necropoli, Poggio Buco, Loc. Caravone
- 3774796 Necropoli Loc. Fratenuti-Marmicelli
- 3774579 Area archeologica "Le Macerie"
- 3774445 Via Cava e Necropoli di San Giuseppe
- 442702 Acquedotto Mediceo e Fontana Piazza della Repubblica
- 446258 Chiesa di San Francesco in Pitigliano (Gr)
- 517946 EX CHIESA DI SAN MICHELE
- 443630 Seminario Vescovile "Monsignor Cardella"
- 450490 Fabbricato uso canonica
- 442713 torre campanaria
- 450488 Chiesa parrocchiale Santa Maria Assunta
- 209389 MURA ETRUSCHE
- 392270 NECROPOLI ETRUSCA
- 284571 AREA CON STRUTTURE DI UNA VILLA RUSTICA DI ETA' ROMANA
- 310816 ANTICO ABITATO DI POGGIO BUCO
- 166844 PARCO ORSINI
- 356275 FABBRICATO DEL XVI SECOLO CON ISCRIZIONE DATATA 1508
- 379250 CASA IN VICOLO PITILIO N. 1
- 379701 CASA IN PIAZZOLA N. 10
- 126115 S. MARIA
- 356277 CASA IN VIA ZUCCARELLI N. 18
- 233033 ACQUEDOTTO
- 287560 PORTA CAPO DI SOTTO
- 356293 CASA IN VIA ALDOBRANDESCHI N. 32
- 221102 CITTADELLA
- 168595 PIAZZA GREGORIO VII
- 230741 CIMITERO ISRAELITICO
- 356288 CASA IN VICOLO DELLA RISCOSSA N. 3
- 148759 S. FRANCESCO (RUDERI)
- 371619 LOCALI SITI IN PIAZZA DELLA REPUBBLICA N. 12
- 356233 CASA IN VIA ALDOBRANDESCHI N. 22
- 356243 CASA IN VIA ZUCCARELLI N. 35
- 356328 CASA IN VICOLO DELLA RISCOSSA N. 1
- 192150 PILASTRO MEDIOEVALE IN TRAVERTINO
- 29130 scala
- 29144 Ex convento di S. Francesco
- 29140 Casa Franceschini Bagini
Comune di Sorano
Codice Denominazione
- 287556 PORTA DI S. CROCE
- 126165 AVANZI DELLA CHIESA DI SAN BENEDETTO
- 192154 CENTRO ANTICO
- 356320 FABBRICATO DEL XVI SECOLO
- 371720 PALAZZO PRETORIO
- 371721 PALAZZO FARNESE
- 199908 CASTELLO DI MONTORNO
- 356322 CASA DEL SEC. XVI PISANELLI GIANNELLI RICCI
- 396925 BAGNO TERMALE DI FILETTA O DI S. MARIA DELL'AQUILA
- 192116 AVANZI DI ARCHITETTURA MEDIEVALE ESISTENTI NEL FABBRICATO
- 192129 S. MARIA DELL'AQUILA
- 192161 CENTRO ANTICO
- 356281 CASA SITA IN VIA FERDINANDO PALLINI N. 14, 16
- 216049 PARROCCHIALE
- 192147 RESTI DI ARCHITETTURA DEL SEC. XVI DEL FABBRICATO
- 371733 ANTICO PALAZZO DEI MARCHESI DEL MONTE A SOVANA
- 356262 CASA DEL SECOLO XVIII
- 356241 CASA DEL SEC. XVI
- 225462 LOGGETTA DEL CAPITANO
- 371644 PALAZZO DELL'ARCHIVIO
- 274595 DUOMO
- 386744 CASA DI GREGORIO VII
- 356302 FABBRICATO IN VIA DELLA ROCCA VECCHIA N. 28
- 198779 CASTELLO DI VITOZZO (ROVINE)
- 357140 MULINO DEL POPOLO
- 182484 CORTILE DEL PALAZZO COMITALE
- 279329 ROCCA ALDOBRANDESCA (ROVINE)
- 192153 S. MAMILIANO (RUDERI)
- 147266 CHIESA DELLA NATIVITA' DI MARIA SS.MA IN MONTORIO
- 429477 AZIENDA AGRICOLA RISERVO - PODERE SALCI
- 502898 AZIENDA AGRICOLA RISERVO - FABBRICATO DEGLI "UFFICI"
- 429474 AZIENDA AGRICOLA RISERVO - PODERE SANT'ANGELO - ABITAZIONI
- 486140 Chiesa di Santa Caterina in San Giovanni delle Contee
- 528200 CASA CANONICA
- 482955 Fabbricato denominato Monastero Carmelitano "Janua Coeli" al Cerreto
- 429468 AZIENDA AGRICOLA RISERVO - PODERE RISERVO
- 449500 Ex Chiesa di San Sebastiano
- 482945 CHIESA DELLA NATIVITA' DI MARIA AL CERRETO
- 479898 CHIESA PARROCCHIALE DI SAN BARTOLOMEO APOSTOLO
- 418347 CHIESA DI SANTA MARIA IN SOVANA
- 502896 AZIENDA AGRICOLA RISERVO - FABBRICATO DEL "CASEIFICIO"
- 540052 Ex Casa del Fascio di San Quirico di Sorano
- 492785 Complesso parrocchiale San Giovanni Battista decollato in Elmo di Sorano (Gr)
- 212350 TOMBA DELLA SIRENA
- 212353 TOMBA
- 212390 TOMBA ILDEBRANDA
- 212349 GROTTA POLA
- 377009 NECROPOLI ETRUSCA
- 212392 TOMBA DEL TIFONE
- 212352 TOMBA
- 450126 Area con resti di necropoli
- 279332 ROCCA
- 126116 S. MARIA
- 279333 CASTELLO DI CASTELL'OTTIERI
- 287570 PORTA
- 371696 PALAZZO BOURBON DEL MONTE
- 3046886 Folonia t.1
- 3046888 Folonia t.2
- 3046890 Folonia t.3
- 3046894 Folonia t.4
- 3047010 Folonia t.5
- 3046898 Folonia t.6
- 3047012 Folonia t.7
- 3047014 P. Stanziale t.1
- 3047016 P. Stanziale t.2
- 3047018 P. Stanziale t.3
- 3047020 P. Stanziale t.4
- 3047022 Folonia t.9-9bis
- 3047024 Tollena t.1
- 3047026 Folonia t.10
- 3047028 Folonia t.11
- 3047030 P. Stanziale t.5
- 3203422 M. Rosello t.1
- 3203405 S. Sebastiano t.1
- 3047032 S. Sebastiano t.2
- 3047034 S. Sebastiano t.3
- 3047036 P. Stanziale t.6
- 3047037 Cavone t.1
- 3047039 Sopraripa t.1
- 3046896 Sopraripa t.2
- 3047041 Sopraripa t.3
- 3203406 P. Grezzano t.1
- 3047043 M. Rosello t.2
- 3047045 P. Felceto t.1
- 3047048 P. Stanziale t.7
- 3047050 P. Stanziale t.8
- 3047052 Cavone t.2
- 3203319 Folonia t.15
- 3203415 Melaiolo t.1
- 3047054 Melaiolo t.2
- 3047056 P. Stanziale t.9
- 3047058 Cavone t.3
- 3047060 P. Stanziale t.10
- 3047062 P. Stanziale t.11
- 3047064 P. Stanziale t.12
- 3047066 Folonia t.12
- 3047068 Folonia t.13
- 3047070 Folonia t.14
- 3203407 Sopraripa t.5
- 3047072 Sopraripa t.6
Data la mancanza di identificazione catastale di alcuni Beni censiti dal MIBAC, gli elenchi di cui sopra possono non essere esaustivi ed è necessario verificare la presenza del vincolo presso la Soprintendenza competente, in particolare per i beni di età superiore a 70 anni di cui all'art. 10 comma 1 del Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio (Dlgs 42/2004). L'elenco, che riveste carattere puramente ricognitivo, è suscettibile di aggiornamento a seguito di ulteriori provvedimenti di vincolo con contestuale variante urbanistica.
La individuazione dei Beni Culturali dovrà essere approfondita nei POC.
5 Zone di interesse archeologico
Le zone di interesse archeologico sono individuate in conformità al PIT/PPR della Regione Toscana, che le divide in diversi tipi e ne definisce le discipline.
Le zone di interesse archeologico sono individuate nell'elaborato ST8.
Le zone di interesse archeologico individuate in base ai provvedimenti di vincolo emanati ai sensi della previgente normativa e ora sottoposte alle disposizioni di cui alla Parte Terza del Codice BCeP (Beni paesaggistici) e le zone di interesse archeologico individuate ai sensi dell'art.142, c.1, lett. m) del Codice BCeP, sono corredate da una Scheda (vedi Allegato H PIT/PPR) che costituisce parte integrante e sostanziale della Disciplina dei Beni Paesaggistici e di cui si riportano in sintesi le Prescrizioni.
I Beni archeologici oggetto di specifico provvedimento di vincolo ai sensi della Parte Seconda del Codice BCeP (Beni culturali) che presentano valenza paesaggistica sono individuati dal PIT/PPR quali zone di interesse archeologico ai sensi dell'art.142, c.1, lett. m) del Codice BCeP e connotate da un Codice (vedi Allegato I del PIT/PPR "Elenco dei n. 168 beni archeologici vincolati ai sensi della Parte II del Codice ecc.").
Nel territorio del P.S.I. il PIT/PPR individua le seguenti zone di interesse archeologico:
Zone tutelate di cui all'art. 11.3 lett. a) e b) dell'Elaborato 7B della Disciplina dei beni paesaggistici (Allegato H del PIT/PPR):
- - GR01 Zona comprendente un abitato protostorico d'altura, le estese necropoli di Saturnia e alcune ville romane monumentali
- - GR02 Zona comprendente l'abitato protostorico di Scarceta
- - GR03 Zona comprendente l'abitato e le estese necropoli di Piano di Marsiliana d'Albegna
- - GR04 Zona comprendente le necropoli rupestri di Sovana
- - GR05 Zona comprendente l'abitato e le necropoli etrusche di Pitigliano
- - GR06 Zona comprendente le necropoli etrusche in località Le Calle
- - GR014 Zona comprendente l'abitato e le necropoli etrusche di Pitigliano
Beni archeologici vincolati ai sensi della Parte II del Codice che presentano valenza paesaggistica e come tali individuati quali zone di interesse archeologico ai sensi dell'art. 142, c.1, lett. m) del Codice (Allegato I del PIT/PPR):
- - GR0019 RESTI ARCHEOLOGICI, loc. Bagno Santo Prato Grande (Manciano)
- - GR0024 NECROPOLI ETRUSCA DI POGGIO BRISCA, COMPRENSIVA DELLA ''TOMBA ILDEBRANDA'', loc. Sovana (Sorano)
- - GR0035 VILLA RUSTICA DI ETA' ROMANA, loc. Madonna delle Grazie (Pitigliano)
- - GR0037 VILLA E TERME DI EPOCA ROMANA, loc. Poggio Murella (Manciano)
- - GR0039 NECROPOLI DEL PUNTONE, loc. Saturnia (Manciano)
- - GR0041 ANTICA CITTA' DI SATURNIA, loc. Saturnia (Manciano)
- - GR0042 ANTICO ABITATO DI POGGIO BUCO, loc. Le Sparne (Pitigliano)
- - GR0051 STRUTTURE DATABILI AL VII-VI SEC. A.C. RIFERIBILI AL CENTRO DI CALETRA, Loc. Uliveto di Banditella, Marsiliana (Manciano)
- - GR0062 NECROPOLI ETRUSCA, loc. Poggio Buco (Pitigliano)
- - GR0078 NECROPOLI ETRUSCA, loc. Selva Miccia - Poggio Manzo (Pitigliano)
- - GR0079 NECROPOLI ETRUSCA, loc. COSTE DEL GRADONE (Pitigliano)
- - GR0080 CINTA MURARIA DI ETA' ETRUSCA, loc. - (Pitigliano)
- - GR0084 AREA ARCHEOLOGICA ''LE MACERIE'', loc. - (Pitigliano)
- - GR0090 NECROPOLI ETRUSCA, loc. FRATENUTI-MARMICELLI (Pitigliano)
- - GR0096 NECROPOLI ETRUSCA CON TOMBE DATABILI TRA IL IV E IL II SEC. A.C., loc. Sovana (Sorano)
- - GR0100 NECROPOLI ETRUSCA DI ETA' ARCAICA, loc. Tollena (Sorano)
- - GR0102 NECROPOLI ETRUSCA DI VII - VI SEC. A.C., loc. San Giuseppe (Pitigliano)
- - GR0105 RESTI ARCHEOLOGICI DI NECROPOLI DI EPOCA ETRUSCA, loc. Caravone (Pitigliano)
- - GR113 STRUTTURE INSEDIATIVE DI PERIODO ETRUSCO-ROMANO E UNA SUCCESSIONE STRATIGRAFICA CHE DALL'ETA' PREISTORICA GIUNGE FINO AL MEDIOEVO, loc. Sovana (Sorano)
- - GR0115 RESTI ARCHEOLOGICI RELATIVI AD UN INSEDIAMENTO PLURISTRATIFICATO, loc. Sovana Cattedrale (Sorano)
- - GR0117 AREA CON RESTI DI NECROPOLI RUPESTRE DI EPOCA ETRUSCA, loc. Sovana (Sorano)
- - GR0125 STRUTTURE MURARIE DI PERIODO ETRUSCO, loc. Sovana (Sorano)
6 Altri siti archeologici dove sono in atto operazioni di scavo (da MIC)
Nel territorio del P.S.I. non sono presenti ulteriori siti archeologici in cui siano in atto operazioni di ricerca e di scavo, indicati dal MIC, Direzione generale Archeologia Belle Arti Paesaggio, Istituto Centrale per l'Archeologia, , che pubblica sul proprio sito internet alla pagina "Concessioni di scavo 2023" la tabella relativa alle "concessioni di scavo in essere e alle richieste ricevute in corso di trattazione" presenti nel territorio dei vari comuni afferenti alla Soprintendenza (nel caso dell'UC Colline del Fiora: Soprintendenza A.B.A.P. delle provincie di Siena Grosseto Arezzo)
7 Aree protette e Siti "Natura 2000" e siti di interesse regionale SIR
Nel territorio dei tre comuni sono presenti le seguenti aree protette, siti "Natura 2000" e SIR, rappresentati nell'elaborato ST_08:
• Riserva Naturale Provinciale di Montauto
• ZSC/ZPS IT51A0019 Alto corso del Fiume Fiora
• ZSC/ZPS IT51A0021 Medio corso del Fiume Albegna
Tutti gli interventi che ricadono nelle ZSC sono soggetti a Valutazione di Incidenza da parte degli enti preposti ai sensi della LR 30/2015, in coerenza con lo "Studio di Incidenza" contenuto nel Rapporto Ambientale allegato al presente P.S.I.
Art. 21 Individuazione del perimetro del territorio urbanizzato
1 Quadro di riferimento
Con la legge regionale L.R. 65/2014 "Norme per il governo del territorio" e con il Piano di Indirizzo Territoriale con valenza di Piano Paesaggistico Regionale (PIT/PPR) del 2015 la Regione Toscana ha disciplinato il territorio urbanizzato, avendo come primo obiettivo quello di contenere il consumo di suolo e di promuovere la riqualificazione e la rigenerazione urbana. La distinzione tra territorio urbanizzato e territorio non urbanizzato è definita mediante il tracciamento di un perimetro. Il perimetro del territorio urbanizzato non è concepito quale mera attestazione dello stato di fatto ma è inteso quale dispositivo di natura progettuale che deve tener conto sia della necessità di ridefinire i nuclei urbani e il rapporto città-campagna, che aiutare le strategie di riqualificazione e rigenerazione urbana.
Il quadro di riferimento relativo all'individuazione del perimetro del territorio urbanizzato è composto dai seguenti documenti:
• legge sul governo del territorio L.R. 65/2014 art.4;
• PIT/PPR in particolare "Carta del territorio urbanizzato" relativa alla III° Invariante strutturale;
• "Regolamento di attuazione delle disposizioni dell'articolo 62 e del Titolo V della legge regionale 10 novembre 2014, n.65 (Norme per il governo del territorio)" approvato con DPGRn. 32/R del 5/7/2017
• "Linee guida di raccordo tra le disposizioni contenute nella legge regionale 65/2014 (Norme per il governo del territorio) e la disciplina del PIT con valenza di piano paesaggistico", allegato 1 alla Delibera GR n. 682 del 26-06-2017;
• "Indicazioni metodologiche per l'adeguamento e la conformità della pianificazione urbanistica comunale al PIT/PPR della Regione Toscana" (a cura di Di Bene, Scazzosi, Laviscio e Valentini, Gruppo di lavoro della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Siena, Grosseto e Arezzo e Gruppo di lavoro del Politecnico di Milano).
La L.R. 65/2014 all'art. 4 dispone al comma 3 che "Il territorio urbanizzato è costituito dai centri storici, le aree edificate con continuità dei lotti a destinazione residenziale, industriale e artigianale, commerciale, direzionale, di servizio, turistico-ricettiva, le attrezzature e i servizi, i parchi urbani, gli impianti tecnologici, i lotti e gli spazi inedificati interclusi dotati di opere di urbanizzazione primaria. "
Inoltre, al comma 4: "L'individuazione del perimetro del territorio urbanizzato tiene conto delle strategie di riqualificazione e rigenerazione urbana, ivi inclusi gli obiettivi di soddisfacimento del fabbisogno di edilizia residenziale pubblica, laddove ciò contribuisca a qualificare il disegno dei margini urbani".
Infine, al comma 5: "Non costituiscono territorio urbanizzato:
- a) le aree rurali intercluse, che qualificano il contesto paesaggistico degli insediamenti di valore storico e artistico, o che presentano potenziale continuità ambientale e paesaggistica con le aree rurali periurbane, così come individuate dagli strumenti della pianificazione territoriale e urbanistica dei comuni, nel rispetto delle disposizioni del PIT;
- b) l'edificato sparso o discontinuo e le relative aree di pertinenza".
2 Metodologia e criteri di definizione del perimetro del territorio urbanizzato nel P.S.I.
1. Il PS individua il perimetro del territorio urbanizzato nel rispetto di quanto disposto dall'articolo 4 della l.r. 65/2014, commi 3, 4 e 5, e tenendo conto delle indicazioni contenute nell'Abaco delle invarianti strutturali del PIT, Invariante III, Morfotipi delle urbanizzazioni contemporanee, nonché - considerando il carattere rurale e le ridotte dimensioni degli insediamenti - anche della Invariante IV Morfotipi dei sistemi agro ambientali dei paesaggi rurali. La perimetrazione è stata realizzata secondo le disposizioni dell'art. 1 della DGRT 682/2017 Approvazione delle linee guida di raccordo tra le disposizioni contenute nella legge regionale 65/2014 e la disciplina paesaggistica del PIT e delle tabelle relative al dimensionamento dei piani strutturali e dei piani operativi ai sensi dell'art.3 del Regolamento n. 32/R/2017 di attuazione delle disposizioni dell'articolo 62 e del Titolo V della legge regionale 65/ 2014, in base ai principi enunciati nell'art. 4 della L.R. 65/2014.
Il tracciamento del perimetro è stato predisposto sulla base della CTR alla scala 'territoriale' 1:10.000 e ove necessario alla scala urbana 1:2.000, scala di maggior dettaglio che ha consentito di comprendere al meglio la struttura insediativa.
La definizione del perimetro ha seguito, inoltre, i seguenti criteri: conservazione della continuità spaziale del costruito, nonché la consequenzialità con cui si stanziano e si relazionano le opere edilizie; l'aderenza delle aree di pertinenza e a servizio dell'edificato; l'inclusione degli spazi aperti di aggregazione, quindi lo spazio pubblico e l'attività sociale che vi si svolge; l'inserimento delle infrastrutture di servizio correlate, che porta a conferire un predominante carattere urbano al territorio; ed infine la ridefinizione di margini con l'inclusione dei lotti di completamento e l'esclusione di lotti rurali con funzioni ambientali e patrimoniali ritenute rilevanti.
Sono inclusi nel territorio urbanizzato i seguenti Piani Urbanistici Attuativi convenzionati:
• Manciano:
• Pitigliano:
• Sorano:
Vista la natura rurale e l'esigua dimensione degli insediamenti fondamentale è stata inoltre l'interpolazione tra i morfotipi delle urbanizzazioni contemporanee (invariante strutturale III) e i morfotipi dei sistemi agro-ambientali dei paesaggi rurali (invariante strutturale IV) del PIT/PPR.
Per ciascun insediamento ricadente nei territori comunali, il P.S.I. contiene i seguenti elaborati cartografici, alla scala adeguata:
1. Individuazione dei tessuti storici e dei morfotipi delle urbanizzazioni contemporanee (sulla base della Carta Tecnica Regionale in scala 1:10.000 e della periodizzazione dei sedimi edilizi), individuazione del perimetro del territorio urbanizzato ai sensi della l.r. 65/2014, art. 4 comma 3 e comma 4.
2. Individuazione del perimetro del territorio urbanizzato ai sensi della l.r. 65/2014, art. 4 comma 3 e comma 4 sulla base della ortofoto AGEA anno 2019 (fonte: Regione Toscana).
3. Individuazione del perimetro del territorio urbanizzato ai sensi della l.r. 65/2014, art. 4 comma 3 e comma 4 in relazione ai Beni Paesaggistici di cui all'art. 20 delle presenti norme.
4. Individuazione del perimetro del territorio urbanizzato ai sensi della l.r. 65/2014, art. 4 comma 3 e comma 4 in relazione alle pericolosità geomorfologiche ed idrauliche di cui all'art. 16 c.3 delle presenti norme.
Con riferimento al territorio urbanizzato ed alle regole statutarie definiti nel P.S.I., i P.O.C. disciplineranno gli interventi consentiti all'interno del territorio urbanizzato, compresi gli interventi di rigenerazione urbana, di nuova edificazione, di ERS, di riqualificazione dei margini urbani e le opere di urbanizzazione.
Gli interventi nel territorio urbanizzato dovranno essere coerenti, sotto il profilo morfologico, con i tessuti edificati in cui sono inseriti e con il territorio circostante.
Gli interventi devono essere finalizzati alla riqualificazione ed al recupero del degrado.
Le aree di pertinenza dovranno essere lasciate a prevalenza di verde, con piantumazione di alberature ad alto fusto e specie arbustive autoctone o naturalizzate.
3 Territorio urbanizzato del P.S.I.
Il P.S.I. riconosce come territorio urbanizzato TU, rappresentato nell'elaborato ST6 e nell'elaborato ST10 "Territorio urbanizzato", quello corrispondente all'art. 4 della L.R.65/2014:
1. comma 3 art.4 della L.R. 65/2014 articolato nelle seguenti fattispecie:
* a) centri storici,
* b) le aree edificate con continuità dei lotti a destinazione residenziale, industriale e artigianale, commerciale, direzionale, di servizio, turistico-ricettiva, classificate dal PIT/PPR come Morfotipi urbani, nonché le aree interessate da piani attuativi convenzionati
* c) le attrezzature e i servizi, i parchi urbani, gli impianti tecnologici,
* d) i lotti e gli spazi inedificati interclusi dotati di opere di urbanizzazione primaria.
2. comma 4 art.4 della L.R. 65/2014 secondo la definizione di legge in merito alle aree interessate da strategie di riqualificazione e rigenerazione urbana, ivi inclusi gli obiettivi di soddisfacimento del fabbisogno di edilizia residenziale pubblica, laddove ciò contribuisca a qualificare il disegno dei margini urbani.
3. Il P.S.I. riconosce come territorio urbanizzato TU, rappresentato nell'elaborato ST6 "Struttura Insediativa"e nell'elaborato "ST10_Territorio urbanizzato", le seguenti località, articolate nei tre tipi di strutture urbane A, B e C di cui all'art.18 c.3 delle presenti norme:
Comune di Manciano
UTOE M1: territorio urbanizzato
Manciano - A
Montemerano - A
Poderi di Montemerano - B
UTOE M2: territorio urbanizzato
Saturnia - C
Poggio Murella - B
Capanne - B
San Martino sul Fiora - B
UTOE M3: territorio urbanizzato
Marsiliana - B
Comune di Pitigliano
UTOE P1: territorio urbanizzato
Pitigliano - A
Il Casone - B
Comune di Sorano
UTOE S1: territorio urbanizzato
Sorano - A
Sovana - C
Elmo - B
San Valentino - B
San Quirico - B
UTOE S2: territorio urbanizzato
Castell'Ottieri - A
Montorio - A
Montevitozzo - B
San Giovanni delle Contee - B
